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Buprenorfina
versus metadone, un mio studio.
Introduzione
Scopo
del nostro lavoro è stato quello di effettuare una verifica concreta
circa i vantaggi offerti dall’impiego di buprenorfina versus metadone
in soggetti in trattamento presso il SERT, con l’intento di
ottenere un quadro clinico-tossicologico della situazione degli ultimi 8
mesi ad oggi, per avere una visione più obiettiva, essendo stata
introdotta in terapia la buprenorfina da appena un anno. In sostanza
sono stati verificati gli effetti fisiologici e soggettivi di beneficio
ed è stato quantizzata in maniera obiettiva la non ricaduta nell’abuso
di oppiacei e cocaina per buprenorfina e per metadone. Il lavoro di
ricerca è stato condotto su 2 gruppi di soggetti:
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il
gruppo in trattamento con metadone, n. 42 soggetti complessivi;
-
il
gruppo in trattamento con buprenorfina, n.25 soggetti complessivi.
Obiettivi.
Lo
scopo del lavoro è stato quello di stabilire se il trattamento:
-
riduce
od elimina il consumo di droghe, con riguardo ad eroina e cocaina;
-
migliora
l’umore, il comportamento e lo stato di salute
-
riduce
il craving
-
consente
una migliore riabilitazione psico-sociale dell’individuo
Metodi.
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I
soggetti arruolati per questo studio sono stati scelti fra coloro
che seguono di buon grado il programma concordato, e, soprattutto,
si sottopongono regolarmente al controllo delle urine per impiego di
sostanze stupefacenti e/o psicotrope, con speciale riguardo per l’abuso
di eroina e cocaina; |
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I
soggetti erano così suddivisi: |
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il
gruppo in trattamento con metadone, costituito da n. 37 soggetti di
sesso maschile e n. 5 di sesso femminile, di età compresa tra 28 e
52 anni (in media anni 36,83+5,65) che rappresentano, per
così dire, la "vecchia" utenza, cioè eroinomani ai
margini del sociale, con una storia di tossicodipendenza media di
almeno 10 anni, con abitudine all’impiego di più sostanze, per
es. cocaina, cannabis, alcool e psicofarmaci; essi assumono
mediamente ogni girono 65+30,82 mg/die di metadone sciroppo
cloridrato per os, in genere, con modalità "a
mantenimento" e/o "protratto nel tempo"; |
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il
gruppo in trattamento con buprenorfina, costituito da n.24 soggetti
di sesso maschile ed una femmina, di età tra compresa tra 20 e 40
anni (in media 30,92+5,88, costituiti da soggetti
relativamente più giovani, in genere meglio integrati nel sociale
e/o nelle loro famiglie, comunque disponibili al colloquio e che o
hanno concordato dall’inizio il trattamento con buprenorfina o che
hanno scelto di transitare dal trattamento con metadone all’impiego
di buprenorfina. I dosaggi assunti di buprenorfina erano mediamente
di 9,92+4,44 mg/die. |
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Il
gruppo dei 42 soggetti che assumeva, in atto, metadone ha effettuato
n. 1214 controlli sulle urine per metaboliti di eroina e cocaina; il
gruppo dei 25 soggetti in trattamento con buprenorfina ha
effettuato, invece, n. 770 controlli sulle urine. |
Risultati.
Dallo
studio è emerso che:
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Il
gruppo dei 42 soggetti che è trattato con metadone è risultato
positivo per metaboliti urinari di oppiacei nel 23,52% dei casi e
per impiego di cocaina nel 7% dei casi;
-
Il
gruppo dei 25 soggetti che è trattato con buprenorfina è
risultato positivo per metaboliti urinari di oppiacei nel 14,77%
dei casi e per cocaina nel 4% dei casi;
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Pertanto
dai dati in nostro possesso, che sono espressione di 2 gruppi di
utenti che rispecchiano uno spaccato della realtà
clinico-tossicologica dell’attuale situazione al SERT di
Milazzo, si evince che i soggetti che sono trattati con
buprenorfina hanno presentato una minore ricaduta nell’abuso di
eroina e di cocaina, rispettivamente le positività ai controlli
sono state in media il 14,77% ed il 4% versus il
gruppo di controllo dei soggetti trattati con metadone, dove la
ricaduta nell’impiego di eroina e cocaina (speed-ball) si
attesta rispettivamente sul 23,52% dei controlli e sul 7%.
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I
soggetti che impiegano buprenorfina, inoltre, riferiscono una
notevole riduzione del craving, cioè riferiscono una minore
compulsività nell’abuso di eroina, alcool, di cocaina e,
comunque, hanno avuto minori effetti collaterali alla sospensione
della cura; infine essi si sono dimostrati più disponibili al
colloquio, ed hanno presentato una migliore integrazione nel
sociale, compreso un tono dell’umore più stabile.
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di
Claudio Italiano
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