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Capire
il dolore addominale.
appunti
del dott.
Claudio Italiano
Link correlati al tema:
Le sedi del
dolore addominale
La peritonite, come interpretare i segni di
peritonite
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Contrariamente
a quanto i nostri navigatori possono pensare, avere il dolore è una
benedizione, nel senso che si tratta di un “meccanismo di difesa”
che il corpo umano possiede per limitare i danni ai suoi organi e
tessuti.
Se, per esempio, ho preso una distorsione alla caviglia, il danno dei
tessuti, dei ligamenti, della capsula articolare causerà
un’infiammazione, con tumefazione, rossore e dolore della caviglia.
Ne deriva che io mi fermerò e cercherò di non camminare
sopra quella caviglia dolorante! Così, se ho un dolore
alla pancia, eviterò di mangiare ed in questo caso potrò evitare anche
le altre complicanze, come, per esempio, la perforazione di un
determinato viscere interessato da un processo patologico,
per esempio un'ulcera
o un tumore.
Ma
che cos’è il dolore addominale?
Esso
è dovuto, in generale, al coinvolgimento del peritoneo, cioè al rivestimento
del cavo dell’addome al suo interno che avvolge i visceri proprio come
" la federa il suo cuscino" e del peritoneo viscerale, cioè
del rivestimento proprio dei visceri. Esso è sensibile agli stimoli
algogeni, cioè a quelli dolorifici determinati dai vari processi patologici. Il peritoneo
è, cioè, una membrana
sierosa di rivestimento, quindi una specie di “tappezzeria” dei
visceri e della cavità addominale, costituito da due foglietti:
-
uno
che ricopre più o meno completamente gli organi (peritoneo
viscerale)
-
l'altro
che riveste all'interno la parete addominale (peritoneo parietale).
-
Se
il dolore è così intenso che l’addome del soggetto diventa
molto dolente e duro,
per un fenomeno riflesso di contrattura dei muscoli della parete
addominale, e diventa
quasi ligneo (!) "addome a tavola o addome a barca",
allora non leggete questa pagina ma
chiedete
subito l’intervento del
pronto soccorso
(cfr
addome
acuto chirurgico
La palpazione dell'intestino ).
Il
dolore addominale, ancora, può dipendere da:
-
un'ostruzione
intestinale (es. cancro,
volvolo, ernie inguinali, stipsi,
fecaloma, occlusione,
aderenze tra i visceri dopo interventi chirurgici all’addome, ecc)
-
un
infarto intestinale, cioè quando il sangue non può raggiungere i
visceri per fatti aterosclerotici
o emboli, esempio nell’angina abdominis.
-
Emorragia
dal tubo digerente, dal tratto alto e dal tratto intestinale basso.
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Quindi
il dolore è, come dicevamo
prima, un
meccanismo di difesa che limita il danno.
In genere il dolore addominale può dipendere da:
-
Patologie
del tratto digestivo alto,
cioè esofago, stomaco e duodeno fino al Treitz, e dagli organi
parenchimatosi contenuti in addome fegato e vie biliari,
pancreas e colecisti e reni con vie urinarie.
-
Patologie
del tratto digestivo basso, cioè principalmente del colon, che è
sensibile alla distensione gassosa, tant’è che
durante l’insufflazione di aria nel colon, vedi ad esempio durante
un’indagine colonscopica, il paziente soffre enormemente di dolore,
talora fino allo svenimento per riflessi viscerali e riflessi
vago-vagali di cardioinibizione.
Si
tratta pertanto di meccanismi di difesa assai sofisticati, che sfruttano a tal fine
delle vie del sistema nervoso, quelle del sistema limbico, cioè di quella parte del
cervello, meno nobile, non pensante, e, per cosi dire, meno evoluta,
localizzata sopra
l’ipotalamo. Tale via collega le afferenze dolorifiche provenienti dai visceri con la corteccia nobile
cerebrale, cioè con la parte più esterna del cervello, dotata di
pensiero e di discernimento, che consente di "capire" che
l'organismo sta male perchè in quel determinato punto presenta il
dolore. Il sistema limbico, invece, conferisce a tali afferenze dolorose,
solo un significato emozionale, di abbattimento o di angoscia o di ansia. La
sensazione del dolore dipende sempre, comunque, dalla ricezione di
segnali, o di
stimoli algogeni (dolorifici, nocicettivi) che sono captati da sensori del
dolore, detti “nocicettori” e che sono anche essi cellule nervose
costituite da "terminali
liberi", cioè come di fili elettrici che si perdono nel peritoneo e
nelle mucose degli organi interni. I "terminali" (ma sarebbe meglio dire
"iniziali") si trovano ovunque nel tessuto connettivo lasso, in
particolare nei tessuti connettivi dermici, mucotici, viscerali, vasali e
di cute ossea (periostio). Pare che i nocicettori forniscano segnali anche
per stimoli fisici (pressione, trazione, temperatura) e stimoli chimici
(acidità, alcalinicità esagerati). Così se avete mangiato pesante, per
esempio se avete fatto una bella mangiata di pasta alla carbonara col
pepe, la
sensazione di rigurgito
acido e di bruciore dello stomaco vi tormenterà tutta la notte, ed il
ricordo della sensazione spiacevole che il vostro sistema limbico
ricorderà nel tempo, vi farà operare delle scelte giuste per il futuro, quelle
cioè di evitare i cibi che vi causano fastidio ed il cervello pensante vi
farà ricorrere ai
farmaci antiacidi, per associazione di idee e riflessi superiori! Così
se, invece, avrete collegato l'idea del cibo al sesso (!), il sistema
limbico evocherà in voi strani istinti sessuali ed una particolare
eccitazione verso il vostro partner d'amore!
Tali segnali
algogeni o dolorifici viaggiano poi nei nervi periferici, come in fili
elettrici, per raggiungere il
modollo spinale e sono percepiti come tali a livello della corteccia
cerebrale, dopo essere stati elaborati. Infatti prima il segnale
dolorifico passa attraverso il midollo spinale o il nucleo del V paio di
nervi encefalici, poi raggiunge la corteccia somatoestesica primaria
oppure si porta appunto al sistema limbico, influenzando anche il tono
dell’umore e creando stress
e depressione
oppure ancora viaggia per un’altra parte del cervello detta “talamo”, una
specie di ulteriore stazione di smistamento e di proiezione dei segnali
verso la corteccia. E’
possibile che il segnale dolorico raggiunga anche la corteccia
prefrontale, la regione del cervello connessa con la personalità e che
influenzi anche quest’ultima cosicchè se avrete mangiato pesante,
sarete pure stranamente disforici e vi comportere malissimo con figli e
moglie, fino a picchiarli, specie se la vostra personalitù è disturbata
(psicotici o pazienti borderline)!
Il
dolore addominale non va mai sedato quando non è stato studiato il
paziente!
Significa
che se ho un’appendicite
acuta, il medico non mi deve sedare il dolore per togliersi
dall'imbarazzo di seguirmi e tenermi in osservazione, utilizzando
addirittura la
morfina in fiale! Altrimenti se la sensazione di dolore è ridotta o
abolita dagli oppiacei, la mia difesa
addominale risulterà anche annullata ed io potrei rischiare la perforazione
del viscere infiammato. È evidente che il dolore acuto ha una funzione
difensiva: evita nuovi stimoli su una parte lesa. Il dolore acuto è un
sintomo di una ferita, di una lesione o di una degenerazione organica;
abbiamo scritto più sopra che esso può dipendere da fatti flogistici,
per esempio una colecistite
acuta, una pancreatite
acuta, l’appendicite
acuta o da fatti necrotico-flogistici con infiltrazione delle strutture
nervose come per i processi espansivi neoplastici, per esempio nel cancro
dello stomaco, nel cancro
dell’esofago, insomma stiamo parlando del dolore dell’addome
acuto, quando non cìè tempo da perdere! Altre volte e, per fortuna,
più spesso il dolore
dell’addome dipende da semplici fatti occlusivi
intestinali, con distensione
gassosa dei viscere e flatulenza, quale si determina nei soggetti con sindrome
del colon irritabile, varietà con stitichezza. L'approccio
terapeutico corretto è quello di curare la malattia a monte e di mitigare
i dolori con farmaci e cure adatte allo scopo, cioè controllare o
mitigare, sedare solo il dolore da cancro (cfr
Come
gestire il dolore del paziente con tumore: i farmaci
Come
gestire il paziente con tumore a casa: la cura)
.
SEDE
Per
quanto concerne le sedi del dolore, esse sono molto importanti ai fini
dell’approccio del paziente e della diagnosi del dolore
circa l’organo
implicato nella sua genesi.
E’ chiaro che se ho
un dolore all’epigastrio,
alla cosiddetta “bocca dell’anima”, per intenderci, non penso di
certo ad una crisi emorroidaria
ma ad un ulcera peptica
benigna, specie se il dolore insorge subito dopo
mangiato (cfr anche la tempistica del dolore correlata coi pasti, ulcera
gastrica):
.
Sedi
del dolore
Tipi
di dolore.
Dolore
viscerale.
Origina
negli organi ricoperti dal peritoneo viscerale, perché l’organo
interessato
dalla patologia si distende, per esempio nelle epatiti acute il fegato si
rigonfia e così pure il rivestivemento che lo ricopre, cioè la sua glissoniana.
Ciò dipende dallo stiramento o dall'infiammazione, oppure da apporto
sanguigno scarso (ischemia o infarto di un organo) o, nel caso degli
organi cavi, anche lo spasmo delle pareti dei visceri cavi, per esempio
uno spasmo del colon che si rigonfia di aria e feci e si dilata se c'è una stenosi o restringimento neoplastico della sua
parete può risultare estremamente doloroso oppure lo spasmo delle vie
urinarie. Talore un dolore può essere meno intenso e mal localizzato, ma si
può accompagna talora
a vomito
tardivo, e perfino a vomito di materiale fecaloide e febbre
: nelle ostruzioni del colon distale, per esempio nel cancro del colon di
sinistra.
Dolore
parietale.
Quando
il processo patologico e l’infiammazione si fanno più gravi, per
esempio in corso di appendicite acuta, allora anche la parete interna
dell’addome, cioè il peritoneo parietale sono interessati ed il dolore
diventa intenso e ben localizzato, in questo caso dell’appendicite
al punto di Mc Burney.
Dolore
irradiato.
È
quello che viene avvertito a distanza dal viscere malato, per comunanza di
innervazione. Esempio: il dolore dello stomaco ed il dolore cardiaco, il
dolore della colecistite acuta è un dolore irradiato alla spalla
posteriore sotto la scapola.
Dolore
superficiale.
E’
il dolore leggero dello sportivo che ha cercato di lavorare sui suoi
addominali, per esempio, e quindi è superficiale, cioè origina dalle
strutture muscolari della parete anteriore dell'addome ed è conseguente a
una lesione o a un eccessivo stiramento.
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