Il diabetico ed il rischio cardiovascolare

 

appunti del dott. Claudio Italiano

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Anche noi di gastroepato aderiamo al progetto relativo al “ Piano  Sanitario Nazionale 2011-2013” che  sottolinea  l'importanza delle patologie cardiovascolari, alla luce dei recenti dati ISTAT che riportano come un italiano su quattro sia affetto da malattie cardiovascolari che rappresentano il più importante motivo di disabilità fra gli anziani (cfr cardiopatia ischemica, infarto ecc). Un gruppo di lavoro multidisciplinare, costituito da medici di medicina generale, cardiologi, diabetologi, internisti, nefrologi, farmacologi, farmacisti territoriali e rappresentanti delle associazioni di pazienti, si è riunito per analizzare le criticità della gestione clinica della persona a rischio CVM e per proporre soluzioni pragmatiche e condivise che consentano di migliorare gli outcomes clinici.  Il gruppo di lavoro multidisciplinare ha inizialmente individuato i bisogni sia delle persone a rischio CVM  sia degli operatori sanitari coinvolti nella gestione del rischio CVM, tenendo conto anche dei costi della gestione sanitaria in un contesto socio-economico in cui non si può prescindere da una corretta allocazione delle risorse.Il gruppo di lavoro multidisciplinare ha concordato sulla necessità di creare un percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA) di facile consultazione basato sulle attuali linee guida internazionali sul rischio CVM. Il PDTA CVM elaborato dal gruppo di lavoro multidisciplinare ha ricevuto, ad oggi, il patrocinio dell'Associazione Italiana per la Difesa degli Interessi dei Diabetici (AID) e delle seguenti società scientifiche: Società Italiana di Diabetologia (SID), Associazione Medici Diabetologi (AMD), Federazione Italiana di Cardiologia (FIC), Società Italiana per la Prevenzione del Rischio Cardiovascolare (SIPREC), Società Italiana per lo Studio dell'Atcrosclerosi (SISA), Società Italiana di Nefro-Cardiologia (SINCAR), Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), Società Italiana di Medicina Interna (SIMI), Società Italiana di Nefrologia (SIN), Associazione Italiana di Cardiologia Riabilitativa (GICR-IACPR). Le  malattie   cardiovascolari costituiscono   la principale causa di morte in Italia, essendo responsabili del 44% di tutti i decessi. In particolare, in Italia la cardiopatia ischemica è la prima causa di morte, rendendo conto del 28% di tutti i decessi, mentre gli eventi cerebrovascolari sono al terzo posto con il 13%, dopo le neoplasie. La loro crescente prevalenza incide sulla salute pubblica e sulle risorse sanitarie ed economiche.  Molti dei fattori di rischio cardiovascolare sono modificabili con cambiamenti dello stile di vita o con efficaci trattamenti farmacologici e uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare è certamente il diabete tipo 2(DMT2). Numerosi studi epidemiologici hanno dimostrato che nelle persone con diabete il rischio di malattie cardiovascolari su base aterosclerotica è aumentato di 2-3 volte e il rischio di mortalità cardio­vascolare è 3 volte maggiore, pur considerando altri fattori di rischio indipendenti come l'età, l'ipercolesterolemia, l'ipertensione arteriosae il fumoNello sviluppo di una strategia terapeutica per il DMT2 va ricordato che l'iperglicemia non si presenta isolata, ma fa parte integrante di una costellazione di alterazioni, definita come sindrome metabolica, che comprende dislipidemia, l'ipertensione arteriosa, obesità centrale e che tende a manifestarsi nello stesso sogget­to, concorrendo a incrementare il rischio cardiovascolare. La considerazione che la dislipidemiae l'ipertensione arteriosa sono fattori di rischio per coronaropatia aggiuntivi all'iperglicemia nei soggetti con DMT2 pone l'ac­cento sull'importanza del trattamento delle concomitanti alterazioni metaboliche e dell'ipertensione presenti nelle persone affette dalla malattia diabetica. Inoltre, il diabete è la principale causa di insufficienza renale terminale (end-stage renal disease) negli Stati Uniti e in Europa.Immagine schematizzata del cuore e delle coronarieIn tutto il mondo la prevalenza dell'insufficienza renale terminale è in crescita, soprattut­to per la quota attribuibile alla nefropatia diabetica; ciò è legato in primo luogo all'incremento della prevalenza del DMT2.

La nefropatia diabetica comporta una netta riduzione dell'aspettativa di vita dovuta in gran parte a un eccesso di rischio cardiovascolare già prima della comparsa dell'insufficienza renale terminale. Tra i fattori di rischio per lo sviluppo della nefropatia diabetica vi sono non solo la durata del diabete e il grado di controllo glicemico, ma anche i componenti della sindrome metabolica, quali l'ipertensione arteriosa, la dislipidemia e l'obesità. In questo scenario è importante che la patologia cardiovascolare-metabolica (CVM) e i fattori di rischio che la sottendono siano diagnosticati con tempestività e che siano prescritte le adeguate cure per il raggiungimento di obiettivi clinici mirati. Queste ultime sono spesso di diffi­cile lettura e quindi vengono disattese per mancanza di tempo, per la scarsa chiarezza, per la difficile applicazione, per l'astrusità degli algoritmi adoperati. In particolare, nell'ambito della prevenzione/diagno­si/terapia delle malattie cardio-nefro-cerebro-vascolari l'esistenza di numerose linee guida internazionali e nazionali per il trattamento dei singoli fattori di rischio: l'ipertensione arteriosa,

 la dislipidemia

il diabete, si impone l'esigenza di una sintesi fra i diversi percorsi diagnostico-terapeutici consigliati.

 

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