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Un
caso di ematoma subdurale cronico.
appunti
del dott.
Claudio Italiano
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Un
paziente di 61 giunge alla nostra attenzione in luglio poiché a seguito
di trauma cranico , occorsogli in giugno, ha iniziato col tempo ad
accusare sonnolenza, stanchezza e strani deficit di forza e parestesie
alla mano di destra. Il trauma non gli ha causato perdita di coscienza.
Richiediamo
subito una TAC encefalo di controllo, poiché quella eseguita in giugno
era pressocchè ai limiti. La nuova TAC encefalo documenta in sede
fronto-parietale sinistra la presenza di una falda di ematoma
sottodurale dello spessore di circa 2 cm, che si estende in senso
cranio-caudale per circa 8 cm. La falda causa fenomeni di compressione
sull’emisistema ventricolare di sinistra e sul parenchima cerebrale,
con completa scomparsa dei solche cerebrali corrispondenti. Si associa a
modesto shift delle strutture sulla linea mediana.
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Anatomia
delle meningi
Le
meningi sono un sistema di membrane, situate all’interno del cranio
che proteggono il tessuto nervoso centrale. Si tratta di involucri di
tessuto connettivale membranosi, costituiti da tre strati,
dall’esterno all’interno:
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Le
meningi aderiscono alla scatola cranica, precisamente al tavolato
interno a cui la dura è attaccata e separata soltanto da uno spazio
virtuale detto spazio epidurale. Il ruolo fondamentale delle meningi è
di protezione meccanica del nevrasse (soprattutto la dura madre) e
l'aracnoide e la pia madre, interponendosi tra i vasi e il materiale
nervoso, costituiscono la barriera meningea. L’altra funzione è di
protezione e di barriera per le sostanze tossiche, metaboliti e farmaci
e di nutrizione per il tessuto nervoso, specie la pia. La “dura
madre”, quella più esterna, è costituita da un doppio strato di
tessuto connettivale fibroso ricco di fibre elasticizzate. Le altre
strutture meningee sono, invece, più morbide è vascolarizzate, ad
eccezione dell’aracnoide che non lo è, mentre la dura e la pia
madre, quella a contatto diretto col cervello, sono
vascoralizzate. Può
accadere, però, a seguito di un trauma cranico, che il sangue si versa
nello spazio subdurale, fra dura madre ed aracnoide, a formarvi una
raccolta di discreto spessore, allora tale situazione anatomo-clinica
viene definita “ematoma sottodurale o subdurale post-traumatico”.
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Ma
l’ematoma sottodurale può essere anche “spontaneo”. Con tale
aggettivo viene indicato l’ematoma che, in assenza di fatto traumatico
insorge, quasi sempre, per la coesistenza di patologie autoctone o
iatrogene della coagulazione. Per convenzione, ancora, in
ambito neurochirurgico, l’ematoma sottodurale viene definito
“acuto” se si forma e si manifesta clinicamente entro tre giorni dal
trauma, “subacuto” se si forma e richiede cura chirurgica fra 3 e 21
giorni dall'incidente. Quando l’ematoma si manifesta dopo tre
settimane viene definito “cronico”. L’ematoma sottodurale cronico
si può osservare in tutte le età della vita, ma è affezione più
frequente nell’età adulta presenile e senile.
Il sangue
si versa nello spazio subdurale provenendo da diverse fonti:
a) da una
o più vene a ponte afferenti ai seni, lacerate nel loro tragitto nello
spazio subdurale.
b) da
arterie e vene corticali lacerate
c) da
ramuscoli arteriosi corticali diretti dalla superficie cerebrale alla
dura madre, rotti
d) da un
seno o da un'arteria meningea che versano il sangue verso lo spazio
subdurale
Il sangue
raccolto nello spazio sottodurale diffonde sulla convessità emisferica
e si distribuisce sul lobo frontale, parietale e temporale come una
falda estesa di solito dalla falce alla base. L'ematoma
quando ha raggiunto un adeguato volume provoca fenomeni di compressione
con le ben note conseguenze cliniche: emiparesi controlaterale,
dilatazione pupillare dal lato dell’ernia, coma ingravescente; ma,
svuotato l’ematoma, il processo patologico si arresta, l’ernia si
riduce ed essendo l’encefalo praticamente indenne, il paziente può
guarire perfettamente.
Sintomatologia.
I segni
possono essere acuti, subacuti o cronici.
La
sintomatologia dell’ematoma sottodurale acuto e/o di quello subacuto,
dipende dalle strutture cerebrali coinvolte dalla compressione, nel
nostro paziente era la corteccia motoria e sensitiva di sinistra ad
essere interessata dalla compressione della falce dell'ematoma e,
dunque, ne derivavano parestesie e deficit di forza a destra, per la
decussazione delle fibre nervose, e stato di sopore.
La
sintomatologia dell'ematoma subdurale è, in ogni caso, riassumibile in tre grandi sindromi:
1) Il
paziente riporta un trauma cranico di intensità lieve o moderata; non
perde coscienza o perde coscienza per breve periodo di tempo; dopo un
intervallo lucido, di durata variabile da pochi minuti a qualche ora,
compaiono i segni di compressione e di ernia temporale: il paziente
lamenta cefalea, vomita, diviene sonnolento, soporoso ed entra in coma,
mentre compaiono segni di decerebrazione e gravi disturbi vegetativi,
poi segni di sofferenza del tronco ed infine si ha l’exitus per
paralisi bulbare.
2) Il
paziente dopo un trauma cranico di discreta entità, rimane in coma per
breve periodo di tempo, tutt’al più per qualche ora. Dopo 24-48 ore
la situazione peggiora: mentre compaiono segni di ernia temporale, il
paziente entra in coma e si aggrava progressivamente e abbastanza
rapidamente.
3) Il
paziente dopo un trauma cranico peggiora
dopo un periodo di un mese circa, per “evoluzione in due tempi”,
come il nostro paziente (ematoma subdurale cronico). Compaiono disturbi
dovuti a compressione degli emisferi cerebrali; nel nostro paziente
l’ematoma è a sinistra e colpisce le aree motorie e sensitive dell’emilato
dominante (mano e braccio destro senza forza, obnubilamento del sensorio
e stato astenico.
La
diagnosi di certezza di ematoma sottodurale si può porre solo con gli
esami strumentali.
L’esame
radiografico del cranio mette in evidenza nella maggior parte dei casi
(80% ) una linea di frattura, unica o multipla: nella metà circa dei
casi l’ematoma ha sede dal lato delle fratture; nell’altra metà ha
sede dal lato opposto; in molti casi le linee di frattura sono
bilaterali. L’eventuale spostamento della pineale nelle proiezioni
anteroposteriori indica il lato dell’ematoma. La
tecnica principale è però la tomografìa assiale computerizzata che
mette in evidenza l’ematoma sotto forma di una immagine a falce, di
grande densità, estesa ampiamente sulla convessità dell’emisfero
cerebrale interessato; permette inoltre di mettere in evidenza sede e
volume di eventuali lesioni cerebrali parenchimali (focolai
lacero-contusivi, ematomi intracerebrali, edema cerebrale). La RMN
non è indicata nei casi di sospetto di ematoma subdurale: le
indicazioni fornite dalla TAC sono più che utili a porre la diagnosi
con certezza, senza possibilità di errore. L’esame
elettroencefalografico dà reperti molto variabili. In certi casi si
hanno alterazioni dell’elettrogenesi sull'emisfero compresso
dall’ematoma (onde delta polimorfe), e segni di alterazione delle
strutture mediane dell'encefalo (onde delta bifrontali ritmiche
Trattamento
La terapia è chirurgica e consiste nello svuotamento della
raccolta o mediante un foro di trapano allargato o, meglio, attraverso
lembi osteoplastici o craniotomie. In genere gli ematomi cronici hanno
una buona prognosi, a differenza di quelli acuti.
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neurologia
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