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DISFUNZIONI
DELLO SFINTERE DI ODDI
Gli
esami di laboratorio, eseguiti
durante o immediatamente dopo un episodio di dolore, possono risultare
utili. Durante un attacco acuto alcuni pazienti presentano transitori
aumenti dei livelli degli enzimi epatici (AST, fosfatasi alcalina) e/o
pancreatici (amilasi, lipasi). Dosaggi enzimatici ripetuti possono
essere utili perché questi aumenti sono caratteristicamente episodici.
Nella maggior parte dei pazienti visitati per una sospetta SOD questi
test, così come la conta leucocitaria, risultano normali. La diagnosi
di SOD inizialmente si basa su un sospetto clinico. Diversi test
diagnostici sono stati considerati utili nella definizione della SOD, ma
nessuno di quelli attualmente utilizzabili è risultato essere il test
ideale e la loro attendibilità è controversa. Test diagnostici utilizzati nella disfunzione dello sfintere di Oddia)
Test diagnostici non invasivi
b)
Test diagnostici invasivi
Alcuni
dati sorprendenti riguardano l'efficacia delle terapie farmacologiche in
pazienti con una SOD manometricamente documentata. Come approccio
iniziale i pazienti dovrebbero seguire un ciclo di terapia
medica, che comprende una dieta povera di grassi, antispastici e
analgesici che non danno assuefazione. Farmaci come la nitroglicerina
sublinguale, la nifedipina e la diciclomina hanno un'efficacia variabile
e sembra che agiscano meglio nei pazienti con sintomi leggeri e rari.
Nessuno di questi farmaci è specifico per lo sfintere di Oddi e il
loro uso è spesso limitato dagli effetti collaterali. I
trattamenti invasivi possono
essere necessari per quei pazienti con sintomi più gravi in cui la
terapia conservativa non ha avuto successo. La dilatazione endoscopica
con palloncino e lo stent temporaneo rappresentano alternative
all'asportazione dello sfintere. La dilatazione idrostatica con il
palloncino ha dato risultati diversi e può provocare un rischio reale
di pancreatite quando viene eseguita per la SOD. Alcuni studi più
recenti, che usano la dilatazione dello sfintere con palloncino per
rimuovere i piccoli calcoli del dotto comune, non hanno mostrato una
percentuale di pancreatiti particolarmente alta. Sebbene sia emerso da
uno studio non controllato che alcuni pazienti abbiano avuto beneficio
dalla dilatazione con palloncino, il valore di questo metodo nel
trattare i pazienti con SOD non è stato dimostrato in modo
soddisfacente e attualmente questa tecnica ha un ruolo piuttosto
limitato. Anche l'inserimento di stent biliare o pancreatico temporaneo
può destare concettualmente molto interesse se si considera la
difficoltà di prevedere quali pazienti risponderanno alla sfinterotomia
e il rischio potenziale di pancreatite nei pazienti con dotti biliari
non dilatati. Sono molto limitati i dati disponibili da trial sull'uso
di stent per la SOD. L'uso di stent semplici non è comunque privo di
rischi. Recentemente è stata proposta l'iniezione intrasfinterica di
tossina botulinica, un potente inibitore del rilascio di acetilcolina
dalle terminazioni nervose, come metodo per abbassare la pressione
sfinterica nei pazienti con SOD. Attualmente questo metodo non viene
utilizzato in clinica. La
sfinterotomia nella SOD La
maggior parte dei soggetti in cui le misure non invasive non hanno
successo potrebbe essere considerata candidata alla sfinterotomia endoscopica. In questo senso è utile la distinzione
dei pazienti secondo la classificazione biliare di Milwaukee perché
quelli biliari di I tipo possono presentare una risposta favorevole alla
sfinterotomia endoscopica in oltre il 90% dei casi. Anche Geenen e
collaboratori hanno mostrato, in uno studio prospettico randomizzato,
che i pazienti biliari di II tipo hanno una risposta molto buona alla
sfinterotomia (92%) quando la pressione basale sfinterica è documentata
da una manometria SO. L'asportazione chirurgica dello sfintere di Oddi (sfinterotomia
o sfinteroplastica) viene usata principalmente nei soggetti con
calcoli biliari. Alcuni studi che descrivono l'uso di questa tecnica in
soggetti con dolore postcolecistectomia hanno dimostrato buoni risultati
nel 43-68% dei pazienti sottoposti a un follow-up a lungo termine (2-4
anni). Anche i pazienti con pancreatite ricorrente dovuta alla stenosi
dello sfintere pancreatico possono essere candidati per la
sfinteroplastica chirurgica. Il rischio complessivo di una nuova stenosi
dopo sfinterotomia endoscopica sembra piuttosto basso. Manoukian e
collaboratori hanno riportato una percentuale di restenosi del 4.7% tra
85 pazienti sottoposti a sfinterotomia endoscopica per la SOD di II tipo
e seguiti per 7 ± 3 anni. Una percentuale simile di restenosi è
stata riscontrata tra i pazienti che avevano eseguito una sfinterotomia
endoscopica per coledocolitiasi. oppure
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