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La
coagulazione- parte I
appunti del
dott.
Claudio Italiano oppure cfr indice
argomenti vascolare
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.
“Dottore, perché debbo fare una cura di prevenzione alla trombosi? Perchè faccio la terapia col sintrom o col
coumadin (cfr Terapia
con anticoagulanti orali)? Perchè debbo
assumere la cardioaspirin o la ticlolopidina? Perchè ho la trombofilia?
Oggi l’approccio alla prevenzione delle
patologie è globale, cioè tiene conto di diverse problematiche, allo
scopo di prevenire il danno d’organo. Prima di parlare di trombosi vi
invitiamo a leggere le altre pagine pertinenzi di cui all'indice di
gastroepato
:
La coagulazione del sangue
- generalità
L’organismo è una
macchina perfetta che, tra le sue funzioni più importanti ai fini della
vita, prevede la coagulazione del sangue. Quanto questo processo sia
utile, è a tutti noto: basti pensare ad una donna che partorisce, quando
al momento del secondamento, cioè quando si stacca dall’interno
dell’utero la placenta, dopo che il bambino è nato, si attivano i meccanismi della coagulazione, ed
è questa una fase delicatissima nella vita della donna, nel senso che lo
stesso processo, se esageratamente amplificato, può condurre a coagulopatie
da consumo, la CID o, al contrario, se deficitario, ad
un'emorragia imponente che necessita di interventi importanti per la sua
risoluzione. Se, tu, navigatore, vuoi capire qualcosa di più, noi di
gastroepato cercheremo in maniera semplice ed accessibile a tutti,
di spiegarti i meccanismi che sottendono alla coagulazione ed alla
fibrinolisi, cioè il processo inverso, alla malattia ischemica, sia essa
l'infarto
del miocardio o l'ictus
cerebrale o la
arteriopatia obliterante cronica ostruttiva.
Lo scopo dell’emostasi, cioè del meccanismo che
porta alla stasi della fuoriuscita del sangue, è quello di formare
appunto una sorta di “tappo” alla breccia di un vaso sanguigno,
impiegando i costituenti stessi del
sangue, che prima sono delle sostanze inattive e che, poi, si attivano,
nel miracolo
della vita, quando serve, cioè quando devono trasformarsi nei prodotti
attivati della cascata della coagulazione.
In
sintesi due sono le tappe principali di questo meccanismo:
-
la
protrombina in
trombina che, a sua volta, agisce sul
-
fibrinogeno trasformando in un
prodotto stabile, detto “fibrina”,
La fibrina è una
proteina filamentosa, che a modo di una rete, impiglia
in sè le piastrine, altri componenti del sangue, dosabili all'emocromocitometrico,
e
si forma così un coagulo stabile, cioè il “tappo” di cui parlavamo
prima e che impedisce a
fuoriuscita del sangue. Fin qui tutto sembrerebbe semplice se non fosse
per il fatto che i
fattori della coagulazione sono molteplici e che ne esistono alcuni che
funzionano da regolatori. Ossia, se il sangue avesse solo la tendenza a
coagulare
avremmo il fenomeno della
malattia tromboembolica e, viceversa, se ciò
non accadesse, all’opposto saremmo affetti da altre malattie come per esempio
tutte le
malattie da deficit della coagulazione, le piastrinopenie, l’emofilia o
le coagulopatie in corso di
epatopatia. Affinché sia assicurata
un’efficiente emostasi è necessario che siano perfettamente funzionanti
tre compartimenti :
·
La parete dei vasi arteriosi e venosi che deve essere
integra
·
Le piastrine che sono alla base di tutto il processo
grazie alle sostanze che contengono
·
I fattori della coagulazione.
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I fattori della
coagulazione sono proteine circolanti nel sangue e prodotte quasi tutte
dal fegato, grazie all’utilizzo della vitamina K antiemorragica; basti
pensare che è proprio su di essa e sull’antagonismo con essa che si basa
la terapia con anticoagulanti orali, o
tao.
Se ne conoscono una dozzina circa, indicati in
genere con un numero romano (es fattore VII, VIII o IX) o con il loro
nome proprio (es. fibrinogeno). Essi hanno la caratteristica peculiare
di agire in sequenza, uno dietro l’altro, e ad ogni tappa il fattore,
che circola inattivo nel sangue, viene attivato ed agisce sul fattore
successivo, che viene attivato a sua volta.
Gli inibitori della coagulazione
Ma non è sempre utile che avvenga la coagulazione, perché,
specie nell’anziano, nel soggettocon
aritmie,
o che è stato già affetto da
ictus, con
tromboembolismovenoso, flebopatia e trombosi venosa profonda,
o nella donna che assume contraccettivi, essa rappresenta un rischio per la vita e non un vantaggio. Da qui,
come si diceva, è indicato l’impiego di farmaci che si oppongono alla cascata
coagulativa ed alla trombosi, come per esempio gli antiaggreganti
(aspirina), le eparine che agiscono sul trombo rosso venoso, il
dicumarolo, il clopidogrel, di cui si è parlato a proposito della
prevenzione e della
cura dell'infarto. In condizioni normali il meccanismo
emostatico, infatti, si attiva solo localmente, cioè solo dove è
necessario e per il tempo strettamente indispensabile ad arrestare
l’emorragia, mentre nelle altre zone dell’organismo il sangue continua a
mantenere la sua abituale fluidità.
Il controllo della coagulazione avviene a vari
livelli ad opera di altre sostanze presenti nel sangue:
-
Sostanze anticoagulanti sono:
-
antitrombina III (AT III),
-
la Proteina C,
-
la Proteina S
-
La plasmina, che si forma dal plasminogeno
circolante nel sangue, e scioglie la fibrina.
Cenni sul meccanismo della coagulazione
Qualsiasi lesione della superficie interna di un vaso comporta
l'interruzione dello strato delle cellule endoteliali, le quali formano
una specie di rivestimento liscio e regolare della parete stessa per
permettere al sangue di scorrere regolarmente. Ne parliamo nella pagina
che discute del
rischio cardiovascolare.
Nella zona lesionata si verifica:
·
una vasocostrizione che riduce il calibro del vaso
·
liberazione del fattore tessutale
·
liberazione delle sostanze che facilitano l'adesione delle
piastrine
·
formazione del tappo emostatico primario che ha il compito
di arrestare l'emorragia.
·
Il VII attivato attiva il fattore X
·
Fattore II protrombina
·
In ultimo il fibrinogeno si trasforma nella rete di
fibrina e si stabilizza il coagulo
·
Infine si attiva la fibrinolisi, cioè si scioglie il
coagulo (lisi della fibrina)
·
Si ripara così il danno endoteliale.
- Schema semplificato della cascata coagulativa
****************************************
Come si può vedere dalla figura, la coagulazione
può essere attivata attraverso due vie: l'estrinseca e l'intrinseca.
L'importanza di quest'ultima in condizioni fisiologiche è probabilmente
minore rispetto alla prima.
Patologie della coagulazione.
Numerose sono
le malattie che possono risultare da anomalie di uno o più dei tre
compartimenti. Schematicamente possiamo affermare che le
Emorragie possono essere dovute
ad:
-
Alterazioni congenite o acquisite della parete
vascolare
-
Piastrinopenie o piastrinopatie, cioè anomalie
delle piastrine il cui numero può essere anche normale
-
Deficit congeniti o acquisiti di uno più fra i
fattori della coagulazione (per es. emofilia, malattia di Von
Willebrand)
-
Eccessiva attività del meccanismo della
fibrinolisi, come discutiamo nella terza parte della
coagulazione.
Invece le Trombosi,
cioè le patologie che portano alla formazione del trombo, le
trombofilie, cioè del
coagulo, possono essere dovute a:
-
Alterazioni, in genere acquisite della parete
vasale
-
Deficit congeniti o acquisiti degli inibitori
naturali della coagulazione (per es. deficit di AT III, di Proteina
C o proteina S
-
Aumento notevole e persistente delle piastrine
-
Deficit del meccanismo fibrinolitico
I principali esami di laboratorio per lo studio della coagulazione
Esame emocromocitometrico: permette di
conoscere il numero delle piastrine, se vi è stata perdita ematica,
anche valutando ikl volume dei globuli rossi se è ridotto vuol dire
microcitemia, (vedi anemia)
Esame del sangue periferico al microscopio: permette di valutare
grossolanamente il numero delle piastrine e, soprattutto la loro forma e
dimensione.
Tempo di emorragia: permette di valutare, dopo aver punto il
polpastrello o il lobo di un orecchio, il tempo necessario per l'arresto
dell'emorragia
Tempo di Quick: permette di valutare in laboratorio il tempo
necessario per la coagulazione del sangue. Valuta sopratturro le tappe
finali della cascata coagulativa. Questo esame è conosciuto anche come
tempo di protrombina o PT o INR.
Tempo di tromboblastina parziale, noto anche come PTT o aTTP che
valuta la via intrinseca e le tappe finali della coagulazione
Dosaggio dei singoli fattori della coagulazione. Generalmente è
disponibile sono in laboratori specializzati, e viene effettuato per
confermare il sospetto di una carenza di uno o più fattori, in seguito
al riscontro di alterazioni a carico del PT o del PTT.
Dosaggio di ATIII o degli altri inibitori della coagulazione: è
effettuato soprattutto nel sospetto di trombosi familiare o in giovani
soggetti senza cause predisponenti a trombosi venose e/o arteriose.
vedi la parte
seguente
le trombofilie
il
paziente emorragico
index
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