INSUFFICIENZA VENOSA CRONICA

 

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(o Sindrome post-trombotica, o Sindrome post-flebitica)

L'insufficienza venosa cronica è rappresentata da un insieme di manifestazioni cutanee e circolatorie a carico dei tessuti, specialmente degli arti inferiori, secondarie alla stasi del flusso sanguigno venoso. L'affezione causale più comune è un processo tromboflebitico ileo-femorale di vecchia data; più raramente, può essere secondaria ad una sindrome varicosa con insufficienza delle vene comunicanti. Altre cause comprendono l'ostruzione di una delle vene principali dell'arto, specie dell'ileo-femorale, la compressione esterna o l'invasione neoplastica, gli emangiomi estesi, le fistole a-v congenite o acquisite, la mancanza congenita delle valvole (cfr Le vene varicose). La stasi venosa è legata dapprima all'ostruzione del vaso e quindi alla distruzione valvolare: più precisamente l'apparato valvolare viene compromesso e distrutto perdendo la sua efficienza funzionale, durante il processo di ricanalizzazione del lume venoso, che inizia con la formazione di canali che poi gradualmente confluiscono.

 
Con l'insufficienza valvolare, che può interessare le vene profonde e superficiali o entrambi i sistemi, viene meno l'usuale diminuzione pressoria venosa durante il cammino, e conseguentemente i capillari venosi sono sovraccaricati sia durante la marcia che in piedi; in definitiva è l'abnorme ripercussione emodinamica gravante sul microcircolo e sulle vie linfatiche di drenag­gio (cfr linfoedema) a condizionare la comparsa del quadro clinico.L'insufficienza venosa cronica rappresenta la principale complicanza tardiva della trombosi profonda degli arti inferiori, essendo rara alle estremità su­periori, come conseguenza di una tromboflebite succlavioascellare. Colpisce il 70-90% dei pazienti con trombosi estesa e nella metà dei casi non si evidenzia un episodio trombotico acuto, mentre la sin­tomatologia clinica può comparire anche a distanza di anni dalla trombosi.Vene varicose arti inferiori al polpaccioL'edema sottocutaneo rappresenta di norma la prima manifestazione; esso compare inizialmente solo durante il giorno col prolungato mantenimento della stazione eretta (edema vespertino) e scompare la notte col riposo a letto. Col tempo l'edema tende a stabilizzarsi divenendo duro, non improntabile per proliferazione fibroblastica. Le prime manifestazioni cutanee sono rappresentate da pigmentazione bruna alle caviglie, dovuta a depositi emosiderinici, quindi compaiono lesioni cutanee distrofiche ed in­fiammatorie, consistenti dapprima in dermatiti superficiali eritemato-squamose e in un secondo tempo in lesioni eritemato-vescicolo-squamose o eritemato-crostose. Queste alterazioni cutanee possono essere molto pruriginose e possono condurre ad una neurodermatite da grattamento. La cute nel complesso può andare incontro a fenomeni atrofici o scleroatrofici.  L'ulcera venosa infine, può comparire sulla faccia interna della gamba, poco sopra o sotto il malleolo mediale, spesso provocata da minimi traumatismi o da infezioni cutanee. Questo tipo di ulcera tende a recidivare o infettarsi e rappre­senta pertanto la maggiore complicanza della insufficienza venosa cronica; raramente dopo vari anni, una ulcera cronica può subire una degenerazione maligna (ulcera di Marjolin) il che costituisce motivo per eseguire un esame bioptico nei casi di ulcere venose recidivanti od intrattabili.

La diagnosi differenziale specie allo stato iniziale va fatta nei confronti del linfedema, il quale predilige giovani donne neurolabili, non presenta turgo­re venoso, (ma edema diffuso, duro) e all'es. Doppler evidenzia, contrariamente alla sindrome post-flebitica, diminuzione della pressione malleolare durante la marcia. Le ulcere venose vanno differenziate da quelle ischemiche, le quali si verificano per lo più sulle dita dei piedi o sui piedi, soprattutto dopo traumi; sono molto più dolorose, hanno una base di impianto più pallida e concomitano segni di insufficienza arteriosa. Le ulcere ischemiche iperten-sive (ulcera di Martorell) prediligono la faccia laterale o posteriore della parte inferiore della gamba. Anche per questa condizione morbosa, come già fatto osservare a proposito della terapia delle varici e delle trombosi venose, è importante il programma di prevenzione (specie per i pazienti affetti da tromboflebite acuta ileo-femorale o femorale) attuabile attraverso una serie (già citata) di misure fisiche quali: il riposo con arti in posizione antideclive, l'attività fisica specie di marcia evitando la stazione eretta o seduta prolungate, la sedentarietà, la obesità e la stipsi, suggerendo l'uso di supporti elastici fino al ginocchio. La terapia farmacologica prevede la prescrizione di antibiotici nelle fasi di riacutizzazione, antiinfiammatori, flebotonici antiedemigeni, e nel caso di ulcera venosa la attualizzazione di una serie di misure di cui si è trattato nel capito­lo dedicato alle varici.

Patologie delle  vene

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