Il Castello di Milazzo, monumento
Nazionale, con una superficie di oltre 7 ettari di cui 12.070 coperti da
fabbricati svetta sul paesaggio della Città del Capo alla sommità
dell’antico “Borgo”. Le prime e rudimentali fortificazioni sono databili
alla seconda età della pietra: neolitico (4000 a.C. circa). Più tardi
con i primi colonizzatori greci (VIII –VII sec a.C.) questo modesto
agglomerato prese corpo e si accrebbe di ruolo e di importanza,
essendosi costituita l’Acropoli o “città fortificata”. Ma si deve
arrivare al periodo romano-bizantino per avere il successivo “castrum”.
Il video girato al Castello di Milazzo in occasione della
stesura di un lavoro video realizzato su
Federico De Roberto, Milazzese e scrittore de "L'illusione",
oltre che dei "Vicerè", che ha dato l'idea per un grande film.
Qui potete vedere il Castello come appariva alla piccola
protagonista del romanzo.
Nell’843 gli Arabi danno vita al primo nucleo che rappresenta ancora
oggi la parte più antica del Castello, nucleo costruito sulle rovine
greche, romane e bizantine. Quindi i Normanni e gli Svevi edificarono
nuove strutture, mentre gli Aragonesi ne adeguarono l’impianto
difensivo, ed infine gli Spagnoli lo circondarono di una poderosa cinta
bastionata conferendogli la forma di “cittadella”. Da allora il Castello
ha assunto la forma definitiva che ancor oggi possiamo vedere.
La visita al Castello.
Essa inizia, per ovvie ragioni
dalla parte bassa, che è la prima raggiungibile dalla cinta muraria
rinascimentale, opera ultima, per giungere via via alla parte più antica
che ne rappresenta il cuore. Pertanto la prima opera che appare è
l’imponente Cinta Spagnola il cui ingresso principale si apre
sotto il Baluardo di S. Maria, del quale sono visibili alcune strutture
superstiti dell’antica chiesa omonima del 1527 (tra cui l’arco di
trionfo) abbattuta nel 1568 per la costruzione del bastione. L’ingresso
era denominato “delle tre porte” perché tante chiudevano tale accesso
alla fortezza appena varcato il ponte levatoio. Il primo arco di porta è
degli ultimi anni del 700; La porta successiva che si apre nelle alte
mura ara sbarrata da un ponte levatoio gettato su un fossato asciutto.
In alto si repertano le caditoie o piombatoi che permettevano ai
difensori il getto di vari materiali. La Cittadella o Città Murata fu
dimora delle magistrature. Difesa da Sud Ovest a Nord Ovest dalle
poderose mura spagnole con imponenti baluardi di S. Maria e dele Isole. La costruzione di questa cinta fu iniziata nel
1529, sotto l’imperatore Carlo V di Spagna, dal vicerè di Sicilia duca
Ettore Pignatelli, ed ultimata attorno al 1575. Ulteriormente
rimaneggiata da Suarez de Figuerosa, duca di Feria. Si compone di due
robuste muraglie parallele e discoste unite da una grande volta a botte.
Al suo interno furono ricavate cisterne, magazzini, stalle, locali
adibite a carceri ed accessi di numerosi passaggi o camminamenti
sotterranei. Essa presenta merloni, piombatoi, casamatte per il basso ed
il tiro incrociato dei cannoni. Tale opera costituisce l’esempio più
importante ed eclatante dell’arte fortificatoria in Sicilia. Dei
numerosi edifici che si trovano nell’ambito delle mura della cittadella,
oggi è possibile ammirare il Duomo Antico ed i resti del
Palazzo dei Giurati, entrambi in via di restauro. Fra essi a breve
si potrà godere del restauro dell’Antico Duomo, ormai previsto per la
primavera-estate del 2003, a parte il Castello vero e proprio
col Mastio.
.
Chi
vi scrive, che ha avuto la fortuna di entrare all’interno della restauranda struttura, vi assicura che il visitatore rimane esterrefatto
davanti a tanta bellezza ed imponenza. La costruzione del Duomo fu
intrapresa nel 1608 su disegni di Camillo Camillani, fiorentino della
Scuola del Michelangelo, in sostituzione della Chiesa di S. Maria, di
proprietà della Città, abbattuta nel 1568 per consentire la costruzione
delle mura della Cinta Spagnola.
I lavori si protrassero però fino ai
primi del 1700. Del Duomo si segnalano due avvenimenti: la consacrazione
a Santo Stefano Protomartire il 13. Maggio 1680 e la celebrazione del TE DEUM in onore di Vittorio Amedeo II di Savoia, Re di Sicilia in visita
alla città nel 1714. La Chiesa, con struttura a Croce Greca ed unica
grande Cupola Centrale, presenta colonne con capitelli corinzi e fregi zoomorfici, scolpiti da maestri siracusani quali Domenico la Maestra. Curioso è il particolare della cupola di
altezza complessiva di appena 13 m, che forse è unica nel suo genere,
privata del tamburo per non ostacolare il tiro delle artiglierie. Da
segnalare l’edicola sovrastante il portale del Duomo con angeli
riecheggianti l’arte manieristica fiorentina.
Il Magico
Scarabeo.
L'occhio di Milazzo.
Su uno sperone delle vicine mura
medievali che guardano verso il promontorio, e giù in basso verso la
spiaggia del tono, dove vuole la leggenda, Ulisse riuscisse a riprendere
il mare mentre Polifemo gli scagliava un masso in acqua (!), si staglia uno strano
disegno, creato con conci di pietra lavica nera, che traccia la forma
stilizzata di un “magico insetto” sulle cui origini e funzioni non sono
mancate disparate attribuizioni. Sembrerebbe trattarsi della figura
dello scarabeo con il suo antichissimo simbolismo legato al significato
geo-astronomico di esatto indice del solstizio d’estate, espressione
delle tradizioni mistico esoteriche dei Normanni e degli Svevi.
Il Palazzo dei
Giurati.
Continuando la salita verso il
Mastio, per chi non soffre di cuore, si può ammirare sulla destra, circa
100 mt dopo il Duomo, il Palazzo dei Giurati, sede del Senato della
Città di Milazzo. Costruito nel primo ventennio del ‘300 è segnato da
una cordonatura mediana avvolgente (cornice marcapiano) e da paraste in
pietra bianca. Ampliato sul lato di nord est da un piccolo corpo
quattrocentesco, tra il 1616 ed il 1637 fu connesso al Monastero
benedettino (vedi la storia del fantasma del castello); il monastero si
apriva sul precipite che guarda Capo Milazzo con ampio spazio
rettangolare ed il chiostro realizzato su due livelli. A seguito di
questa complessa edificazione l’antico Palazzo dei Giurati, venne
trasformato nell’aula della nuova chiesa del Salvatore con abside
quadrangolare verso occidente.
Però
il monastero venne trasferito nel Borgo nel 1755 e l’intera costruzione
fu ristrutturata e tutti i locali divennero sede municipale. Dopo il
1801 anno in cui i civici magistrati si trasferirono nella città bassa,
tale edificio venne abbandonato al degrado ed alle devastazioni.
A proposito di monastero,
sapete che una monaca innamorata fu sepolta viva nelle mura del
Bastione delle Isole? (cfr
Castello, i cupi misteri ). Nelle sere di plenilunio si sentono
degli strani lamenti provenire da quel muro maledetto. La monaca
era innamorata di un soldato inglese, e pare che lui sia stato
appeso dentro una gabbia e lasciato morire di fame!
Il Mastio.
E, dulcis in fundo, il Mastio,
centro e nucleo vitale della Cittadella, che si erge alla sommità di una
rupe (mt 98 s.l.m). Ad un fortilizio arabo-normanno sorto su fondamenta
più antiche che seguirono i lavori voluti da Federico di Svevia
(1237-40) ed eseguiti dall’architetto Riccardo da Lentini.
E’ con Alfonso d’Aragona il “Magnanimo”, che nel 1456 le
mura normanne vengono ristrutturate e trasformate in una più moderna
struttura con merloni irregolari intervallate e difese da 5 robuste
torri semicilindriche a scarpa con cannoniere alte. Tra i due torrioni
accostati, posti all’estremità settentrionale, si apre l’unica porta
d’accesso segnata da un portale gotico con archivolto sul quale, dentro
una cornice romboidale, è lo stemma dei reali di Spagna raffigurante
l’aquila di S. giovanni che regge lo scudo della Spagna unificata con
gli emblemi araldici degli antichi regni di Castiglia, Aragona, Leon,
Navarra e Granada. L’accesso al Mastio è permesso da
un’unica porta ad arco ogivale cordonato da pietra lavica sormontata
anch’essa dallo stemma spagnolo già osservato. Entrati nell’ampio cortile
dove si reperta una grande cisterna che consente l’approviggionamento
idrico durante gli assedi; qui il Castello appare come una struttura
trapezoidale chiusa e difesa ai vertici da 4 torri quadrangolari. La più
grande posta sul lato ovest è detta “Torre Araba” o saracena, di
costruzione mussulmana risalente al X sec. Da segnalare tra i palazzi
del Mastio, la famossima Sala del General Parlamento di Sicilia, così
detta per aver ospitato nel Novembre-Dicembre 1295 il il primo
Parlamento Siciliano presieduto da Federico d’Aragona.