Assistenza al paziente oncologico: palliazione

La palliazione

per info  Inf.prof.le Franco Lembo

Il webmaster, dott. Claudio Italiano, ringrazia per la cortesia ricevuta circa la pubblicazione del presente lavoro.

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Le cure palliative

La colpa delle Metastasi.


Se non ci fossero le metastasi, la maggior parte dei tumori sarebbe già curabile. Gli studi più recenti suggeriscono che – ancor prima di manifestarsi – il tumore rilasci in circolo cellule capaci di disseminarsi in altre parti del corpo, ma la conoscenza delle basi cellulari e molecolari del fenomeno fa ragionevolmente prevedere che presto saremo in grado di contrastarlo. Molti laboratori – anche in Italia – stanno facendo in questo settore progressi sorprendenti. Nove volte su dieci, se il tumore è particolarmente aggressivo è perché manda in circolo metastasi. Ma non tutti i tumori si sviluppano nello stesso modo. Alcuni, pur essendo costituiti da cellule con caratteristiche tipicamente maligne, molto raramente producono metastasi. È il caso, per esempio, dei tumori della pelle diversi dal melanoma, che nella maggior parte dei casi possono guarire completamente con una semplice asportazione chirurgica. Il melanoma, al contrario, è una neoplasia che più facilmente colonizza altre parti del corpo.

Guarigione dal tumore

Un paziente affetto di tumore può considerarsi guarito dopo il raggiungimento della remissione completa se rimane libero da malattia ed ha la stessa aspettativa di vita di un soggetto di uguale sesso ed età non affetto da cancro. Il rischio di ricaduta dopo il trattamento tumorale guaritivo decresce nel tempo fino ad un momento (1-4 anni) passato il quale il rischio è minimo. Nel caso di tumori a rapida crescita, come i linfomi non-Hodgkin ad alto grado, iltumore di Wilms e il carcinoma del testicolo, il tempo dopo cui il paziente libero da malattia può considerarsi guarito è di 2-3 anni. Nella malattia neoplastica di Hodgkin tale tempo è di 4 anni. Nel caso di tumori a lenta crescita, quali il carcinoma mammario, sebbene il rischio di ricaduta decresca con il tempo, si rende necessaria un’attesa superiore ai 10-15 anni per poter considerare una paziente guarita. Sulla base di queste considerazioni i pazienti guariti possono essere definiti come la proporzione di soggetti che sopravvivono senza alcuna evidenza di malattia oltre il tempo dopo il quale il rischio di ricaduta si avvicina allo zero. 

I tumori più difficili da debellare.

Ci sono dei tipi di cancro, dove i miglioramenti “sono nulli o molto piccoli" (sopravvivenza attorno al 10 per cento). E' il caso dei tumori del polmone (35 mila nuovi casi all'anno), con solo l'1 per cento di incremento di guarigioni; dell'esofago (2.350 casi), in cui non c'è stato alcun guadagno in sopravvivenza; e del pancreas (7.400 casi all'anno), per il quale la sopravvivenza è passata dal 3 al 5 per cento nel '99. Aumenta il numero delle guarigioni e aumenta soprattutto la salute delle pazienti oncologiche. Se in generale l’aumento della sopravvivenza in Europa a 5 anni dalla diagnosi di tumore è del 5% per gli uomini, per le donne è del 7% sul totale dei casi, mentre per il solo tumore al seno si è passati dal 74 all’83%. Radicale è l’inversione di rotta per i tumori ovarici, in questo caso la sopravvivenza è del 30-40% rispetto al 20% di qualche decennio fa. Fare i controlli periodici ed effettuare indagini come il pap-test e la mammografia ha completamente mutato le statistiche relative ai tumori femminili. Se da un lato cresce il numero delle diagnosi perché sempre più precoci e a causa dell’allungarsi dell’età della popolazione, dall’altro aumentano anche le strategie e gli interventi terapeutici sempre più multidisciplinari e personalizzati. 

La palliazione

Legge n.38/2010
Nella Gazzetta Ufficiale n. 65 del 19 marzo 2010 è stata pubblicata la Legge 15 marzo 2010, n. 38 concernente:Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. Si tratta di una legge fortemente innovativa, che per la prima volta tutela e garantisce l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore da parte del malato, nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza, al fine di assicurare il rispetto della dignità e dell’autonomia della persona umana, il bisogno di salute, l’equità nell’accesso all’assistenza, la qualità delle cure e la loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze. Le strutture sanitarie che erogano cure palliative e terapia del dolore devono assicurare un programma di cura individuale per il malato e per la sua famiglia, nel rispetto dei princìpi fondamentali della tutela della dignità e dell’autonomia del malato, senza alcuna discriminazione; della tutela e promozione della qualità della vita in ogni fase della malattia, in particolare in quella terminale, e di un adeguato sostegno sanitario e socio-assistenziale della persona malata e della famiglia.

Semplificazioni delle procedure di accesso ai medicinali impiegati nella terapia del dolore

La legge modifica il Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza (DPR 309 del 1990) semplificando la prescrizione dei farmaci oppiacei non iniettabili: ai medici del Servizio sanitario nazionale sarà consentito prescrivere tale classe di farmaci non più su ricettari speciali, ma utilizzando il semplice ricettario del Servizio sanitario nazionale (non più quello in triplice copia). 
 

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