--> La cianosi

CIANOSI

appunti del dott. Claudio Italiano                vedi anche l'indice della visita del paziente  indice di pneumologia

 

 

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Cfr emogas

 

cianosi del paziente, notare la cianosi del lobo dell'orecchio mentre il paziente desatura e la posizione ortopnoicail paziente che ventila male

Il paziente con sindrome mediastinica

Soffocamento

La fame d'aria, il paziente affannato

lo scompenso

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La riacutizzazione della bronchite cronica ostruttiva

La difficile cura della riacutizzazione della bronchite cronica, introduzione

La difficile cura della riacutizzazione della bronchite cronica, beta-2 stimolanti, mucolitici, ossigenoterapia

 enfisema

 

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Con il termine cianosi (dal greco kyànosis, formato su kyànos, azzurro, livido) è uno stato di colorazione bluastro della pelle e delle mucose, dovuta o alla presenza nel sangue di più di 5 g/100 ml di emoglobina ridotta (non ossigenata) o di composti anomali emoglobinici come la metaemoglobina o la solfoemoglobina. Essa è in genere più marcata a livello delle labbra, del let­to ungueale, delle orecchie e degli zigomi. Il colorito acceso del­la cute, caratteristico della policitemia vera, va di­stinto dalla cianosi vera, discussa in questo paragrafo. Un colo­rito rosso ciliegia, anziché riconducibile a cianosi, è dovuto alla carbossiemoglobina (cfr intossicazione da monossido di carbonio).

 

 

Cause di cianosi

La cianosi si divide in centrale e periferica:

 

interstiziopatiaCIANOSI CENTRALE

 

Ridotta saturazione arteriosa dell'ossigeno

Pressione atmosferica diminuita (elevate altitudini)

Alterazioni della funzione polmonare

Ipoventilazione alveolare

Alterato rapporto ventilazione-perfusione (perfusione di alveoli ipo-ventilati)

Alterata diffusione dell'ossigeno Shunt anatomici

Alcuni tipi di cardiopatie congenite

Fistole polmonari arterovenose

Piccoli shunt intrapolmonari multipli

Emoglobina a bassa affinità per l'ossigeno

Emoglobine anomale

Metaemoglobinemia (ereditaria, acquisita)

Solfoemoglobinemia (acquisita)

Carbossiemoglobinemia (cianosi non vera)

 

 

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cianosi periferica

Riduzione della gittata cardiaca

Esposizione al freddo

Ridistribuzione del flusso sanguigno dalle estremità

Ostruzione arteriosa

Ostruzione venosa

 

 

Il grado di cianosi è influen­zato dalla qualità del pigmento cutaneo, dal colore del plasma, dallo spessore della cute e dallo stato dei capillari cutanei. In­dividuare e definire il grado di cianosi richiede una valutazione clinica accurata ed è comunque difficile, come risulta dagli stu­di di ossimetria. Talvolta è possibile riconoscere la cianosi di ti­po centrale quando la saturazione arteriosa cala a livelli dell'85%; altre volte non si evidenzia finché la saturazione non sia scesa sino al 75%, in particolare nei soggetti di pelle scura.

Due possono essere le cause di aumento dell'emoglobina ri­dotta con conseguente cianosi:

1) un aumentato quantitativo di sangue venoso nella cute, per dilatazione delle venule o delle terminazioni venose dei capillari;

2) una ridotta saturazione di ossigeno a livello dei capillari. Solitamente, la cianosi si rende evidente quando la concentrazione media di emoglobina ridot­ta a livello dei capillari supera i 5 g/dl (50 g/1). Il fattore critico nello sviluppo della cianosi è la concentrazione assoluta di emo­globina ridotta e non quella relativa. In un paziente gravemen­te anemico, la concentrazione relativa di emoglobina ridotta nel sangue venoso può essere molto alta se considerata in rapporto alla quantità totale di emoglobina presente, ma poiché quest'ul­tima è notevolmente diminuita, la concentrazione assoluta di emoglobina ridotta può essere ancora bassa; ne consegue che nell'anemia grave, anche quando vi sia una marcata desatura­zione arteriosa, la cianosi non si manifesta. Al contrario, tanto più elevata è la quantità di emoglobina totale, tanto maggiore è la tendenza a sviluppare cianosi; pertanto pazienti con policitemia di grado marcato divengono cianotici a livelli di saturazio­ne arteriosa di ossigeno superiori rispetto ai pazienti con valori normali di ematocrito. Analogamente, una condizione distret­tuale di stasi, che provochi localmente un aumento della quan­tità totale di emoglobina ridotta, determina la comparsa di cia­nosi. Infine, la cianosi può anche comparire quando sia presen­te in circolo una forma di emoglobina funzionalmente non atti­va, come la metaemoglobina o la solfoemoglobina.

 

La cianosi si suddivide in due tipi:

a)       centrale

b)        periferica.

 

Il tipo centrale è dovuto o a una desaturazione arteriosa o alla pre­senza di un derivato anomalo dell'emoglobina e si caratterizza per l'interessamento sia cutaneo sia mucoso.

 Nel tipo periferico, invece, la saturazione arteriosa è normale e la cianosi è cau­sata da un rallentamento della circolazione distrettuale e da un'eccessiva cessione di ossigeno. Questi fenomeni si verificano per vasocostrizione e riduzione del flusso ematico periferi­co, come nell'esposizione al freddo, nello shock, nell'insuffi­cienza cardiaca congestizia e nelle vasculopatie periferiche. Spesso, in questi casi, la mucosa del cavo orale o quella su­blinguale è risparmiata. La distinzione clinica fra cianosi cen­trale e periferica non è sempre facile e in alcune situazioni, co­me lo shock cardiogeno con edema polmonare, possono essere presenti entrambi i tipi di cianosi.

APPROCCIO  AL  PAZIENTE

 

   Nella  corretta   definizione eziologica della cianosi sono importanti alcuni aspetti:

1.  L'anamnesi, con particolare riferimento al periodo di comparsa della cianosi (una cianosi presente sin dalla nascita è, generalmente, espressione di una cardiopatia congenita) e all'eventuale esposizione a farmaci o agenti chimici re­sponsabili della produzione di emoglobine anomale.

2.  La differenziazione clinica fra cianosi centrale e periferica. Da un lato, la presenza di malattie dell'apparato respi­ratorio o cardiocircolatorio può essere dimostrata median­te esame obiettivo o radiografico; dall'altro, manovre che inducono un aumento del flusso distrettuale (massaggio o blando riscaldamento di un'estremità cianotica) sono in grado di far regredire la cianosi di tipo periferico, ma non hanno effetto su quella di tipo centrale.

La presenza o l'assenza di ippocratismo digitale (ippocratismo digitale senza cianosi è un reperto frequente nei pazienti con endocardite batterica e in quelli con colite ulcerosa; è occasionale nei soggetti sani e, talvolta, può essere espressione di patologie professionali, co­me per esempio nei lavoratori che fanno uso del martello pneumatico. Una modesta cianosi alle labbra e alle gote senza ippocratismo digitale è un riscontro frequente nei pa­zienti affetti da stenosi mitralica ed è verosimilmente do­vuta a un'ipossia arteriosa minima (secondaria ad altera­zioni polmonari di tipo fibrotico da stasi cronica) e alla ri­duzione della gittata cardiaca. La presenza as­sociata dei due fenomeni, cianosi e ippocratismo digitale, è un reperto frequente in alcuni tipi di cardiopatie conge­nite e occasionale in alcune malattie polmonari, come l'a­scesso polmonare o gli shunt polmonari arterovenosi. L'ip­pocratismo digitale non è mai presente nella cianosi di ti­po periferico né in quella acuta di tipo centrale. La determinazione della tensione di ossigeno nel sangue arterioso o della saturazione arteriosa dell'ossigeno e l'a­nalisi spettroscopica e altre indagini ematochimiche per l'i­dentificazione di emoglobine anomale.

 

 

DIAGNOSI DIFFERENZIALE

Cianosi centrale. La diminuzione della saturazione arteriosa di ossigeno deriva da una marcata riduzione della tensione di ossigeno nel sangue arterioso. Ciò può accadere per una riduzione della ten­sione di ossigeno nell'aria inspirata senza che si verifichi un'iperventilazione alveolare compensatoria in grado di mantenere invariata la tensione alveolare di ossigeno. Se si sale a un'alti­tudine di 2500 m, la cianosi non si evidenzia in modo signifi­cativo, ma se si procede ulteriormente fino a un'altitudine di 5000 m essa diviene molto spiccata. La spiegazione del feno­meno risulta chiara quando si analizzi la morfologia a S della curva di dissociazione dell'emoglobina. A 2500 m la tensione di ossigeno nell'aria inspirata è circa 120 mmHg, quella alveolare di circa 80 mmHg e l'emoglobina risulta satu­rata in modo pressoché completo, mentre a 5000 m le tensioni di ossigeno atmosferica e alveolare sono rispettivamente pari a 85 e 50 mmHg e a questi livelli la curva di dissociazione dell'emoglobina dimostra che il sangue arterioso è saturato solo per il 75% circa. Ciò significa che il 25% dell'emoglobina è in forma ridotta, un quantitativo che è chiaramente sufficiente per dar luogo, in assenza di anemia, alla cianosi. Analogamente, un'e­moglobina anomala con bassa affinità per l'ossigeno (per es., l'emoglobina Kansas) provoca una diminuzione della satura­zione arteriosa di ossigeno con conseguente cianosi di tipo cen­trale.

Anche una marcata compromissione della funzione pol­monare da ipoventilazione alveolare o da perfusione di zone polmonari ipoventilate o non ventilate è causa frequente di cia­nosi di tipo centrale. Il fenomeno può manifestarsi acutamente, come nella polmonite massiva o nell'edema pol­monare, oppure può avere un carattere di cronicità, come av­viene per le malattie polmonari croniche (per es., l'enfisema). In quest'ultimo caso è presente, in genere, anche policitemia e talvolta può comparire ippocratismo digitale. Tuttavia, in mol­te malattie croniche polmonari con fibrosi e obliterazione dei ca­pillari polmonari la cianosi non si manifesta, in quanto le zone ipoventilate sono relativamente poco perfuse.

Un'altra causa di ridotta saturazione arteriosa dell'ossigeno è lo shunt di sangue venoso sistemico nella circolazione arteriosa. In alcuni tipi di cardiopatie congenite è infatti presente cianosi. Dato che la direzione del flusso sanguigno è determinata in genere dal gradiente pressorio, perché si verifichi uno shunt destro-sinistro nelle cardiopatie congenite con comu­nicazione arterovenosa è necessaria, di solito, la coesistenza o di una lesione ostruttiva nel sistema venoso a valle del difetto o di resistenze vascolari polmonari elevate. La cardiopatia congenita più frequentemente associata a cianosi nell'adulto è la com­binazione di difetto del setto interventricolare con stenosi del tratto di efflusso del ventricolo destro (tetralogia di Fallot). Le fistole polmonari arterovenose possono essere congeni­te o acquisite, solitàrie o multiple, microscopiche o massive; il grado di cianosi che ne consegue è in funzione del numero e dell'ampiezza delle fistole. Esse sono presenti, con una certa fre­quenza, nella teleangectasia emorragica ereditaria. Anche in alcuni pazienti cirrotici si verifica una desaturazione arteriosa di ossigeno, verosimilmente per la presenza di fistole arteroveno-se polmonari o di anastomosi tra le vene del sistema portale e quelle polmonari.

Cianosi periferica Probabilmente la causa più frequente di cianosi periferica è la vasocostrizione generalizzata che si pro­duce per esposizione al freddo (aria o acqua). Questo tipo di ri­sposta è fisiologico. Quando la gittata cardiaca si abbassa, co­me avviene nell'insufficienza cardiaca congestizia e nei gravi stati di shock, la vasocostrizione cutanea consente, come mec­canismo compensatorio, la deviazione del sangue verso i distretti più vitali come il sistema nervoso centrale o il cuore, a scapito delle estremità che divengono fredde e intensamente cianotiche. Anche se la saturazione arteriosa di ossigeno è nor­male, la cianosi compare ugualmente per l'effetto combinato della diminuzione del flusso a livello cutaneo e della riduzione della tensione di ossigeno alle estremità venose dei capillari.

Nella trombosi arteriosa di un arto, che si può verificare per fenomeni embolici, così come nella vasocostrizione arteriolare conseguente a un vasospasmo indotto dal freddo (fenomeno di Raynaud; )in genere la cute si presenta localmente pallida e fredda, ma può anche essere lievemente cianotica. In caso di ostruzione venosa con congestione e stasi del flusso san­guigno dell'arto, è presente anche cianosi. L'ipertensione veno­sa distrettuale (che si osserva nella tromboflebite) o generaliz­zata (come nella valvulopatia tricuspidale o nella pericardite co­strittiva) determina la dilatazione dei plessi venosi subpapillari, intensificando la cianosi.

 

 

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