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Il paziente emorragico
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con anticoagulanti orali: che significa? Dieta
nella terapia con anticoagulanti orali: scegliere gli alimenti giusti
Non è semplice inquadrare
il paziente emorragico; in genere tre sono i gruppi di patologie che
determinano rischio emorragico nel paziente. Il medico di pronto soccorso,
denuncie permettendo, visto che oggi i media amano crucifiggerlo e così
pure l’ospedaliero in genere, deve prestare attenzione a:
-
Malattie
da difetto vascolare
-
Piastrinopatie
e piastrinopenie
-
Malattie
emorragiche da difetto di coagulazione per carenza di uno o più
fattori.
Malattie emorragiche da
difetto vascolare
Si tratta di patologie per
fortuna non gravi e che interessano per lo più la cute, manifestandosi
vistosamente con petecchie, ecchimosi e sanguionamenti cutaneio e mucosi,
che regrediscono in 48 ore, dovute a difetti congeniti od acquisiti del
connettivo e dei vasi (teleangectasia, cioè dilatazione dei capillari
terminali).
-
Sindrome di Marfan,
forma congenite più frequenti sono le malattie ereditarie del
connettivo
-
malattia di Rendu-Osler
o teleangectasia emorragica ereditaria ;
tra quelle acquisite sono
importanti:
-
la porpora senile,
-
la porpora da
avitaminosi C,
-
da malattie infettive,
-
da malattie autoimmuni
(tra queste, la porpora di Schoenlein-Henoch),
-
da farmaci (cortisonici
in terapia cronica, penicilline, sulfonamidi).
Piastrinopatie e
piastrinopenie
Le malattìe emorràgiche da difetto piastrinico possono essere
causate da difetti qualitativi, cioè le piastrine non rivestono la loro
funzione, non liberano le sostanze contenute nei lori granuli, per esempio
ADP, trombossano ecc. (piastrinopatie) oppure sono ridotte di numero, per
difetto quantitativi (piastrinopenie), che determinano in ogni caso una
diminuita capacità di formare il tappo piastrinico.
Le cause principali di piastrinopenie includono:
-
ridotta produzione, per
danno midollare (farmaci, radiazioni),
-
insufficienza midollare
(anemia aplastica),
-
invasione midollare
(carcinomi, leucemie, fibrosi);
-
sequestro splenico, se
c’è ingrossamento della milza, splenomegalia
-
aumentata distruzione,
da farmaci (aspirina, antiaggreganti, chemioterapici, etanolo,
estrogeni, sulfonamidi, chinidina, chinina, metildopa, eparina),
-
da reazione
autoimmunitaria (idiopatica o associata a LES, linfomi, AIDS).
-
Oppure esistono forme
primitive, per le quali, cioè è impossibile riconoscere la
eziopatogenesi.
-
La forma idiopatica è
conosciuta con il nome di porpora trombocitopenica idiopatica, o morbo
di Werlhof, ed è caratterizzata dalla presenza di specifici autoanticorpi
diretti contro le piastrine),
-
Piastrinopenie in corso
di coagulazione intravascolare disseminata CID,
-
di porpora trombotica
trombocitopenica
|
..
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| ..
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| ..
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-
Le piastrinopatie si
caratterizzano per numero di piastrine normale ma alterazione nella
funzione coagulativa e ciò può dipendere da:
-
farmaci (aspirina,
altri FANS, dipiridamolo, eparina, penicillina, carbenicillina,
ticarcillina); 2
-
uremia;
-
cirrosi;
-
disprotidemie;
-
disordini
mieloproliferativi e mielodisplasici;
-
malattia di von
Willebrand (vedi anche sotto).
Malattie emorragiche da
difetto dei fattori di coagulazione
Diverso è invece il quadro
clinico nelle malattìe emorràgiche da difetto dei fattori della
coagulazione. In questi casi infatti si forma regolarmente il tappo
emostatico, ma esso non viene consolidato dal reticolo di fibrina.
Ne derivano stravasi emorragici ed ematomi sottocutanei, emartri ec.
Tipiche di questo gruppo
sono le varie forme di emofilia - da deficit dei fattori VIII, IX e XI
- e la sindrome di von Willebrand (tutte congenite), E’ possibile
ancora avere emorragie per un deficit di vitamina K, vuoi per mancato
assorbimento, vedi nell’epatopaziente, voi per carenza di vitamina K,
uso di anticoagulanti orali, da CID.
La diagnosi di malattìa
emorragica prevede dapprima un accurato esame clinico del paziente, con
anamnesi familiare e personale ed esame obiettivo, poi l’impiego di
appropriate tecniche di laboratorio e di diagnostica clinica: le più
comunemente impiegate sono l’emocromo con la conta piastrinica, la prova
del laccio, il tempo di emorragia, il conteggio delle piastrine, il tempo
di tromboplastina parziale (PTT), il tempo di Quick (AP o PT), la
misurazione del tasso dei singoli fattori della coagulazione.
Le
emofilie
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L’emofilia è una
malattia congenita ed ereditaria, che consiste nella mancanza o
nella carenza di una proteina del sangue (fattore di
coagulazione VIII, IX), fondamentale nel processo di coagulazione.
Emofilia A e B
Si conoscono due tipi di emofilia: l'emofilia A e l’emofilia B.
L’emofilia A, spesso definita anche emofilia classica, è la
forma più comune di emofilia ed è dovuta ad una carenza del
fattore VIII della coagulazione.
L’emofilia B, spesso definita malattia di Christmas, dal
nome della famiglia nella quale è stata identificata per la prima
volta, è invece provocata dalla carenza del fattore IX della
coagulazione.
Caratteristiche e sintomatologia
L’emofilia è una malattia ereditaria e congenita legata al
sesso: solo i maschi sono colpiti dalla malattia, trasmessa
dalla madre, portatrice sana. È molto raro che una donna sia
colpita da emofilia; perché ciò accada, il padre deve essere
emofilico e la madre portatrice sana. Un soggettto emofilico può
venire a morte anche a seguito di traumi banali, con emorragie
interne profuse ed imponenti, anche intracraniche, oltre che nelle
articolazioni (emartri)
Numerose le complicanze delle emorragie:
- ematomi (emorragie all'interno del tessuto sottocutaneo o dei
muscoli): possono causare contratture muscolari, paralisi dei nervi,
atrofia dei muscoli
- cisti ossee causate dalla compressione degli ematomi sui tessuti
circostanti e dal mancato riassorbimento delle emorragie
- complicanze neurologiche varie;
- coliche renali
Nelle forme più gravi di emofilia, l’emorragia si verifica spesso
in maniera spontanea. Un dolore acuto e forte è la conseguenza
principale di un’emorragia interna non adeguatamente curata. Se
queste emorragie non sono trattate correttamente possono avere
conseguenze gravi e permanenti.
Diagnosi e gravità
Nella maggior parte dei casi, l’emofilia A è diagnosticata
attraverso complessi esami di laboratorio che verificano la mancanza
o la carenza di uno dei fattori della coagulazione.
L’emofilia A viene classificata a seconda della quantità del
fattore VIII presente in:
-
lieve
-
moderata (2-5%)
-
grave
(<1%), a seconda della quantità di fattore della
coagulazione presente nel sangue.
Nei bambini con emofilia grave (fattore della coagulazione <
1%) la diagnosi viene di solito effettuata entro il primo anno
di vita, quando il bambino inizia a camminare, abitualmente
perché i genitori sono preoccupati dalle frequenti ecchimosi.
Nell’emofilia grave si hanno emorragie sia dopo traumi, anche
di minima entità, che spontanee
Secondo l’Organizzazione Mondiale l’emofilia colpisce ogni
anno nel mondo circa 15-20 individui ogni 100.000 bambini nati.
In europa sono circa 37.000 le persone affette da emofilia di
tipo A anche se gli esperti ritengono che questa cifra sia
sottostimata: molte persone affette da questa malattia
potrebbero ignorare di averla.
La realtà italiana In Italia gli emofilici sono circa
5.000 ai quali vanno aggiunte alcune patologie della
coagulazione affini, che portano a un totale di 6.000 persone; l’incidenza
è di 1/10.000 (emofilia A); 1/50.000 (emofilia B). Ad occuparsi
di loro i centri specializzati per la cura dell’emofilia: 47
in tutto il territorio nazionale.
TERAPIE A CONFRONTO
L’unica possibilità di cura per i soggetti affetti da
emofilia A è la somministrazione diretta del fattore VIII nel
sangue. La terapia con il fattore VIII è in grado sia di
prevenire le emorragie sia di ridurne gli effetti garantendo
agli emofilici più lunghi periodi di tempo senza episodi
emorragici e dolorosi, oltre che risparmiando loro i rischi di
eventuali disabilità o complicanze. In europa gli emofilici
possono scegliere due diversi trattamenti: emoderivati e
concentrati di fattore VIII ricombinante. Dagli ultimi dati
emerge che i cinque maggiori paesi europei, con le sole
eccezioni di Francia e Italia, utilizzano una più alta
percentuale di emoderivati, come illustrato nella tabella (dati
2002):
IL PASSATO: GLI
EMODERIVATI oggi non
sono più ottenuti tramite il sangue di donatori: si è così
azzerando il rischio di contagio da AIDS o epatite B e C.
IL PRESENTE: I RICOMBINANTI DI PRIMA E ULTIMA GENERAZIONE
L’ingegneria
genetica ha messo a punto dei concentrati di fattore VIII
ricombinante che richiedono solo piccolissime quantità di plasma
umano nel processo di produzione e che sono capaci di offrire un
margine di sicurezza superiore rispetto agli emoderivati
index
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