CLISTERE o ENTEROCLISMA

 

appunti del dott. Claudio Italiano

Link correlati al tema: Fecalomi La stitichezza: varie cause, compresa la stipsi nel colon irritabile, inertia coli ecc  La stitichezza:  introduzione al tema della cura  La stitichezza: dieta, fibre, lassativi osmotici e di massa  La stitichezza: lassativi irritanti, procinetici e bio-feed-back  La stitichezza: uso di plantago ed alfa galattosidasi

 
L’uso del clistere si perde nella notte dei tempi. In tutta l’America Latina esistono indizi archeologici ed etnografici sulla pratica di introdurre medicine o inebrianti per via rettale, utilizzando siringhe in ceramica, osso o altro materiale; pratica ancora comune presso diverse tribù indigene. Tabacco, Anadenanthera, ayahuasca, Brugmansia, datura, pulque e altre droghe venivano introdotte per via rettale. Tuttavia non sempre è indicato il suo impiego. Ma l'uso del clistere non è scevro da rischi. Occorre prestare attenzione al fatto che spesso quando l’alvo è chiuso alle feci lo può essere anche ai gas (!) e che questa evenienza di ha nelle condizioni di “addome acuto”. Talora questa condizione si verifica nel paziente anziano (cfr addome acuto anziano). Quindi praticare un clisma ad un paziente che non evacua, specie se il paziente ha dolore addominale, è un rischio. Il clistere presenta però alcuni rischi, ma in mani esperte è un buon sistema per la soluzione della stipsi, specie se essa è una stipsi da cause neurogene che interessano gli ultimi tratti del colon ed è il sistema più utile e meno dannoso possibile per risolvere il problema.

Tuttavia si deve tener conto dei seguenti accorgimenti:   la soluzione di lavaggio deve essere sterile, allo scopo evitare l’apporto di batteri patogeni che normalmente non sono presenti nel colon, es. gli stafilococchi; la quantità di soluzione da somministrare per un clistere di evacuazione o di pulizia non deve superare 1500 ml ed essere di norma circa 1000 ml. La soluzione  deve essere infusa fino alla fuoriuscita di liquido chiaro, cioè è possibile ripetere il clisma. Nei bambini il volume totale del clistere dipende dall’età e dal peso del paziente; inoltre nelle condizioni di megaretto i clisteri sono ripetuti e si possono usare dosi da adulto. Altrimenti un'indicazione approssimativa è di 30 ml per ogni anno di età; la temperatura non deve essere superiore a 37.5° C per evitare un'irritazione fisica della mucosa con ustioni: la pressione di incisione sarà di circa 30 cm H2O (corrispondente all'altezza del recipiente rispetto all'ano, con il paziente in posizione laterale. Non deve essere maggiore per evitare, in caso di clistere a base di acqua, l'intossicazione da acqua e l'eccessivo traumatismo della mucosa: la frequenza dei clismi per pulizia o evacuazione non deve essere superiore a 2 al giorno, iniziando nelle 48-72 ore prima dell'esame o del trattamento:  non si devono mai adoperare beccucci metallici o di gomma pura come negli schizzetti, che sono tagliati di sbieco, ma cateteri di gomma morbida ben  lubrificati o cannule di plastica con disegno della punta ogivale che vanno lubrificati al momento dell'introduzione insieme alla regione del canale anale; il dito indice deve esplorare eventuali lesioni  emorroidarie e guidare dolcemente l’introduzione della cannula. Mai alla cieca! Nei clisteri evacuanti, durante l'introduzione del liquido, il paziente giace sul lato sinistro e poi viene girato. Tale metodica permette di utilizzare la gravità e di agevolare il passaggio del liquido all'interno del colon discendente che, cosa sappiamo dall’anatomia, discende, appunto, dal fianco sinistro per portarsi medialmente ed in basso e dietro fino all’apertura anale. Il paziente, perciò, giace con le cosce e le gambe flesse, con la gamba destra più in avanti. Girando poi il paziente sul lato destro si tende a trasferire, attraverso il colon trasverso, il liquido alla parte destra. In tal modo si stimola efficacemente la peristalsi e l'azione sarà più completa.Enteroclisma da viaggio I raccordi duri e la sonda vanno sterilizzati. I tipi più moderni sono costituiti da sistemi da usare solo una volta. Alcuni funzionano per forza di gravità, essendo dotati di un lungo tubo, altri per compressione di una sacca di plastica; la soluzione da usare può essere costituita da acqua corrente, da soluzione fisiologica, da acqua e sapone (30 gr di sapone in 600 ml di acqua) ma occorre prestare attenzione al tipo di sapone che usate, per cui è meglio evitare. Altre volte si impiega acqua più fostato e bifosfato di sodio, acqua e glicerina, fino a 16 ml di glicerina pura); gli anglosassoni preferiscono clisteri di latte e melassa (200 ml di latte e 45 gr di melassa) o clisteri medicati, con salazopirina e ptednisolone (20 mg) in acqua nelle condizioni di retto colite ulcerosa dove tali soluzioni sono già pronte all’uso. Se il paziente è notevolmente costipato e l'intestino contiene masse solide di feci (cfr fecaloma), queste possono essere ammorbidite effettuando il clistere la notte e procedendo ali evacuazione al mattino con un clistere al sapone oppure con un clistere di bile bovina (15 ml di soluzione di bile bovina; 15 gr di sapone in 300 ml di acqua oppure 150 ml di soluzione di bile bovina e 150 ml di olio d'oliva). Con l'introduzione di agenti umidificanti e di stimolanti intestinali « innocui », è entrato in uso il « microclistere » costituito da soluzioni di citrato di sodio, sorbitolo, dioctilsolfosuccinato  (in tutto 5-20 ml) oppure bisacodile (50 mg), glicerina (5 ml) e acqua fino a 20 ml. Infine ricordiamo, per curiosità, che l’impiego del clistere si è esteso negli ultimi tempi anche a pratiche erotiche discutibili che, comunque, trovano la loro giustificazione nel fatto che in questo modo si ottiene la toilette del canale anale e si evitano spiacevoli infezioni e/o prostatiti, col rischio, tuttavia, delle cosiddette “lesioni da acqua” se il clistere è ripetuto con insistenza e con impiego dei liquidi più disparati, come pratica di “bondage” con l’intento, appunto, di schiavizzare e fare del male al partner sessuale.
 

Complicanze.

Gli effetti dell'intossicazione da acqua che possono comparire con i lavaggi abbondanti e ripetuti sono dovuti alla iposmolarità dell'acqua nei confronti dei liquidi biologici e quindi all'eccessivo assorbimento con conseguente diluizione del mezzo interno. Oltre all'intossicazione d'acqua, i clisteri Implicano il rischio di perforazione legato all'eccessiva pressione e alla presenza di lesioni quali ulcere o diverticoli, nonché di perforazioni ed ulcerazioni per un uso incongruo della cannula di lavaggio. Se il liquido è troppo freddo o troppo caldo, il clistere può provocare un grave shock.
 

oppure cfr indice di gastroenterologia