Biopsia renale, tecnica

 

cfr biopsia renale

La biopsia renale consiste nel prelievo di una piccola parte di tessuto renale per analizzarlo al microscopio. Permette di analizzare direttamente che cosa sta accadendo nel rene danneggiato.
La biospia renale viene prescritta per:
- diagnosticare una malattia renale non classificabile diversamente, è il caso delle glomerulopatie.
- valutare il grado di progressione di una malattia renale già diagnosticata
- valutare la causa di un malfunzionamento di un trapianto renale.
Per poter stabilire una diagnosi istologica esatta e in base a questa determinare il trattamento ottimale per il paziente, è indispensabile eseguire una biopsia renale. Essa fornisce, inoltre, indicazioni prognostiche. Il materiale ottenuto con la biopsia può anche essere utile per eseguire altri studi, tra cui:
• esame colturale a partire da sangue o tessuti;
• studi microbiologici speciali;
• studi istologici o immunoistochimici.

Controindicazioni.

Prima della biopsia devono essere escluse alcune malattie o condizioni che possono costituire una controindicazione alla biopsia. Sono controindicazioni assolute la presenza di monorene, le neoplasie renali, i reni policistici e la diatesi emorragica. Sono controindicazioni relative le malattie renali che comportano insufficienza renale, il rene grinzo e l'ipertensione grave. Prima della biopsia vengono praticati alcuni esami del sangue e delle urine al fine di escludere la presenza di infezioni in atto e di alterazioni della coagulazione del sangue. Qualche giorno prima dell’esame è opportuno sospendere alcuni farmaci, prevalentemente quelli che alterano la coagulazione del sangue, come il warfarin (Coumadin) oppure gli antiaggreganti (aspirina, ticlopidina, etc). Il nefrologo darà informazioni sui farmaci da assumere o meno. Il giorno dell’esame è spesso richiesto il digiuno da circa 8 ore.

 
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Analisi precedenti la biopsia.

Prima di procedere a realizzare la biopsia bisogna controllare i risultati degli esame bioumorali e clinici completi, in particolare alcuni esami di laboratorio, soprattutto i test di coagulazione, la conta delle piastrine e la determinazione del gruppo sanguigno. In cartella il paziente deve aver sottoscritto il consenso informato che deve essere validamente espresso (consenso informato valido).  Mediante un'urografia si conferma l'esistenza di entrambi i reni e si determina la loro posizione. Preparazione e trattamento postoperatorio del paziente. La biopsia programmata viene commentata insieme al paziente. Nel caso si tratti di un adulto o di un adolescente si può eseguire l'intervento in anestesia locale. In questo caso il paziente deve collaborare (per esempio, trattenere il respiro quando gli viene richiesto). Nei neonati e nei bambini, la biopsia deve essere realizzata sotto sedazione profonda o anestesia totale. Talvolta è necessario eseguire una biopsia a cielo aperto, ovvero un intervento chirurgico con accesso diretto al rene. Dopo la biopsia percutanea, il paziente deve rimanere a riposo per 24 ore. Bisogna controllare il polso e la pressione arteriosa. Per incrementare la diuresi, si suggerisce di bere molto. La prima urina emessa, così come eventualmente un secondo campione dopo 24 ore, possono evidenziare una franca ematuria. Prima della dimissione bisogna assicurarsi che il paziente non abbia presentato complicanze, indicandogli la necessità di sottoporsi ad una visita di controllo.

Tecnica.

Per ottenere buoni risultati e basse percentuali di complicanze, la biopsia renale è in genere eseguita con l'ago di Menghini. Il paziente si mette in decubito prono ed appoggia l'addome su una superficie dura; un sacchetto di sabbia duro viene posto sotto il suo ventre, perché spinga il rene verso il dorso. Il sito della puntura si misura mediante l'urografia, riportandolo sul paziente (A, B) ponendo un segno indicativo sulla cute sopra i punti di repere osseo. Si può procedere anche con tecnica ecoguidata (ecografia del rene): il medico individua il punto del rene dove eseguire il prelievo ed il percorso che l’ago seguirà. Dopo un’accurata pulizia della cute, si pratica una lieve anestesia locale e si fa un piccolo taglio in corrispondenza del sito d’ingresso. Il paziente avvertirà come una puntura di spillo. Con la guida dell’ecografia si introduce l’ago, senza che il paziente senta alcun dolore. Comunqe è sempre buona tecnica  palpare il rene in inspirazione e in espirazione. Dopo avere misurato le tre distanze sull'immagine radiologica, si segna sulla cute il bordo laterale del rene ed il punto scelto per la puntura. In seguito si procede a:
• disinfettare la cute;
• coprire l'area con teli sterili;
• effettuare l'iniezione di anestetico;
• controllare il polso e la pressione arteriosa. Mediante una puntura di prova con un ago fine il misura la profondità del tessuto raggiunto dalla puntura. Si esegue quindi una piccola incisione cutanea (in questo caso non si utilizza l'ago di Menghini) e si introduce la cannula bioptica ponendo il mandrini lungo la stessa direzione ed alla stessa profondita dell'ago di esplorazione. Durante questa manovra il paziente deve trattenere il respiro. Si riconosce l'Ingresso della cannula nel rene sia constatando un caratteristico aumento della resistenza durante la perforazione della capsula renale sia per il tipico movimento pendolare dell'ago quando il paziente riprende a respirare. Per ritirare il mandrino si chiede al paziente di trattenere nuovamente il respiro e, con un ago di Franklin-Silverman, si introduce l'ago bioptico con una estremità tagliente. Dopo avere ottenuto il tessuto bioptico si ritirano insieme la cannula e l'ago bioptico. Gli altri aghi da biopsia si utilizzano secondo lo stesso principio e dopo averli ritirati I comprime con forza per 3 minuti il punto di introduzione, si medica la ferita e si fa mettere il paziente in decubito supino.

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