EPATITE A

a cura del dott. Claudio Italiano

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Una nuova emergenza tra le popolazioni dove il virus non è endemico

Il dott. Claudio ItalianoPrecisiamo subito che l'infezione da virus dell'epatite A è abbastanza innocua, nel senso che decorre come una sindrome similinfluenzale, con dolori ossei e muscolari, febbre, ittero e diarrea, senza dare luogo ad un'infezione epatica cronica (cfr. epatite cronica) l virus dell'epatite A  è un picorna virus con un RNA di 27 nm a forma di cubo; la trasmissione è oro-fecale e l'incubazione è di 15-50 giorni dopodicchè compare ittero e febbre, con movimento della bilirubina a 20 mg/dL; sono colpiti i pazienti tra 5 e 15 anni per condizioni cliniche scadenti ma oggi sembra essere correlat aa standard di vita migliore. La diffusione è con liquami, verdure, frutti di mare, cibi manipolati. o HAV, è ubiquitario e prevalentemente diffuso là dove le condizioni igienico-sanitarie lasciano a desiderare.

 
Appartiene ai Picornavirus oppure in un gruppo assimilabile agli Heparnavirus. E' un virus costituito da una molecola di RNA ricoperta da un involucro proteico. E' presente in tutto il mondo, specie nelle aree più disagiate, nei paesi in via di sviluppo dove non esistono sistemi igienici per la prevenzione (es. rete fognaria, clorazione delle acque, impiego di fertilizzanti chimici e non di liquami in agricoltura, promiscuità ecc. ) . E' un piccolo agente virale, di 27 nm di diametro, a forma di cubo che si trasmette per via oro-fecale, e viene escreto con le feci per almeno 1-2 settimane e per una settimana dalla comparsa clinica della malattia. Il periodo di incubazione è di 15-50 giorni. Sono colpiti soggetti che vivono in scarse condizioni igieniche, ma oggi si diffonde  anche tra la gente socialmente elevata, con standard igienici migliori, poichè la diffusione dell'infezione da noi non è più considerata endemica e, dunque, il contagio è più facile. Classicamente ci si contagia cibandosi di molluschi bivalve, per esempio cozze e mitili che soggiornano e filtrano acque inquinate. Non c'è evidenza di trasmissione materno-fetale, ma c'è evidenza di trasmissione sessuale, per esempio nei rapporti omosessuali, oro-anali; rara la trasmissione percutanea. La sieroconversione è del 33% negli USA.   E' stabile in ambiente acido, alla temperatura di 60° per 1 ora! Pertanto, se pensate che mangiando i mitili sia sufficiente una spremuta di limone sul mollusco per "sterilizzare" il cibo, vi sbagliate di grosso! Il vecchio messinese è immune da HAV, ma i giovani che si cibano di cozze, oggi, ne sono affetti.  La malattia oggi è nuovamente in diffusione: infatti le migliori condizioni igieniche hanno fatto sì che la gente non avendolo incontrato non si sia immunizzata; ecco pertanto che compaiono le epidemie tra i militari, tra gli studenti, tra le comunità in genere. E pare che siano più colpiti proprio i ragazzi delle famiglie più agiate! L'incidenza annuale, infatti, torna ai 6-10 casi per 100.000 abitanti.

Clinica.

La malattia può avere un decorso vario: In genere esordisce con i sintomi simil-influenzali, ittero, febbre, dolori alle ossa, nausea e vomito che si accompagna a diarrea. La febbre è sui 38-39 e dura 1-3 giorni; nel bambino invece prevalgono forme anitteriche, mentre nell'adulto la malattia è più impegnativa. Nell'andamento classico abbiamo 4 fasi: incubazione, periodo pre-itterico, ittero e convalescenza. L'incubazione dura 15-30 giorni, durante i quali il soggetto non presenta sintomi particolari, tranne spossatezza; segue poi la fase pre-itterica della durata di una settimana, con aumento degli enzimi epatici, le transaminasi, a segnare il danno dell'epatocita. Poi segue l'ittero  dovuto alla colestasi, cioè all'incapacità da parte del fegato a svolgere le sue funzioni di escrezione della bile...quindi sclere gialle, fegato ingrossato, urine "marsala" e feci acoliche perchè appunto la bile non passa nel duodeno, nell'intestino e la bilirubina della bile non è trasformata in biline dai batteri intestinali. Nell'adulto, addirittura, si ricordano forme strane itteriche e colestatiche che possono recidivare e dare ricadute nella malattia ed encefalopatia epatica.     La cura: non esiste; il riposo a letto, le solite raccomandazione, le solite fiale di glutatione, ademetionina, non mangiare pesante, qualche soluzione glucosato-elettrolitico-salina per endovena.   IMPORTANTE: se dovete andare in paesi dove è endemica l'epatite A, conviene vaccinarsi perchè esiste da poco un vaccino efficace. Poi attenzione alle cozze " a' missinisi", cioè crude  col limone di sopra: il limone, è vero, disinfetta le cozze ma solo a chi da secoli vive nell'ambiente contaminato dal virus HAV!

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