Insonnia, diagnosi

Insonnia, diagnosi

 

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Il secondo step consiste nel corretto inquadramento diagnostico dell'insonnia.

Fondamentale è l'esclusione di altri disturbi del sonno che possono comportare una soggettiva sensazione di sonno non ristoratore, o una aumentata latenza all'addormentamento, o un aumentato numero di risvegli notturni: è il caso della Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS = Obstructive Sleep Apnea Syndrome), frequente nei russatori abituali e persistenti, o del Disturbo da Movimenti Periodici degli Arti durante il Sonno (PLMD = Periodic Limb Movement Disorder) spesso associato alla Sindrome delle Gambe Senza Riposo (RLS = Restless Leg Syndrome). Nel caso una apparente insonnia sia sottesa da questi disturbi del sonno è consigliabile inviare il paziente ad un Centro di Medicina del Sonno per gli ulteriori necessari provvedimenti diagnostico-terapeutici. Altrettanto importante è definire se l'insonnia sia acuta o cronica, valutando la durata del disturbo. Se l'insonnia è insorta da poco tempo siamo di fronte ad una cosiddetta Insonnia da Adattamento, ossia quella che una volta veniva chiamata insonnia transitoria o a breve termine e che, secondo la attuale ICSD-2, può durare fino a tre mesi: il disturbo del sonno è tempo­ralmente associato con un fattore stressante psicologico, psicosociale, interpersonale, ambientale o fisico e si risolve con il risolversi dello stress o con l'adattamento dell'individuo allo stress.  

Se invece, l'insonnia perdura da più di tre mesi, la diagnosi è di Insonnia Cronica o Persistente. A questo punto bisogna valutare se l'insonnia è primaria o secondaria. Una insonnia può essere causata da una inadeguata igiene del sonno o dall'uso terapeutico-voluttuario di farmaci/sostanze tossiche come la caffeina, l'alcool, i cortisonici, ecc. L'insonnia può essere anche conseguenza di altri disturbi medici: è il caso delle malattie che provocano dolori notturni (artrite, fibromialgia, neuropatia, ecc) o delle patologie respiratorie che si associano a disturbi respiratori durante il sonno (BPCO, asma bronchiale) o dell'ipertrofia prostatica che può causare pollachiuria nell'uomo. Infine ci sono delle condizioni mediche dovute a partico­lari cicli della vita caratterizzati da intense modificazioni ormonali che possono disturbare il sonno: il periodo menopausale nella donna con le tipiche vampate di calore e le sudorazioni notturne ne è un esempio. In molti casi l'insonnia, specie se cronica, è in comorbidità con un disturbo psichico, prevalentemente di tipo depressivo. Secondo un modello tradizionalmente pro­posto in passato, l'insonnia cronica è spesso erroneamente interpretata come una "insonnia secondaria" al disturbo psichico; invece, è stato calcolato che solo il 3% della popolazione generale presenta dei sintomi che incontrano. I criteri per la diagnosi di insonnia causata da un disturbo mentale. L'insonnia causata da un disturbo mentale è prevalente nelle donne ed è più frequente nell'età media rispetto all'età adolescenziale, giovanile o anziana M. In realtà, spesso il disturbo psichico ha il ruolo di un fattore precipitante ed acquista importanza nella fase acuta dell'insonnia piuttosto che nella sua cronicizzazione. In molti casi, tuttavia, può risultare difficile stabilire se l'insonnia sia realmente secondaria ad un disturbo psichico coesistente: in tali casi è più corretto parlare di Insonnia in Comorbidità con un Disturbo Psichico. Quando l'insonnia è secondaria ad un disturbo psichico o in comorbidità con questo va comunque valutata l'opportunità dell'invio del paziente ad un Centro di Medicina del Sonno o ad uno psichiatra.

L'Insonnia Psicofisiologica è la forma più comune di insonnia primaria cronica; in questa forma di insonnia cronica, secondo il modello proposto da Spielman, può essere stato presente in passato un evento stressante che ha svolto il ruolo di fattore precipitante. Nel tempo, tuttavia, si realizzano fattori perpetuanti che so­stengono l'insonnia, eclissando spesso i fattori precipitanti. Si tratta di alterazioni comportamentali, come aumentare il tempo trascorso a letto nel tentativo di dormire di più, sforzarsi di dormire, guardare continuamente l'orologio calcolando il tempo trascorso senza dormire ed il tempo che manca alla sveglia, o di alterazioni cognitive come il "ruminare" sui problemi del sonno durante il giorno e il farsi "attanagliare" durante la notte dal timore delle conseguenze dell'insonnia sulle performances del giorno successivo. Con l'andare del tempo, l'insonnia è mantenuta da questi fattori perpetuanti tanto che essa può persistere anche dopo la completa remissione dei fattori precipitanti. Secondo la ICSD-2, il paziente con insonnia psicofisio­logica presenta difficoltà di sonno condizionato e/o aumento dell'arousal che si manifesta con:
a) eccessiva preoccupazione o ansia riguardante il sonno;
b) difficoltà di addormentamento a letto, all'ora di sonno desiderata, o durante i riposi programmati, senza difficoltà durante attività monotone quando non c'è intenzione di dormire;
e) capacità di dormire meglio lontano da casa che a casa;
d) atti caratterizzati da pensieri intrusivi o dalla sensazione di essere incapaci di smettere di pensare;
e) aumentata tensione somatica a letto, riflessa da una percezione di incapacità di rilassare il corpo in misura sufficiente a consentire l'addormentamento

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