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IL TOSSICODIPENDENTE da appunti personali del dott. Claudio Italiano Related links: i rischi dell'alcool quando si guida. Novità: l'ansia come combatterla. L'eroina, gli oppiacei I cannabinoidi I cannabinoidi: danno la schizofrenia? Ecstasy La cocaina LSD L'alcool, l'alcolista I problemi dell'alcolismo I questionari da somministrare al paziente alcolista AIDS Studio su HCV e droga Il metadone e la cura buprenorfina versus metadone Le radici dello stress |
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- Ora per scoprire la personalità del tossicodipendente occorre fare un lavoro con la mente: in
noi stessi venga evocato il periodo delladolescenza, con i
suoi stati danimo, le sue incertezze; questa è la chiave
di lettura della psicologia dei giovani e solo così potremo
accostarci ad essi. Parliamo, quindi, del gruppo, del senso del
gruppo e su ciò che ci porta a diventare antisociali.
Il giovane gode della solitudine; ricercato è
il momento di isolamento dal nucleo familiare e dagli amici, come
momento di introspezione e di crescita dellindividuo e di
riflessione, momento in cui si può piangere, ridere; cè
il godimento dellincomprensione, anche un pò di
masochismo, pianto liberatorio. Io non voglio che gli altri mi
comprendano! E autoemarginazione e incapacità a
comunicare, a dare spessore. Nella favola è trasparsa
metacomunicazione, la capacità di comunicare al di là delle
parole. Hanno capacità a simbolizzare. Si diventa adulti quando
questo processo è compiuto. Lazione è un modo di
costruire il simbolo; la ricerca dellidentità: non fa
paura e serve a ricercarsi. Così il pianto serve definire una
chiusura di porte ed il passaggio verso le scelte mature La fragilità dell'adolescente Abbiamo parlato delladolescenza
legata alla identità; noi sentiamo di essere percepiti come
esistenti. Il bambino ha bisogno di dipendere dai genitori e
questo è per lui buono, ha questa entità precisa e soffre molto
meno delladolescente (a*). La* ha una quota di
disagio che fa parte del processo della crescita. Il problema
della* che detta preoccupazione è quando il tempo della
non identità occupa un terzo della vita e porta allangoscia,
senza punto di arrivo, come lapparato senza cibo. In questo
percorso verso letà adulta gli adulti non sono il solo
punto di riferimento. La crisi della famiglia corrisponde a
quella di altri educatori; le istituzioni non hanno contribuito
alla risoluzione della crisi familiare, della famiglia etica e/o
affettiva. Si perde il senso dellindividuo come tuttuno
e leducazione scolastica è frammentaria, suddivisa in
centinai di corsi (di lingue, computers, di biblioteca) , così
anche le istituzioni hanno fallito, anzi privano il ragazzo della
formazione, danno solo nozioni e perdono lunità di
riferimento che è la persona; gli insegnanti non si adeguono
alla formazione pedagogica. Non è più il sesso il problema del
giovane di oggi, ma la solitudine, la tristezza, il senso di
vuoto e di noia, la frustrazione al dolore: "adolescenza
narcisistica e depresiva". Uno sconcerto è quello di
trovarsi di fronte a qualcosa di instabile. I mutamenti del
giovane Werther, sono quelle modificazioni che costringono gli a*
ad una posizione di attesa; noi siamo sorpresi quando vediamo che
il bambino diviene adulto ma diamo risposte sbagliate. E
importante dare agli adulti punti di orientamento sui momenti
psichici della* : 1) la vita interiore. Il bambino non ha
una vita interiore perchè linteriorità si sta formando ma
fino alladolescenza rimane tutto subconscio, quando
riflette sui sentimenti ci colpisce. Noi parliamo agli a* di
futuro, ma il ragazzo ci parla delle sue sensazioni interiori.
Quando compare linteriorità stiamo di fronte alladolescente.
I bambini hanno una certezza che è data dagli 2) adulti, che
sono un ancora, un porto sicuro, sono pensati come onnipotenti. La*
rovescia il terreno di gioco: gli adulti sono tiranni e
rompiscatole, per cui lascia spazio alla conflittualità; 3) il
tempo diventa una sensazione che può durare un minuto o unora a seconda dei vissuti
interiori. Il bambino è legato al tempo come al presente; non sa
dire oggi e domani; oggi mattina, oggi sera, dice il bambino.
Nella* la vita interiore passa alla consapevolezza dal
subconscio. Questo processo è importante e decisivo. Noi viviamo
più intensamente dei nostri genitori, in un mese facciamo cose
che facevamo in un anno; mentre prima si assimilava in un mese
quello che oggi si fa in un giorno: vedi un manager in viaggio di
affari tra Parigi, Roma, Londra : i tempi sono ristretti. Il
tempo per interiorizzare le esperienze vissute si è ridotto, il
tempo come interiorizzazione della vita interna compare nelladolescenza;
il tempo delladolescenza non è come per il bambino il
presente ma il futuro, laltra dimensione è il passato,
dalla quale si deve allontanare ed, in ultimo, cè loggetto".
Per il bimbo loggetto è il giocattolo che sfascia per
capire comè fatto. Per la* la dimensione è il
possibile, lutopico ed egli vive coltivando la propria
utopia. Dal punto di vista psicologico egli allontana gli oggetti
interni primari (genitori), ne ricerca altri ed introietta lesperienza,
egli deve investire lenergia che ha dentro altrimenti
questa si ripercuoterà contro di lui; prima della malattia
psichica cè la depressione se lenergia non è
direzionata. Nella* cè una tendenza a ricercare gli
"oggetti", se non ha imparato ad amare, cè la
sofferenza. Il problema del corpo che si modifica Il corpo non è dato dalle varie parti ma è
importante il vissuto delle modificazioni del proprio corpo, che
può essere percepito come brutto se non siamo stati amati, un
corpo anche brutto, infatti, può essere fonte di sicurezza se ci
è stato fatto percepire come bello e siamo stati amati. Il corpo
si impara a conoscerlo nelladolescenza, attraverso il
gruppo dove ci si impara a conoscere, ci si confronta sul peso,
altezza, il seno, per i maschi la barba, i peli ecc. Quando
questo avviene nel gruppo ciò è espressione della propria forza
e del diritto ad esistere. Il corpo rappresenta lelemento
del passaggio; se io mi piaccio il passaggio è semplice, se non
mi piaccio e non mi stimo il passaggio agli oggetti adulti sarà
più difficile. Noi non conosciamo la natura della persona. La
sessualità va vista in questa luce. Latto masturbatorio è
la parte più tipica: il toccarsi è prendere contatto con parti
del corpo che erano annesse alle funzioni del corpo. Il bimbo sa
di avere i genitali ma non è maturo endocrinamente. Nella*
i genitali vengono assunti, cè una presa di contatto:; 2°
elemento: la fantasia proiettiva: le prime masturbazioni
avvengono sul genitore di sesso opposto; 3) poi su relazioni
possibili (quindi separazione e ricerca). Nella masturbazione vi
è senso di colpa attribuito alla cultura, in parte collegato al
sentimento religioso, al sentimento di conservazione della specie:
in questa fase è iniziata la separazione dagli oggetti primari.
Poi si evolverà nella relazione sessuale. Nella*occorrono
la strutturazione dei sistemi difensivi. Difesa non è un termine
negativo, un uomo senza difese è uno psicotico. Nelladulto
occorrono i sistemi di difesa che si apprendono da a* . Essi sono: 1) mettersi in mostra (mito di Narciso che si specchia
nella fonte, si ama e si separa); la* si vuole separare ma
non ha la forza di stare da solo tuttavia quello del Narcisismo
è una difesa buona; al giovane tocca di strafare; di pettinarsi
alla Beatles, di mettersi lorecchino, essi giuocano il loro
ruolo narcisistico e costruiscono un sistema difensivo così:
" io mi metto in discussione col genitore e mi amo molto di
più"; il genitore ne prende atto con una giusta dose di
ironia, ma deve essere presente: quando vede che il giovane vuole
strafare(per es. si buca dappertutto con gli orecchini!) allora
deve intervenire anche con la dovuta autorevolezza perchè
Narciso non pende più dalla parte del terreno; quindi ladulto
ferma queste situazioni autolesive che non sono più autodifesa; 2)
la* si ritira nei suoi spazi privati; come lasceta
egli si ritira dal mondo, ed è una forma di difesa opposta al
Narcisismo, si veste di scuro, quindi lopposto di mettersi
in mostra, rappresentandosi in uno spazio chiuso: questa forma di
difesa è grave perchè non desta lattenzione delladulto. 3) Intellettualizzazione, il mito; il giovane si proietta
nel mito per es. Che Guevara, Claudio Baglioni; il mito racchiude
il desiderio, si proietta nel mito, in questo modo il desiderio
può essere coltivato attraverso questa difesa. 4) La
scissione: fuori è tutto bello; in casa è tutto brutto e
schifoso. La scissione è una cosa pericolosa perchè la* si mette
nella strada dove vivono i gruppi devianti. Il ragazzo
scissionario è sottoposto al gruppo, alle gerarchie del gruppo,
alle regole del gruppo dove se sgrarri paghi a caro prezzo. I
ragazzi vanno dalla famiglia in gruppi poco strutturati, ai
margini della società. La prevenzione, perciò, non è
solidaristica, non è buonistica; è unazione forte e
decisa che deve rispondere ai ragazzi che fuggono dalla famiglia.
La persona sana impara tutto ciò e la salute mentale è lespressione
massima della messa in atto dei meccanismi difensivi: la*
conosce una ragazza, ama, si lascia, si ritira in sè, piange. Se
quel pianto permane allora ecco la condizione patologica. Il
gruppo perverso è deviante, ma il gruppo può aiutare il giovane
che ha problemi in famiglia. La* è diverso rispetto ai
genitori, ha una identità propria ed integrativa, "concetto della identità integrativa";
nel gruppo cresce perchè vede quello che fa lamico e se
gli va bene acquista una proprietà che non aveva e ciò avviene
grazie ai sistemi difensivi; per es. un giovane è solo
narcisista, ebbene, il gruppo lo sfotte ed allora questi
apprenderà la flessibilità che è alla base della salute
psichica umana. Da bambini si frequentano delle compagnie scelte
dai genitori, per la loro sicurezza. Da a* il gruppo è scelto in
modo autonomo : questo gruppo nasce dapprima con componenti dello
stesso sesso, interiorizza la battaglia dei sessi e poi diventa
misto e si realizza nella coppia; quando ti allontani il gruppo
ti dice che sei traditore. Il primo gruppo è omosessuale, il
secondo è misto. In alcuni gruppi devianti, il problema della
difficoltà della relazione con laltro sesso produce ansia,
questa ansia può essere attenuata dalle droghe, dallalcool.
Questi separazione dagli oggetti primari si risolve con le droghe
che però sono un danno perchè frenano le emozioni e creano lillusione,
cioè quello di ottenre gli oggetti adulti senza la fatica, senza
il pathos e le emozioni e lansia. Il tossicomane ha una
realtà affettiva diversa da quella biologica Le droghe Le droghe agiscono sul SNC con mecc. fisiologico e copiano sostanze già presenti nel ns organismo. Esse si legano ai recettori e danno luogo al fenomeno della trasduzione, per cui loppiaceo darà sonnolenza, euforia. Perchè si arriva alla droga? A parte laspetto psicologico e sociale del problema e la disponibilità della sostanza, esistono dei meccanismi di ordine biologico. I recettori sono strutture plastiche. Lassuntore di sostanze dallesterno subisce 3 effetti: 1) qualitativo, cioè si sostituisce alle sostanze endogene e determina il blocco della produzione endogena di sostanza; 2) effetto quantitativo, cioè la quantità che si misura in nanogrammi; 3) meccanismo del feed-back negativo. Anna Freud, figlia del grande Freud, continua lopera del padre e definisce letà adolescenziale come "figliastra della storia psicoanalitica". Nelladolescenza cè una instabilità dovuta alla perdita intollerabile dellidea del futuro. Molte scelte anestetiche di questo tempo sono il frutto di questa società che fa diventare il presente delladolescenza un tempo infinito. Cè solo un modo per dilatare il tempo: per es. ammalandosi o "drogandosi", così il tempo non esiste più, ed esiste il tempo del "farsi" e dellastinenza; non cè più una scansione cronologica. E il tempo buono del farsi e quello cattivo dellastinenza. Per battere le droghe bisogna dare un tempo al futuro. Siamo abituati a pensare che studieremo, che vivremo lì; però crescere vuol dire saper cambiare e pensare, perciò, al concetto dellinstabilità, come fatto anche dellessere adulto. Al contrario gli adulti negano ai giovani le possibilità di muoversi, di pensare ad altre situazioni. Quello che è richiesto è un cambiamento anche del mondo degli adulti. Quando io mi riferisco al futuro intendo che gli adulti temono e non vogliono promuovere lavventura. Queste situazioni sono patogene se ci riferiamo agli adolescenti; essi devono essere stimolati a fare le esperienze della vita. Se noi facciamo questo gli adolescenti si accorgeranno di essere stati parcheggiati fuori dai cicli produttivi. Come ci spieghiamo le bande criminali? Sono appropriazioni del territorio da parte di soggetti a cui esso è precluso. Gli adulti che non comprendono ciò favoriscono questi processi criminali. Non tutti gli adolescenti sono in questa condizione. Alcuni di essi, se interrogati, ci rispondono e i ragazzi cercano di definire il loro ruolo, le ragazze lavorano sulla corporeità, usano la scuola come spazio per socializzare. Dunque un quadro che occorre mutare. Ci vogliono degli adulti competenti, un lavoro per il quale i genitori acquistino qualità. Troviamo uno spazio nella vita nel quale comunicare su ciò che avviene, occorre parlare di fatti e di affetti. Gli adulti competenti sono quelli che riconoscono i loro limiti, perchè alcuni fatti li dobbiamo apprendere dagli insegnanti, dai nonni, dagli zii, dagli amici. Nasce il concetto di "genitore integrativo", lo zio, che non ha a che fare con la famiglia , con ciò che si trasmette di affettivo e, perciò, ha meno responsabilità e più margine di azione in questo compito di educatore. Abbiamo bisogno di molti zii, cioè di adulti che accompagnano gli adolescenti verso lavventura, la libertà, lacquisizione di competenze, la stima di sè, cioè che li accompagnino a coltivare il "fanciullino", che tanti autori hanno ripreso nella psicoterapia, lio bambino. Quando una a* è adeguata? Quando il genitore o ladulto riesce a comprendere che gli può trasmettere delle qualità. Quando il genitore accetta lidea che queste qualità non saranno sufficienti in quando occorreranno delle qualità apprese da altri, lo zio, il prete, il nonno, il maestro. Accettare lidea altrui vuol significare accettare i tratti personali dellaltro, ma ciò può generare conflitto. Ladulto che sa praticare lintegrazione è ladulto che sa accettare il conflitto senza distruggere laltra parte ma anzi ricevendo elementi che migliorano se stessi. Ogni conflitto ha degli acting out, o punti alti: per es. sbattere la porta, tirare un calcio. Ladulto deve sapere riprendere il gioco e lacting out significa che la comunicazione non ha funzionato. Poi riprende il gioco; se ladulto non sa fare questo produce un adolescente senza conflitto, cioè piatto e senza desideri o, peggio, con la negazione del desiderio, parte insostituibile che ha a che fare con le pulsioni, sopprimere il desiderio significa negare il conflitto, non aver vissuto il desiderio; classico es. il ragazzo che studia, si laurea, si sposa; poi compare una persona che evoca in lui il desiderio e si interrompe la relazione coniugale. Dunque negazione del desiderio è energia inespressa e prima o poi si dovrà esprimere. Altre volte non si esprime perchè la* è troppo lunga; vedi gli eterni studenti che non raggiungono lobiettivo e studiano; Vorrei concludere con una riflessione sul cammino anomalo che gli a* possono intraprendere: 1) rimanere instabili nella propria indefinitezza; 2) orientarsi verso la malattia mentale; 3) orientarsi verso il comportamento illegale e antisociale. Che cosa può orientare verso una direzione o nellaltra? Si parla di disturbi di personalità; sono personalità narcisistiche, concentrate su di sè, per cui la relazione con gli altri ha scarso significato o relazione inefficace, eccesso o mancanza. Altra caratteristica è il rapporto povero con gli oggetti primari (genitori) e con gli oggetti adulti (patner ed amicizie). Lenergia è concentrata su di sè; 3) il Super Io si è formato poco, il nostro io regolatore interno, vi è carenza del senso di colpa e di vergogna. 4) una struttura di personalità quando è stimolata non può fare a meno di agire, "acting out", così come per il tossicodipendente: "mi faccio" ovvero "mi costruisco, "con la spada", quindi modalità autolesiva, oppure acting out verso lesterno: aggresione, rissa, violenza, bisogno di scaricare questa energia. Il comportamento domina il principio del piacere, sto bene se agisco. Alcuni di questi individui scelgono la strada antisociale o quella psicopatologica, a seconda dellambiente. Nel primo caso prevale la cultura della extrapunitività, qualunque azione, cioè, è compiuta per colpa degli altri, cè la colpa altrui; il soggetto è vittima degli altri, è una vittima ; lideale dellIo è quello del bandito, del vendicatore personale e sociale. Loro non avvertono il senso di colpa. Quello che appartiene allo loro esperienza è il senso di sè, come vittima. Questo tratto può portare verso la figura del criminale professionista che in qualche maniera valuta le proprie azioni in funzione della propria efficacia criminale. Questi gradini sono quelli che compiono i giovani. La tossicomania è la ricerca di una strada nuova rispetto alla provenienza, per es. per trovare il modo di sfuggire al destino nelle famiglie mafiose. Lassunto di droga è un androgino, un ermafrodita. La tossicodipendenza ha origini profonde ed in una prima fase prevale unidea sbagliata: il dominio sulla sostanza, che è un errore di percezione. Questo gioco rappresenta appunto che la percezione è soggettiva e le sostanze, appunto, danno percezioni soggettive; nel ns gioco solo un terzo dei partecipanti è riuscito a cogliere la logica che permeava il disegno e così nella vita solo un terzo percepisce la realtà delle cose per comè. Ecco perchè le terapie da adottare nel tossicododip. sono diverse; le psicoterapie di dividono in analitiche, sistemica, ecc.vi sono diversi approcci che funzionano in modo diverso. Il gioco ha dimostrato che solo Mario e Pippo hanno percepito la verità e sono stati decisi e precisi, hanno focalizzato la logica; non hanno avuto stasi ed erano sodisfatti. Liana si accorge dellerrore e si arrende, Marisa è nervosa. Tutti hanno centrato il quadrato che è il dato generale, però le relazioni umane sono fatte di particolari.... Lerrore del tox. non è un errore incomprensibile, è un errore nel quale al di là di carenze di personalità, possono incorrere molti giovani. Quella percezione della realtà si ricollega e si associa nel tossicodipendente (t*) a qualcosa di importante per lessere, al concetto di piacere che è alla base della conservazione e della riproduzione della specie. Le droghe hanno tutte un effetto gratificante, ma il primo contatto che da piacere in realtà è un errore della percezione della realtà, consumo casuale a cui consegue una reazione tossica, ma il soggetto impara che quel piacere è a portata di mano e lo può otterenere : la tossicodipendenza è una condizione che nasce dallincontro tra una fragilità personale e la disponibilità di sostanze esterne che riproducono sostanze interne, essenzialmente delegate alla produzione degli stati emotivi: piacere, dolore, sballo, alienazione e godimento ecc. Senza la disponibilità della sostanza un t* non avrebbe luogo. Viviamo nella cultura dellaccellerazione, del tempo reale, della realtà virtuale, quindi qualcosa che si può riprodurre pur non essendoci: la realtà è distinta dalla finzione. Occorre tenere presente che nel soggetto t* esistono delle ferite primarie , riferibili a problemi relazionali passati. Nel soggetto t* la figura paterna ad una certa fase della vita, dopo quella materna segna un evoluzione del procedimento di crescita del sogetto. Talora, invece, abbiamo una figura paterna assente o il padre Achille, ma Achille è vulnerabile è tallone, quindi autorità vacillante, per cui lassenza è reale o simbolica in questo caso. Se ciò riguarda la figura paterna, dopo la prima infanzia, in un periodo precedente, nelle prime fasi dellinfanzia, riveste importanza relazionale il ruolo rivestito dalla figura materna, quando si formano le radici della persona. La vera forza fondamentale della specie sono le madri ed il maschio riveste un ruolo secondario, per cui il legame madre-figlio è importante per lo sviluppo della personalità futura, caratterizzato dal fatto che tale legame si riduce quando la madre diventa stanca del pianto del bimbo ma ciò consente levoluzione dellaltro individuo. Se questo non avviene si può avere una prima ferita che potrà essere narcisistica, ferita che il terapeuta legge e può curare. Vi ho anche detto che partendo dalla sostanza contino molto 2 concetti: 1) limpressione per cui il t* che fa uso della sostanza per la prima volta riceve un "impriting" o sensazione o impressione che non dimenticherà, quindi impressione legata sulla memoria e sullaffettività, ogni impressione registrata fa scattare un meccanismo di associazione, cioè si ha una valutazione soggettiva del piacere: "stavolta è stato più bello, meno bello, " 2) impressione---> associazione. Lerrore di percezione nasce dallidea che sia possibile dominare questo meccanismo. Il piacere è limitato; nella condizione umana non è possibile vivere il piacere senza sofferenza, sin dai tempi di Adamo ed Eva, il piacere è una condizione limitata caratterizzata dal senso di colpa, vuol dire "Cacciata dal Paradiso", il senso del mito biblico è profondo. Il piacere nasce da una percezione, da una osservazione, da una relazione con oggetti o persone, da una conquista, produce un comportamento assuntivo, un godimento con un acme e poi decresce: esso è dato al sistema endorfinico, però lo stimolo fa sì che lorganismo esaurisca le sue risorse: pensate al piacere sessuale, al piacere alimentare, pensate alla cacciata dal paradiso: questa è la condizione umana. Luomo da sempre ha condotto una sfida per vivere secondo il principio del piacere, cioè la costante dilatazione di questa possibilità, dallacme del piacere a qualcosa che duri più dellacme. Il tox. si illude che il piacere sia determinabile a propria discrezione e, soprattutto, ripetibile, non cè più bisogno di conquista e di relazione, non cè bisogno di raggiungere nulla sullalbero e non cè più la cacciata dal paradiso: quindi andiamo contro la natura umana ! Il T* è folgorato sulla Via di Damasco da questa illusione, concetto di impressione ed associazione, Perchè? Perchè egli ha la sensazione di 1) dilatare il tempo, cè assenza di tempo, fermiamo gli orologi; 2) di allontanarsi dalla spazio: il t* non sta in uno spazio, spazio i cui connotati non hanno importanza, può stare a Milano o a New York, è lo stesso per lui; 3) prova calore, è una droga calorosa, 4) fusione tra mente e corpo, unità mente-corpo, lacme del piacere umano è caratterizzato da queste cose, che sono un tuttuno, se noi associamo ciò allassenza del bisogno che non viene avvertito tutto risulta più chiaro: "flash eroinico". Tali sensazioni sono simili al piacere sessuale, al piacere dellilluminazione mistica, del canto e della musica; cioè tutte cose legate alla sesorialità il cui acme è linsieme di tutte queste cose che abbiamo descritto. La prima infanzia è lepoca in cui godiamo di tutti questi elementi messi insieme: assenza del tempo, di bisogno, manacanza dello spazio, calore, unità mente-corpo, fusione con la madre. Lacme del piacere umano è un ricongiungerci, noi godiamo quando ci colleghiamo alla felicità umana, al dipendere, come si dipende dalla madre, quello è il paradiso terrestre. Però la vita umana è inferno e paradiso e paradossalmente termina in qualcosa di molto simile a ciò che lha originata, alfa ed omega cioè coincidono. Questo concetto è importante ed il tossico viene a contatto col concetto di piacere, fondamentale per la specie umana ,che altrimenti non si riprodurrebbe. Il T* è folgorato dal piacere sulla via di Damasco e no può abbandonare ciò che piace, se non per un altro piacere più grande, dice Freud. Quale? Il piacere dellidentità! Il terapeuta è madre e padre. Come si può connettere con il discorso della madre col bambino? Abbiamo detto che il bambino nei primi 6 mesi della propria vita vive in simbiosi o fusione con la madre, come unappendice di lei e viceversa: unità di mente e di corpo, lio non è ancora nato e la madre ed il bimbo sono prolungamento di sè. Allora la "cacciata dal Paradiso" avviene perchè la madre, stanca del pianto, si stacca dal figlio ed il pianto, in questo caso, è espressione della separazione che è necessaria. Da qui le condizioni per la comparsa del dolore e si entra nella condizione umana, dove la fatica ed il dolore hanno un peso preponderante rispetto al piacere. Se però la madre è iperprotettiva le cure eccessive possono cancellare il dolore. Quando ciò avviene si mettono le basi perchè il bimbo da adulto non comprenda cosè il piacere, perchè il bimbo avverte con la separazione il primo "flash di identità", lo "specchio", si percepisce come immagine di un sè possibile ed il nascere dellideale dellIo, che ci farà crescere ed interiorizzare il concetto di norma e di principio del piacere. Se questo meccanismo non avviene, lo specchio non cè, e la fusione genera confusione e le origini delle psicosi sono in questo quadro. Quando questo meccanismo di realizza parzialmente, avremo lo "specchio infranto", si danno le basi per una frantumazione della struttura di personalità che potrebbe somigliare a quella del DSM IV, caratterizata dal disturbo di personalità; quando noi vediamo un tossicomano dobbiamo ritornare a queste cose e scavare negli strati sovrapposti. Prevale in lui una percezione frammentaria di sè e cè una sorta di desiderio per riguardarsi nello specchio, sperando che limmagine si ricomponga. Il depresso che piange nellufficio, si commisera è angosciato ha un disturbo evidente che gli comporta il vantaggio di avere una sua identità, una identità posticcia. Nel tempio di Delfi sta scritto "gnose autòn", conosci te stesso; già i Greci avevano dato questa cura, ma il t* non ha una sua identità, ha solo la speranza di ricomporre i suoi pezzi, avendo la sensazione di frammentarietà. Da qui nasce la compulsione, il bisogno esagerato di raggiungere qualcosa che non si può raggiungere se non viene cambiato lo specchio, se non avviene un incontro che dia speranza allidentità, o "flash accessorio dellidentità", solo la conoscenza profonda del desirio ci consente in terapia di parlare al delirante; dobbiamo stare al gioco e chiedere delle visioni, poi si può passare ad aspetti successivi. Rimettere insieme i pezzi significa tornare al Paradiso Terrestre, dove non cè dolore, tempo, bisogni: egli lo può attraverso la "roba". Il metadone, perciò, ha senso solo come strumento che mi consente di regredire al trauma, per cercare di ottenere il distacco primario, per arrivare allaccettazione del dolore. Per questo è pura follia la cura a dosaggi alti, perchè significa sancire la incurabilità di queste persone, rispondendo solo al problema sociale, significa rifiutare letica. Bisogna insegnare al t* la accettazione del dolore: la terapia non è un pranzo di nozze! Viviamo in unepoca dove si accettano solo le soluzioni pratiche ed immediate. Dobbiamo andare contro corrente. Cosa aiuta a crescere, ad andare contro corrente, a cercare identità? E inutile dire: "non rubare, non ti fare, non ti prendere lepatite ad un individuo che non recepisce le norme, perchè le norme possono applicarsi solo a chi ha una struttura primaria e non frammentaria, che ha una struttura del sè; in questo può giovare il cammino comunitario, dove si può costruire il sè, accettare regole che prima non si accettavano. La C.T. non si può fermare al contenimento che non serve a niente: contenere significa creare la cicatrice allo specchio infranto ed avvicinare i pezzi, per cui la terapia è qui conoscere se stesso, percepire lidea di conquista e di progresso, dal bambino che viene nutrito al seno, sorge ladulto che si separa occorre un ponte, non si può avere il tutto della regressione ed il nulla della separazione senza un tramite: la terapia è conoscere se stesso. Altro problema è laggressività del t* che è fuga in contesti dove la criminalità è risposta a motivi personali o fuga dai modelli mafiosi. Il t* tra laltro è autoaggresivo perchè per "farsi" o costruirsi si uccide con la "spada" o siringa ed è aggressivo se gli si impedisce questazione. La t* è la risposta allincapacità di realizzarsi ed ha questa risposta auto ed eterolesiva. Rimane, tuttavia, il problema dellidentità anche dopo. Il terapeuta fa un surrogato di padre e madre, però non possiamo rischiare di costruire un "falso sè", ovvero una maschera non aderente che non lo riproduce nella fattezza della faccia. Il terapeuta quando relaziona con ladolescente deve ascoltarlo, deve produrre stupore e sorpresa, la discontinuità con ciò che conoscono. La storia del t* è distinta in tre momenti: 1) delirio, cioè allontanamento dalla realtà, perchè il t* ha fatto la scoperta della sostanza e ricompone i suoi pezzi, ritornando alla regressione ed allidea di vivere in Paradiso, "luna di miele", in questo delirio cè lillusione del paradiso terrestre però la durata del paradiso è breve e questa replica è il dolore, la sofferenza, di sbattersi per procurarsi la sostanza, rubare ecc. 2) dipendenza fisica, il sistema biologico sballa e non ha più bisogno di sostanze naturali, lorganismo da solo non basta più, lo sbattimento è necessario ed il tempo è bipolare, in cui cè la realizzazione di sè nel farsi ed il tempo dellastinenza, del dolore, del niente. Ora è possibile, durante la fase del dolore, fare la terapia, passando dallautocura delleroina alla cura vera e propria. In questa cura il farmaco lo diamo noi, ma non è possibile darlo per anni. Nella fase del delirio perchè il distrurbo del t* è un distrubo di personalità che porta al delirio, dobbiamo scendere col "malato" nel pozzo della regressione dove al fondo cè il bambino e dobbiamo dargli una corda per tirarlo sù, ed il bambino si deve distaccare e dobbiamo cercare di risalire, usando il metadone come strumento di relazione. Leducazione è rischiosa, non è certezza, è un partire da modelli di riferimento, che riconosce nella educazione del terapeuta modello di riferimento. Il terapeuta è materno perchè da affidamento al paziente, ma non può affidarsi ad idee di ortodossia perchè il t* non viene sul lettino, è ladulto che scende nel pozzo, e si sostituisce, per poi restituire al genitore il suo ruolo primario, il legame è forte ma poi si deve passare la palla ad altri. Il t* può anche ricadere nel buco e bisogna saper accettare questo fatto, ma essere fermi e decisi. Il 3° periodo è il tempo della ricomposizione dei pezzi, siamo sul bordo del pozzo ed i frammenti vanno ricontenuti: appare al t* il concetto del vuoto che genera angoscia. Qui si può avere la ricaduta Comorbilità. Alcuni psichiatri parlano di comorbilità nel tossicodipendente cioè di quadri psichiatrici preesistenti. Tuttavia da statistiche si è visto che il 25% dei t* ha patologie preesistenti e che dopo la cura queste scendono sotto il 25%. '); //--> |