Un Carrubo di 500 anni ed un olmo di 150, sui sentieri di Capo Milazzo

Claudio Italiano per la Riserva del Capo.

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La Riserva del Capo: una realtà unica, un miracolo dell’evoluzione neogenica del Mediterraneo che il mondo intero ci invidia, tranne che i milazzesi che ancora non l’hanno istituita, né capita! Si ringrazia il grande Pippo Ruggeri per la realizzazione di questa pagina e la consulenza preziosa del prof. Giuseppe Giaimi.  Per escursioni ed info o per richiedere il video amatoriale "La riserva del Capo è Naturale", chiama Pippo Ruggeri tel. +39 338 14 67 505 Il vecchio ed antichissimo Carrubo del sentiero Manica-Belvedere, Capo Milazzo.

Legambiente del Tirreno & Claudio Italiano per Gastroepato, presentano:

videoclip di Pippo e del professore Giaimi

Oggi 18 maggio 2006, ore 17,30, "Un piccolo passo per l' uomo ma un grande passo per Milazzo", avrebbe detto qualcuno! Infatti con l' amico Pippo Ruggeri di Legambiente del Tirreno e col prof. Giuseppe Giaimi dell'Università degli Studi di Palermo, professore Facoltà di Scienze Forestali,  ex -resp, della Azienda Foreste Demaniali, capo dell'ispettorato Dipartimentale delle Foreste  di Messina, Capo dell'Ufficio Speciale per la Difesa del Suolo e dell'ambiente Naturale di Messina,  ci siamo recati al Sentiero Manica-Belvedere, per discendere, poi, insieme ad altri volontari di Legambiente, al vecchio sentiero verso la spiaggia del Tono, un tempo utilizzato dai Tonnaroti Capiciani per raggiungere velocemente il mare, al momento della mattanza. Il motivo dell' incontro che, ripetiamo,è storico per Milazzo, è stato la riscoperta del Vecchio Carrubo secolare del sentiero in questione, il quale si raggiunge dopo una discesa a gradoni, realizzata grazie al lavoro sapiente dei ragazzi volontari di Legambiente, nei campi di lavoro estivi, organizzati col patrocinio del Comune che mette a disposizione la Scuola elementare del Capo. Ruggeri, al solito, emozionato come un neofita, alla guida del grande professore Giaimi, con occhi lucidi ed intensi, si è recato sul posto, un sito ombroso di grande refrigerio che compare all' improvviso alla fine del percorso naturalistico, nei pressi della fu locanda "Del Passero", che si trova in località Tono di Milazzo.

a sinistra Pippo Ruggeri ed a destra il prof. Giaimi, durante le rilevazioniIl Carrubbo in questione presenta una ceppaia che il professore, pur se non volendosi sbilanciare, ha datata intorno al 1550-1700, dalla quale, essendo stata recisa la pianta madre, hanno avuto origine tre polloni, che si possono ammirare ancora oggi, sui quali sono state condotte le indagini necessarie di carotaggio per saggiarne lo stato di salute della pianta e la datazione degli stessi. La ceppaia misura circa 6.50 metri di circonferenza e l' altezza della pianta è intorno ai 14,5 metri. Vicino ad essa trova collocamento un'antica fontanella dalla quale ancora oggi, miracolo a dirsi, zampilla un' acqua fresca e cristallina, che scorre tra le antiche piante e gli acanti in fiore (acantus mollis), quelli del capitello corinzio!. Risalendo il sentiero, ci siamo recati, quindi all' altra pianta storica del sentiero: un olmo campestre, della quale il professore ha detto trattarsi di un esemplare notevole. Scherzando, rivolgendoci all' amico Pippo Ruggeri, al quale ci lega una vecchia amicizia, chiediamo se ci troviamo davvero a Milazzo, perchè non ci pare vero! Eppure è così: le fronde verdi, i freschi sentieri dove si immerge l' animo ed evade dai pensieri della quotidianità esistono per davvero e si trovano a poche centinaia di metri dal centro di Milazzo e dalle infinite casupole che l' incuria edilizia ha gettato qua e là, strappando vita all' antica selva mediterranea di Milazzo che, ricordiamolo, è una realtà che il mondo intero ci invidia, tranne che i Milazzesi, trattandosi di un' isola che sorse 400 mila anni fa, per legarsi alla terraferma 160 mila , realizzandosi una penisola alluvionale. Per questo tra i sentieri ci sembra di godere di uno spettacolo che direi proprio eoliano! Inoltre ci preme sottolineare che questa amministrazione si deve adoperare per la salvaguardia delle antiche armacie, che si stanno disintegrando. Infine, ci dirigiamo verso la sorgente del sentiero, quella sita più in alto, dove all'ombra di un Olmo campestre secolare, è possibile ristorarsi dopo la fatica della passeggiata, olmo che il prof. Giaimi, ritiene di notevole pregio, uno tra i più belli ed antichi della Sicilia. Insomma, un patrimonio da difendere e custodire, dice Pippo Ruggeri, che potete ascoltare in questo mio videoclip.

 
Che Iddio, allora, possa ispirare le monti dei nostri amministratori e, consentitemi, lo sfogo, io non sono d'accordo nel realizzare sopra S. Opolo l' ennesima stradina asfaltata, ben sapendo che esiste una fonte di sotto? Non sarebbe stato più opportuno scegliere dei materiali porosi per tale opera! Credo che d'ora in poi al Capo non si possano improvvisare opere e restauri, ma che si debba richiede il parere di esperti e di supervisori, non come quell'amico mio che mi insulta perchè nel sito metto foto scomode, e poi cementifica di qua e di là, come se....!

 

SEGUE IL DOCUMENTO ORIGINALE RICEVUTO DA PIPPO RUGGERI.

Le dimensioni di un pollone della pianta.LEGAMBIENTE DEL TIRRENO

    e-mail: legambientetirreno@tiscali.it    www.legambiente.sicilia.it

 

Un monumento della natura : “Il carrubo della Manica” (Ceratonia siliqua L.)
 “C’era una volta un albero antico… per fortuna, c’è ancora; con l’impegno di tutti ci sarà anche per i bambini di domani…” Con questo spirito è stato scoperto il carrubo plurisecolare della Manica dai bambini, accompagnati dalle loro maestre, delle scuole Elementari del Tono e del Capo di Milazzo. Ed è stato veramente un momento di grande emozione scoprire un albero ricco di tempo a quattro passi dalla propria scuola. Al centro del sentiero che collega il Capo e il Tono, in una  giornata di sole i bambini hanno scoperto l’antica frescura all’ombra di un albero del 1700, con accanto una delle sorgenti di Capo Milazzo.
In un  ambiente costituito da una fitta boscaglia, da ulivi, ginestre, euforbie, ficodindia, canneti, ( abitato da esemplari di gheppio, merlo, usignolo, pettirosso, cardellino…)   e con un piccolo ruscello che deriva dalla sorgente della Manica, si crea un microclima particolare e sotto la fronda del grande Carrubo i bambini sono rimasti affascinati dalla bellezza della natura così vicina al centro abitato.
Si sono ritrovati tutti intorno all’albero in un abbraccio ideale, esaltandone il valore storico e naturalistico e segnalandolo così all’albo regionale degli alberi monumentali. In tale occasione i volontari di Legambiente, tra la curiosità generale, hanno misurato la ceppaia che raggiunge i 9,30 mt. di circonferenza, creando naturalmente molto stupore.
Il Carrubo della Manica è stato scoperto nel 2003 grazie ai campi di volontariato ambientale seguiti da Legambiente del Tirreno e periodicamente curato, con gli altri sentieri del promontorio, dai volontari dell’Associazione.
Tante riflessioni sono scaturite da questa esperienza molto significativa per i piccoli esploratori e per la formazione di una identità consapevole del fatto che un territorio è  patrimonio di tutti e pertanto è   patrimonio da difendere e salvaguardare:  i bambini hanno sottolineato che altri bambini prima di loro,  dall’assedio spagnolo in poi,  hanno visto quest’albero che ha vissuto tutte gli eventi degli uomini in tempo di pace e purtroppo, spesso nella nostra terra, in tempo di guerra; ma il  carrubo è anche testimone dell’antico camminamento che i “capiciani” utilizzavano per andare alla Tonnara del Tono e far parte delle maestranze della Tonnara.
            La Baia di S. Antonino al tramonto, a PrimaveraQuante storie se l’albero potesse raccontare…!

A noi spetta il compito di tutelare e tramandare questa straordinaria realtà vivente ai bambini che verranno domani e che nel carrubo vedranno una testimonianza della nostra storia e della nostra identità culturale.

La storia del carrubo infatti è antica e legata alla storia del Mediterraneo: l’albero è originario del Libano da dove Fenici, Greci e Arabi lo diffusero in tutto il bacino del Mediterraneo; ma furono soprattutto gli Arabi a diffondere la coltivazione in Sicilia.

Il carrubo ( il cui nome deriva dall’ arabo kharrub)  è  un albero molto longevo, come dimostrato dal Carrubo della Manica, e sin dall’antichità (circa 4000 anni fa), è stato diffuso in tutte le zone costiere del Mediterraneo perché era molto apprezzato per i suoi frutti commestibili, le carrube appunto.

I frutti, ricchi di glucosio, saccarosio e sali minerali, erano e sono utilizzati nell’alimentazione umana per l’alto contenuto energetico tale che, per i contadini di un tempo, era un alimento nutritivo molto importante. Ancora oggi infatti i  frutti sono utili  per la farina che si ottiene dai semi, usata nell’industria farmaceutica, per la preparazione dei gelati, dei biscotti e delle conserve alimentari e il legname invece è apprezzato nell’ebanisteria.

Il nome scientifico del carrubo è “Ceratonia siliqua” : in lingua latina “Ceràtion” significa carrubo; mentre “sìliqua “ ha il significato di baccello e con questo termine fu indicata un’antica unità di peso romana usata anche come moneta nell’età di Costantino;  Plinio adopera la parola direttamente con il significato di carruba.

Nell’antichità, infatti, i semi dei frutti chiamati carati  venivano usati come unità di peso, perché sorprendentemente tutti hanno lo stesso peso  e dal nome arabo antico "khirat" è derivata la parola carato, ancora oggi unità di peso e di misura delle pietre preziose e dell’oro.

Il carrubo è quindi un albero che lega il nostro  passato al  presente e pertanto il Carrubo della Manica per la sua età e la sua bellezza è un “Monumento della Natura”  da tutelare e lasciare in eredità alle generazioni future.

Milazzo 13 maggio 2006

LEGAMBIENTE DEL TIRRENO

 Claudio Italiano

La Riserva del Capo: un dovere, una risorsa, un antidoto per una Città avvelenata.

Vedi anche, l’Echinox spinosissimus Turra, Senecio gibosius ed il Limonium minutiflorum, l’Agave(di origine messicana come l’Opuntus) .

Speciale Riserva del Capo, a cura di Claudio Italiano, vedi anche:

  •  La Fonte di S. Opolo a Capo Milazzo

  • Il sentiero de "U 'nfennu e u paradisu"

  • La Baronia ed i suoi tramonti

  • Una gita con i ragazzi del I Circolo Didattico alla scoperta del viaggio del famoso Barone Giuseppe Piaggia e della Riserva Marina.

  • Una gita, sempre con i ragazzi del I Circolo, stavolta le seconde Classi, in un percorso terrestre, alla scoperta delle piante in estinzione e rare della macchia mediterranea;

  • Un passeggiata attraverso il percorso naturalistico del Belvedere fino alla Manica per scoprire "a funtanedda";

  •  indice ambiente di Milazzo