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Mentre vi scrivo, mi viene in mente la moglie di quel
paziente ricoverato da noi col problema di metastasi diffuse in carcinoma
del colon già operato di stomia e trattato e congedato dal centro
di riferimento perchè ogni terapia oncologica sarebbe stata vana. La
moglie ci appare disperata: non saprebbe come gestire il paziente al
proprio domicilio! Infatti che cosa potrebbe fare se il marito avesse dei
problemi urgenti? Se avesse dolore, stipsi, subocclusione? E che cosa può
fare un familiare quando il paziente viene dimesso dal Centro di
Riferimento Oncologico e va a casa? Vedremo di affrontare la questione,
non semplice da affrontare, per dare dei lumi ai nostri navigatori.
La prima cosa, ovviamente, è rivolgersi al medico
curante, che deve affrontare una mole di problemi, che non sempre è
disponibile o raggiungibile… e allora? Si possono contattare il medico
di guardia del PTE o quello di pronto soccorso di un ospedale qualunque,
sempre alla ricerca spasmodica di posti letto, la dove non se ne trovano,
che vi dice che il malato è terminale, che non sa dove ricoverarlo ecc.
ecc. Questa è la realtà dei fatti. Ma intanto voi che fate se il malato
ha uno di questi segni?
Dolore //Sofferenza
Nausea – vomito (effetto chemio ed trattamento con
oppioidi)
Crisi respiratorie
Fratture patologiche
Disidratazione
Angosce (di morte, di ruolo..)
Attacchi di panico, ansia
Ipoalimentazione! Ritenzione urinaria acuta e
cronica, incontinenza degli sfinteri
Prurito
Squilibri metabolici
Infezioni ricorrenti in fase acuta
Accesso venoso centrale total. impiantabile (porth
– a- cat)
Ritmo sonno/veglia
Impegni giornalieri
E se ha queste complicanze?
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Occlusione intestinale inoperabile e ileo
paralitico
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Prurito
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Ritenzione e incontinenza urinaria
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Singhiozzo
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Stipsi
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Tosse
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Turbe della nutrizione: anoressia e cachessia
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Versamenti maligni pleurici, pericardici,
peritoneali
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xerostomia
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Alopecia
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Alterazioni elettrolitiche
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Anemia
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Astenia e Fatigue
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Cardiotossicità
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Neurotossicità
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Tossicità polmonare
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Nefro-urotossicità
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Accessi venosi centrali e sistemi infusionali
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Diarrea
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Nausea e vomito indotti da chemioterapia
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Incontinenza fecale e gestione delle stomie
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Mucosite
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Neutropenia e infezioni
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Piastrinopenia
E ancora può avere febbre:
per cause Infettive, neoplastiche, indotte da chemioterapia, da reazione
al farmaco, da metastasi del sistema nervoso centrale, per polmonite o
pericardite.
E ancora può avere vomito
per:
-
chemioterapici altamente emetogeni
(cisplatino, mecloretamina, dacarbazina,
carmustina, ciclofosfamide)
-
Moderatamente emetogeni (oxaliplatino,
carboplatino, ifosfamide, antracicline, irinotecan)
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Lievemente emetogeni (Taxani,
VP16, gemcitabina, metotrexate, 5FU, mitomicina, trastuzumab,
cetuximab)
-
Minimamente emetogeni (Bleomicina,
alcaloidi vinca, fludarabina)
Vi si pone, allora, di fronte ed improvvisamente il
problema dell’attuazione di "CURE PALLIATIVE", cioè la
"gestione complessiva delle problematiche che affliggono un malato
cronico, con l’obiettivo di:
-
Alleviare la sofferenza
-
Non accanirsi terapeuticamente
-
Garantire una buona qualità di vita.
-
Farlo sentire a casa, finalmente (!), dopo l’ospedalizzazione.
Compare il problema di gestire il malato in maniera
integrata, cioè agganciarlo ad una rete di servizi che spesso sono
deficitari o assenti in alcune parti del paese e del mondo, dei quali si
parla ma di cui nessuno sa niente, salvo poche eccezioni. Chi vi scrive ha
personalmente accertato, invece, la buona gestione del malato oncologico
in alcuni centri, vedi l’ematologia oncologica in
quei di Catania, al Ferrarotto, dove esiste anche una struttura a
basso costo (praticamente le spese di pulizia!), che accoglie i pazienti:
Casa Santella. O sa di gestioni pessine in certi paesi dell’est, dove
addirittura, per assistere il paziente al letto, si deve pagare un ticket
di ingresso in reparto e poi comprare i farmaci!
LA GESTIONE INTEGRATA DEL PAZIENTE NEOPLASTICO: UN
MODELLO ORGANIZZATIVO
Ma come dovrebbe essere un impeccabile sistema di
gestione del paziente oncologico? E come direzionare il paziente nei
menadri delle terapie oncologiche?
Il primo problema è ridurre al massimo l’ospedalizzazione
del paziente, offrendogli al tempo stesso le giuste procedure
diagnostico-terapeutiche, cioè garantendo al paziente di fare gli esami
giusti, al posto giusto ed al tempo giusto, seguito da un equipe giusta,
accompagnandolo nelle varie fasi della sua malattia. Significa avere delle
strutture centrali e periferiche:
-
Unità Dipartimentale di Oncologia, cardine
principale della struttura oncologica (si avvale di molteplici
strutture che garantiscono il management completo (la corretta
gestione del paziente) del paziente nell’ambito di un’unica
struttura aziendale, sebbene
-
Assitenza domiciliare integrata (A.D.I. palliativo)
Hai visto
le altre belle pagine di medicina di Gastroepato? Vai ai link sulla pagine
index e spero di essere utile alle tue ricerche di salute.
Management dell’oncopaziente.
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Il primo contatto del malato con la struttura avviene
presso la Unità Dipartimentale di Oncologia, principalmente con un
primo accesso ambulatoriale
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Prescrizione delle procedure diagnostiche.
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Stadiazione della patologia, cioè valutazione della
diffusione del male ai vari organi ed apparati e linfonodi
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Unità operativa per gli accessi venosi: impianto
di accessi venosi centrali con reservoir sottocutanei (cateteri
interni tramite i quali i farmaci possono essere somministrati in
grossi vasi, riducendo il rischio di infezione - port).
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Gli impianti venosi, oltre che per la
somministrazione di farmaci, sono necessari anche per le terapie di
supporto e delle complicanze delle patologie neoplastiche.
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Presso il Servizio di Rianimazione è possibile
attivare Unità Operative strategiche per la gestione del paziente
neoplastico: a) "unità Dietologia per la Nutrizione
Artificiale", b) "Unità per la Terapia del Dolore". La
prima gestisce la nutrizione
per via enterale e parenterale nei pazienti impossibilitati ad
effettuare una naturale alimentazione impiantando, se necessario,
gastrostomie percutanee per via chirurgica o endoscopica (PEG). L’
Unità Operativa di "Terapia del Dolore" consente la
corretta diagnosi e gestione del dolore neoplastico, presente in oltre
il 70% dei pazienti con neoplasie in fase avanzata. Il paziente viene
in ogni momento seguito dalla Unità Operativa di Oncologia che, oltre
a gestire lo specifico trattamento, di volta in volta valuta se e con
quali modalità interagire con le strutture specialistiche di
supporto, così da far percepire al paziente la continuità del
trattamento rendendolo consapevole che ogni trattamento è integrato e
non interferisce con quelli che precedono o seguono.
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Hai
visto le altre belle pagine di medicina di Gastroepato? Vai ai link
sulla pagine index e spero di essere utile alle tue ricerche di
salute.
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I pazienti vengono valutati anche attraverso le U.
O. di Cardiologia con gestione ambulatoriale e, laddove necessario, di
Day Hospital (per prove dinamiche, holter, ecocardiogramma ed altro) e
l’ U.O di Nefrologia e Dialisi per la gestione delle insufficienze
renali funzionali, compressive e/o iatrogene (derivanti da trattamenti
medici).
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L’iter di gestione integrata del paziente si
conclude con la possibilità di affidare al Servizio di
Ospedalizzazione Domiciliare (SOD) i pazienti neoplastici : la sua
attività prevede visite domiciliari due o tre volte alla settimana da
parte di una equipe composta da un medico, un infermiere professionale
ed all’occorrenza di uno psicologo e di un assistente sociale,
nonché di specialisti per consulenze ove necessario. L’equipe
(gruppo di lavoro composto da più specialisti) provvede alla
somministrazione di nutrizione artificiale, prelievi per l’esecuzione
di esami clinico chimici, gestione di tracheostomie, di cateteri
venosi centrali, medicazione di piaghe da decubito e prevenzione delle
stesse con adeguati presidi nonché gestione di cateteri vescicali e
colostomie. Ove necessario, i componenti del SOD provvedono ad
organizzare il trasporto dell’ammalato in Ospedale per l’esecuzione
di esami strumentali, il tutto in perfetta continuità con l’Unità
di Oncologia, che valuta le condizioni generali del paziente ed
eventualmente ne coordina il ricovero presso l’Azienda per la
somministrazione dei citotossici o per la gestione delle complicanze
altrimenti non gestibili domiciliarmente.
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Servizio di assistenza sociale che curi le pratiche
miranti all’ottenimento dell’indennità di accompagnamento e le
varie pensioni di invalidità civile.
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Impiego dei ragazzi del volontariato allo scopo di
assistere nei bisogni più vari e/o solo per garantire la compagnia
dei pazienti.
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