Anatomia pratica del cuore e grossi vasi

appunti del dott. Claudio Italiano

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La visita del paziente cardiologico

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Il cuore è un organo muscolo-membranoso cavo che determina, con le sue contrazioni ritmiche, il movimento della corrente sanguigna. È situato in quello spazio compreso tra i due polmoni (mediastino) e poggia sulle convessità del diaframma. Ha forma di un cono appiattito il cui apice poggia in basso a sinistra ed in avanti. Ed invero l'urto della punta del cuore si apprezza nel quinto spazio intercostale di sinistra. La sua base guarda in alto ed indietro. Esso pesa all'incirca 300 grammi.Un sacco fibroso, il pericardio, lo avvolge. Questo sacco è formato di una parete di connettivo addensato ed al di den­tro di essa si trovano due sottili foglietti sierosi bagnati da una tenue quantità di un liquido, che aumenta fisiologica­mente nelle lente agonie ed inoltre e particolarmente, in condizioni patologiche (pericardite). Dei due foglietti del pericardio, quello che riveste il cuore si chiama pericardio viscerale, mentre quello esterno, aderente al sacco fibroso, prende nome di pericardio parietale. Il miocardio costituisce la parete muscolare del cuore. Le fibre muscolari del cuo­re presentano una struttura che offre alcuni caratteri della fibrocellula muscolare liscia ed altri della fibra striata. Le fibre del miocardio sono unite tra di loro, costituendo un caratteristico sincizio muscolare. Il miocardio è, pertanto, un tessuto muscolare speciale do­vuto al fatto che la sua contrazione è caratterizzata dall'automatismo e dall'instancabile e regolare ritmo del cuore. La tunica interna del cuore, detta endocardio, è tappezzata da un endotelio che poggia su di uno strato connettivo dotato di fibre elastiche. Il cuore dell'Uomo mostra 4 cavità: 2 inferiori dette ventricoli e 2 superiori dette atri. Un setto sagittale separa l'atrio ed il ventricolo di destra dalle due cavità omonime di sinistra, suddividendo pertanto il cuore in una metà destra ed in una metà sinistra. Poiché l'atrio ed il ventricolo destro sono pieni esclusivamente di sangue venoso, la metà destra è detta cuore venoso, mentre quella sinistra, in cui scorre sangue arterioso, prende il nome di cuore arterioso. A limitare ciascun atrio dal sottostante ventricolo è disposto un cercine atrioventricolare che contorna un ampio ori­ficio, il quale mette in comunicazione la cavità atriale con quella ventricolare. Questi orifici sono muniti di caratteristiche valvole imbutiformi ad apice volto verso il ventricolo, valvole costituite da lembi sottesi da tendinetti che si attaccano ai muscoli dei ventricoli. Le valvole servono ad impedire il reflusso del sangue, dai ventricoli agli atri. L'orificio atrioventricolare destro è tenuto dalla valvola tricuspide, dotata di tre lembi o cuspidi. L'orificio atrio-ventricolare sinistro possiede la valvola bicuspide, formata di due soli lembi valvolari e pertanto detta mitrale, perché somigliante ad una mitra. Dai ventricoli si originano due grandi arterie il cui orifizio è provvisto di tre valvole, che hanno la forma di nido di rondine e prendono il nome di valvole semilunari. Va ricordato che dal ventricolo destro emerge l'arteria polmonare, che porta il sangue venoso al polmone, mentre da quello sinistro nasce l'arteria aorta, che riversa il sangue ossigenato nella corrente della grande circolazione. Gli atri hanno pareti molto sottili ed in essi si aprono le vene: l'atrio destro riceve la vena cava superiore o discendente e la vena cava inferiore o ascendente ed il seno delle vene coronarie che raccoglie il sangue refluo dal cuore. Nella volta dell'atrio sinistro si aprono gli orifici delle quattro vene polmonari. La circolazione del sangue nei Vertebrati può essere doppia o semplice, completa o incompleta. Si dice doppia quando il sangue passa due volte per il cuore, percorrendo due circuiti, uno che parte dal ventricolo sinistro e torna all'atrio destro dopo di aver percorso tutto il corpo e prende il nome di grande circolazione, l'altro che parte dal ventricolo de­stro e torna all'atrio sinistro dopo aver attraversato le reti capillari del polmone: questa ultima è la circolazione pol­monare o piccola circolazione. Nella grande circolazione, il sangue, che esce dal ventricolo sinistro e va verso la periferia, è detto arterioso, e possiede colore rosso rutilante per la tinta d'assieme dei globuli rossi che si sono arricchiti di ossigeno; il sangue che torna dalla periferia all'atrio destro assume una tinta bluastra per l'anidride carbonica che si è sciolta nel sangue; e viene detto sangue venoso. Nella piccola circolazione, il sangue dell'arteria polmonare ha tinta venosa ed assume colore arterioso nelle vene polmonari che terminano nell'atrio sinistro. La circolazione si dice semplice quando il sangue passa una sola volta attraverso il cuore. La circolazione, inoltre, è completa se il sangue arterioso non si mescola con quello venoso; incompleta se avviene tale me­scolanza. Nell'Uomo la circolazione è doppia e completa.   Vasi della piccola circolazione. — L'arteria polmonare originatasi dal ventricolo destro, si dirige in alto ed a sinistra e dopo un breve decorso si divide in un tronco destro e in un tronco sinistro. Questi due rami di divisione (arterie polmonari) si portano ai rispettivi polmoni e penetrandovi, attraverso l'ilo, si suddividono in numerosi rami fino a ridursi in una fitta rete capillare che si stringe attorno agli alveoli polmonari. Da questa rete capillare hanno inizio le vene polmonari che in ciascun polmone si raccolgono in corrispondenza dell'ilo in due vene polmonari. Le quattro vene polmonari, due di destra e due di sinistra, sfociano nell'atrio di sinistra.

Vasi della grande circolazione.

L'arteria principale della grande circolazione è l'aorta. Questo voluminoso tronco si origina dal ventricolo sinistro con il nome di aorta ascendente, risale nel pericardio, poi ne esce e dirigendosi da destra verso sinistra e dall'avanti all'indietro compone una ampia curva a concavità inferiore, detta arco della aorta. L'arco abbraccia il grande bronco di sinistra e di poi scende nel torace e nell'addome rispettivamente con i nomi di aorta toracica e di aorta addominale. A livello della quarta vertebra lombare si divide nelle due arterie iliache comuni.In questo punto di biforcazione si spicca dall'aorta, l'arteria sacrale media detta così perché poggia al davanti del sacro; è questa l'arteria caudale propria degli animali provvisti di coda. Al suo inizio, quando è ancora nel pericardio, dalla aorta si staccano le due arterie coronarie, la destra e la sinistra. Uno spasmo di queste arterie (angina pectoris) oppure l'occlusione di un ramo di esse (infarto del miocardio) possono portare a morte improvvisa. Esse portano al cuore, con il sangue arterioso, il quantitativo di ossigeno indispensabile alla buona funzione del muscolo cardiaco. Dalla convessità dell’arco aortico si origina a destra il tronco brachiocefalico che si apre nella carotide destra e nella succlavia di destra e successivamente dall’arco spiccano la carotide di sinistra e la succlavia sinistra. Le carotidi portano il sangue al capo, mentre le succlavie provvedono con i loro rami a nutrire  le pareti del torace ed in parte il collo e si continuano alla radice degli arti superiori con il nome di arterie ascellari, quindi omerali. Queste, al di sotto del gomito danno origine alle arterie radiale, ulnare o cubitale, che irrorano l’avambraccio. L'aorta toracica spicca le arterie intercostali, che decorrono negli spazi intercostali, ed inoltre i rami destinati ai visceri toracici ( arterie pericardiche, bronchiali, esofagee, ecc. ). Attraversato il diaframma l'aorta scende nell'addome e prende il nome di aorta addominale e da rami viscerali allo stomaco ( arteria gastrica ), al fegato ( arteria epatica ), alla milza (arteria splenica), all'intestino (arterie mesenteriche), ai reni (arterie renali), alle capsule surrenali (arterie surrenali) e alle pareti dell'addome. Le due arterie iliache comuni, rami di divisione dell'aorta, dopo breve decorso, si dividono nell'iliaca interna che prov­vede al circolo degli organi del bacino e nell'iliaca esterna che si continua nella regione inguinale con l'arteria femorale, che con folti rami irrora tutto l'arto inferiore e provvede inoltre al circolo del piede.

Circolazione del sangue

vasi arteriosi e venosi

Le vene della grande circolazione convergono a formare il sistema delle due vene cave, la superiore che raccoglie il sangue dal capo, dal torace e dagli arti superiori, l'inferiore che raccoglie il sangue dalle pareti addominali e dagli arti inferiori. Le vene del cuore riconducono il sangue, che ha circolato nelle pareti cardiache nell'atrio destro attraverso lo sbocco del seno coronario. Tutte le vene dell'encefalo e tutte quelle del cranio, della faccia e del collo fanno capo al sistema delle vene giugulari. Le maggiori sono le due vene giugulari interne, una per lato. Le vene giugulari unendosi alle vene succlavie, che raccolgono il sangue venoso refluo dall'arto superiore, dalla parte alta del torace e dalla parte inferiore del collo, compongono le due vene anonime. La vena anonima di destra e la vena anonima di sinistra si congiungono per formare la vena cava superiore, che si apre nell'atrio destro del cuore dopo aver ricevuto lo sbocco della vena azigos che aduna in sé le vene del torace. La vena cava inferiore raggiunge dal basso l'atrio destro ed è destinata a raccogliere il sangue proveniente dai reni ( vene renali), dagli organi del bacino e dagli arti inferiori (vene iliache) e dal fegato (vene sopraepatiche). Un sistema venoso particolare è quello della vena porta: voluminoso tronco che raccoglie il sangue refluo dallo stomaco (vena gastrica di sinistra), dall'intestino (vene mesenteriche superiore e inferiore), dalla milza (vena splenica) e dal pancreas e lo convoglia al fegato. In questo grande organo ghiandolare la vena porta si capillarizza e da questa rete capillare, che prende intimo contatto con le cellule del fegato, si originano le cosiddette vene sopraepatiche che vanno a sfociare nella vena cava inferiore. Va quindi ricordato che tutto il sangue venoso proveniente dal tratto sotto­diaframmatico dell'intestino non va direttamente nel circolo venoso generale ma raggiunge il fegato attraverso la vena porta.

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