--> Fenomeni meccanici della digestione 2

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Funzioni del fegato

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II fegato compie numerose ed importanti funzioni, in quanto riceve dalla vena porta il sangue refluo dallo stomaco, dall'intestino tenue, dal crasso, dalla parte alta del retto, dal pancreas e dalla milza. Le funzioni del fegato sono: la funzione glicogenetica, e cioè la trasformazione in glicogeno del glucosio, che giunge al fegato; la funzione marziale, e cioè l'accumulo del ferro organico. La milza lo trae dai globuli rossi, che continuamente in questo organo si emolizzano e lo cede al fegato ( son ben noti i preparati a base di fegato che si somministrano agli anemici );

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 la funzione antitossica che attenua o anche annulla gli effetti di varie sostanze tossiche che si producono nell'organismo; la funzione ureopoietica con la formazione di urea, che viene poi eliminata dal rene; le funzioni termica e circolatoria che si effettuano a causa della ricchissima rete vascolare del fegato. Enzimi intestinali. — La mucosa dell’intestino tenue  pro­duce ancora numerosi enzimi, che sono: La mattasi, la quale trasforma il maltosio in glucosio. 

 fegato, stomaco, schema intestinoL'invertasi, che scinde il saccarosio in levulosio e in glucosio. La lattasi, la quale trasforma il lattosio in galattosio ed in glucosio. Tutti questi enzimi riducono quindi i disaccaridi in monosaccaridi, unica forma assorbibile dei glucidi. L'erepsina, più attiva della tripsina, scinde i peptoni più resistenti e i polipeptidi in amminoacidi. La lipasi enterica idrolizza i grassi emulsionati trasformandoli in glicerina ed acidi grassi. Nel colon la digestione è terminata; vi è ancora assorbi­mento di acqua e comunque di sostanze liquide. Vi si effettuano, come abbiamo accennato sopra, scissioni fermentative e putrefattive ad opera della flora batterica.

Ed ancora gli enzimi si distinguono in:

1 ) Enzimi glicolitici. Sono quelli che agiscono sui carboidrati. Sono questi la ptialina; l'amilasi, detta anche diastasi; la maltasi; 1'invertasi; la lattasi, etc.

2)   Enzimi proteolitici. Quelli che scindono idroliticamente le sostanze proteiche. Ne offrono esempi:  la pepsina, la erepsina, etc.

3)   Enzimi apolitici. Quelli che scindono i grassi in glicerina ed acidi grassi. Ad esempio:  la steapsina, la lipasi gastrica;  la lipasi enterica, etc.

 Assorbimento

L'assorbimento è quella importante funzione per cui il chilo passa dall'intestino nei vasi sanguigni ed in quelli chiliferi. La principale via di assorbimento è la mucosa dell'intestino tenue, la quale appare vellutata per la presenza di quelle nu­merosissime sottili estroflessioni che costituiscono i villi intestinali. I villi hanno forma cilindrica ed apice smusso e servono ad aumentare enormemente la superficie assorbente della mucosa dell'intestino tenue. È infatti in tutto il tenue, duodeno, digiuno ileo, che i materiali contenuti nel­l'intestino, resi solubili dagli enzimi digestivi, vengono assorbiti.

Il villo intestinale è costituito da un asse connettivale e da un epitelio di  rivestimento. Nell'asse connettivale, oltre a fibrocellule muscolari che risalgono dalla muscolaris mucosae (sottile strato muscolare che limita la mucosa dalla sottomucosa ) ritroviamo una rete di capillari sanguigni e al centro un vaso linfatico, detto chilifero centrale. L'epitelio è cilindrico monostratificato provvisto di un orletto cuticolare; attraverso l'epitelio si effettua l'assorbimento. L'assorbimento si avvera per osmosi. — Non si deve credere tuttavia che il fenomeno dell'assorbimento obbedisca semplicemente alle leggi fisiche riguardanti l'osmosi. Esso si effettua anche in virtù della permeabilità selettiva delle cellule dell'epitelio della mucosa, permeabilità dovuta ad un particolare potere vitale. Il chilo segue due vie: i grassi emulsionati si raccolgono nei vasi chiliferi e da questi confluiscono in una dilatazione ampollare del dotto toracico, la cisterna del Pecquet; di qui, tramite il dotto toracico, vanno a sboccare nella vena succlavia sinistra e conseguentemente diffondono nel torrente circolatorio sanguigno. Il glucosio, gli amino-acidi e i sali, invece, seguono un'altra via e cioè attraversano l'epitelio del villo, penetrano nei capillari sanguigni e da questi nelle vene mesenteriche le quali confluiscono in una grande vena, la vena porta, che adduce il chilo, cioè il glucosio, gli aminoacidi e i sali, al fegato, dove il glucosio, trasformato m una sostanza insolubile, il glicogeno o amido animale, viene immagazzinato nelle cellule epatiche. Dal fegato, man mano, secondo i bisogni dell'organismo, il glicogeno, ritrasformato in glucosio da speciali fermenti, viene ceduto al sangue, il quale lo trasporta a tutti i tessuti e in special modo alle fibre muscolari striate, avide, durante il lavoro, di glucosio. Il fegato, oltre ad essere un organo di riserva del glucosio, regola e mantiene costante insieme al pancreas (isole del Langerhans) la glicemia, cioè la quantità di glucosio nel sangue, che è contenuto in media nell'l%o. In definitiva, il fegato ritiene l'eccesso di glucosio che gli perviene al momento dell'assorbimento intestinale, l'accumula sotto forma di glicogeno, lo restituisce in seguito al sangue, in modo che, come abbiamo detto sopra, la quantità di glucosio nel sangue rimanga costante. Altre vie secondarie di assorbimento sono: la cute che, impermeabile ai solidi ed ai liquidi, è permeabile alle sostanze volatili ed ai gas; la mucosa della bocca, della faringe, dell'esofago, che assorbe l'acqua e i sali disciolti; ed ancora lo stomaco, che, a sua volta, assorbe, se pur lentamente, talune sostanze, quali l'acqua, il glucosio e i sali disciolti.

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