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appunti del
dott.
Claudio Italiano
oppure cfr
Cfr prima Il calcio e la_vitamina_D
La frazione ionizzata del calcio ematico, l'unica biologicamente attiva, costituisce poco meno del 50%; della restante quota la gran parte circola legata alle proteine, per lo più all'albumina, le cui variazioni provocano oscillazioni parallele del calcio totale senza una corrispondente modificazione del calcio ionizzato. Se non è possibile determinare direttamente il calcio ionizzato, una correzione appropriata può essere ottenuta applicando formule empiriche:
ad es. % Ca ionizzato = 100 — (8 x albumina) + (2x globuline) + 3
Al contrario gli ioni idrogeno spiazzano il calcio dal legame con l'albumina; un'acidosi provoca quindi un aumento del calcio ionizzato, mentre un'alcalosi lo riduce, senza variazioni del calcio totale. Il calcio, ancora, si riduce nelle pancreatite acute per un processo di saponificazione e ciò costituisce un criterio nefasto, come si evince dallo score di Ranson.
Il Consiglio Nazionale di Ricerca degli USA consiglia 800 milligrammi come dose giornaliera di calcio; tale dose dovrebbe mantenere l’equilibrio necessario, dato che solo il 20-30% viene assorbito. Durante la gravidanza e l’allattamento il dosaggio deve essere aumentato a 1200 milligrammi. Le donne in fase di pre-menopausa dovrebbero assumerne 1000 mg e quelle in post-menopausa 1500 mg. L'assorbimento intestinale di calcio richiede 24-48 ore per raggiungere il massimo di attività; allorché si renda necessario un rapido incremento della calcemia, ciò viene ottenuto riducendo drasticamente l'escrezione urinaria del calcio. La mancanza di calcio si determina nella deficienza di vitamina D, apporto insufficiente conseguente a diete strettamente vegetariane, malattie intestinali quali celiachia, morbo di Crohn, resezioni, gravi disfunzioni renali, carenza di estrogeni e ipoparatiroidismo. I primi sintomi sono sensazione di puntura e parestesia; il sintomo più caratteristico è la tetania, sino alle convulsioni nei casi più gravi. Nel bambino si riscontrano rachitismo e difetti di dentizione, nell'adulto osteomalacia.
I canali del calcio Esistono due tipi di canali; in quelli "voltaggio-dipendenti" l'apertura del canale è legata a variazioni del potenziale di membrana. Essi regolano le variazioni del calcio endocellulare nelle cellule eccitabili come le fibre nervose e quelle muscolari; sono questi i canali sui quali agiscono i calcioantagonisti. L'apertura dei canali "non voltaggio-dipendenti" è sotto il controllo di un recettore; essi modulano i livelli endocellulari del calcio nelle cellule non eccitabili, come ad esempio quelle endocrine. Si ritiene che nelle cellule non eccitabili, l'attività del calcio come messaggero endocellulare derivi dal suo legame a specifici accettori proteici, come ad esempio la calmodulina: il complesso calcio-calmodulina è in grado successivamente di trasformare in forma attiva gran parte degli enzimi endocellulari. Il fosforo non solo è uno dei principali componenti minerali dell'osso, ma è anche un costituente essenziale di tutti i tessuti del corpo umano. Nel compartimento extracellulare il fosforo è quasi tutto presente in forma di ortofosfato inorganico (P04 ) la cui concentrazione plasmatica è di 2.5-4.3 mg/dl; esso è solo in minima parte legato alle plasmaproteine (12%) all'opposto di quanto si verifica per lo ione calcio. Il fosforo inorganico riveste un ruolo fondamentale quale substrato degli enzimi intracellulari coinvolti nella glicolisi e nella respirazione cellulare e consente la formazione di molecole contenenti legami fosfato ad alta energia come l'ATP, il creatin-fosfato, il difosfoglicerato ed il fosfoenolpiruvato. Non sorprende pertanto che una riduzione del fosforo endocellulare possa condurre ad una compromissione generalizzata dei processi energia-dipendenti. Il fabbisogno giornaliero di fosforo, di 400 mg/die, è ampiamente garantito da una alimentazione equilibrata che contenga latte e proteine, sicché è oltremodo raro lo sviluppo di una ipofosforemia da inadeguato apporto alimentare. L'assorbimento intestinale è relativamente fisso, intorno al 60-70% della quantità ingerita, ed è solo parzialmente influenzato dalla vit. D. La quantità di fosforo filtrata giornalmente a livello glomerulare è di 100 mg/kg: di questa quota il 75% viene riassorbito a livello del tubulo prossimale; quote addizionali vengono assorbite a livello distale, e solo un 10% viene escreto con le urine. Il riassorbimento tubulare del fosfato è sotto il controllo inibitorio del PTH, che rappresenta il principale meccanismo di regolazione del bilancio del fosforo. Il riassorbimento tubulare del fosforo è accoppiato a quello del sodio; di conseguenza ogni misura diretta ad aumentare l'escrezione renale del sodio provocherà una concomitante deplezione di fosfati: in tal senso agiscono, ad es., un carico idrico o la somministrazione di diuretici attivi sul tubulo prossimale (acetazolamide). Al contrario, nell'insufficienza renale si verifica ritenzione dei fosfati con conseguente iperfosforemia.
oppure cfr
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