--> Eutanasia e malato terminale

Il dott. Claudio ItalianoEutanasia e malato terminale.

 riflessioni del dott. Claudio Italiano

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«Giuro, per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per gli dei tutti e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni,

che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto: […]

Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio»

(Giuramento di Ippocrate, formula classica, 430 a.C.)

Già Ippocrate nel 430 a.C. detta le norme per il medico, che giura “seppur richiesto” che “non somministrerà ad alcuno, un farmaco mortale, né suggerirà tale consiglio. ).

 

Il medico, infatti, è al servizio della vita e non della morte!  

 

 Il Crocefisso Miracoloso di frate Umìle da Pietralia che ha lacrimato nel 1700, Chiesa di S. Papinoa MilazzoNel Vangelo, Giovanni, che era medico,mentre Gesù soffre sulla croce dice ai soldati, inzuppata una spugna nell’aceto e postala in cima a una canna d’issopo, di  spingerla sulla bocca di Gesù. Questo gesto, che viene generalmente interpretato come un atto di disprezzo e di crudeltà dei soldati verso Gesù (assetato), potrebbe invece essere letto come compassionevole: l’aceto infatti provoca rapida acidosi metabolica, perdita della coscienza, coma acidosico e morte. Quando Gesù ebbe preso l’aceto, esclamò: "Tutto è compiuto!" (oppure "Padre, nelle tue mani, raccomando lo spirito mio" secondo Luca) e morì. Dunque sembrerebbe che anche i Vangeli parlino di eutanasia. Ma la Chiesa si pronuncia ovviamente contro ogni forma di eutanasia. Nell’Antico Testamento viene citato il caso di un suicidio assistito: quello del Saul (I Samuele 31:4): un soldato uccide Saul su sua richiesta; ma David in seguito condanna a morte il soldato per omicidio.Anche il primo corpo giuridico positivo della storia, il Codice di Hammurabi, riporta previsioni normative che considerano con rispetto l'assistenza al suicidio. Nell’antica Grecia, il suicidio era considerato con rispetto (si pensi al gesto di Socrate) ma lo sviluppo della professione medica e il consolidamento di norme etiche e deontologiche portarono già Ippocrate, nel 420 a.C. circa, a prevedere nel suo giuramento l’impegno a non somministrare, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerire di assumerlo.

 

 

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Ciò premesso occorre chiarire il termine di eutanasia, che come sappiamo deriva dal greco,  (dal greco: ευθανασία -ευ, eu, "bene", θανατος, thanatos, "morte": "buona morte"), cioè significherebbe procurare ad altri una buona morte, dunque non dolorosa, quando sono afflitti da mali inguaribili per i quali non è possibile miglioramento o terapia alcuna. Si deve al filosofo inglese Francis Bacon di aver introdotto il termine di  "eutanasia" nelle lingue moderne occidentali nel saggio Progresso della conoscenza (Of the Proficience and Advancement of Learning, 1605). Ma non era intendimento di Bacon di incitare alla bella morte, anzi egli esortava il medico ad intervenire per procurare una morte senza dolore, dunque, “bella” in questo senso. La parola eutanasia continuò ad essere utilizzata anche nel XIX secolo, quando emerse l’idea di uccidere per pietà, pensando ad una pratica giusta. In realtà il medico è il servitore della vita e pertanto alza le mani in segno di resa solo quando si fa chiaro che la prosecuzione della lotta contro la morte non ha più alcuna prospettiva seria di successo, e che continuare una cura significherebbe solo prolungare la sofferenza del malato, ma talora neppure questa scelta è così facile. Entrambi sono da rifiutare. La scelta di dare la morte o l'accettazione della morte non sono affatto la stessa cosa. Il medico può essere definito il servitore della vita. La sua professione è una continua lotta per mantenere la vita il più possibile nella pienezza, ma comunque vita.

Altro problema è rappresentato dal fatto che la costituzione italiana prevede che ogni cittadino abbia diritto alle cure ma anche che vi possa rinunciare di sua volontà.

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.

La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. “

Quindi anche in questo caso, la legge non è chiara e si presta a duplice interpretazione!  Infatti come può secondo la sua libera scelta e, dunque, liberamente un malato scegliere di morire , rifiutando le proprie cure?  Il medico deve rispettare la sua libertà di morire o no ? Anche la morte toglie ogni libertà. La vita, infatti, è il necessario presupposto della libertà. Inoltre è difficile dire che il malato in preda a gravi sofferenze sia libero. Certamente egli è meno libero del giovane sano che si butta nel fiume. Non si è liberi sotto tortura.

 Il termine eutanasia, tuttavia, si deve anche interpretare alla luce di almeno tre diverse tipologie,  riferendoci alle seguenti pratiche di eutanasia:

 1) l’eutanasia attiva (in cui si provoca attivamente la morte del malato, per esempio attraverso la somministrazione di sostanze tossiche!);

2) l’eutanasia passiva (in cui si procura la morte del malato indirettamente, sospendendo le cure);

3) il suicidio assistito (in cui al malato vengono forniti i mezzi per suicidarsi in modo non doloroso).

Per quanto concerne il primo punto, è chiaro a tutti che se il medico procura la morte con un farmaco tossico, si contemplerebbe i reato di omicidio, anche se del malato consenziente e, dunque, questo primo punto non si presta a molte interpretazioni fuorvianti.

La posizione della Chiesa.

La Chiesa Cattolica è schierata molto nettamente contro l’eutanasia attiva e il suicidio assistito, pur non considerando nessuna di queste due pratiche equivalente all’omicidio (o analoga all’aborto). Viceversa, contempla la possibilità dell’eutanasia passiva qualora questo si possa configurare come interruzione dell’accanimento terapeutico, lesivo della dignità umana. Una sintesi della posizione cattolica viene fornita dalla Pontificia Accademia per la vita come segue:

Nell’immediatezza di una morte che appare ormai inevitabile ed imminente "è lecito in coscienza prendere la decisione di rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita" (cfr Dich. su Eutanasia, parte IV), poiché vi è grande differenza etica tra "procurare la morte" e "permettere la morte": il primo atteggiamento rifiuta e nega la vita, il secondo accetta il naturale compimento di essa (9 dicembre 2000).

 

Ancora per quanto concerne il secondo punto, cioè l’eutanasia passiva, il medico può provocare la morte del malato attraverso la sospensione delle cure. Ed anche qui il punto non è chiaro. Infatti io posso sospendere l’insulina ed il malato oncologico mi va in coma, ma io posso anche sospendere l’alimentazione, cosa che è capitata in un caso e che ha scosso l’opinione pubblica. Infatti occorre distinguere tra mezzi ordinari e straordinari, o forse più precisamente, tra mezzi proporzionati e mezzi sproporzionati. Per cui, se è doveroso e cosa buona e giusta provvedere ad alimentare un malato, il medico potrebbe non sentirsi in obbligo morale e deontologico di fornire mezzi straordinari, per esempio impiegare la dialisi o la ventilazione; ma anche questo concetto non è scevro di dubbie interpretazioni ed è difficile esprimere un giudizio di proporzionalità dei mezzi. In altre parole, quando cessa per il medico il dovere di cura?

Accanimento terapeutico.

Nemmeno chiaro è il concetto di accanimento terapeutico, che ci fa pensare al medico sadico che si vendica col malato che ha in odio e lo sottopone a cure lunghe e laboriose, pur di tenerlo in vita e prolungarne la sofferenza! Per esempio: il malato oncologico, in preda a dolori atroci, ha una malattia del midollo che ne determina un’anemia severa ed il medico lo trasfonde di continuo, solo con l’intento di procurare il prolungamento del dolore! Ma anche qui il concetto non è chiaro! Verosimilmente solo il buon senso del medico può chiarire il punto:

·         l'impegno medico perde di significato terapeutico quando il prolungamento della vita, ormai  certamente giunta al confine con la morte, non può essere perseguito "ad ogni costo".

Il terzo punto fa riferimento al  cosiddetto “suicidio assistito” che consiste nel fornire a una persona i mezzi per togliersi la vita in modo poco doloroso. A differenza dell'eutanasia passiva, la morte quindi non è naturale; ma a differenza dell'eutanasia attiva, colui che assiste il suicidio non partecipa direttamente alle azioni che portano alla morte del paziente. In sostanza è come se il medico lasciasse sul comodino del paziente terminale il veleno sotto forma di pillola e se ne andasse nell’altra stanza aspettando che una persona “non libera” di scegliere, perché sofferente e sotto la tortura della malattia, scegliesse la morte procurandosela da sé!

 

Eutanasia e legge in Italia.

In Italia l’eutanasia attiva è assimilabile, in generale, all’omicidio volontario (ex art. 575 cod. pen.). In caso di consenso del malato, ci si riferisce all’art. 579 cod. pen., rubricato come omicidio del consenziente, punito con la reclusione da 6 a 15 anni. Anche il suicidio assistito è un reato, in virtù dell'art. 580 cod. pen., "Istigazione o aiuto al suicidio". L'eutanasia passiva viene consentita in ambito ospedaliero, nel reparto di rianimazione, solo nei casi di morte cerebrale: devono, comunque, essere interpellati i parenti dell’interessato e si richiede la presenza e il permesso scritto del primario, del medico curante e di un medico legale. In caso di parere discordante fra medici e parenti, si va in giudizio e in questo caso è il giudice a decidere. Se il paziente chiede che gli vengano sospese le cure, si potrebbe contemplare quanto previsto dall’articolo 32 della Costituzione e, cioè, che ciascuno  è libero di rifiutare le cure così come ne ha il diritto!

 

Eutania negli altri paesi

In Olanda, paese che, nel 2000, per primo al mondo ha legalizzato l'eutanasia, questa è praticabile a condizione che sia richiesta ripetutamente e personalmente dal paziente al proprio medico. La richiesta include la compilazione di un questionario di 50 domande. Inoltre, si deve trattare di una patologia per la quale non vi sia una cura praticabile, è necessario il parere conforme di un secondo medico e la procedura deve essere comunicata alle competenti autorità. A partire dal 2004, l’eutanasia ha trovato applicazione anche per bambini di età inferiore ai 12 anni per i quali, però, è necessaria l’autorizzazione dei genitori.

In Austria, viceversa, nel 1977 è stata abrogata una legge permissiva sull'eutanasia.

Nella Confederazione Elvetica, è previsto e tollerato il suicidio assistito, attuato in strutture private all’esterno delle istituzioni medico-ospedaliere: in alcuni casi, comunque, risulta alquanto labile la linea di confine tra simili pratiche e l’eutanasia passiva.

In Portogallo, sono condannate espressamente le tecniche di eutanasia attiva e passiva, ma il Consiglio Etico ha, in alcuni casi considerati “disperati”, ammesso l’arresto dei trattamenti terapeutici.

In Belgio, dal settembre del 2002 è in vigore una legge che disciplina l’eutanasia a condizione che la domanda dell’interessato sia conseguente ad uno stato di “costante ed insopportabile sofferenza fisica e psichica”.

Nei paesi scandinavi, il panorama è abbastanza omogeneo: in Svezia, l’eutanasia attiva è vietata mentre il suicidio assistito è tollerato; in Finlandia, risulta legalizzata l’eutanasia passiva; in Norvegia, per procedere all’eutanasia passiva è necessaria la richiesta dell’interessato o di un suo prossimo congiunto, in caso di incoscienza.

In Germania, il suicidio assistito è tollerato e praticato, purché il malato sia capace di intendere e di volere e ne faccia esplicita richiesta; l’eutanasia attiva, invece, è proibita.

In Francia, la recente legge dell’aprile 2005 relativa ai diritti dei malati terminali riconosce loro la possibilità di richiedere una “degna morte”: viene confermato il primato delle cure palliative e, regolando l’eutanasia passiva, si ribadisce il divieto di quella attiva.

Nel Regno Unito, l’eutanasia è assimilata all’omicidio e passibile di pene fino a 14 anni di carcere; alcune pronunce difformi, comunque, sono state adottate da corti locali.

In Grecia, l’eutanasia è legalizzata e la si può applicare senza eccessive limitazioni tanto soggettive quanto oggettive.

In Ungheria, è ammessa la sola eutanasia passiva su richiesta dell’interessato.

Negli Stati Uniti d’America, la Corte Suprema ritiene legittima l’eutanasia passiva e il governo federale ha autorizzato i singoli stati a regolamentare nello specifico la delicata materia; soltanto l'Oregon ha adottato un proprio atto per il suicidio assistito escludendo tuttavia l’eutanasia.

In Canada, l’eutanasia è vietata ma, in alcune province, vi è una sorta di tolleranza verso le forme passive.

In Colombia, l'eutanasia non è disciplinata per legge, ma è consentita grazie ad un pronunciamento della Corte Costituzionale.

In Cina, dal 1998, gli ospedali sono autorizzati dalla legge a praticare l’eutanasia ai malati terminali.