Gazzetta del Sud, Martedì 25 Ottobre 2011

Messina Tirrenica

MILAZZO. Il dato diffuso mentre si svolge la prima assemblea dell'Ufficio speciale sull'alto rischio ambientale. Rilevato l'aumento di tumori all'ipofisi.

Articolo di Giovanni Petrungaro basato su uno studio del prof. Salvatore Cannavò, direttore Clin.. Endocrinologica policlinico di Messina

Link correlati al tema:

Rischio di cancro e malformazioni nelle aree del petrolchimico
Rischio di malformazioni nelle aree del petrolchimico
Rischio di cancro del respiratorio ed inquinamento industriale
Rischio di acromegalia tre volte di più a Milazzo
Inquinamento e smog fotochimico: quali effetti sull'uomo
MILAZZO. Una radiografia dell'area industriale con problematiche e ipotesi di risanamento. Si svolge oggi, a palazzo D'amico, alle 10,30, la prima uscita ufficiale dell'"Ufficio speciale zone alto rischio ambientale" che punta, intanto, a uno Sportello unico, aperto alla popolazione del comprensorio. Tecnici ed esperti, alla presenza dei sindaci del comprensorio, indicheranno le strategie possibili finalizzate al risanamento ambientale e alla prevenzione dei danni alla salute delle popolazioni esposte derivanti dalle emissioni di inquinanti e sostanze odorigene.

E Corona denuncia all’Ars l’assenza di adeguati controlli e d’autorizzazioni.

Area industriale Milazzo con i fumi d'Oriente! Annunciata una massiccia presenza di cittadini e di rappresentanti delle asso­ciazioni ambientaliste, i quali chiederanno agli esperti di fornire risposte certe su considerazio­ni che vanno emergendo da studi sanitari ed epidemiologici che emergono nel corso di singoli convegni e che generano preoccupazione. Proprio ieri l'altro ad esempio a Messina in un convegno promosso da Endomet, è stato ribadito, come sottolinea il dottor Claudio Italiano, che Milazzo "ha il record del tumore dell'ipofisi ed in particolare dell'adenoma ipofisario e della malattia detta Acromegalia. E' pur vero - spiega il medico - che geneticamente ne siamo predisposti, come è emerso in passato col ritrovamento nella via Tremonti dello scheletro di un gigante, probabilmente un acromegalico del tempo, ma oggi sappiamo che gli inquinanti creano una incidenza x 6 volte maggiore di tumore dell'ipofisi nei milazzesi della zona D". 

 
Una considerazione che collima con lo studio pubblicato qualche mese addietro sulla prestigiosa rivista europea di endocrinologia (European Journal of Endocrinology) del prof. Salvatore Cannavò, coordi­natore di un gruppo di giovani ricercatori messinesi dell'Endocrinologia dell'Università di Messi­na, in collaborazione con l'Arpa di Messina. In base ai risultati ottenuti, i tumori dell'ipofisi che producono eccessive quantità di ormone della crescita, e causano una rara malattia endocrina nota come acromegalia, sono signifi­cativamente più frequenti nel comprensorio di Milazzo e della Valle del Mela, rispetto al resto della provincia di Messina e ad altre aree italiane ed europee. E ancor prima, nell'ambito del "Progetto Sentieri", acronimo che sta per Studio Epidemiologi­co Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, è venuto fuori che l'ultimo aggiornamento, eseguito da esperti dell'Istituto Superiore di Sanità, dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (sede di Roma) e dell'Università La Sapienza, ha permesso di individua­re le 44 zone sparse nella penisola, in cui il tasso di mortalità per malattie tumorali risulta essere più alto della media nazionale.

Nell'elenco, uscito in allegato all'ultimo numero della rivista "Epidemiologia e Prevenzione", figura anche Milazzo, che comprende ovviamente i territori della Valle del Mela, in buona com­pagnia assieme ad altre tre città siciliane, come Gela, Priolo e Biancavilla. Dalla ricerca, si evince come in questi siti l'inquina­mento delle matrici aria, acqua e suolo sia associato a circa il 5 per cento dei casi totali di tumore, evidenziando una correlazione tra le patologie neoplastiche ed i fattori ambientali. Ed ancora, nei 44 Sin si sono verificati 10 mila decessi per varie cause e 4 mila per tutti i tumori, in eccesso rispetto ai riferimenti regionali, a riprova del fatto che queste riprova del fatto che queste località rispondevano a un criterio di rischio sanitario esistente.

Dati che confermano come le aree interessate si trovino al cospetto di una vera e propria emergenza sanitaria ed ambientale. A questo pun-to, non si tratta più soltanto di denunce di associazioni e cittadini, ma sono le analisi scientifiche a dirlo. E per questo occorrono delle risposte certe e immediate.

E sulle problematiche ambientali si registra anche l'intervento del parlamentare regionale Roberto Corona che in una nota afferma come «in quest'area non sono possibili interventi infrastrutturali di qualsiasi genere finché le Autorità non provvederanno al ripristino della legalità normativa. In molteplici interrogazioni ed interpellanze presentate al Presidente della Regione, ho fatto presente che le leggi violate dal 2002 e che hanno dato luogo a quest'area ad elevato rischio ambientale ancora oggi ,dopo quasi dieci anni, sono rimaste tali e quali, con l'aggravante di essere in procedura di infrazione comunitaria. In particolare le leggi violate riguardano l'assenza di misurazioni degli inquinanti per le emissioni in atmosfera; il mancato adeguamento degli impianti per le acque secondo le direttive del D.Lgsn. 152del2006; la mancanza della Vas (valutazione ambientale strategica).

Di conseguenza - conclude Corona - le autorizzazioni rilasciate per le aziende Terna, Snam Sealine di Monforte, le AIA nazionali della Raffineria e della CTE di San Filippo e quelle regionali vanno rivisitate tenendo conto delle suddette gravi violazioni alla legge fino ad oggi perpetrate e, fino a quando non verrà ripristinata la legalità normativa si potrà intervenire solo in regime di emergenza ambientale e territoriale».

cfr index tumori