INQUINAMENTO INDOOR

 

Essendo ancora un giovane medico, vengo chiamato per visitare un bambino in una famiglia di povera gente. Il padre lavora come scaricatore di pacchi in un supermercato e la moglie, ormai sfiorita, nonostante i suoi giovani anni, accudisce 5 figli. Visito il bambino: ha l'asma bronchiale, la febbre e mal di gola. La casa è umida, maleodorante, piena di muffe nere agli angoli delle pareti, la vernice scrostata. Spiego che è bene togliere le muffe per evitare che il bambino si allergizzi; consiglio aria e luce e giochi al figlio malato perche' "dove entra il sole, non entra il medico", forse per via della calmodulina (CFR metabolismo di calcio e fosforo). Per inquinamento "Indoor" si intende, usualmente "qualsiasi alterazione delle caratteristiche chimico-fisiche dell'aria di ambienti confinati non industriali in grado di determinare effetti di danno e/o molestia alla salute umana". Sono compresi nella categoria degli ambienti confinati non industriali i seguenti:

 
- le abitazioni
- gli uffici pubblici e/o privati
- le strutture comunitarie (ospedali, scuole, caserme, alberghi, banche, etc.)
- i locali destinati ad attività ricreative e/o sociali (cinema, bar. ristoranti, strutture sportive, etc.)
- i mezzi di trasporto pubblici e/o privati (auto, treni, aerei, navi. etc). Gli inquinanti che si ritrovano usualmente presenti all'interno degli ambienti confinati possono avere tre diverse origini:
- l'ambiente esterno (outdoor) inquinamento indoor
- I costituenti dell'edificio
- l'attività degli occupanti.
a) L'aria esterna contribuisce in varia misura all'inquinamento indoor in funzione della zona nella quale si trova l'edificio. Si ritiene, comunque, che mediamente sia responsabile di circa il 40% del carico inquinante indoor globale:
b) I costituenti dell'edificio possono svolgere un ruolo rilevante nel fenomeno.

- il terreno ed i materiali da costruzione possono costituire una importante sorgente di Radon, Asbèsto e Fibre minerali;
- i materiali di rivestimento (moquettes. tappezzerie, pavimenti in legno, materiale plastico) possono cedere Formaldeide e numerosi altri Composti Organici Volatili dotati di elevate tossicità;
- gli impianti per il condizionamento (se non adeguatamente costruiti e mantenuti): Batteri, Virus e Miceti.

c) Importanza notevole riveste, infine, l'attività degli occupanti, che può concorrere ad elevare il livello di inquinamento indoor con i seguenti meccanismi principali:
- il basso livello di pulizia personale e della casa
- la carente cura di eventuali animali domestici
- l'uso non corretto di impianti ed arredi
- l'inadeguata utilizzazione di materiali e prodotti per la casa (detergenti, disinfettanti, etc.)
- le abitudini voluttuarie (fumo di tabacco).
Per quanto concerne i possibili contaminanti che possono derivare dai meccanismi suddetti, si ricordano:
1) L'Ammoniaca ed i Composti Amminici a bassa soglia olfattiva (cioè fortemente odorigeni) quali derivati dai processi metabolici
2) Parassiti animali, batteri e virus derivanti dall'uomo e da eventuali animali domestici
3) Gli Ossidi di Carbonio, gli Ossidi di Azoto e le Polveri emesse dagli impianti di combustione (impianti di cottura di alimenti, stufe, scaldabagni, etc.) in misura proporzionalmente crescente alle carenti condizioni d'uso e di manutenzione
4) Pesticidi (idrocarburi clorurati e DDT), Composti Organici Volatili ed Ammoniaca, emessi dai materiali usati per la pulizia della casa.
5) Per ultimo infine, il fumo dì tabacco, che contiene numerose sostanze tossiche e cancerogene.
Per quanto riguarda gli effetti di danno dell'inquinamento indoor sulla salute umana la grande varietà di inquinanti potenzialmente presenti, fa sì che le malattie e/o i disturbi che possono derivare dalla loro esposizione siano numerosi e fortemente diversificati per tipologia e gravità. Gli effetti possono variare, infatti, dal semplice disagio sino a malattie molto gravi.
I principali effetti elencati per tipologia ed in ordine di gravità sono:
a) Effetti sensoriali: sensazione di irritazione, bruciore e secchezza agli occhi, naso, bocca e gola, pelle (Sick Building Syndrome)
b) Effetti irritativi sulla cute e sulle mucose (Formaldeide e Composti Organici Volatili): congiuntivite, rinite, laringite, dermatite, etc.
c) Effetti tossici e sensibilizzanti sull'apparato respiratorio che si distinguono in:
- Acuti (Acari ed altri allergeni domestici): asma bronchiale acuta
- Cronici (NOx, SO,e Fumo): broncopneumopatie croniche ostruttive
d) Malattie Infettive (Legionelle ed altri batteri e/o virus): legionellosi, broncopolmoniti batteriche e/o virali.
e) Effetti genotossici (Radon. Fumo di tabacco. Asbesto e I.P.A.): tumori broncoplomonari.

Carcinogeni chimici

I carcinogeni chimici possono essere divisi in due gruppi: carcinogeni primari (reagiscono direttamente con il DNA); carcinogeni secondari (hanno prima bisogno di essere attivati). L'attivazione dei carcinogeni secondari può avvenire spontaneamente o essere mediata da un catalizzatore enzimatico. Un carcinogeno può subire anche una inattivazione con conseguente escrezione. IL ruolo dei citocromi P450 nei processi di detossificazione è conosciuto: è vero che abbiano capacità detossificanti, ma è vero pure che possono attivare un processo radicalico su una molecola non tossica rendendola dunque propensa ad avviare il processo di carcinogenesi. Un esempio è la dimetilnitrosurea (N,N'-dimethylnitrosourea o DMNU) che, causa l'ossidazione da parte del citocromo P450, si trasforma nella sua specie radicalica. Questa molecola instabile (i radicali sono molecole reattive per definizione) può essere inoltrata verso una via di attivazione della carcinogenesi, oppure per una via di detossificazione.

Sindrome dell'edificio malato.


Fra tutti merita particolare considerazione per la frequenza di comparsa la Sindrome dell'edificio malato (Sick Building Syndrome). E' questo un termine usato per indicare una riduzione del Comfort e dello stato di salute degli occupanti di un edificio (o parte di esso) manifestantesi con la comparsa, con frequenza crescente nel tempo, di uno o più dei seguenti sintomi: irritazione delle congiuntive oculari e delle vie aeree superiori (naso e gola), secchezza ed irritazione della cute, mal di testa, sensazione di stanchezza, irritabilità e talvolta, nausea. La sindrome si manifesta prevalentemente negli ambienti di lavoro (uffici) e colpisce con maggior frequenza le donne. Lo stato di salute dei soggetti colpiti non risulta mai seriamente compromesso. I sintomi descritti si limitano, infatti, a determinare una situazione di discomfort o di leggero malessere. L'O.M.S. definisce la sindrome come una generica reazione al microclima non correlatole, in senso causale diretto, a nessun fattore specifico. Pur riconoscendo il ruolo del microclima la maggior parte degli autori ritiene oggi che la sindrome tragga origine dalla interazione di numerosi fattori coinvolgenti diversi meccanismi di azione. I principali fattori implicati si ritengono essere i seguenti: contaminanti microbici derivanti da impianti di condizionamento; alcuni inquinanti chimici (ozono, formaldeide, idrocarburi); onde elettromagnetiche. Un ruolo apprezzabile sembra essere svolti anche da fattori psico-sociali. E' infine probabile che alla base della sindrome ci sia una particolare iperreattività di alcuni soggetti a stimoli sensoriali e/o all'azione irritativa di inquinanti usualmente presenti nell'aria indoor.

STATO DELL'AMBIENTE E SUOI RAPPORTI CON LA SALUTE

E' opinione universalmente accettata che l'ambiente si trovi, al momento attuale, in uno stato di avanzato degrado. I motivi di questa crescente ed accelerata degradazione sono a tutti noti e possono essere riassunti nel modo seguente. L'incremento demografico unitamente al crescente grado di sviluppo socio-economico di strati sempre più vasti di popolazione (quali si sono verificati in quest'ultimo trentennio) ha determinato e determina una dilatazione notevole di beni e servizi, con conseguente aumento dei bisogni e dei consumi sia di tipo essenziale che, e soprattutto, voluttuario. Il soddisfacimento di questa crescente domanda consumistica ha a sua volta determinato, in assenza di una qualsivoglia politica programmatoria, un massiccio e spesso caotico sviluppo industriale. Ne è derivata una trasformazione sempre più rapida delle risorse naturali in merci, in servizi ed in energia, con contemporanea produzione ed accumulo di quantità crescenti di rifiuti. Si è realizzato, in tal modo, un preoccupante fenomeno a doppia valenza negativa: impoverimento progressivo delle risorse naturali disponibili con contemporaneo inquinamento di"quelle restanti. Ciò, oltre a rappresentare, a lungo termine, un fattore limitante lo sviluppo dell'umanità è già causa, al momento attuale, di gravi ripercussioni sulla salute umana.
E' opinione di molti, infatti, che gran parte della patologia oggi prevalente sia da ricondurre ad una crisi di adattamento dell'uomo al suo ambiente di vita e di lavoro che è troppo rapidamente e profondamente mutato.
Se è vero che l'ambiente è in degrado, qual'è il livello quantitativo e qualitativo dell'inquinamento al momento esistente?
A questa domanda è difficile, per non dire impossibile, potere dare una risposta esauriente per la scarsità di dati disponibili certi, cioè derivanti da ricerche correttamente impostate e condotte con rigore scientifico. I risultati di una indagine condotta dal M.I.T. indicano come soltanto il 15% circa delle informazioni disponibili, sulle cause della degradazione ambientale, derivino da misure controllate e siano pertanto da considerare di buona qualità. La grande maggioranza delle informazioni ha origine, invece, da statistiche sommarie incontrollate e di basso valore qualitativo. Questa, purtroppo, è la realtà. La mancanza di una seria politica ambientale e quindi di una coerente azione programmatoria, sia per le attività di ricerca che per gli interventi di controllo, impedisce la conoscenza puntuale delle reali condizioni dell'inquinamento consentendo solo l'acquisizione di "fiasche" conoscitivi limitati ed episodici. Essi evidenziano, tuttavia, una situazione che non può certamente essere definita tranquillizzante. A titolo esemplificativo, se ne ricordano alcuni fra i più significativi tra una pubblicazione ufficiale del Dipartimento di Sanità Pubblica Statunitense:
1 ) Da una stima attuata dall'Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti risulta come, ogni anno, vengano scoperti ed immessi nel mercato circa 1000 nuovi prodotti di varia natura ed origine che trovano poi l'impiego nella produzione di beni dando origine a rifiuti più o meno tossici.
Si tratta, quindi, di circa tre nuovi materiali e loro derivati che ogni giorno entrano nel ciclo dei rifiuti liquidi, solidi od aeriformi e come tali vengono immessi nelle diverse matrici ambientali.
2) Di più di 2000 contaminanti di tutti i tipi identificati nell'acqua, 765 sostanze sono state ritrovate nell'acqua potabile. Di questi: 59 sono stati riconosciuti essere mutageni; 31 sospetti cancerogeni; 18 promotori e 12 cancerogeni certi.
3) E' stimato che soltanto negli Stati Uniti esistano attualmente circa 30.000 depositi di rifiuti tossici.
4) Di 700 contaminanti atmosferici: 128 sono risultati essere, in studi animali, mutageni; 42 sospetti cancerogeni; 22 promotori; 47 cancerogeni
5) Ed infine, per quanto concerne l'ambiente di lavoro, sono oltre 13.000 le sostanze attualmente in uso commerciale, identificate come potenzialmente tossiche per i lavoratori. Per 26 di queste esiste la prova certa di attivazione cancerogena. Tutti gli elementi o composti chimici, sia da soli sia nei loro miscugli, allo stato naturale o ottenuti, utilizzati o smaltiti, compreso lo smaltimento come rifiuti, mediante qualsiasi attività lavorativa, siano essi prodotti intenzionalmente o no e siano immessi o no sul mercato sono definiti come agenti chimici.
I dati ora esposti pur non essendo in grado di fornire per la loro discontinuità di stima esatta del fenomeno sia in termini qualitativi che, e soprattutto quantitativi documentano, tuttavia, con sufficiente attendibilità, l'esistenza di un livello di inquinamento certamente non lieve né circoscritto. Tutte le principali matrici ambientali, infatti, (aria, acqua, suolo, alimenti) sono interessate. E ciò che appare sono soltanto i picchi, le punte degli iceberg cioè, non la situazione di fondo tuttora, come già detto, in gran pane ignota. Questa situazione di degrado certamente consistente, anche se non esattamente quantificabile, che effetti può esercitare sulla salute umana? L'uomo, come è noto, fra i diversi organismi viventi è forse quello dotato delle più ampie capacità di adattamento. Ciò gli ha consentito, fino ad ora, non solo di sopravvivere (a differenza di altre specie animali che si sono estinte) ma anche di mantenere pressoché immutate le sue principali caratteristiche distintive. Questa capacità di adattamento, per quanto ampia, è però comunque finita. Essa esige, inoltre, per realizzarsi, un costo sul piano individuale talvolta anche molto elevato. In altri termini la specie, grazie alla capacità di adattamento, può sopravvivere mediante la selezione dei soggetti più resistenti. Ciò non esclude, però, che molti singoli costituenti della specie stessa, soprattutto i più esposti o i più deboli, vadano incontro a gravi lesioni e perfino alla morte. Ciò stante, ritornando più specificatamente ai rapporti che interconono fra l'ambiente e la salute umana, si può suppone che, se gli stimoli esercitati dall'ambiente sono di lieve entità e di breve durata possano indurre soltanto modificazioni funzionali modeste e transitorie rientranti, cioè, nell'ambito di quello che viene definito l'adattamento omeostatico. Nell'ipotesi, invece, oggi sempre più frequente, di stimoli ambientali a rapida insorgenza e rilevanti, sia per entità che per durata, le capacità di adattamento dei singoli organismi possano risultare insufficienti. Si verifica, allora, una crisi di adattamento, un disequilibrio caratterizzato da scompensi funzionali e altera/ioni stabili che in tempi più o meno lunghi possono condurre alla malattia e alla morte. Con quale frequenza si verifica questa crisi di adattamento, e quindi, in altri termini, di quanta parte della patologia oggi prevalente possono essere ritenute responsabili le modificazioni ambientali?  Anche a questa domanda è difficile poter dare, oggi, una risposta esauriente e certa. Le malattie che si ritengono correlate all'ambiente  rappresentano, almeno in termini di mortalità, l'85% circa della patologia attualmente esistente nel nostro paese. Hanno mostrato di possedere, inoltre, in questo ultimo trentennio un tasso di incremento costante e direttamente proporzionale a! grado di industrializzazione (e di conseguenza alle modificazioni ambientali da esso indotte). Questa affinità di comportamento costituisce, ovviamente, solo un'ipotesi, per quanto suggestiva, del ruolo esercitato dai fattori ambientali nella genesi della patologia prevalente. Ipotesi che deve trovare conferma in studi più approfonditi sia di tipo sperimentale che, e soprattutto, epidemiologico.Per alcune sostanze inquinanti ciò è già avvenuto. Nella maggior parte dei casi, invece, la laboriosità delle ricerche epidemiologiche non ha finora consentito di ottenere risultati definitivi. A queste difficoltà connesse al tipo di ricerca si aggiungono, inoltre, quelle derivanti dalle caratteristiche peculiari delle sostanze inquinanti attualmente presenti sono così diverse da quelle che fino a ieri eravamo abituali a combattere da richiedere la predisposizione di metodologie di studio e di una strategia di intervento tutt'affatto nuove o comunque diverse da quelle di cui la maggior parte di noi tuttora dispone. Il lungo periodo di induzione e l'aspecitìtà della risposta costituiscono già due condizioni sufficienti a spiegare le grandi difficoltà che si incontrano ne -valutazione dei lapponi intercorrenti fra inquinanti di tipo chimico e staio i salute delle popolazioni ad essi esposte. A complicare ulteriormente il mode! sperimentale si aggiungono, inoltre, le imperfette conoscenze sul grado : tossicità di molti di questi prodotti e la loro possibilità di trasformazione e/o di I interazione, da cui possono derivare sostanze diverse e talvolta addirittura più dannose di quelle originarie. In conclusione, quindi, la presenza di numerose lacune conoscitive unitamente alla laboriosità degli studi epidemiologici (esaltata, nel caso specifico, dalli particolare complessità dei modelli etiopatogenetici) ha fino ad ora impedito l'esatta conoscenza del ruolo esercitato dall'ambiente nella genesi di gran parte della patologia attuale. Esso, tuttavia, è unanimemente ritenuto essere, comunque  molto rilevante. All'ambiente, cioè, è riconosciuta da tutti una elevata potenzialità di danno per la salute umana. A conferma di ciò si ritiene utile sottolineare come fra le malattie che ritengono conciale all'ambiente, spiccano su tutte sia per frequenza che per gravità, i tumori. E proprio il riferimento alla patologia neoplastica rappresenta il punto critico dell'attuale inquinamento ambientale quello cioè che merita, m assoluto, la maggiore attenzione. La differenza fondamentale fra l''inquinamento di oggi (di tipo prevalentemente chimico) e quello di ieri (di tipo prevalentemente biologico) al di là degli aspetti già ricordati sta, infatti, proprio nella I capacità enormemente dilatata rispetto al passato che gli inquinanti attuali hanno di provocare, in modo diretto o mediato, alterazioni del materiale genetico cellulare dando inizio, in tal modo, al complesso e grave processo di cancerogenesi. Su questo problema deve pertanto concentrarsi, in via prioritaria, l'attenzione dei ricercatori di settore con l'obiettivo di eliminare o comunque ridurre la grande potenzialità di danno che al momento l'ambiente possiede.


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