|
|
Nosografia
dei disturbi del sonno
appunti del dott.Claudio
Italiano
Related links: insonnia New!
i rischi dell'alcool quando si guida. L'
anziano fragile Novità:
l'ansia come combatterla. La
demenza senile nell'anziano La
malattia di Alzheimer Il
tossicodipendente L'eroina,
gli oppiacei I
cannabinoidi I
cannabinoidi: danno la schizofrenia?
Ecstasy
La
cocaina LSD
L'alcool,
l'alcolista I
problemi dell'alcolismo I
questionari da somministrare al paziente alcolista
Le
radici dello stress NEW!
Come combattere lo stress NEW!
Stress ed infarto NEW!
Come combattere la fobia sociale: la paura di uscire in pubblico
Il
paziente ossessionato da idee fisse e compulsioni varie
Il
sesso sfrenato, la cleptomania, il gioco d'azzardo: ICD
La
depressione e l'umore Speciale
su depressione e sua cura La
depressione e le evidenze cliniche
La
pazzia, lo schizofrenico! La
pazzia, lo schizofrenico e la cura possibile!
Le
diete spinte: l'anoressia mentale!
Il
disturbo alimentare nel giovane:anoressia, bulimia, DCA
NEW
!! L'anoressia: quale cura è possibile?
Quanti di
voi non hanno sofferto di insonnia a seguito di eventi stressanti, di
lutti recenti, di fatti depressivi. In Italia non dormono 12 milioni di
pazienti. Ma il più delle volte nessuno si
rivolge al curante per l'insonnia, a meno che il problema continui nel
tempo e divenga un fatto cronico. Solitamente il disturbo del sonno è
come la punta di un iceberg, dove vedi solo ciò che sta sopra e
sconosci i problemi sommersi: cardiopatie, insufficienza respiratoria,
sindrome menopausale, agitazione ecc.. In effetti, un'adeguata
attenzione in sede di anamnesi nei confronti di una serie di indicatori
dell'insonnia sia notturni (frequente difficoltà all'addormentamento,
risvegli notturni frequenti o precoci al mattino con impossibilità al
riaddormenta mento, cattiva qualità dei sonno notturno percepito come
scarsamente ristoratore), sia diurni (astenia,
disturbi dell'attenzione e della memoria, ansia
ed irritabilità, depressione,
sonnolenza) è importante per evidenziare la presenza dei disturbi dei
sonno nel singolo soggetto e definirne più accuratamente l'incidenza,
spesso sottostimata, nella popolazione generale.
Sesso, sessualità
e sonno.
|
.
|
|
Addirittura, di recente, è stato
dimostrata l'importanza del sonno ai fini della
disfunzione erettile dell'uomo, essendo possibile solo durante il sonno ristoratore, o sonno
REM, l'attività di erezione automatica del pene, essenziale e
fondamentale per la buona ossigenazione delle fibromiocellule muscolari
lisce dei corvi cavernosi, che altrimenti restano in ischemia e vanno
incontro a fibrosclerosi. Nella
donna
un'alterazione della qualità e quantità di sonno o dei bioritmo
comporta conseguenze negative, quali disturbi dell'umore, inclusa la
sindrome premestruale, alterazioni dei ciclo mestruale, fibromialgie,
aumentato rischio di ipertensione in gravidanza e di pre-eclampsia,
alterazioni endocrine e neurobiologiche della menopausa.
Le alterazioni dei sonno possono avere un impatto negativo anche
sulla sessualità in quanto, a livello affettivo-emotivo e sessuale, la
carenza cronica di sonno determina una serie di manifestazioni cliniche,
tra cui irritabilità, disturbi dell'umore e riduzione dei desiderio,
mentre a livello neurovegetativo determina aumento dei cortisolo (cui
conseguono riduzione dell'energia vitale, stanchezza, anedonia,
riduzione dei piacere), disturbi endocrini dei ciclo, ipertensione ed
iperglicemia. La carenza cronica di sonno, quindi, rappresenta una grave
causa di stress biologico, con aumento degli indici infiammatori, nonché
di comorbilità somatiche e psichiche.
|
.
|
|
I disturbi dei sonno in gravidanza comportano vulnerabilità
specifiche sia per la donna (ad es.rischio significativo sia di
depressione in gravidanza e in puerperio che di psicosi post-partum,
aumento degli indici infiammatori), sia per il feto (ad es., stress
cronico con aumentato rischio di parto prematuro), nonché rischio di
depressione e disturbi cognitivi nel bambino. Un eccessivo incremento
ponderale durante la gravidanza e/o un peso elevato all'inizio della
gestazione sono fattori di rischio per il russare e per Obstructive
SleepApnea Syndrome (OSAS), manifestazioni indicative di aumentato
rischio ostetrico. Infatti il russare aumenta l'odds ratio di
ipertensione arteriosa in gravidanza
e pre-eclampsia, ed è predittivo di ritardo di accrescimento
intrauterino dei feto, così come le apnee notturne in gravidanza
aumentano il rischio di ipertensione. In menopausa i tre disturbi maggiori sono rappresentati da
insonnia/depressione, disturbi del
respiro (quali il russare) associati al sonno e fibromialgia. D'altro
canto, in menopausa le vampate, le fluttuazioni estrogeniche e
la-disregolazione ipotalamica sono fattori predittivi di alterata
architettura dei sonno. |
.
|
Pertanto, in una donna che lamenti insonnia
grave come il sintomo più invalidante
della menopausa, ripetute vampate di calore, più intense nelle
ore notturne, e uno stato d'ansia paralizzante, la strategia terapeutica
deve basarsi sul trattamento con ipnotici ed antidepressivi,
sull'ecologia degli stili di vita e sulla terapia ormonale
sostitutiva, finalizzata alla stabilizzazione dei set point ipotalamici,
al ripristino/migliora mento dell'architettura dei sonno ed alla
riduzione della mialgia e delle artralgie. In conclusione, considerando
frequenza e impatto dei disturbi dei sonno nella donna, in occasione di
ciascuna visita medica bisogna sempre indagare la qualità e la quantità
dei sonno, nonché il rispetto dei ritmo sonno-veglia. Nella donna
un'alterazione della qualità e quantità di sonno dei bìoritmo
comporta alterazioni a livello neurovegetativo, affettivo- emotivo e
sessuale, disturbi dell'umore, alterazioni del ciclo mestruale, nonché
alterazioni endocrine e neurobiologíche della menopausa
i. Le alterazioni precoci della qualità dei sonno nella donna
gravida si associano ad un rischio significativo di depressione in
gravidanza e in puerperio; inoltre, il russare e le apnee notturne
aumentano il rischio di ipertensione arteriosa in gravidanza e di
pre-eclampsia
Patologie e studi sul sonno.
A tale riguardo, sono
indicativi i risultati forniti da due studi osservazionali (MORFEO I e
II), relativi alla realtà italiana, che hanno valutato vari aspetti
inerenti all'insonnia ed al suo trattamento nell'ambito della Medicina
Generale. In particolare, dal punto di vista epidemiologico è emerso
che nel nostro Paese l'insonnia è un problema che riguarda circa 12
milioni di persone, di cui circa la metà non ha mai ricevuto la
diagnosi. Più in dettaglio,
lo studio MORFEO I ha evidenziato la superiore incidenza dell'insonnia
nelle donne, in cui la componente ormonale riveste probabilmente un
ruolo chiave e che l'insonnia si riscontra frequentemente in pazienti
affetti da diverse patologie organiche, a volte importanti, tra cui
quelle a carico dei sistema muscolo-scheletrico, digerente, endocrino,
immunitario e, in particolare, cardiocircolatorio. Inoltre, è stata
confermata l'associazione dell'insonnia con una maggiore incidenza di
malattie psichiatriche; ad esempio, nei soggetti insonni sono stati
rilevati quadri depressivi di
diversa gravità con una frequenza più elevata rispetto ai non insonni.
Lo studio MORFEO 2 ha indagato anche le possibili cause
dell'insonnia, evidenziando che nel 18.5%
dei pazienti valutati (n=2755) si tratta di un disturbo primario, mentre
in oltre la metà dei casi essa è secondaria ad ansia
(24.4%), eventi stressanti
(23.7%) e depressione
(6.4%). Nonostante l'insonnia peggiori la qualità di vita e produca
effetti negativi sulla prognosi delle malattie concomitanti, lo studio
ha rivelato che il 56% della popolazione esaminata non era
ancora trattato e circa il 15% dei soggetti in terapia (n=1 211)
forniva una risposta non adeguata al
trattamento. Esaminando i
motivi per i quali i soggetti insonni non erano trattati (n= 1544), è
emerso che i medici di Medicina Generale, i principali decisori
(66%) dei trattamento nei restanti 1211 soggetti (specialisti: 26.7%,
autoprescrizione: 73%), non trattavano l'insonnia perché il
paziente non se ne era mai lamentato, oppure se essa era insorta
di recente. Se si considerano i dati di farmacoepidemiologia dei
Rapporto Nazionale 2008 sull'uso dei farmaci, che si riferiscono alle
prescrizioni effettuate su una popolazione complessiva di circa 740.000
assistibili di età maggiore di 14 anni registrati nelle liste dei
medici di Medicina Generale al 31-12-2008, si osserva che al primo posto
tra le prime venti categorie terapeutiche di classe C a maggiore spesa
figurano benzodiazepine ed analoghi. Questo dato deve indurre a
considerare l'importanza della gestione appropriata, efficiente ed
efficace di questi importanti strumenti terapeutici. A tale
riguardo va sottolineato come anche la formulazione possa contribuire ad
ottimizzare l'impiego di tale classe di farmaci.
Classificazione dei
disturbi del sonno.
La classificazione dei disturbi dei sonno si basa
fondamentalmente su due sistemi nosografici di riferimento:
Entrambi i due sistemi
distinguono i disturbi dei sonno in primari
e secondari o associati ad
altre patologie.
Classificazione dei
disturbi dei sonno secondo ICSD (Intemational Classification of Sleep
Disorders)
|
Disturbi primari
|
Parasonnie
|
Disturbi
secondari ad altre patologie
|
-
associati
a disturbi mentali
-
associati
a disturbi neurologici
-
associati
ad altri disturbi medici
-
disturbi
dei sonno proposti
|
-
disturbi
dell'arousal
-
disturbi
dei passaggio sonno-veglia
-
parasonnie
associate al sonno REM
-
altre
parasonnie ad
altre
|
|
Dissonnie
|
-
disturbi
intrinseci dei sonno
-
disturbi
estrinseci dei sonno
-
disturbi
dei ritmo circadiano dei sonno
|
In particolare, facendo
riferimento all'ICSD , i disturbi primari del sonno includono le parasonnie,
intese come comportamenti anomali o eventi correlati con specifici stadi
dei sonno o con il passaggio sonno-veglia, sonno NREM- sonno REM e le dissonnie,
caratterizzate da anomalie dei meccanismi che generano gli stati di
sonno e di veglia e che regolano il ciclo sonnoveglia; a loro volta sono
distinte in disturbi intrinseci ed estrinseci, a seconda che originino
da cause operanti all'interno o al di fuori dei meccanismi fisiologici
dei sonno nonché in disturbi dei ritmo circadiano dei sonno. Tra le
parasonnie rientrano i disturbi dell'arousal come ad esempio, il pavor
nocturnus, il sonnambulismo ed il REM behaviour che si manifesta con
perdita dell'atonia muscolare tipica dei sonno REM e quindi con la
comparsa di attività motoria complessa durante il sonno REM.
Nell'ambito delle dissonnie, sono esempi di disturbi intrinseci dei
sonno: la narcolessía, la sindrome delle gambe senza riposo e la
sindrome delle apnee morfeiche tipo ostruttivo (OSAS),
caratterizzata da sintomi notturni caratteristici, quali il russamento
abituale, la presenza di pause respiratorie, e di risvegli con
sensazione di soffocamento, movimenti corporei al termine dell'apnea e
nicturia, e diurni, tra cui, i più importanti sono l'eccessiva
sonnolenza, cefalea mattutina e difficoltà di concentrazione, fino al
deterioramento cognitivo. Un ulteriore ed importante disturbo intrinseco
dei sonno è rappresentato dall'insonnia,
definita come difficoltà ad iniziare o a mantenere il sonno, che perde
le sue capacità ristoratrici. Un’insonnia, la cui prevalenza nella
popolazione generale varia dal 10% al 48%, rappresenta il 90% dei
disturbi dei sonno. Dal punto di vista nosografico, la tipizzazione
dell'insonnia può essere effettuata in base al periodo di comparsa,
alla durata ed al tipo di evoluzione. Per quanto riguarda il periodo di
comparsa nella notte, l'insonnia è distinta in:
-
iniziale
(difficoltà di addormentamento, che richiede oltre 30-40 minuti),
-
centrale
(veglia infrasonno prolungata con aumento dei numero di risvegli
notturni e dei tempo di veglia ad ogni risveglio) e terminale
(risveglio mattutino precoce).
La tipizzazione per
durata individua l'insonnia a breve termine (3-4 giorni), l'insonnia
transitoria (2-3 settimane) e l'insonnia cronica, quando si protrae per
mesi o anni. Infine, in base al tipo di evoluzione, l'insonnia può
essere persistente, se ha durata indefinita, periodica con comparsa
quasi regolare nella settimana, nel mese o nell'anno (disturbi
dell'umore, ciclo mestruale) oppure recidivante, quando compare in
maniera imprevedibile o irregolare. Tra i disturbi dei sonno secondari
ad altre patologie i più importanti sono quelli medico-psichiatrici. Si
tratta in questi casi di condizioni patologiche, come l'alcolismo, la
depressione o l'ansia, che pur non essendo primariamente disturbi dei
sonno si associano quasi costantemente ad una sua alterazione, più
spesso come insonnia, ma talvolta come eccessiva sonnolenza durante il
giorno. A questo riguardo l'insonnia si ritrova anche nel 90% dei
pazienti affetti da depressione,
e a sua volta si associa anche ad ansia nel 35% dei casi. L'insonnia si
trova anche nel 30% dei pazienti affetti da alcolismo.
Dal punto di vista clinico dell'insonnia nella depressione va molto
oltre quello della semplice associazione: l'insonnia rappresenta un
sintomo "civetta" della depressione, dal momento che precede
la sua insorgenza in oltre il 40% dei casi al primo episodio e nel 56%
delle recidive. I disturbi dei sonno, insieme all'astenia
ed alla perdita di interessi, sono i sintomi residui più comuni della
depressione ed assumono un significato prognostico negativo rispetto al
solo 25% dei pazienti senza sintomi residui. Un’insonnia, perciò,
rappresenta un vero e proprio indice di vulnerabilità alla depressione.
In pratica, lo stress creato dall'insonnia può attivare la catena di
eventi psicobiologici che favorisce lo sviluppo della depressione così
come le preoccupazioni diurne e le ruminazioni diurne che intrudono
anche nella notte, aumentano l'arousal, mentale e neurofisiologico,
inducono l'insorgenza dell'insonnia e ne favoriscono la cronicizzazione.
Terapia con
benzodiazepine
La
terapia con benzodiazepine rappresenta la terapia più seguita ed
evidente per la cura dell'insonnia. Il problema è capire quale sia
quella più indicata, se cioè occorra una benzodiazepina che induca il
sonno, cioè ad azione rapida, ma col rischio di dipendenza del soggetto
consumatore del farmaco (!), oppure una benzodiazepina a lunga emivita,
col rischio di avere minore dipendenza ma effetto nullo
sull'addormentamento. Allo scopo la farmacopea ci ha dato anche molecole
ipnotico-inducenti, come lo zolpidem e zopiclone e benzodiazepinici che
hanno un'azione ipnotica ed altre molecole con sola azione sedativa
dell'ansia. Il sito d'azione dei
farmaci ansiolitici è la sinapsi GABAergica. Il recettore GABAA
che riceve il segnale dell'aminoacido inibitore acido gamma-amino
butirrico (GABA), è presente sui neuroni che controllano il tono dell'umore, lo stato emozionale ed il
processo cognitivo. Sul recettore GABAA, costituito
da cinque subunità, oltre al GABA agiscono i barbiturici, l'etanolo, i
neurosteroidi e le benzodiazepine. Le subunità dei recettore GABAA,
sono distinte nei sottotipi alfa (W -6), beta (β1 -3) e gamma (γl
-3), dette isoforme. Il neurone può sintetizzare le varie subunità,
attivando preferenzialmente i geni che le esprimono, ed assemblarle in
maniera differente dando luogo a diverse configurazioni strutturali dei
recettore. Ciò comporta la produzione di recettori differenti a seconda
dei diversi momenti funzionali o farmacologici, il che si traduce in una
diversa sensibilità dei recettore alle varie molecole
che agiscono su di esso. Infatti, mentre il sottotipo
recettoriale (αl ha un'elevata affinità per le benzodiazepine (ad
esempio, triazolam) e per gli ipnotici non benzodiazepinici (zaleplon, zolpidem),
le isoforme (α2, α3, α 5 presentano un'alta affinità per
triazolam ed una bassa affinità per zaleplon, zolpidem, i sottotipi (α4 e α6 sono invece insensibili sia alle
benzodiazepine sia agli ipnotici non benzodiazepinici. L'importanza della differente struttura dei
recettore GABAA in
termini di risposta alle benzodiazepine è stata dimostrata da studi
sperimentali condotti su topi transgenici portatori della mutazione
nella sequenza aminoacidica delle subunità alfa dei recettore GABAA
in cui il residuo 101 istidina è stato sostituito dall'arginina
(His1011Arg). In particolare, è emerso che il diazepam svolgeva sia l'azione sedativa che ansiolitica nei topi
“wild type", mentre negli animali transgenici portatori della
mutazione (His101Arg) nella subu nità
W questa molecola esercitava soltanto l'effetto ansiolitico. Questi
risultati indicano che le proprietà sedative, ma non quelle
ansiolitiche, delle benzodiazepine sono mediate dall'isoforma α1
dei recettore GABAA . Un altro studio sperimentale ha
evidenziato che l'azione ansiolitica del diazepam era assente nei topi
con mutazione puntìforme W(H 10 1 R), indicando il fatto che l'effetto
ansiolitico dei farmaci benzodiazepinici è mediato dal recettore α2
' GABAA. Pertanto, una modificazione della struttura
recettoriale intesa in termini di diverso assemblaggio delle isoforme,
che avviene sotto la pressione dei fattori ambientali, compresi i
farmaci, può spiegare la mancata risposta al trattamento, ma anche
fenomeni quali la tolleranza, la dipendenza o l'astinenza. Di recente è
stato evidenziato che i recettori dei GABA sono sensibili anche ai
derivati ed ai metaboliti dei progesterone, i quali potenziano la
trasmissione GABAergica dando luogo ad effetti farmacologici
(ansiolitico, sedativo- ipnotico, anticonvulsivante) simili a quelli
delle benzodiazepine.
index
indice
della neurologia
|
|