Assistenza al paziente oncologico: port-a-cath

I port

per info  Inf.prof.le Franco Lembo

Problematiche connesse con la gestione del  paziente oncologico

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Impianto e gestione di port-a-cath

I port sono dei sistemi definiti “Totalmente Impiantabili” poiché vengono inseriti completamente in una tasca sottocutanea.

Sono costituiti da due componenti: un Catetere Venoso Centrale ed un piccolo dispositivo con membrana di silicone.
Con questo sistema, utilizzando aghi adeguati (aghi di Huber, Gripper), si può accedere attraverso la cute al catetere senza maneggiarlo, come invece accade per i cateteri Venosi Centrali (CVC) e, di conseguenza, viene a diminuire il rischio di infezione.
A seconda della finalità e della sede d’impianto, esiste un’ampia gamma di port:
- port-a-cath venoso: a livello toracico, anteriormente al piano costale (II spazio intercostale);
-PAS-port: braccio o avambraccio;
- sistema Infusaid: in fossa iliaca, per l’infusione di chemioterapici distrettuali a livello epatico o iliaco;
- port per terapia spinale: parete anteriore dell’addome, per terapie antidolorifiche
- port-a-cath peritoneale: per le terapie endoperitoneali.

La gestione dei Sistemi Totalmente Impiantabili.

Per evitare complicanze a lungo tempo è utile sapere utilizzare correttamente il port. Premesso che è necessario un buon confezionamento del sistema, occorre una grande competenza nel momento in cui lo si gestisce in ambiente extraospedaliero.  Le evenienze più temibili sono l’ostruzione e l’infezione del catetere o della tasca Il segno classico dell’ostruzione si manifesta con la difficile infusione del farmaco o della NPT: buona regola è lavare il port ogniqualvolta lo si utilizza, a fine terapia e/o al momento della sostituzione della sacca per Nutrizione (almeno 50 cc di soluzione fisiologica) ed evitare, a meno che non sia il medico a richiederlo esplicitamente, di effettuare prelievi attraverso il sistema. Se si osserva qualche ostacolo al deflusso si deve prima eseguire una radiografia del torace per escludere complicanze legate al posizionamento del catetere e quindi, se tutto rientra nella norma, si deve cercare di liberare il catetere con infusione a pressione moderata di soluzione fisiologica, eventualmente eparinata. I segni caratteristici di un’infezione sono la febbre alta, con brivido scuotente che sale al momento dell’infusione: va trattata con terapia antibiotica ed antifungina massiva, eventualmente in ricovero ospedaliero. Anche la tasca o il tunnel attraverso cui passa il catetere si possono infettare: la pelle al di sopra del serbatoio diventerà rossa, calda e dolente ed eventualmente, può comparire anche materiale purulento. Se non si riesce a risolvere il problema, bisogna espiantare il port ed attendere almeno una settimana prima di reimpiantarlo all’altro emitorace. Prevenire le complicanze infettive è relativamente semplice: bisogna sempre sterilizzare accuratamente la cute prima di inserire l’ago come anche al momento della sua rimozione; non si deve lasciare l’ago in sede per più di 5 giorni in caso di semplice terapia infusiva e non più di 3 in caso di Nutrizione Parenterale (si è visto che quest’ultima predispone maggiormente alle infezioni). In quest’ultimo caso, inoltre, si devono sostituire tutti il kit da infusione ogni volta che si sostituisce la sacca. Quando il port non viene utilizzato, è buona regola lavarlo almeno una volta al mese, infondendo come minimo 50 cc di fisiologica.
 

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