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riflessioni,
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Claudio Italiano related links : Diabete ed invalidità Diabete e persone detenute diabete e patente di guida Diabete, sono veramente diabetico? il paziente diabetico in ospedale, quale cura? diabete e fumo
Per le tue ricerche specifiche usa il nostro potente
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Che
cosa consigliare al vostro paziente diabetico e cardiopatico, ben
conoscendo il rischio cardiovascolare che lo sovrasta, come una sorta di
spada di Damocle? Questo
è l’annoso problema che gli studiosi di cardiologia ed i diabetologi
si pongono continuamente. Infatti se è certo che in corso di infarto
del miocardio, il buon compenso delle glicemie è alla base del successo
terapeutico e della salvezza del paziente, compenso che si attua con
un’adeguata terapia insulinica intensiva (cfr il
paziente diabetico in ospedale), quale sono i consiglia da dare al
povero paziente diabetico per allontanare da lui il rischio
cardiovascolare? .
-
valutare presenza e grado di
ostruzione coronarica in pz con sospetta coronaropatia. A fianco puoi
capire come un vaso coronarico, di diametro di 4 mm, facilmente può
andare incontro a stenosi, cioè si può chiudere. Nel paziente diabetico
il dolore toracico può anche mancare del tutto per cui per essi uno
stress ECG risulta non conclusivo, anche perchè difficilmente un
diabetico è capace di compiere
esercizio sotto sforzo.
-
guidare il trattamento di pazienti con CAD nota o sospetta
(determinare la probabilità di eventi cardiovascolari
futuri, es dopo IMA o pre-intervento, guidare le strategie di
rivascolarizzazione miocardica
determinando il significato emodinamico di lesioni coronariche, valutare
l'adeguatezza di procedure
di rivascolarizzazione. -
valutazione vitalità miocardia, in particola modo in previsione di
interventi di rivascolarizzaizone. Ecostress
da sforzo L'ecocardiografia
all'esercizio risulta essere
la metodica più fisiologica
per la valutazione di ischemia in pazienti abili all esercizio. Il test
eseguito mediante cicloergometro
reclinabile permette la
visualizzazione continua del movimento di parete e l'acquisizione di
immagini a livelli incrementali di stress, incluso il picco. Lo
svantaggio tecnico risiede nella difficoltà in termini di acquisizione
di immagini durante l'esercizio. Per tale motivo l'esecuzione e
l'interpretazione dell esame richiede una esperienza ecocardiografica di
elevato livello e un training specifico.
In
particolare le linee guida della scuola di diabetologia italiana
recitano: Screening È
consigliabile che sia effettuata annualmente in tutte le persone con
diabete a partire dal momento della diagnosi della malattia. (Livello
della prova III, Forza della raccomandazione B) Tutte
le persone con diabete, indipendentemente dal livello di rischio, devono
eseguire annualmente: –
esame dei polsi periferici e ricerca di soffi vascolari; –
ECG
basale; .
R
A C C O M A N DA Z I O N I –
determinazione dell’indice di Winsor (se normale può essere
rivalutato a distanza di 3-5 anni). (Livello
della prova VI, Forza della raccomandazione B) Nei
diabetici con rischio cardiovascolare elevato è utile eseguire anche i
seguenti esami strumentali (da ripetersi ogni 1-3 anni, a seconda dei
risultati ottenuti): –
ecocolordoppler carotideo; –
ecocolordoppler degli arti inferiori (se indice di Winsor <0,9 o
arterie incompressibili); (cfr AOCP) –
test provocativi di ischemia (ECG da sforzo o scintigrafia/ecografia da
stress) (Livello
della prova VI, Forza della raccomandazione B) Trattamento I
diabetici con malattia
cardiovascolare in atto o con livelli elevati dei fattori di rischio
devono essere sottoposti a idoneo trattamento fino al raggiungimento dei
valori ottimali di tutti i valori alterati. (Livello della prova I,
Forza della raccomandazione A) Nei
diabetici con pregresso infarto
miocardico o sottoposti a intervento di rivascolarizzazione
coronarica deve essere preso in considerazione il trattamento con un
beta-bloccante, indipendentemente dai valori pressori. (Livello della
prova I, Forza della raccomandazione A) Nei
diabetici di età superiore a 55 anni con almeno un
fattore di rischio cardiovascolare deve essere preso in considerazione
il trattamento con
ACE-inibitori, indipendentemente dai valori
pressori, al fine di prevenire gli eventi cardiovascolari. (Livello
della prova I, Forza della raccomandazione A) Nei
diabetici con pregressi episodi di scompenso
cardiaco congestizio è controindicato l’impiego della metformina
e dei tiazolidinedioni.
(Livello
della prova III, Forza della raccomandazione B) Valutazione
del rischio
cardiovascolare globale Nel
dicembre del 2002 un Comitato di Esperti, rappresentativo delle Società
scientifiche italiane in ambito diabetologico (AMD, SID), cardiologico (SIIA,
FIC, Forum per la prevenzione delle malattie cardiovascolari) e
lipidologico (SISA), della SIMG, del Gruppo Cochrane Collaboration
Italia e della FAND, ha pubblicato le Linee-guida
per la prevenzione cardiovascolare nel paziente diabetico. Il
documento, unico nel suo genere, sottolinea l’importanza della
valutazione del rischio cardiovascolare
globale: età sesso familiarità
per coronaropatia o morte improvvisa fumo,
durata
della malattia
diabetica, Fattori
di rischio cardiovascolare per la stratificazione del rischio •
PAS/PAD – P. Puls (nell’anziano) •
Uomo >55 anni •
Donna >65 anni •
Fumo •
Colesterolo totale >190 mg/dL o
C-LDL >115 mg/dL o
C-HDL U < 40 o D <46 TG>150 mg/dl FPG
102-125 mg/dl
Anormale
OGTT •
Familiarità per MCV precoci •
Obesità addominale (U ³102
e D ³88
cm) Danno
d’organo •
Ipertrofia ventricolare sinistra
- ECG (Sokolow-Lyon>38
mm; Cornell>2440mm*ms –
- ECO (MVSI U ³125
e D ³110
g/m2) •
Ispessimento Intima-Media carotideo ³0,9
mm o placca PWV
carotideo-femorale>12 m/s
Indice
gamba/braccio <0,9 •
Ipercreatininemia lieve (U 1,3-1,5 mg/dL o D
1,2-1,4 mg/dL) •
Filtrato
glomerulare ridotto (<60 ml/min) o clearance
della creatinina (<60 ml/min) •
Microalbuminuria (30-300 mg/24 ore;
albumina/creatinina U ³22
e D ³31 •
diabete •
Glucosio plasmatico a digiuno
(≥126 mg/dL) •
Glucosio plasmatico postprandiale
(>198 mg/dL) Patologie
d’organo •
Cerebrovascolari Ictus,
TIA, emorragia cerebrale •
Cardiache IMA,
angina, rivascolarizzazione coronarica, scompenso •
Renali
Nefropatia
diabetica, insufficienza renale (SCr U>1,5 mg/dl D>1,4 mg/dl,
protenuria (>300 mg/24 ore) •
Vasculopatia periferica •
Retinopatia ipertensiva avanzata: emorragie o
essudati, papilledema Critiche
sono state avanzate alle linee guida neozelandesi che, riferendosi
all’algoritmo di Framingham, ne sottolineano la non applicabilità a
tutti i gruppi etnici, ai diabetici con durata di malattia superiore a
10 anni o con HbA1c >8%, alle persone con sindrome metabolica e ai
diabetici con microlbuminuria . All’inizio
del 2004, così, sono state
presentate alla comunità scientifica e pubblicate sul sito
dell’Istituto Superiore di Sanità le carte del rischio
cardio e cerebrovascolare italiane, basate su 17 studi di coorte
effettuati nel nostro paese dagli anni ’80 (www.cuore.iss.it). Queste
carte, a prescindere dal loro valore, non possono che confermare
l’importanza del buon compenso glicometabolico ai fini della
prevenzione delle complicanze nel paziente diabetico. In particolare
esiste il San Antonio Heart Study che ha evidenziato la presenza di un
trend positivo tra valori glicemici e mortalità cardiovascolare. I
soggetti nel più alto quartile di glicemia presentavano un rischio 4,7
volte più elevato rispetto a quelli nei due quartili più bassi. In
studi condotti in Finlandia è stata documentata una correlazione
lineare tra controllo glicemico e rischio coronarico
in diabetici tipo 2 di età compresa tra i 45 e i 74 anni . Una
metanalisi di 10 studi osservazionali condotti negli ultimi due decenni,
per un totale di 7435 soggetti con diabete tipo 2, ha esaminato la
relazione tra HbA1c e rischio cardiovascolare: ne
è emerso come un aumento dell’HbA1c dell’1% sia associato con un RR
di 1,8 (95% CI 1,10-1,26). Il dato è limitato dalla possibilità
dell’effetto del publication bias, dell’esiguo numero di studi
disponibili e dell’eterogeneità degli studi stessi. I risultati,
tuttavia, sono in accordo con quelli del trial UKPDS, denotando la
presenza dell’associazione tra compenso glicemico e macroangiopatia, e
macroangiopatia, anche se meno forte di quella riscontrata con la
microangiopatia. L’associazione tra durata di malattia e rischio
cardiovascolare è stata segnalata in numerosi studi, tra i quali il
Nurses’ Health Study. Nel
2001 i ricercatori del UKPDS hanno formulato un algoritmo nel quale
vengono presi in considerazione sia la durata di malattia sia il valore
di HbA1c (UKPDS RISK ENGINE Le linee-guida neozelandesi (3) e quelle dell’International Diabetes
Federation (12), sulla base delle considerazioni sopra esposte,
considerano questo algoritmo come il più idoneo per la popolazione
diabetica. Nell’ambito
dello studio DAI, sono state applicate 3 funzioni derivate dal
Framingham Heart Study a un campione di 8200 diabetici senza malattia
vascolare nota, di età compresa tra 40 e 74 anni, seguiti nel 1998-1999
presso 201 strutture diabetologi
che italiane ed è stato evidenziato come il 65-70% dei diabetici
esaminati sia definibile ad alto rischio, indipendentemente dalla
formula utilizzata. In Italia i diabetici tipo 2 sembrano tuttavia
esposti a un rischio cardiovascolare
inferiore rispetto a quello di diabetici appartenenti a popolazioni
nord-europee o statunitensi. Nel Verona Diabetes Study − condotto
su una coorte di 7168 soggetti con diabete mellito tipo 2 − gli
SMRs (Standardized Mortality Ratios) di malattia cardiovascolare
e di cardiopatia ischemica sono risultati pari a 1,34 e 1, Risultati
analoghi sono stati riportati nel Casale Monferrato Study
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