|
|
Castello
di Milazzo
COMMENTO STORICO: dalla preistoria all'epoca spagnola.
di Anna Parisi
oppure cfr
indice
di Milazzo
| Link correlati al tema svolto:
Milazzo: il nostro
Castello
Le Necropoli greche e Romane a
Milazzo
Speciale sulle Necropoli orientale e
meridionale di Milazzo
Il nostro Duomo
Antico
Video sul Castello
Castello by Compagnia del Castello, con Elvira Resta |
.
|
|
|
|
Il
Castello di Milazzo complicato intreccio di storie diverse e di diverse
culture, si arrocca su un promontorio alto circa 120 m sui livello del
mare.
Per la sua felice posizione geografica, questo promontorio, detto dai
greci μυλαϊ, che significa “grosso masso”, fu conteso da tutti i grandi
popoli del mediterraneo. La sua conformazione fa supporre, che
anticamente sia stato un'isola appartenente alle vicine Eolie, e con
esse ebbe per molto tempo in comune la cultura e la storia; si pensi al
periodo della civiltà del Milazzese o a quelli successivi, Ausonio I ed
Ausonio II, corrispondenti al 1200 a. C. circa, attestati anche a
Milazzo, proprio nella valle a nord-est del castello.
|
.
|
| .
|
La necropoli in contrada Caravello, dove sono state trovate tombe che
rivelano sia il rito dell'incinerazione, sia quello dell'inumazione,
caro ai popoli del sud-est del mediterraneo, ci fa ipotizzare
l'esistenza di un'acropoli sul promontorio, già dal 4000 a.C.
È con i Siculi che la pianura, formatasi dai detriti dei fiumi
Floripotema e Mela, divenne un florido centro agricolo; questa
popolazione fu sottomessa, intorno al 6° secolo a.C. dalle popolazioni
greche di Zancle (l'odierna Messina), e quindi Milazzo fu trasformata in
una "polis" fortificata.
La sottomissione a Messina durò fino al 270 AC, quando il siracusano.
Gerone II, occupò Milazzo.
In un punto di transito delle rotte commerciali, divenne porto sicuro
per le navi che da Roma si dirigevano nelle numerose colonie del basso
mediterraneo, da dove importavano soprattutto olio e grano.
Proprio questo tratto di mare è stato teatro di due importanti battaglie
navali:
Nel 260 a.C. la prima guerra Punica, tra cartaginesi e romani, guidati
da Caio Duilio, in cui furono usati, per la prima volta, i famosi
ponteggi ad uncino, che agganciavano le navi nemiche. Nel 36 a.C.
Milazzo diventava importante base navale di Sesto Pompeo, e nelle sue
acque era combattuta una battaglia che si concludeva con la vittoria di
Ottaviano su Sesto; in seguito a ciò, alla città fu consegnata l'aquila,
come simbolo civico, con il motto "Aquila mari imposita Sexto Pompeo
superato". Il 12 luglio del 1997 nella Sala del Parlamento è stata
inaugurata una Mostra d'Archeologia Subacquea.
Nel momento in cui la nuova religione islamica fece degli arabi un
popolo unito e compatto, iniziò la conquista mussulmana del
mediterraneo. Essi, dopo essersi impadroniti delle maggiori isole del
mediterraneo orientale, nell'836 si trovavano in Sicilia, in tutta la
provincia di Messina, e nell'843 Fadh Ibn Giàfar, espugnò Milazzo.
Gli arabi trasformarono quest'ultimo in un florido centro agricolo e
commerciale, con la creazione del vallo di Milazzo e con l'introduzione
della pesca del tonno
su tutto il litorale di ponente, e non solo nella
nostra arca.
La prima costruzione visibile, ancora oggi, sul nostro promontorio è la
"Torre Saracena", definita erroneamente così, quando in realtà è una
Torre Normanna, probabilmente del 10° sec, di cui però, non abbiamo
notizie certe. A fianco potete vedere un'immagine storica del 2006. Oggi
la scalinata è stata demolita durante lavori di restauro ed ha fatto
emergere alla luce un bellissimo pavimento normanno che è possibile
vedere nelle foto a seguire.
Essa si ergeva sul promontorio insieme a basse
costruzioni e "dilettosi giardini",come ci tramanda lo storico arabo Edrisi nel suo "Libro di re Ruggero", intorno al 1138, con un'altezza
pari al doppio di quella odierna. Oggi ci appare nel suo insieme, come
il risultato delle trasformazioni fatte dagli Aragonesi, in seguito.
Essa, infatti, fu abbassata per evitare che, colpita potesse rovinare
sul mastio; la sua base fu ridotta per lasciare posto alla nuova rampa
di scale che portavano alla sala del parlamento, e aperta per adattarla
a carcere.
L'eredità araba fu ripresa dai nuovi conquistatori: i Normanni. Essi
furono abili politici c navigatori, ma non avevano una propria arte,
quindi si appropriarono "di quella araba proteggendola e diffondendola
in tutta la Sicilia
L'invasione dell'isola fu capeggiata da Ruggero, figlio di Tancredi d'Altavilla,
con una crociata cristiana contro gli infedeli, nel 1061. La dominazione
normanna si concluse nel 1186, quando Enrico 6°(figlio di Federico
Barbarossa), sposò Costanza d'Altavilla, cosi il castello passò in mano
agli Svevi ma la sua morte prematura, nel 1197, creò un vuoto di potere
sia in Germania, perchè imperatore, sia in Italia, in quanto re di
Sicilia. Il Papa di quel tempo, Innocenzo III, approfittò di ciò per
imporre il suo ideale teocratico, facendo rinchiudere il figlio di
Costanza, il piccolo Federico II, a Palermo. In seguito ad alcuni
fortunosi eventi, Federico II di Svevia riuscì a riprendere il suo
posto, dando una svolta decisiva alla storia ed alla cultura del nostro
paese. Egli fu il grande ideatore della Scuola Poetica Siciliana, da cui
mossero i primi passi gli Stilnovisti. Con la Costituzione di Melfi del
1231, "Primus Inter Pares", accentrò il potere nelle sue mani,
contrastando il Papa. Fece della Sicilia la base della sua potenza
economica e militare, rafforzò, quindi, i castelli di Augusta, Lentini e
Milazzo, come rivelano le lettere tra il sovrano e il suo architetto,
Riccardo da Lentini, intorno al 1237. Il nostro castello rispecchia,
nella sua semplicità, le caratteristiche dei castelli svevi sparsi in
tutta l'Italia meridionale:
- pianta quadrangolare con otto torri disposte in posizioni strategiche,
4 agli angoli, secondo i punti cardinali e 4 mediane, a metà di ogni
singolo lato, per rafforzare le mura;
-ingresso principale, con secondario sul lato opposto, ormai chiuso e
nascosto dalla costruzione di"nuove" celle.
Legato alla cultura araba, Federico II portò il suo amore per questa
cultura anche nella nostra fortezza; ciò spiega alcune caratteristiche
presenti anche nella Sala del Parlamento. Questa grande stanza destinata
per le riunioni pubbliche, è costituita:
- da quattro archi a sesto acuto in pietra lavica, che la dividono in 5
campate;
- da 2 grandi finestre, una delle quali nel vano minore non visitabile,
che presumibilmente erano delle bifore;
- da un grande camino che originariamente occupava la zona centrale
dell'ampio locale.
Sotto potete vedere una
"chicca", si tratta di un selciato originale normanno riesumato durante
lavori di restauro ai piedi della Torre Normanna, erroneamente definita
Torre Saracena. Potete ammirare l'aspetto a "schiena di pesce", che era
molto conosciuto dai Normanni il cui motivo, a comprova dell'originalità
del selciato, è riportanto nella sommità della Torre. Il pavimento è
realizzato con mattoni di origine romana, che i Normanni avevano, per
così dire, presi in prestito e riutilizzato, com'era nel loro costume,
da qualche opera ancora più antica, appunto di origine romana.
La pietra lavica è presente in tutto il castello, non solo perché cara
agli arabi e a Federico II, ma anche perchè economica. Essa era
importata dalle isole Eolie, quindi il suo trasporto, in quanto per via
mare, era meno costoso. La pietra lavica, molto resistente, utilizzata,
infatti, per rafforzare i cantonali delle torri, è usata anche come
decorazione sulla cinta aragonese, meglio su una parte di mura che
risale probabilmente al tardo 1300. La decorazione rappresenta un
"Magico Insetto", uno Scarabeo che anticamente era legato alla
simbologia del sole. La sua posizione verso oriente ci fa pensare ad un
significato geo-astronomico che indica il solstizio d'estate, anche se
non mancano altre ipotesi, quale quella che dà all'insetto il
significato di inespugnabilità del castello, molto cara agli arabi, in
effetti, il nostro castello è nato come fortezza, e nel suo genere e uno
dei più grandi in tutta Europa. Prima di parlare degli interventi che
gli aragonesi fecero sul nostro promontorio dal 1442 al 1503, dobbiamo
ricordare la dominazione angioina (1268-1435). in questo periodo di 165
anni, si susseguirono sci re, due regine e varie guerre L'evento più
importante che si ebbe in quegli anni fu la guerra dei Vespro del 1282,
durante la quale gli Angioini furono scacciati completamente dalla
Sicilia. I Siciliani si appoggiarono a Pietro III d'Aragona, che aveva
sposato la figlia di Manfredi, Costanza di Svevia, e con la Pace di
Caltabellotta del 1302, si stabiliva che la Sicilia sarebbe passata
sotto la casa aragonese, con Federico III d'Aragona. Un'altra data da
ricordare, nell'ambito della lotta tra Aragonesi e Angioini, è il 1295,
anno in cui, tra novembre e dicembre, si riunì il General Parlamento di
Sicilia, presieduto da Federico II d'Aragona per giudicare il fratello
che voleva donare la Sicilia a Carlo d'Angiò. Proprio da allora, la
stanza voluta da Federico II di Svevia, con Federico II d'Aragona, fu
chiamata del Parlamento. In questo periodo di precarietà i sovrani non
ebbero molte occasioni per occuparsi del nostro castello, solo Alfonso
d'Aragona ebbe la possibilità di realizzare nuove opere difensive e di
rafforzare con una struttura a scarpa, le mura più antiche.
Alla cortina furono affiancati 5 bastioni semicilindrici a scarpa, per
potere unire le cannoniere agli archi e alle catapulte due di questi
bastioni, che hanno dimensioni diverse, nascondono l'ingresso lardo
gotico, sormontato dallo stemma dei reali di Spagna, Isabella e
Ferdinando "I Cattolici". Esso raffigura l'aquila di San Giovanni che
regge lo scudo della Spagna unificata con gli emblemi araldici degli
antichi regni di Castiglia, Aragona, Leon, Navarro e Granata
Al primo ventennio del 1300 risale la costruzione del Palazzo dei
Giurati, segnato da un marcapiano e da paraste in pietra bianca. Tra il
1616 e il 1637, accanto a questa prima costruzione, nata sull'arca di
una piccola chiesa del S. Salvatore, fu creato, sul corpo
quattrocentesco di nord-est, il Monastero Benedettino. In seguito, una
parte del palazzo dei Giurati fu trasformata in nuova chiesa del S.
Salvatore con abside quadrangolare. Nel 1755 l'edificio, ristrutturato e
riadattato divenne Sede del Senato della città e banco pubblico, fino al
1801, quando i magistrati si trasferirono nella parte bassa della città.
Durante la dominazione Spagnola, la città vive un momento di grande
splendore e accresce la sua importanza strategica, per questo e
racchiusa da una nuova cinta muraria.
Milazzo diviene un fondamentale nodo strategico per la difesa
dell'isola, investita dal pericolo della guerra franco-turca, perciò si
costruiscono torri d'avvistamento e nuovi quartieri militari. A tale
scopo nel 1585 venne dato inizio alla costruzione, ai piedi della città
murata, di grandi edifici che servivano da presidio militare, queste
sedi fuse, abbandonate, divennero le prime dimore della popolazione
sulla piana, dando inizio alla creazione della città così come la
conosciamo oggi.
La costruzione della nuova cinta muraria voluta da Cario V di Spagna (
che stanziò per fortificare Siracusa, Trapani e Milazzo, intorno ai
100.000 fiorini ), fu iniziata a partire dal lato nord, nel 1523 dal
viceré di Sicilia Ettore Pigliatelli. Fu ultimata attorno al 1575, dopo
aver visto gli interessamenti del viceré dei Gonzaga, Marcantonio
Colonna e di Lorenzo Suaiez De Figueroa al servizio di Filippo III di
Spagna. Fra gli architetti regi che si dedicarono alla costruzione di
queste due robuste muraglie parallele unite da una grande volta a botte,
ricordiamo: il bergamasco Antonio Ferramolino, il palermitano Orazio Del
Nobile, il fiorentino Camillo Camilliani e il monrealese Pietro Novelli.
Mi soffermerei su questi ultimi due artisti, il primo perché autore del
progetto rinascimentale del Duomo, il secondo, perche a lui si devono,
non solo i due revellini al di fuori delle mura spagnole, in arguito
allo stanziamento di 5.000 fiorini, intorno al 1643, ma anche gli altari
in marmi policromi che anticamente si trovavano all'interno del duomo,
poi distrutti, quando fu adattato a ospedale, dai garibaldini.
Il Duomo iniziato nei 1608, come si e già detto da Camillo Camilliani,
discepolo di Michelangelo, è uno dei pochi esempi d'arte
tardo-rinascimentale in Sicilia. Nel 1600, infatti, nell'Italia dei sud
troviamo già diffusissimo il barocco inaugurato e benedetto nel 1616.
Nel 1642 fu solennemente dedicato a Santa Maria Assunta, nel 1698 si
ebbe la posa della prima pietra della sacrestia, poi inaugurata nel
1704, le cappelle marmoree del SS Sacramento e della Madonna delle
Grazie, vennero ultimate nei 1724. Nel 1680 la chiesa fu consacrata a
Santo Stefano. II chiaro timbro toscano è individuato all'esterno dalle
paraste a coppia a forte rilievo in pietra arenaria, con capitelli
corinzi e compositi, scolpiti da Domenico La Maestra nel 1621. Il
coronamento che fu completalo nel 1696 non prevedeva l'innalzamento di
una torre campanaria, per non turbare l'equilibrio dell'ambiente
circostante, mentre la cupola fu ridimensionata nell'altezza e privata
di tamburo per non ostacolare il tiro delle artiglierie
Quest'inconveniente è stato felicemente risolto con lo slancio dato alla
curva della cupola
oppure cfr
indice
di Milazzo
|
|