La battglia di Milazzo

 Milazzo 20 luglio 1860. La battaglia che non c'è stata

BARTOLO CANNISTRÀ

LUGLIO 2011 - MilazzoNostra

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    "Ferdinando Beneventano del BoscoLa battaglia di Milazzo ebbe un risultato, per Garibaldi, peggiore di quello di Calatafimi. Alla fine vinse, ma fu una vittoria di Pirro. Il governo piemontese aveva inviato in Sicilia il gen. Medici con 21.000 uomini bene armati a bordo di 34 navi. Il 17 Luglio il Maring era stato assalito da una moltitudine di garibaldini. Egli non solo li respinse, e li mise in fuga, ma catturò circa cento piemontesi, trovati con il foglio di congedo in tasca. Più tardi Bosco mandò Marra che occupò la posizione di Archi e ne scacciò i garibaldini. Infine , avendo saputo che Medici si preparava a vendicar l'onta della disfatta col numero, il mattino seguen­te, senza che il nemico osasse apparire, fece rientrare a Milazzo tutte le truppe.. Medici, intanto, per sottrarsi alla battaglia, seguendo il costume di Garibaldi, mandò a Bosco un certo Zirilli di Milazzo con la missione d'invitarlo ad un abboccamento; ma gli fu fieramente risposto che i soldati del re erano lì per combattere e non per parlamentare. La mattina del 20 luglio avanzarono verso Milazzo i bat­taglioni piemontesi con la camicia rossa e numerose bande di mafiosi e avventurieri siciliani. I prigionieri della truppa piemontese travestita da garibaldini, diceva­no che erano diecimila tra soldati sardi, garibaldini del continente ed esteri, oltre alle bande siciliane. Avuto riguardo alla grandissima ine­guaglianza delle forze, quella lotta sembrava quella di un pigmeo contro un gigante. I soldati di Bosco tennero testa ad un nemico dieci volte più numeroso, slanciandosi in mezzo alle numerose e serrate schiere garibaldine. Bosco, uomo di statura gigantesca, montato sopra il focoso cavallo suo preferito, Ali, roteando la sciabola, si gettava contro le schiere nemiche recando scompiglio e morte, incitando a gran voce i soldati, che, vedendo sem­pre alla loro testa il loro comandante sfidare qualunque pericolo, combattevano da valorosi.

    I garibaldini, invece, combatterono sempre da dietro i ripari, e mai allo scoperto, e non li si vide mai fare uso della tanto celebrata baionetta. Infine Bosco, vedendosi assalito da forze numerosissime e fresche, e mancando di nuove trup­pe con cui sostituire quelle stanchissime per contrapporle alle traboccanti falangi nemiche, ordinò una ritirata lenta e sempre combattendo, ritornando a Milazzo per pugnare casa per casa contro il preponderante ma vulnerato avversario. I milazzesi scesero in strada per aiutarlo. Ma intanto giungeva da Palermo la fregata napoetana Tukory che il traditore Anguissola aveva ceduto ai garibaldeschi. Essa, sostenendo il fianco sinistro del nemico, sbarcava uomini e munizioni, e poi, ormeggiata nel porto, aprì il fuoco contro le truppe regie. Intanto, il forte era mitragliato dalle navi garibaldine, rubate ali 'Armata bor­bonica, e da quelle della Royal Navy britannica, mentre ali 'orizzonte sul mare, si profilava una squadra navale anglo-statunitense.Così, giudicando poco sicuro lasciare i soldati dentro Milazzo, ove la notte potevano essere mitragliati dal Veloce, Bosco ordinò la ritirata nel Forte, che avvenne in buon ordine e con l'onore delle armi da parte garibaldi­na. Bosco peraltro aveva le sue ragioni di attirare il nemi­co dentro la città: sperava che Clary lo prendesse alle spalle intrappolandolo in case percosse dal forte. Ma Garibaldi non era né scemo né pazzo, e l'essersi but­tato imprudentemente a capofitto su Milazzo, difesa da un forte e da una brigata di soldati dei quali aveva sperimen­tato il valore, con una armata di 22 mila uomini che da Messina poteva prenderlo alle spalle, e col timore che il governo napoletano mandasse altra truppa da Napoli, dimostra come egli fosse certo del fatto suo: aveva assalta­to Milazzo sicuro che nessuno lo avreb­be assalito alle spalle. Infatti Clary diceva che non poteva mandare rinforzi per non sguarnire Messina, che gli mancavano i mezzi di trasporto via mare, che era imprudente e pericoloso mandarli per terra.La difesa del forte di Milazzo fu eroica e molti dei "duo siciliani" si distinsero per coraggio ed eroismo, ma esso non poteva resistere a lungo. Era un castello costruito alla maniera antica, man­cava di tutto, e dal colle che lo domina i soldati erano assai molestati dal nemico con fuoco di fucileria. Non vi  erano opere esterne, solamente due bastioncelli e un rivellino informe. Vi era una sola batteria con cannoni antichissimi, forse dei primi che si fusero. Vi erano scarsi viveri, acqua pochissima e inquinata. Garibaldi inviò un messaggio a Bosco, intimandogli di arrendersi con tutta la guarnigione, altrimenti avrebbe fatto passare al fìl di spada tutti gli assediati. Bosco rispose che preferiva piuttosto combattere alla disperata o saltare in aria seduto su una mina. Allora il Nizzardo, comprendendo che non avrebbe mai accettato di cedere il forte e la piazza di Milazzo, telegrafò ai suoi amici di Napoli, che circondavano il Re, sollecitandoli a mandare un altro per concludere la capitolazione. Intanto Clary, mentre confabulava in casa del console sardo col Medici mandato da Garibaldi a Messina per mettersi d'accordo con lui, telegrafò a Bosco che i rinforzi erano già partiti. Un grido di trionfo echeggiò per la fortezza, il nemico intese ed allibì. La guarnigione si preparò a uscire dal forte e a piombare sul nemico. I soldati frementi di battersi, aguzzavano lo sguardo sul mare e sui monti per scoprire il soccorso promesso da Clary. Invece, da Napoli arrivarono tre fregate borboniche non per combattere, ma per trattare la capitolazione e l'abbandono del forte. Bosco uscì dal forte a piedi, alla testa delle sue valorose truppe, che s'imbarcarono mestamente su quelle navi in cui avevano invano sperato di vedere arrivare rinforzi capaci di fargli sgominare il nemico. L'amarezza era aumentata dal ludibrio che di loro si presero i Sardi che fecero fìnta di bombardarli.


    Questa fu la battaglia che Garibaldi "vinse " a Milazzo. Ma, in verità, durante la battaglia, chi vide Garibaldi? Da "uomo prudente e preveggente ", fin dal principio della lotta aveva lasciato il Medici al centro, e si era rifugiato sul Veloce: nella giornata di Milazzo, si espose pochissimo, e solamente al cominciare del combattimento. Dumas ed altri propalarono la notizia che il capitano Giuliani era stato ucciso in duello da Garibaldi, ma in realtà "l'eroe " seguiva la battaglia da bordo della fregata, più comoda e sicura in quel terribile frangente. E buon per lui che non fosse venuto a duello con Bosco! Dopo la capitolazione Garibaldi volle i due cavalli di Bosco, mentre agli altri ufficiali superiori furono lasciati quelli che avevano: questa bassa vendetta del dittatore onora Bosco! E che dire dei garibaldini? C 'erano avanzi di galera e di tutte le piaghe sociali che ardivano scimmiottare gli altri, atteggiandosi a fratelli liberatori, mentre perpetravano nefandezze degne dei più volgari briganti. "
     

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