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appunti
del dott. Claudio Italiano
oppure cfr Le
malattie
autoimmuni si caratterizzano per la produzione o di immunoglobuline
che reagiscono contro i tessuti dell'ospite a seguito di alterazione
nella regolazione della risposta immunologica mediata da cellule T
effettrici: si tratta di cellule appartenenti alla famiglia dei
linfociti (globuli
bianchi del sangue)
che hanno reattività contro peptidi propri dell'ospite. Ora, poiché
l’organismo si deve difendere dagli agenti patogeni mediante la
produzione di anticorpi che sono costruiti ad hoc dalle cellule
linfociti B che si trasformano in plasmacellule per ottemperare allo
scopo, tale risposta
nell'uomo richiede generalmente l'aiuto di cellule T inducer. In
sostanza una risposta anticorpale delle cellule B presuppone il
controllo da parte delle cellule T. L'eccezione a questa regola è
rappresentata dalle risposte anti-idiotipiche delle cellule
T-indipendenti delle cellule B. In alcune circostanze, la produzione
di autoanticorpi può essere indotta da una normale risposta di cellule
T e B attivate da un microrganismo estraneo o da sostanze antigeniche,
in particolare polisaccaridi, che cross-reagiscono con antigeni simili
al self nei tessuti corporei; questo fenomeno è chiamato mimetismo
molecolare (molecular mimicry). Esempi di autoanticorpi con
rilevanza clinica sono gli anticorpi contro i recettori dell'acetilcolina
nella miastenia
gravis e gli anticorpi anti-DNA, antieritrociti e antipiastrine
nel lupus
eritematoso sistemico. Le immunoglobuline possiedono una particolare struttura della regione variabile che si lega all'antigene e conferisce specificità all'immunoglobulina, detta chiamata idiotipo. Un anticorpo che reagisca specificamente con questa regione è chiamato anticorpo anti-idiotipo. Gli anticorpi anti-idiotipo possono essere prodotti nel corso di una normale risposta immunitaria; per esempio, durante l'immunizzazione di individui normali al tossoide tetanico si sviluppano anticorpi anti-idiotipo diretti contro l'anticorpo antitetano. Essi rilasciano segnali inibitori alle cellule B che secernono anticorpi antitetano. Gli anticorpi possono essere una componente importante della normale rete immunoregolatrice. Anticorpi anti-idiotipo possono anche essere importanti per due tipi di autoimmunità: 1)
alterazioni del sistema idiotipo-antiidiotipo potrebbero portare a
un'iperattività delle cellule B a causa del mancato rilascio del
segnale che inibisce la differenziazione delle cellule B; 2)
alcuni anticorpi antirecettori prodotti nelle malattie autoimmuni
(anticorpi antirecettori per l'acetilcolina nella miastenia
gravis, anticorpi anti-recettori per l'insulina in alcune forme
di diabete
mellito di tipo I, anticorpi contro i recettori della tireotropina
nella tiroidite
autoimmune) possono in realtà rappresentare anticorpi anti-idiotipo
prodotti contro il sito combinatorio (idiotipo) di un autoanticorpo.
Nonostante queste considerazioni meccanicistiche, il ruolo degli
anticorpi anti-idiotipo nelle malattie umane rimane, al momento attuale,
puramente ipotetico. Numerosi
studi sull'aggregazione familiare e sulla alta concordanza tra gemelli
monozigoti (ma non dizigoti) per varie malattie autoimmuni hanno
evidenziato un possibile ruolo patogenetico di fattori genetici. In
analogia a quanto osservato nei modelli murini di malattie autoimmuni e
sulla scorta delle poche informazioni disponibili per l'uomo, la
modalità di trasmissione della suscettibilità autoimmune è
verosimilmente di tipo poligenico (legata, per esempio, a geni diversi e
indipendenti). È possibile che fattori genetici operino influenzando
una iperreattività delle cellule T o B nei confronti di peptidi self
(cioè antigeni propri del corpo umano stesso) o estranei in grado di
scatenare una risposta inappropiata nei confronti dell'organismo ospite,
oppure che essi agiscano alterando i normali meccanismi di controllo
della risposta immunitaria. A questo proposito, molte malattie
autoimmuni sono associate a specifici aplotipi (per es., combinazioni di
geni allelici) dell'MHC; questo fenomeno suggerisce che alterazioni
ereditarie delle molecole APC o dell'interazione APC-cellule T possano
influenzare la suscettibilità all'autoimmunità. La più forte
associazione conosciuta tra le molecole del MHC e una malattìa
autoimmune è quella che correla la molecola di classe I HLA-B27 alle
spondiloartropatie infiammatorie (spondilite anchilosante). Nel diabete
mellito tipo I, una vasta ricerca genomica per il gene della
malattia ha dimostrato che vi sono molti geni responsabili dello
sviluppo del diabete, ma che quelli più importanti sono legati all'MHC.
Altri studi sulle associazioni genetiche hanno rilevato una possibile
correlazione tra determinati loci per le catene pesanti delle Ig alcune
forme di autoimmunità. Mentre
è probabile che le malattie autoimmuni organo-specifiche siano il
risultato dell'effetto combinato di svariati fattori che guidano
essenzialmente il danno immunologico verso un bersaglio inappropriato
come un particolare organo o sistema, le malattie
autoimmuni generalizzate come il lupus
eritematoso sistemico possono essere inquadrate come patologie
caratterizzate da interruzioni episodiche della tolleranza verso
molecole self. Studi recenti hanno dimostrato, in un modello murino per
l'autoimmunità (topo MRL), che la causa della malattia autoimmune è
costituita da un difetto in una molecola di superficie cellulare (fas/APO-1)
sulle cellule T, la quale è necessaria per la morte intratimica dei
linfociti T autoreattivi. La mancanza della molecola fas/APO-1
impedisce la selezione negativa delle cellule T autoreattive e determina
l'insediamento di un eccessivo numero di cellule T autoreattive negli
organi linfoidi periferici. Si ritiene che alcune rare e gravi
sindromi multisistemiche simil-lupiche che si manifestano nel bambino
possano rappresentare la patologia umana corrispondente alla malattia
autoimmune del topo MRL. È più probabile che il lupus
eritematoso sistemico che si sviluppa nell'adulto rappresenti un
difetto generalizzato nel mantenimento della tolleranza periferica
(nel quale il sistema immunitario periferico perde la capacità di
mantenere l'anergia verso gli antigeni self) piuttosto che un difetto di
tolleranza centrale. Le cellule che mantengono la tolleranza periferica
e lo stato di anergia agli antigeni propri sono probabilmente i CD28
delle cellule T ed i B7/BB1 delle cellule B. VALUTAZIONE
CLINICA DELLA FUNZIONALITÀ IMMUNITARIA La
valutazione clinica dell'immunità richiede lo studio delle quattro
principali componenti del sistema immunitario che partecipano alle
difese dell'ospite e alla patogenesi delle malattie autoimmuni; queste
sono:
I
problemi clinici che richiedono una valutazione dell'immunità sono le
infezioni croniche o ricorrenti, le infezioni da agenti infettivi
insoliti e certe sindromi autoimmuni. Il tipo di sindrome clinica
indagata può fornire informazioni e indizi per possibili difetti
immunitari. I difetti dell'immunità cellulare sono generalmente causa
di infezioni da virus,
da micobatteri e funghi;
un esempio estremo del deficit dell'immunità cellulare è la sindrome
da immunodeficienza acquisita (AIDS).
Deficit anticorpali causano infezioni batteriche ricorrenti, frequentemente
da microrganismi come Streptococcus
pneumoniae e Haemophilus
influenzae mentre
disfunzioni della funzionalità fagocitica sono caratterizzate da
infezioni cutanee ricorrenti, spesso causate da Staphylococcus
aureus. Infine, deficit di componenti del complemento sono
associati a fenomeni autoimmuni o infezioni ricorrenti da Neisseria.
IMMUNOTERAPIA La
maggior parte delle attuali terapie delle malattie autoimmuni e
infiammatorie impiega immunomodulatori non specifici, immunosoppressori
come i glucocorticoidi o farmaci citotossici. Il fine principale dello
sviluppo di nuovi trattamenti per le malatie immunomediate è quello di
scoprire il modo per interrompere specificamente la risposta
infiammatoria patologica, lasciando intatta la risposta immunitaria
normale. Le nuove strade per interrompere la risposta immune patologica,
attualmente allo studio, comprendono l'uso terapeutico di anticorpi
monoclonali diretti contro i linfociti T, l'uso di citochine marcate con
tossine e/o di specifici inibitori delle citochine come agenti
antinfiammatori e l'impiego di molecole di adesione solubili per
interrompere la risposta infiammatoria associata a un'aumentata
espressione di queste molecole. In alcuni modelli animali di malattia
autoimmune organo-specifica il TCR delle cellule T patologiche è
risultato essere oligo- o monoclonale; ciò fa sperare nella possibilità
che una terapia anti-TCR possa essere attuabile (per es., peptidi del
TCR potrebbero indurre la formazione di anticorpi anti-TCR o cellule T
regolataci anti-TCR). Comunque, allo stato attuale le cellule T
patologiche nelle malattie autoimmuni rimangono difficili da
identificare. L’immunoterapia
si avvale, in genere, dell’impiego di interferoni, per esempio IFN-y
per il trattamento delle cellule fagocitarie nella malattie
granulomatosa. Ancora l’impiego sperimentale di IL2, si è visto che
può incrementare il numero dei linfociti CD4+ nei soggetti affetti da
sindrome da immunodeficienza acquisita.
oppure cfr
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