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TERAPIA
DEL DIABETE CON IPOGLICEMIZZANTI ORALI
a cura del dott.
Claudio Italiano
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impostare la giusta terapia nel paziente diabetico? Sembra questa
un'impresa non molto semplice se non si tiene conto degli obiettivi
da raggiungere, per es. un buon controllo glicometabolico e del
fenotipo di paziente su cui stiamo lavorando.
Il farmaco antidiabetico
orale di scelta differisce non solo tra i diversi pazienti, ma può essere
variabile anche per uno stesso paziente nel corso degli anni. L’uso
degli antidiabetici orali è confinato a pazienti affetti da
diabete
mellito di tipo 2 con funzione
della
Beta-cellula non esaurita.
Nella storia naturale del DMT2 dapprima compare l’insulinoresistenza,
cioè il segnale insulinico non è recepito in periferia, per cui la
cellula β deve sottoporsi ad un ulteriore lavoro secretivo di
insulina per compensare la ridotta efficacia insulinica e va incontro in
breve ad esaurimento, come dicevamo. Anche il glucagone, come oggi
sappiamo, svolge un ruolo chiave nel determinare il diabete
in quanto la presenza di tale ormone, prodotto dalle cellule α
pancreatiche, in periferia determina un incremento della
neoglucogenesi epatica, cioè del processo che porta alla produzione di
glucosio (cfr glucidi).
Infine nel panorama del diabete, di recente, trova spazio il tanto
negletto e trascurato GLP1,
l’ormone prodotto dal tubo digerente ed implicato nel trofismo della
beta cellula pancreatica e nell’inibizione della secrezione di
glucoagone (cfr
terapia incretinica).
A fianco è rappresentata un'isola di Langherans del pancreas umano, con
le cellule α, β e δ pancreatiche, rispettivamente colorate con l'immunoistochimica
in verde, rosso e blu. |
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Approccio
terapeutico con antidiabetici orali.
Monoterapia
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Nel paziente sovrappeso
(cfr
diabesità)
ed
obeso in cui l’insulino-resistenza costituisce il difetto
prevalente, la metformina rappresenta il farmaco di scelta, mentre l’acarbosio
può esere in alcuni casi un’alternativa. L’unico effetto
collaterale temibile della metformina può essere l’acidosi lattica
ed il farmaco è controindicato nelle epatopatie, etilismo cronico,
malattie con ipossiemia,
insufficienza respiratoria,
insufficienza
cardiaca congestizia ed insufficienza renale.
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I glitazoni (pioglitazone ) sono farmaci potenzialmente interessanti come
possibile alteranativa alla metformina nel paziente sovrappeso per il
loro effetto sull’insulinoresistenza (cfr
l'adiposopatia
). E' possibile la loro associazione con metformina.
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L’impiego delle associazioni precostituite
sulfanilurea-biguanide come terapia iniziale, sebbene diffuso, è
svantaggioso perché il paziente è maggiormente esposto al rischio
di
crisi ipoglicemica, specie se anziano.
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L’aggiunta di glinidi, per esempio, è indicata in
caso di insuccesso alla monoterapia con metformina, una volta
raggiunta la dose massima di 2550 mg, dopo 6-8 settimane di
insuccesso.
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Nel paziente normopeso,
il cui il difetto è l’escrezione inadeguata di insulina, si
impiegano le sulfaniluree o le glinidi in monoterapia; non appare
molto indicata la metformina.
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Le sulfaniluree dovrebbero prescrindere
dai farmaci di I generazione; di queste la vecchia tolbutamide non è più
disponibile in commercio e la clorpropramide ha una lunga emivita di
24-72 ore ed è per questo rischiosa nell'anziano. Per quanto riguarda le molecole
di II generazione, la glimepiride è l’unica raccomandata in
monosomministrazione giornaliera. Ricordiamoci che le sulfaniluree
hanno un'azione secretagoga, e, pertanto, conducono al fenomeno
dell'esaurimento Beta cellulare.
Le
incretine, invece stanno trovando nuovi spazi nella cura del
diabete, grazie alla loro azione che si basa su nuovi concetti
terapeutici di ripristino della funzione beta-cellulare. In atto
esistono diverse molecole, sitagliptin, vildagliptin e saxagliptin.
Esistono anche le incretine che mimano l'azione del GLP-1, cioè
exenatide e liraglutide. |
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Le glinidi, sono
rappresentate dalla repaglinide, derivata dall’acido benzoico e la
nateglinide, derivata
dalla fenilalanina. La prima è più vantaggiosa. Le glinidi si
distinguono dalle sulfaniluree per la più breve vita d’azione: le pericolose
glicemie post-prandiali risultano attenuate per una più pronta
risposta insulino-secretoria, che inizia immediatamente dopo il pasto.
I livelli di insulina risultano più ridotti dopo alcune ore dal pasto
nella fase post-prandiale tardiva e la assunzione del farmaco ai pasti
principali, senza rischio di crisi ipoglicemiche tardive, rendono la
repaglinide un ottimo preparato. Le glinidi si legano ad un recettore
sulla beta cellula pancreatica e può essere ragionevole utilizzare
anche la metformina associata.
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Gli inibitori della
alfa glucosidasi, (acarbosido), oggi
in fascia A, in Italia, sono dotati di una potente azione anti-iperglicemizzante minore rispetto a tutti gli altri farmaci
orali, poiché la funzione è di rallentare l’assorbimento degli
zuccheri. Può dare borborigmi.
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In caso di fallimento
terapeutico si impone l’aggiunta di insulina serale (terapia
combinata) specie se il soggetto è cardiopatico. Alcuni autori,
direttamente, quando il controllo glicemico è difficoltoso,
preferiscono utilizzare da subito l’insulina analogo ai pasti e l’insulina
lenta la sera, con schema basal-bolus.
Per approfondire il tema
della terapia con antidiabetici orali:
Antidiabetici orali
Il diabete: la cura orale e le novità
2010
La terapia con antidiabetici orali
La terapia del diabete orale
la terapia con ipoglicemizzanti orali
indice
di diabetologia
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