Le fratture del femore nell'anziano


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frattura femore, arto extrarotato e retrattoE' un'evenienza assai frequente: circa il 75% delle fratture del femore colpisce le donne, per le quali il rischio di morte è elevato se non si interviene con accortezza e con terapie adatte, specie per le complicanza. L'incidenza della patologia purtroppo è in aumento e si prevede che per il 2030 in Europa vi saranno circa  750.000 nuovi casi all'anno.Negli anziani le fratture del femore sono spesso causate da una caduta o da un trauma apparentemente insignificante. L'osteoporosi, tumori o infezioni possono infatti minare la solidità dell'osso rendendolo più suscettibile alla frattura. L'osteoporosi è una malattia multifattoriale che comporta fragilità ossea, per un progressivo deterioramento della struttura microscopica dell'osso, che si riduce di quantità e si altera nella sua architettura, legata a numerosi fattori di rischio. Ciò è prevenibile con l'attuazione di un semplice esame, la MOC, assi indicata negli individui con bassa massa ossea alla MOC, di età avanzata, sesso femminile, menopausa precoce, specie se sono in terapia cortisonica; altre condizioni sono determinate dalle malattie endocrine, da uno scarso apporto di calcio e vitamina D nella dieta ed aumentata frequenza di cadute. Il deficit di vitamina D nell'anziano, dovuto alla progressiva incapacità della pelle di produrne quantità adeguate (oltre il 60% delle donne italiane ultrasessantacinquenni ha valori bassi di vitamina D ed il 30% ha valori da vera carenza), comporta alterazioni anche delle funzioni muscolari ed è facilmente correggibile con la somministrazione di colecalciferolo (800 UI al dì).
 

 

Sede di frattura

Nell'anziano la frattura del femore si localizza tipicamente all'estremità superiore (testa o collo del femore): la regione collo del femore è la più esposta alle fratture, a causa della sua conformazione e del carico del peso corporeo a cui è sottoposta. Essa è responsabile della mobilità dell'arto, peraltro già compromessa dall'età avanzata. Per questo motivo la frattura del femore rappresenta un evento gravissimo; basti pensare che circa il 15-20% dei pazienti con frattura dell'estremità prossimale muore entro un anno dall'evento traumatico. I dati sono ancor più allarmanti se si considera che circa il 50% dei pazienti perde parzialmente o totalmente l'autosufficienza dopo aver subìto questo tipo di lesione e se si pensa che molti soggetti non vengono neppure trattati per il forte rischio operatorio.
 

Tipi di frattura del femore
Frattura sottocapitata
Frattura collo femore
Frattura pertrocanterica
Frattura sottotroncaterica

 

frattura del femore sottocapitata a destra in pz osteoporotica

La frattura del collo del femore . Una frattura a livello del collo femorale si associa ad un segno patognomonico: si associa ad un accorciamento ed extrarotazione dell'arto inferiore. Essa può comportare una necrosi della testa del femore per interruzione della circolazione ematica che procede dall'osso verso la testa del femore. Il trattamento chirurgico è diverso a seconda della frattura: negli anziani si propone una endoprotesi o una protesi totale d'anca (con rimozione della testa), nei pazienti più giovani é preferibile conservare la testa e fissare la frattura mediante osteosintesi.

La frattura pertrocanterica viene trattata mediante un'osteosintesi ( fissazione della frattura con vite e placca, chiodo gamma).

SINTOMI

Il paziente caduto a terra non riesce a rialzarsi e accusa un forte dolore all’inguine, diffuso verso il ginocchio e lungo la parte anteriore della coscia. In molti casi è possibile supporre la presenza della frattura semplicemente osservando la posizione della gamba colpita: essa si presenta girata verso l’esterno, in modo che il piede tende a toccare il terreno con il suo margine esterno. La gamba inoltre, appare spesso leggermente più corta di quella sana. In questa situazione è opportuno evitare di muovere il paziente prima dell’arrivo degli addetti al soccorso.

DIAGNOSI


La diagnosi della frattura è affidata all’esame radiografico, che permette di individuare l’esatta sede della frattura. Si parlerà di frattura del collo femorale quando la frattura interessa la porzione ossea tra la testa femorale e la zona trocanterica. Invece la frattura pertrocanterica interessa la parte prossimale del femore.

TRATTAMENTO
La cura di queste fratture consiste, nella maggior parte dei casi in un intervento chirurgico, sempre preferibile se le condizioni lo consentono: l’intervento chirurgico permette di ridurre al minimo il tempo di immobilizzazione a letto, impedendo così la comparsa di complicazioni come piaghe da decubito, disturbi respiratori e circolatori, alterazioni psichiche o infezioni urinarie, che compaiono con grande frequenza nell’anziano costretto a letto e che ne mettono in pericolo la vita stessa. Nelle fratture laterali, delle quali la più frequente è la frattura pertrocanterica, si eseguono interventi di osteosintesi, cioè di bloccaggio dei frammenti fratturati con mezzi metallici (vite e placca a scorrimento, chiodo gamma i più usati .L’intervento chirurgico consiste nell’unione dei frammenti ossei della frattura con mezzi metallici quali chiodi e placche, nella sostituzione dell’intera articolazione con una protesi metallica (protesi totale) o della sua parte femorale (endoprotesi). La scelta del tipo di intervento dipende del tipo della frattura, dell'étà e delle condizioni generali del paziente. L' intervento di endoprotesi è un intervento con cui si sostituisce la testa femorale con una testa metallica di dimensione uguali. Nelle fratture mediali, delle quali la più frequente è la frattura sottocapitata, si eseguono interventi di sostituzione della porzione prossimale del femore fratturata, collo e testa, con una protesi metallica (endoprotesi parziale o emiartroplastica) fissata ad incastro o con cemento acrilico; raramente nel grande anziano viene sostituito anche il cotile acetabolare (artroprotesi totale).


RISCHI IN CORSO DI FRATTURA

Sono rappresentati dal rischio emorragico e di trombosi venosa con embolia polmonare, assi frequenti. A causa della frattura e del successivo intervento si hanno delle perdite ematiche che portano spesso il grande anziano a ricevere delle trasfusioni di emazie. Altre complicanze frequenti sono la trombosi venosa, che si previene con l'uso di anticoagulanti somministrati per almeno 40 giorni dal momento della frattura, e l'infezione in sede di intervento, che si cerca di prevenire in sala operatoria con un'accurata asepsi e con l'uso della profilassi antibiotica.

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