Capo Milazzo: trekking: il percorso del viottolo di Belvedere

ovvero una passeggiata in una giornata di sole invernale siciliano, a Milazzo.

 

Belvedere – Manica e Monte TrinoAntica armacìa, cioè muricciolo in pietra che delimitava i poderi e conteneva i terrapieni.

L'antica premitura de "a funtanedda", in località Belvedere, Addolarata, Capo MilazzoNon avendo niente da fare, almeno di mattina, perché di pomeriggio avrei dovuto montare di turno ed essere reperibile in nottata, in una splendida giornata di sole invernale, ho deciso di incamminarmi per un grazioso percorso rupestre tra gli ulivi antichi del Capo di Milazzo, e, precisamente, in uno fra i percorsi panoramici piu’ intriganti del  Promontorio, quello che procede dalla stradina di Belvedere, presso la Chiesa della Madonna Addolorata e prosegue fino ad intercettare la stradina della Manica, arrampicandosi sulle pendici di Montetrino. Lasciata, dunque, l’antica ed austera Torre della Famiglia Bonaccorsi (sec. XVI), tra le armaciè, cioè i vecchi muri di ciotoli che delimitavano le campagne di Capo Milazzo ed i viottoli adornati di acetosella (sugamèli o ebba medica, così Milazzo: veduta della Ngonia del Tono dall'alto di Belvedere con sullo sfondo l'isola di Vulcanodetta perché contiene il dicumarolo, un principio anticoagulante), ben presto si giunge alle “Funtaneddi”, cioè antiche sorgenti tra i canneti da cui gli antichi Capiciani solevano attingere acqua potabile e dove è ancora possibile scorgere vetuste cisterne ed una piccola premitura d’acqua freatica (che Iddio ce la conservi e la strappi alla mano empia dell’uomo!). Proseguendo, dicevo, tra fichi d’india, ginestre, uliveti e profumi invernali che sembrano già di primavera, l’occhio spazia, come potete ammirare in queste foto, verso ponente, laggiu’ fino alle isole Eolie, scorgendosi specialmente l’isola di Vulcano, che è la prima che si gode da Milazzo ed i colori Panorama delle campagne del Tono e della Ngonia con i colori cangianti del Tirreno, dopo una tempesta.cangianti del mare nostro, che vanno dal verde azzurrato delle temporate, al blu plumbeo del cielo d’inverno, intersecato dagli spruzzi delle “palumbedde”, cioè delle onde spumose di bianco sferzate dal vento impetuoso di un procelloso maestrale, all’azzurro delle distese marine dell’estate, all’oro dei tramonti a Capo Milazzo; questo è quanto ci regala una Natura Rigogliosa e quanto coglie l’occhio innamorato del Milazzese, che s’affrange davanti allo sconcio dei fumi d’Oriente!

 

Dall’alto il viaggiatore scorge la ‘Ngonia, cioè dal greco, l’angolo, ossia l’insenatura della spiaggia  del Tono, con la rupe del Promontorio che cade a picco, ed in alto la famosa “casa rossa”, che non è quella La Ngonia, cioè angolo, dal greco, ossia la naturale insenatura che si gode dalla stradina che porta alla "Funtanedda"; in alto, sul promontorio estremo si intravede la famosa "casa rossa", come quella di Stromboli.della Ingrid Bergman, ma una antica costruzione colonica tinta di colore pompeiano che sfida da secoli la brezza di ponente al margine dello strapiombo.  IN questa parte del Promontorio il paesaggio, la vegetazione, la conformazione del suolo assumono dei caratteri molto forti e verso Monte Trino, lasciata la Manica, il sentiero s’impenna per strapiombare sulle scogliere. Qui con un po’ di fortuna, si possono scorgere il falco pellegrino che nidifica sulle parete rocciose, il greppio, il coniglio selvatico, il riccio, la donnola e si possono repertare specie floreali uniche, come il cardo pallottola vischioso (Echinops spinossimus), inserito nella lista rossa delle specie in rischio di estinzione, il garofano rupicolo (Dianthus rupicola), la vedovina delle scogliere (Scabiosa cretica). Infine qui in estate è possibile ammirare la fioritura del Limonio (Limonium minutiflorum), una specie alofila. Ma questo è un discorso che solo nel 4000 d.C. riusciranno a capire da queste nostre parti di quaggiu’.

di Claudio Italiano