Il misterioso insetto portafortuna raffigurato in pietra nera sulle mura medioevali del Castello di Milazzo, che sembrerebbe significare che il Castello è invincibile oppure per altri studiosi segna il solstizio d'Estate, illuminandosi il 21 giugno di ogni anno.

I cupi misteri del Castello di Milazzo

cfr anche Ritorno all'Acropoli  ed il Castello di Milazzo  il fantasma del castello : link del video   https://vimeo.com/79200761

 
Il vetusto maniero che ancor oggi si erge maestoso, dominando con la sua mole la nostra ridente piana, ha promosso l’inizio di quella lenta trasfigurazione, che, prendendo l’avvio da storia, è Il Castello di Milazzo by nigth, il teatrosfociata in leggenda. I suoi mille e più anni di vita, i suoi legami a molteplici destini, a pluralità di vite umane, la sua solitaria e orgogliosa bellezza, tutto in esso ha dato vita a quell’alone di mistero che pian piano è stato intessuto intorno ad esso. Né potremmo mai avere la completa visione di questo edificio così solitario ed allo stesso tempo palpitante di vita, se ad esso non si collegassero i misteriosi meandri che si svolgono al suo interno, immensi sotterranei in cui ancor oggi la fantasia popolare penetra e vive, gli inesplorati passaggi segreti, attraverso  i quali fuggirono: un amante segreto, dei prigionieri, i castellani in una cerca di scampo; e poi i maledetti –e pur bramati –tesori, per cui vite umane furono sacrificate e che per tanti anni furono causa di spargimento di sangue.

La gabbia del Castello di Milazzo

La gabbia del prigioniero irlandeseIl 17 febbraio 1928 una squadra di detenuti, che effettuava dei lavori nella spiaggia di ponente sottostante il castello, trovò uno scheletro umano. Allora, la macabra gabbia suscitò vivo interesse da parte di esperti italiani e stranieri tra i quali lo svedese prof. Erik Marjensond, il Dr Gustavo Eler Voinicher che pubblicò in un suo libro: " The cage of the Castle of Milazzo”, London 1961.  La gabbia, fabbricata con listelle di ferro, si presentava rozzamente modellata su busto umano, con due distinte appendici corrispondenti agli arti inferiori e con una specie di maschera strozzata all’altezza del collo; in alto aveva un anello. Essa, alta m. 1,60 era affondata nel terreno per circa 30 cm. Il macabro reperto racchiudeva uno scheletro umano privato delle parti inferiori delle gambe, della mano destra e dell’intero avambraccio sinistro. Tutte le ricerche si fecero, principalmente, per risolvere la ragione della stessa e l’appartenenza dello scheletro. Le ricerche si iniziarono in base ad un unico elemento che permise di risalire a tutta la storia, L’indizio fu dato, infatti, da cinque bottoni di metallo rinvenuti con lo scheletro, che recavano la scritta “Enniskilling 27” e sul retro di uno di leggevano le impresse parole “Covent Garden”. Dopo ulteriori ricerche si potè appurare che i bottoni appartenevano all’antica divisa del Britannico 27° Reggimento Reale Enniskilling, che fu di stanza a Milazzo con a capo Sir John Stuart, tra il 1806 ed il 1808. Infatti durante il conflitto anglo-napoleonico, Milazzo era stata considerata la prima tra le piazzeforti della Sicilia. Durante le guerre Napoleoniche, fu la chiave del sistema difensivo ed offensivo nell’isola. Gli Inglesi vi tenevano sempre ingenti forze e gran parte della loro flotta mediterranea. Dopo aver appurato che l’uso della gabbia penitenziaria non era del tutto estraneo alle istituzioni britanniche di quel tempo, e che se ne servivano per esporvi i cadaveri dei giustiziati, a titolo di tremendo monito. Si giunse così alla conclusione che lo scheletro apparteneva ad un disertore e che doveva trattarsi dell’irlandese Andrea Leonard, risultato disertore dagli antichi registri delle matricole del Reggimento Enniskilling. Il disertore fu dunque mutilato e fatto morire lentamente per essere infine rinchiuso nella gabbia e fatto pendere dalla sommità della Torre Saracena.

Il nostro fantasma

E come ogni importante Castello, anche quello di Milazzo ha il suo fantasma. Tra le pagine di questo sito, alla pagina su Milazzo, avrete certamente letto della bella e sfortunata Elena Baele, che per amore si uccide lanciandosi dalla rupe de “U sautu Cavaddu”, cioè “Del Salto del Cavallo” ed il cui ectoplasma singhiozzante si aggira tra le scogliere del Capo; nelle notti di luna di marzo, invece, si racconta di un altro ectoplasma che si materializza nei pressi del Castello, aggirandosi tra i torrioni, in bagliori di luce sinistra, che si accompagnano ad un lamento soffocato, come di singhiozzi strozzati in gola. Si tratta del fantasma di una donna, che scoperta tra le braccia del suo Lui, un soldato, inviso ai familiari di Lei perché appartenente a famiglia del popolo, non agiata, venne costretta a farsi monaca di clausura. La poverina, tuttavia, continuò in segreto ad amare il suo uomo, afflitta nell’animo da questo amore che le corrodeva il profondo delle viscere, non essendosi rassegnata. Tuttavia fu nuovamente scoperta e, come estrema punizione, fu sepolta viva tra le mura del Torrione dell’Isola.  Sembrerebbe, anche, secondo quanto giurano di riferire gli abitanti del luogo che si tappano nelle loro case, atterriti ed ascoltano attoniti, che altre anime dannate le facciano da corteo, trattandosi con ogni probabilità dei morti non consacrati del piccolo cimitero inglese che è nei pressi.  Un'immagine del nostro Castello presa da San Papino, cioè dal lato Sud della CittàE sempre per restare in tema di morti e di ectoplasmi (a proposito, visitate le pagine di questo sito di Nicola Schepis sulla metafonia) si narra ancora di un uomo che gira con la testa mozzata in braccio, ma la storia che ora vi narrerò vi farà rabbrividire!! Si dice, infatti, che nella serata della Commemorazione dei Defunti un corteo di donne, a mò di processione furono viste recarsi verso le mura del Castello, salendo dalla Salita dei Cappuccini, cioè dalla parte del lungomare di Levante, a Milazzo, verso il Castello.

Ebbene, due donne di Vaccarella, credendo che si trattasse di una processione sacra e di pie donne, decidono di seguire queste ultime, ammantate di scuro, come è costume delle vedove milazzesi e di chi ha perso un proprio congiunto. Le donne di buon passo seguono dunque il corteo che si dirige, a un tratto, dentro i cancelli del cimitero, che si trova appunto sotto le mura del nostro Castello. Con loro sorpresa sentono un torpore impossessarsi di loro e si addormentano. L’indomani si ritrovano a dormire sulle tombe dei morti mentre del corteo delle donne ammantate di nero nessuno degli abitanti del luogo sa riferire e questo è un fatto realmente accaduto.

di Claudio Italiano