La Florovegetazione della Riserva di Capo Milazzo

cfr anche  Milazzo, ottava isola eolia

Capo Milazzo, il mare dell'estremità del promontorio, foto di Claudio Italiano

La Riserva del Capo di Milazzo sarà un bene prezioso nel momento in cui verrà istituita a Milazzo, cioè subito, nel 2500 dopo Cristo. Ci rivolgiamo, perciò, ai ragazzi che si accostano alle ricerche scolastiche e a quanti ammirano questi luoghi perchè sanno e conoscono la ricchezza scientifica dei luoghi.  Per dare un accenno all'importanza di istituire la Riserva basti pensare che Milazzo ed il suo Promontorio danno il nome all'era geologica detta "milazziano". Questo concetto, cioè quello di valorizzare questi luoghi, purtroppo, non è comprensibile ai molti cittadini milazzesi che vi si oppongono scioccamente, politici compresi,  poichè ignorano e non comprendono la ricchezza delle specie floro-faunistiche viventi nel territorio unico ed irripetibile del Capo. Ringraziando per la preziosa collaborazione il WWF di Milazzo nella persona del suo presidente, prof. dott. Giuseppe Falliti, facciamo tesoro del difficile lavoro  di ricerca di questo gruppo di studiosi, circa gli aspetti della flovegetazione di Capo Milazzo, condotto da questa nobile associazione milazzese, riportando appresso una sintesi della stessa fatica.

 

DESCRIZIONE GEOMORFOLOGICA DEL CAPO DI MILAZZO

 

La penisola di Milazzo deve la sua origine all'apporto di materiali alluvionali che, durante il Quaternario, si sono accumulati sul fondo marino, portando alla costituzione di un istmo che ha collegato con la terraferma un'isola antistante la costa. L'isola si è originata in seguito a movimenti orogenetici che hanno consentito l'affioramento del basamento metamorfico seguito, verso l'alto, da terreni di origine sedimentaria, facenti parte della serie gessoso-solfifera messiniana. Dal punto di vista geomorfologico, la penisola si presenta come un promontorio pianeggiante delimitato da ripide scarpate verso iI mare (terrazzo marino "Milazziano"). Al Capo Milazzo si possono bene osservare affioramenti di roccia calcarea su cui riposa uno strato relativamente superficiale di deposito marino alluvionale di età milazziana. Le coste della penisola si presentano fisionomicamente diverse. Nella parte più a sud (regione istmica), tratto di collegamento tra la terraferma e l'originaria isola, si osservano delle spiagge. Nella restante porzione si osservano scogliere che, a causa della continua azione erosiva ad opera del mare, presentano tratti con tipiche falesie e lembi di spiaggia (Cale).

 

 

Dal punto di vista orografico, la penisola, a partire da "Cala dei Liparoti", si presenta costituita nel primo tratto da un pianoro (altezza massima 57 metri s.l.m.) che digrada dolcemente verso oriente ove, in prossimità della costa, si interrompe bruscamente con suggestive falesie con orientamento NW-SE. Procedendo verso l'estremità distale della penisola, l'andamento del terreno diventa maggiormente irregolare, aumenta di quota sino a raggiungere i 78 metri s.l.m. in località "Faro". Da qui torna nuovamente a digradare, dapprima dolcemente poi più o meno irregolarmente sino a divenire accidentato nell'ultimo tratto a causa della presenza di affioramenti calcarei. Nella porzione settentrionale, la costa si presenta sabbiosa per un piccolo tratto, in località "Renella"oltre "Punta Mazza", dopo di che torna ad essere rocciosa e ripida. Da "Punta di Gamba di Donna" al santuario di S' Antonio l'acclività della costa diminuisce rispetto ai precedenti tratti, potendosi osservare dei pendii meno scoscesi e, in alcuni tratti, delle spiagge poco estese in corrispondenza cli S. Antonio e di Baronia.

CLIMA DEL CAPO

Il clima è uno dei più importanti elementi che caratterizzano un territorio in quanto influenza direttamente l'attività biologica di tutti gli organismi viventi e, fra questi, in particolare modo i vegetali, legati, per la loro immobilità' più degli animali alle caratteristiche stazionali. Per l’analisi climatica sono stati utilizzali dati termo pluviometrici relativi al decennio 1931-40, rilevati dall'Ufficio del Genio Civile presso la stazione meteorologica di Milazzo. Tali dati sono stati elaborati secondo la metodologia di Bagnouls e Caussen (1957), in modo da evidenziare meglio l'andamento dei fattori termometrici e pluviometrici, sia singolarmente sia in combinazione tra loro. Si è costruito, quindi, un grafico in cui vengono riportati, in ordinata, i valori medi mensili relativi alla temperatura dell'aria ed alle precipitazioni atmosferiche: sull'ascissa, invece, sono indicati i mesi. Dai dati in nostro possesso si può rilevare che l'area da noi studiata è soggetta ad un clima tra i meno xerici degli ambienti litoranei siciliani: essa è interessata da una piovosità media annua di 650 mm. distribuita nel corso dell'anno non uniformemente. Le piogge sono concentrate principalmente nel periodo autunno-inverno, raggiungendo valori massimi in dicembre (119 mm.) e diminuiscono notevolmente nel periodo estivo in cui, tra luglio ed agosto, si registrano i valori medi minimi (13 mm. c.a.).  Lo stesso accade per la temperatura, che si mantiene elevata in estate (punte massime in agosto con valori medi pari a 25,7° C) e diminuisce nel periodo invernale in cui raggiunge i valori medi minimi in gennaio (11,5° C). La temperatura media annua è pari a 17,7° C con valori medi massimi di2I,6'C e minimi di 14,3°C. Dal diagramma ombrotermico si può evincere come la durata del periodo secco (numero di mesi in cui i valori medi mensili di piovosità risultano uguali o inferiori al doppio di quelli medi mensili di temperatura dell'aria) interessi circa cinque mesi l'anno, da metà aprile a metà settembre. Inoltre, il periodo di secchezza attenuata, in cui i valori medi mensili di piovosità sono uguali od inferiori al triplo dei valori medi mensili di temperatura dell'aria, è di 6 mesi circa all'anno. Ne segue che il periodo umido interessa solo 5 mesi circa all'anno. Nonostante manchino dati relativi alla misura dell'umidità dell'aria, dalle caratteristiche sovraesposte del clima milazzese e considerato che la xericità del clima viene in parte attenuata dai venti umidi provenienti dal mare, si può affermare che trattasi di un clima tipicamente mediterraneo a carattere termo mediterraneo di tipo attenuato. I venti, pur provenendo da tutte le direzioni, riteniamo che debbano seguire come direzione preferenziale quella W-E: ciò a causa delle morfosi osservate in alcuni vegetali (in particolare è evidente il portamento a bandiera indotto negli ulivi) localizzati nelle zone costiere maggiormente soggette a venti costanti. Inoltre, il prevalere dei venti che spirano preferenzialmente in direzione W-E contribuisce a determinare un ambiente maggiormente xerico lungo i versanti sottoposti alla loro azione, esposti ad occidente. Ciò è deducibile anche dal differente tipo di vegetazione presente lungo i versanti occidentale ed orientale, come avremo modo di puntualizzare più avanti.

PEDOLOGIA DELLA RISERVA DI CAPO MILAZZO

I suoli che caratterizzano l'area studiata sono di origine alluvionale, sciolti, quasi sempre pianeggianti o lievemente ondulati. Essi presentano un profilo di tipo Ap-C, a tessitura sabbiosa e sabbioso-argillosa, in cui può variare notevolmente, nei vari tratti, la potenza dell'orizzonte "A". Questo presenta maggiore spessore nel pianoro, mentre è molto scarso lungo le scarpate ove, in alcuni tratti, può mancare. Si tratta di suoli relativamente giovani e poco evoluti in cui manca un orizzonte alluvionale o di accumulo (orizzonte "B"). L'orizzonte umifero (orizz. “A") si presente più o meno profondamente rimaneggiato a causa delle pratiche agronomiche effettuate dall'uomo: esso giace direttamente sulla roccia madre (orizz. “C”). Per la presenza cospicua di sabbia, unita ad una discreta componente argillosa, i suoli del territorio, in genere, presentano una buona permeabilità e, quindi, un buon drenaggio idrico; lo scheletro, inoltre, quando presente è generalmente minuto. Questi terreni, di norma, si presentano poco strutturati: essi possono sopportare un adacquamento generalmente elevato. La sostanza organica e l'humus sono in genere contraddistinti da bassi valori, decrescenti procedendo verso gli orizzonti inferiori. La reazione è neutra o sub-alcalina. Come tutti i terreni alluvionali, caratterizzati da un'elevata componente sabbiosa, essi manifestano una buona capacità idrica; si mantengono bassi i valori di acqua igroscopica, del punto di appassimento e della capacità di ritenzione idrica capillare.

VEGETAZIONE DELLA RISERVA DEL CAPO

Scilla marittima - detta "cipolla di mare", ha proprietà cardiotoniche. E' velenosa se non saputa dosare!!

Capo Milazzo, Scilla Marittima,  detta "cipolla di mare", ha proprietà cardiotoniche. E' velenosa se non saputa dosare; cresce spontanea nella Riserva del Capo

La vegetazione presente in un territorio rappresenta un'espressione della natura, che è funzione dell'azione concomitante di vari fattori, siano essi di tipo ambientale (suolo e clima) che antropici. A Capo Milazzo, considerata la variabile influenza che questi esercitano nelle diverse zone, si può osservare la presenza di aspetti vegetazionali differenti fra loro per caratteri floristici e strutturali, ma legati gli uni agli altri da relazioni dinamiche. Essi, infatti, rappresentano stadi diversi della medesima serie evolutiva della vegetazione naturale che, in assenza di pressione antropica tende verso formazioni via via più mature ed in equilibrio con l'ambiente. Nel corso dell'analisi saranno illustrate le caratteristiche salienti sia della vegetazione naturale, che esprime l'equilibrio biologico venutosi ad instaurare, in un dato momento ed in una determinata area, quale risultato dell'influenza dei fattori biotici ed abiotici che insistono su di essa, sia della vegetazione antropogena. Quest'ultima comprende sia quella infestante le colture" sia quella nitrofilo-ruderale riscontrabile nei terreni abbandonati: la prima è dovuta, per buona parte, alle specifiche pratiche agronomiche cui le colture sono sottoposte nell'arco dell'anno, mentre la seconda è caratterizzata dalla presenza di entità nitrofile cui possono associarsi, nei campi da più tempo abbandonati, elementi della vegetazione naturale che in questo modo cominciano a colonizzare gli incolti. Si vengono così a creare degli aspetti di vegetazione naturale a carattere erbaceo che rappresentano gli stadi di massima degradazione della macchia-foresta mediterranea.

 

VEGETAZIONE NATURALE DI CAPO MILAZZO

Tramonto visto dal laghetto di Venere, a Capo Milazzo.

Capo Milazzo, piscina di Venere, estrema punta del Promontorio, fruibile dalla discesa di Baronia

La vegetazione naturale del territorio è da riferire all'orizzonte più termofilo della vegetazione mediterranea a sclerofille sempreverdi (Oleo-Ceratonion Br.-Bl. 1936). Dal punto di vista strutturale si possono distinguere vari tipi caratterizzati da una propria ecologia e distribuzione ed aventi un preciso ruolo nel dinamismo della vegetazione dei Quercetalia ilicis Br.-Bl. 1947, Fra questi, la vegetazione arbustiva a macchia o gariga è localizzata principalmente lungo le scarpate costiere. La vegetazione delle praterie steppiche è diffusa sui suoli maggiormente degradati di alcune scarpate e su terreni molto accidentati. La vegetazione rupicola si trova localizzata negli anfratti della roccia ove si è depositato un sottile substrato. Infine, la vegetazione alofila è molto rammentaria ed è rappresentata. piuttosto. da elementi sparsi:  questi, lungo il litorale, si compenetrano con gli altri aspetti di vegetazione naturale.

Vegetazione arbustiva

Datura stramonium, pianta velenosa, usata anche dagli Atzechi per riti tribali

Capo Milazzo, Datura Stramonium,  pianta velenosa, usata anche dagli Atzechi per riti tribali e dalle "majare" di Milazzo, per le pozioni afrodisiache d'amore! Poveri malcapitati: la pianta causa la morte!

E' presente tipicamente lungo tutte le scarpate che del imitano il Capo; essa presenta una certa variabilità fisionomica dovuta alle differenti condizioni climatiche, edafiche e di antropizzazione che caratterizzano i vari tratti. Si possono osservare, infatti, sia aspetti molto prossimi alla macchia, sia aspetti di gariga. AlI'interno di uno stesso tipo strutturale possono rilevarsi differenze anche nella composizione floristica. La presenza di venti relativamente forti che spirano, nel corso dell'anno, prevalentemente in direzione W-E, contribuiscono a determinare un ambiente più spiccatamente xerico sui versanti esposti ad W, maggiormente soggetti alla loro azione disseccante.  Diverso è il casi dei versanti esposti ad E i quali, riparati dai venti, sono soggetti ad una minore xericità. La vegetazione arbustiva delle aree più xerotermofile è caratterizzata dall'Euphorbia dendroides L., tipico arbusto a cuscinetto emisferico che spicca nel periodo primaverile per il colore giallognolo dei suoi fiori, dando un tono di colore al paesaggio. Nelle aree che godono di condizioni di umidità più favorevoli prevalgono aspetti fisionomicamente dominati dal Pistacia lentiscus L. Nelle formazioni caratrerizzate da quest'ultima essenza si rinvengono varie liane, arbusti ed erbe quali: Smilax aspera, Rubia peregrina, Asparagus acutifolius, Lonicera implexa, Teucrium flavium, Prasium majus' Spartium junceum, Anemone hortensis, ecc. La composizione floristica piuttosto eterogenea delle formazioni arbustive (in cui si rinvengono accanto a specie del Quercion  ilicis Br.-Bl. (1931) '37, anche specie dell'Oleo-Ceratonion Br.-Bl. 1936) farebbe pensare ad una tendenza evolutiva verso il climax del Leccio (Quercion ilicis Br.-Bl. (193I) '37), piuttosto che verso quello dell'Oleo-Ceratonion Br.-Bl. 1936. La presenza di aspetti di vegetazione naturale attuale da riferire all'Oleo-Ceratonion Br.-Bl. 1936 o a serie dinamiche dello stesso è da imputare alle mutate condizioni ambientali odierne che, a seguito della degradazione, hanno reso I'ambiente più xerotermofilo. Dei due più diffusi aspetti arbustivi, quello a lentisco può trovarsi frammisto più o meno abbondantemente, lungo i dirupi a picco sul mare, a Calicotome infesta. Di per sé la calicotome forma esempi di macchia (calicotometi) a carattere xerotermofilo, particolarmente diffusi nelle aree sottoposte ad intensa azione antropica. Qui essi giocano un ruolo significativo quale tappa intermedia nei processi di rigenerazione della vegetazione sempreverde.  Purtuttavia, l'evoluzione del lentisceto e del calicotometo, tendenti alla costituzione di boschi dei Quercetalia ilicis Br.-Bl. 1947 , il più delle volte risulta essere impedita da fattori antropici. Nel nostro caso, mentre il lentiscete è possibile osservarlo soltanto lungo il versante orientale, particolarmente umido, il calicotometo trovasi in parte frammisto al primo lungo le falesie medesime, ma può anche formare dei popolamenti più o meno puri lungo il versante occidentale. Ciò si verifica in stazioni meno esposte all'azione del sole, quindi, su pendii con esposizione N o NW. Laddove il vento batte con maggiore violenza, oltre ad osservarne gli effetti nel portamento delle specie legnose (vedi le morfosi subite dagli oleastri e dal Lentisco), si può osservare un regolare arricchimento della vegetazione in Thymelaea hirsuta. Questa specie, indicata da Pignatti (1982) come specie propria delle formazioni arbustive a gariga del litorale, è considerato da O. de Bolos ecologicamente equivalente (per la Provenza) alla Phyllirrea di Minorca, tipica di ambienti costieri battuti da venti violenti. Nel nostro caso, infatti, la Thymelaea è presente assieme, oltre che alla Calicotome in stazioni riparate dalla eccessiva esposizione al sole, in corrispondenza de "la Baronia" anche e soprattutto al Lentisco, in formazioni arbustive basse (adattamento del Lentisco determinato da forti venti), localizzale in corrispondenza de "l'Arenella". Si tratta di formazioni arbustive di macchia e gariga in ambienti mediamente xerici con suoli sciolti ed impoveriti. In questi aggruppamenti sono stati osservati, oltre a Pistacia lentiscus e Thymelaea hirsuta, Calicotome infesta, Teucrium fruticans, T. flavum, Prasium majus, Euphorbia dendroides, lonicera etrusca, Smilax aspera. Il versante più spiccatamente xerotermofilo, quello occidentale, come già è stato detto presenta un suolo più superficiale, quindi meno evoluto e maggiormente xerico. Esso è ricoperto dalla macchia ad Euphorbia, aggruppamento più termofilo dei precedenti in cui entrano numerose specie dell'Oleo-ceratonion Br.-Bl. 1936. Tale essenza, particolarmente eliofila, può riscontrarsi anche assieme al Lentisco nel versante orientale, ma diviene più abbondante verso la parte alta del dirupo, in stazioni ove il terreno si mantiene meno profondo e più accidentato e in cui si ha una maggiore insolazione. Negli euforbieti (Euphorbietum dendroidis), alla Euphorbia dendroides si accompagnano varie altre essenze xerotermo file quali Calicotome infesta, Opuntia tuna, Artemisia aborescens, Olea europaea var. sylvestris, Anagyris foetida.

Aggruppamenti arbustivi bassi e discontinui, molto prossimi ad aspetti di gariga, sono caratterizzati dalla Artemisia arborescens; queste formazioni, particolarmente xerotermofile, sono osservabili sul versante esposto a meridione della "Punta Gamba di Donna". Gli aspetti ad Artemisia si possono rilevare, in genere, su substrato prevalentemente calcareo e, dal punto di vista dinamico, rappresentano una tappa successiva a quella delle praterie xerofile dei Thero-Brachypodietea Br.-Bl. 1947 . L'artemisia arborea è uno di quegli arbusti che, con I'euforbia arborea, la calicotome e la ginestra di Spagna (Spartium junceum L.), colonizzano per primi i coltivi abbandonati assieme ad altre entità erbacee, anch'esse più xerotermofile, quale è I'Oryzopsis miliacea. Lungo il bordo del dirupo, inoltre, sul lato orientale del promontorio, sono frequenti degli aggruppamenti erbacei igrofili poco estesi dei Phragmitetea, fisionomicamente dominati da Arundo pliniana Turra.

segue tipi particolari di vegetazione del Capo di Milazzo