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La dispnea: fame d’aria
a cura
del dott.
Claudio Italiano
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L'apparato respiratorio
Molte persone, specie gli
anziani, ma talora perfino i bambini piccoli ed il piccolo bambino,
possono soffrire di questo sintomo, cioè di questo segno esterno, che nasconde
in vero delle patologie molto insidiose. Tecnicamente la "fame d’aria" strettamente respiratoria, si
definisce dispnèa, che significa, dal greco, il cattivo respiro, ed è la sensazione
soggettiva di difficoltà a respirare. Ma il paziente che vi dice di avere
affanno, non è sempre un paziente "respiratorio". Spesso dietro
questo sintomo si nasconde una cardiopatia insidiosa!
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Esistono diversi tipi di dispnea che,
in base alla modalità d’insorgenza, si distinguono in:
Ma in
particolare la dispnea acuta riconosce:
1. da malattie primitive dell’apparato broncopolmonare
2. da malattie cardiache o interessanti il
circolo polmonare
3. da malattie dei centri
respiratori
4. da malattie
neuromuscolari
5. da situazioni cliniche (diverse dalle precedenti) che determinano un
inadeguato arrivo di ossigeno ai tessuti (per es. un’anemia).
In base al rilievo della difficoltà a respirare durante la fase
inspiratoria o durante la fase espiratoria in:
-
dispnea inspiratoria
-
dispnea espiratoria
-
dispnea mista
Qualunque ne sia il motivo, la dispnea dipende dall’alterazione dell’ossigenazione
del sangue con bassa pressione di ossigeno e scarsa eliminazione di
anidride carbonica, dovuta a scompenso polmonare e/o ventilatorio, quindi
insufficienza della funzione respiratoria.
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I criteri diagnostici assoluti, per dimostrare che c’è dispnea (è
necessaria la presenza di almeno 2 dei criteri sottoindicati) sono:
I. PaO2 < 55 mmHg
II. PaCO2 > 50mmHg (esclusa l’ipercapnia compensatoria dell’alcalosi
metabolica)
III. Ph arterioso < 7,35
IV. Alterazione acuta della frequenza e
dell’ampiezza respiratoria
Le
patologie che la sottintendono possono essere in genere riassunte in:
in
questi pazienti, si potrà notare un’astenia ingravescente,
cioè una stanchezza anche a sforzi minimi, per esempio
quello di salire una rampa di
scale, oppure, nei casi più gravi, il paziente la notte dorme seduto
a letto, in ortopnea; se deambula riesce solo a fare qualche
passo e presenta le caviglie gonfie, le gambe appesantite dai liquidi ed un edema pretibiale con il
segno della fovea, cioè schiacciando col polpastrello l’area
edematosa, rimarrà una fossetta, definita dal latino "fovea" o
detto anche "segno
della digitopressione."
bronchite cronica
e bpco
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dispnea 2 |
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