Ritorno all’Acropoli

La città fortificata tra passato e futuro

parte seconda

Tratto da Milazzo Nostra,  il webmaster ringrazia la preziosa collaborazione de “ La Società Milazzese di Storia Patria”.

<  parte prima

 

 

 

Da questo punto di osservazione si tornerà a riflettere sulla funzione delle mura urbane. Esse appaiono non solo come imponenti edifici militari Pianta della Città e del Castello di Milazzo, archivio di Stato di Napoli, 1755 cama anche, soprattutto a partire dalla fase aragonese (di Giacomo e di Federico III), come confine di una città regolata dalle nuove istituzioni del governo municipale. Tra gli edifici e gli spazi pubblici scomparsi, cercheremo le sedi delle istituzioni, introdotte dai due sovrani, nelle quali si amministrava giustizia si sovraintendeva alla difesa, all'ordine pubblico. Porte, palazzi civili, edifici di culto e fortificazioni sono testimoni di quella fase cruciale della cultura civile italiana nella quale il ruolo della 'civitas' emerge come valore riconoscibile proprio attraverso le mura cittadine in contrapposizione al territorio "extra moenia" che è un mondo diverso e distinto, dominio di signorie feudali eternamente in conflitto.

Il territorio fuori le mura.

Al territorio fuori le mura, quello del Capo in particolare,conduceva la Porta delle Isole dietro la quale si erano insediati, con la Chiesa dell'Annunziata, altri edifici di interesse comunitario. Come si vede le aree delle due porte appaiono, nella regola d elle città medievali, aree di attrazione e con tutta probabilità anche luoghi di commercio e di scambio.   Gli sbarramenti difensivi che abbiamo fiancheggiato sul margine della città rinviano al Castello e alle  opere di fortificazione ad esso collegate. Se non limitiamo alle apparenze la lettura delle opere dell'incastellamento alto, allora sarà facile capire le ragioni della loro ubicazione e del loro disegno sullo spartiacque dei due versanti: I'orientale. il versante della marina 'buona', con gli approdi accessibili e riparati, i magazzini del frumento e la tonnara grande; l’'occidentale, il versante impervio delle tempeste di maestrale, utile a scrutare la navigazione nel golfo e in direzione delle lsole.  Capiremo anche perché il mastio e la cinta turrita sono stati funzionalmente orientati in parallelo al litorale da S. Giacomo a Vaccarella, a protezione delle installazioni federiciane del "caricatore del grano" e dei magazzini di ripostaggio annessi. Sul prolungamento della difesa turrita un piccolo bastione a cuspide conclude la serie delle postazioni di guardia e porta significativamente sui due fianchi il disegno degli "occhi di Milazzo" in pietra lavica, simbolo rassicurante che la rocca intera aveva, fino a quel punto, difesa piena e completa e che da li si vigilava sulla Porta delle Isole e sulla rotta dei naviganti in 'avvicinamento". Altre letture incrociate si possono fare se si osservano attentamente le murature del Castello: i numerosi marchi di lapicidi incisi sui blocchi di lava delle torri, e altrove, sede cifrati correttamente sono una preziosa guida visiva per conoscere i tempi e l'organizzazione del cantiere federiciano. Sono infatti come un 'libro mastro' de lavori, trascritto in simboli grafici, e le loro informazioni ci auguriamo che siano state opportunamente vagliate e "utilizzate" anche nei progetti di restauro per una lettura delle fasi costruttive,degli adeguamenti d elle sovrapposizioni, d elle stratificazioni, etc. Quelli ora indicati sono solo alcuni dei percorsi di  conoscenza tracciabili nell'area dell'antico insediamento. Altri possono avere, ad esempio, come oggetto la tipologia delle residenze, delle attività artigiane e delle botteghe mettendo a frutto le citazioni degli atti notarili, e altro ancora. Se sono state sostenute queste ragionevoli associazioni anche nelle soluzioni di restauro e di recupero intraprese, allora le "antiche muraglie" non appariranno più come relitti architettonici anonimi, cui si possono assegnare a piacere nuove e arbitrarie funzioni, ma come parti di quel contesto unitario di straordinaria stratificata ricchezza, in cui gli strati archeologici antichi formano tessuto con gli edifici medievali, cinquecenteschi, seicenteschi e poi moderni: nella totalità della città murata. Non allucinazioni ma verosimili configurazioni, rese possibili dalla sostanziale integrità dei luoghi. Questo ovviamente non significa sacralizzare il passato e tanto meno riprodurlo o riproporlo con mimetismi antistorici:

Il Castello antico di Milazzo

cfr Milazzo antica come appariva attraverso il De Roberto

Nessuno pensa che nel castello ci debbano andare guarnigioni di armigeri, con balestre e catapulte, né che al Convento tornino soccorrevoli monache, che sui bastioni si schierino colubrine e bombarde, evocando memorie improponibili; ma può essere buona idea quella di ripensare la città murata ancora come una grande e movimentata agorà, attraversata da strade, vicoli e piazze esclusivamente in terra battuta, dove possa essere ancora possibile camminare, sostare, conversare, incontrarsi per vedere spettacoli di strada, ascoltare eventi musicali, passare tra installazioni d'arte, mostre e così via, senza il frastuono della città fuori le mura. Negli edifici chiusi rimasti, adeguatamente attrezzati, si potranno frequentare spazi organizzati per le diverse richieste culturali o di svago: di teatro, di musica, d'arte. Penserei anche alla possibilità di offrire alle scuole, e non solo ad esse, un sistema di musei didattici, che la natura del sito renderà'spettacolari', e particolarmente coinvolgenti:
musei 'delle fortificazioni', 'del mare e della navigazione', 'della Città e della Piana', e cosi via, le cui installazioni potranno beneficiare della presenza del contesto esterno senza dovere ricorrere a simulazioni goffamente ricostruttive. C'è dunque in quelle mura una potenzialità di invenzione, o di ricreazione,di enorme portata, con una insidia: quella di teatralizzare il tutto, ovvero di intraprendere la strada delle gratuite invenzioni sceniche o dell'effimero consumismo (fiere delle mercanzie e di produzioni considerate tipiche per le quali, all'occorrenza, si possono approntare luoghi molto più confacenti). L’ antica città dentro le mura dovrà essere vissuta non come una appendice periferica della città attuale, ma come un suo indispensabile completamento. Solo così quella realtà, relegata oltre la 'cinta spagnola', potrà acquistare una dimensione e una qualità importante per tutta la comunità: non sarà occasionalmente evocata per le sue emergenze architettoniche o per la eccezionale giacitura del sito, ma senza sottovalutare queste indiscutibili virtù, anche per un riscoperto sentimento di appartenenza alla “antica madre”.  La Rocca, nell’immaginario della collettività, allora ridiventerà non una realtà archeologica mitica, ma un pulsante “paesaggio mentale”, un luogo di conoscenze da frequentare abitualmente, una palestra di distensione nella quale ciascun visitatore, o meglio ciascun nuovo “abitatore”, potrà costruire i propri viaggi di storia, di cultura, di svago, secondo le proprie inclinazioni e la propria personale sensibilità. Vaneggiamenti? Forse, ma con una certezza : che anche nelle utopie più sfrenate si nasconde un seme di concreta fattibilità.
 

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