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In questo sitoweb, speciale Riserva del Capo,
a cura di Claudio Italiano:

Belvedere – Manica e Monte Trino
Non avendo niente da fare, almeno di mattina,
perché di pomeriggio avrei dovuto montare di turno ed essere reperibile in
nottata, in una splendida giornata di sole invernale, ho deciso di
incamminarmi per un grazioso percorso rupestre tra gli ulivi antichi del
Capo di Milazzo, e, precisamente, in uno fra i percorsi panoramici piu’
intriganti del Promontorio, quello che procede dalla stradina di Belvedere,
presso la Chiesa della Madonna Addolorata e prosegue fino ad intercettare la
stradina della Manica, arrampicandosi sulle pendici di Montetrino. Lasciata,
dunque, l’antica ed austera Torre della Famiglia Bonaccorsi (sec. XVI), tra
le armaciè, cioè i vecchi muri di ciotoli che delimitavano le campagne di Capo Milazzo ed i viottoli adornati
di acetosella (sugamèli o ebba medica, così detta perché contiene il
dicumarolo, un principio anticoagulante), ben presto si giunge alle “Funtaneddi”,
cioè antiche sorgenti tra i canneti da cui gli antichi Capiciani solevano
attingere acqua potabile e dove è ancora possibile scorgere vetuste cisterne
ed una piccola premitura d’acqua freatica (che Iddio ce la conservi e la
strappi alla mano empia dell’uomo!). Proseguendo, dicevo, tra fichi d’india,
ginestre, uliveti e profumi invernali che sembrano già di primavera,
l’occhio spazia, come potete ammirare in queste foto, verso ponente, laggiu’
fino alle isole Eolie, scorgendosi specialmente l’isola di Vulcano, che è la
prima che si gode da Milazzo ed i colori cangianti del mare nostro,
che vanno dal verde azzurrato delle temporate, al blu plumbeo del cielo
d’inverno, intersecato dagli spruzzi delle “palumbedde”, cioè delle onde
spumose di bianco sferzate dal vento impetuoso di un procelloso maestrale,
all’azzurro delle distese marine dell’estate, all’oro dei tramonti a Capo
Milazzo; questo è quanto ci regala una Natura Rigogliosa e quanto coglie
l’occhio innamorato del Milazzese, che s’affrange davanti allo sconcio dei
fumi d’Oriente! Dall’alto il viaggiatore scorge la ‘Ngonia, cioè dal greco,
l’angolo, ossia l’insenatura della spiaggia del Tono, con la rupe del
Promontorio che cade a picco, ed in alto la famosa “casa rossa”, che non è
quella della Ingrid Bergman, ma una antica
costruzione colonica tinta di colore pompeiano che sfida da secoli la brezza
di ponente al margine dello strapiombo. IN questa parte del Promontorio il
paesaggio, la vegetazione, la conformazione del suolo assumono dei caratteri
molto forti e verso Monte Trino, lasciata la Manica, il sentiero s’impenna
per strapiombare sulle scogliere. Qui con un po’ di fortuna, si possono
scorgere il falco pellegrino che nidifica sulle
parete rocciose, il greppio, il coniglio selvatico, il riccio, la
donnola e si possono repertare specie floreali uniche, come il cardo
pallottola vischioso (Echinops spinossimus), inserito nella lista rossa
delle specie in rischio di estinzione, il garofano rupicolo (Dianthus
rupicola), la vedovina delle scogliere (Scabiosa cretica). Infine qui in
estate è possibile ammirare la fioritura del
Limonio (Limonium minutiflorum),
una specie alofila. Ma questo è un discorso che solo nel 4000 d.C.
riusciranno a capire da queste nostre parti di quaggiu’.
di Claudio Italiano
alla webmaster Lara |
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