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Manifestazioni cliniche dell'epatite B
. Storia
naturale dell’infezione
Q9 Le
fome di epatite da virus B sono: 2)
guarigione; 3)
forme croniche: esempio soggetti che si infettano alla nascita (90%) o
durante l’infanzia (20-30%). La persistenza dell’HBsAg per più di 6
mesi permette di diagnosticare la cronicizzazione dell’infezione. Le
forme croniche di epatite B. La
storia naturale dell’infezione cronica si divide a sua volta in: 1)
immunotolleranza 2)
immuno-attivazione, a bassa o assente replicazione; 3)
riattivazione di malattia Fase
di immunotolleranza.
La
fase di immunotolleranza è caratterizzata da positività per
’HBeAg, elevati livelli di HBV-DNA, transaminasi
normali e minimo danno epatico (epatite cronica HBeAg-positiva con
transaminasi normali). Questa fase può durare per 10-30 anni
nei soggetti che si infettano alla nascita o nella prima infanzia (1-5
anni) (principalmente bambini asiatici), mentre è generalmente di breve
durata o assente nei soggetti che acquisiscono l’infezione in età
adulta. Fase
di immuno-attivazione.
La
seconda fase è caratterizzata dall’attivazione del sistema
immunitario che è alla base della bonifica dai virus degli epatociti,
dovuta alla loro distruzione immuno-mediata, con conseguente riduzione
dei livelli circolanti di HBV-DNA, aumento dei livelli di
transaminasi e significativa necrosi e infiammazione con grado variabile
di fibrosi alla biopsia epatica. L’HBeAg è positivo e i
livelli di HBV-DNA sono superiori a 20.000 UI/mL o, comunque,
generalmente molto elevati. I soggetti che acquisiscono l’infezione
nella tarda infanzia, durante l’adolescenza o in età adulta
generalmente si presentano, nella fase di immuno-attivazione, con
epatite cronica HBeAg-positiva e transaminasi elevate. Decorso
clinico Epatite
cronica HBeAg-positiva. La
durata dell’epatite cronica HBeAg-positiva tipica con transaminasi
elevate è variabile e può essere prolungata causando la progressione
dell’epatite cronica a cirrosi, ma studi di storia naturale hanno
evidenziato come la maggioranza dei pazienti vanno incontro a
sieroconversione spontanea da HBeAg ad anti-HBe e diventano portatori
cronici inattivi. Il tasso annuale di sieroconversione spontanea da
HBeAg ad anti-HBe è del 10-15%. 12 L’infezione
da virus dell’epatite B Progressione
della malattia a cirrosi e sue complicanze. La
progressione da epatite cronica a cirrosi sembra essere più rapida nei
pazienti con epatite cronica HBeAg-negativa rispetto a quelli con
epatite cronica HBeAg-positiva. Il rischio di sviluppare HCC varia in
modo sostanziale a seconda dell’area geografica e dello stadio della
malattia alla diagnosi. Il rischio di HCC è più elevato nei soggetti
HBsAg-positivi asiatici o africani. 13 Clinicamente. Nella
pratica clinica occorre ricordare che: 1.
livelli di HBV-DNA al di sopra di 2.000 IU/mL identificano la presenza
di infezione attiva; tale condizione, nel soggetto con specifica
attivazione immunologica nei confronti di HBV, cioè nel paziente
HBeAg-positivo in fase di immunoattivazione (non nel soggetto HBeAg
tollerante!) e nel paziente anti-HBe-positivo si associa usualmente alla
presenza di malattia epatica; 2.
livelli persistentemente al di sotto di 2.000 IU/mL definiscono la
condizione di infezione inattiva, che non si associa a danno epatico da
HBV significativo; 3.
i livelli viremici possono subire importanti fluttuazioni nel tempo (con
temporanee cadute al di sotto della soglia di 2.000 IU/mL anche nel
paziente con epatite cronica B); pertanto un’accurata definizione
dello stato replicativo nel soggetto anti-HBe-positivo con bassi livelli
viremici non può essere
effettuata con una singola osservazione, ma richiede una valutazione
dinamica (controlli almeno trimestrali dell’HBV-DNA per 12-18 mesi). IgM
anti-HBc. Gli
anticorpi IgM anti-HBc sono il marcatore di danno HBV indotto
universalmente utilizzato per fare diagnosi di epatite acuta B. I più
bassi livelli di IgM anti-HBc presenti nel paziente con epatite cronica
sono dosabili con numerosi test commerciali. Inquadramento
del portatore di infezione da HBV: momenti del percorso diagnostico Ricerca
dell’HBeAg e dell’anti-HBe. Nel
caso di positività per HBeAg il soggetto potrà essere un portatore
in fase di tolleranza immunitaria o in fase di
immuno-attivazione (epatite cronica HBeAg-positiva); nel caso di
anti-HBe positività il portatore potrà essere in fase di
immuno-attivazione (epatite cronica anti-HBe-positiva) o di controllo
immune (portatore inattivo). Dosaggio
quantitativo dell’HBV-DNA. Nel
caso del portatore HBeAg-positivo i livelli viremici non ci permettono
di distinguere il soggetto in fase di tolleranza dal paziente con
epatite cronica, anche se usualmente il soggetto tollerante presenta
livelli viremici stabilmente elevati (superiori a 1x108 IU/mL); 19 Screening,
diagnosi e follow-up nel caso del portatore anti-HBe-positivo livelli viremici al di sopra di 20.000 IU/mL (anche in un’unica determinazione) identificano il paziente con epatite cronica B. Invece livelli al di sotto di 20.000 IU/mL richiedono un periodo (12-18 mesi) di monitoraggio per la corretta caratterizzazione della fase di infezione. Dosaggio delle IgM anti-HBc. Se eseguibile con le metodiche di adeguata sensibilità analitica, nel caso del portatore HBeAg-positivo, permette di distinguere il soggetto in fase di tolleranza (IgM anti-HBc-negativo – Index value al di sotto di 0,2 o 5 PEI Units) dal paziente con epatite cronica (IgM anti- HBc-positivo); nel caso del portatore anti-HBe-positivo contribuisce aidentificare il paziente con epatite cronica (IgM anti-HBc-positivo Index value al di sopra di 0,2) dal portatore inattivo (IgM anti-HBc costantemente non dosabili).
Antigeni (Ag) Anticorpi (Ab) Diagnosi
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