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In
contrasto con l'iperaldosteronismo primario, i pazienti con situazioni
edematose da ritenzione di sodio, come la sindrome
nefrosica, lo scompenso
congestizio e la cirrosi epatica (iperaldosteronismo secondario) raramente
vanno incontro ad ipopotassiemia a meno che non vengano trattati
con diuretici. Dati
indiretti indicano che in questi stati di «iperaldosteronismo
secondario» il riassorbimento del sodio è pressoché completo nelle
porzioni di nefrone situate prossimalmente alle sedi di scambio
sodio-potassio. Malgrado l'aumentata secrezione di aldosterone, non si
ha un'eccessiva perdita di potassio, in quanto a livello delle sedi di
scambio distali si ha una disponibilità molto scarsa di sodio. Solo
quando si somministrino diuretici e si blocchi il riassorbimento più
prossimale del sodio, l'escrezione del
potassio potrà diventare
eccessiva e
si potrà avere
un'ipopotassiemia. Questa
forma di ipopotassiemia da diuretici può essere prevenuta
somministrando farmaci che bloccano lo scambio distale sodio-potassio
per inibizione competitiva con l'aldosterone (spironolattone), o in
via diretta (triamterene). L'ipopotassiemia
è un aspetto della sindrome di Bartter, che è caratterizzata da
iperplasia delle cellule iuxtaglomerulari, eccessiva secrezione di
renina ed aldosterone, ipopotassiemia e normalità della pressione
arteriosa. All'inizio questa sindrome fu attribuita ad una mancata
risposta vascolare all'angiotensina II
e
alla conseguente iperplasia iuxtaglomerulare. Studi più recenti,
tuttavia, stanno ad indicare che un alterato riassorbimento del sodio
in sede prossimale può portare ad un aumentato apporto di sodio al
nefrone distale con conseguente perdita di sodio e di potassio e
stimolazione secondaria del sistema renina-angiotensina-aldosterone. L'ipopotassiemia
attribuibile ad eccessive perdite urinarie di potassio è anche un
aspetto dell'acidosi renale tubulare. Nella acidosi renale tubulare non
trattata, la perdita urinaria di sodio, un risultato dell'incapacità a
riassorbire i bicarbonati a livello del tubulo prossimale (acidosi
renale tubulare «prossimale» o di Tipo II)
o
l'incapacità di scambiare l'idrogeno con il sodio nel tubulo distale
(acidosi tubulare renale «distale»o di Tipo I), porta ad un
iperaldosteronismo secondario e ad una persistente perdita di potassio.
Mentre la perdita di potassio di solito risulta corretta somministrando
bicarbonato di sodio nella varietà classica o distale dell'acidosi
renale tubulare, questa perdita di potassio può persistere malgrado la
correzione dell'acidosi nelle forme prossimali. Le
manifestazioni cliniche dell'ipopotassiemia sono rappresentate da
astenia muscolare, ridotta contrattilità dei muscoli lisci
manifestantesi con ileo paralitico, aritmie cardiache e nefropatia da
ipopotassiemia con proteinuria discreta, ridotta capacità di
concentrazione e (in alcuni casi) riduzione del filtrato glomerulare.
Il calcolo della quantità di potassio necessaria per correggere
l'ipopotassiemia si fa in gran parte su base empirica; nella maggior
parte delle situazioni morbose l'ipopotassiemia è espressione di una
notevole perdita del potassio intracellulare spesso compresa tra 300 e
500 mEq. Se coesiste un'alcalosi, che favorisce il passaggio di potassio
all'interno delle cellule, il deficit totale può essere inferiore a
quello così calcolato, mentre in presenza di un'acidosi sistemica il
deficit può essere 'superiore a quello valutato. L'ipopotassiemia
spesso è associata a perdite di idrogenioni a livello
gastrointestinale, donde un'alcalosi metabolica. Recenti studi hanno
dimostrato che L'alcalosi, associata ad una riduzione dei cloruri
plasmatici e ad un aumento
della concentrazione plasmatica di bicarbonati, condiziona un
aumentato apporto
di anioni scarsamente assorbibili
(bicarbonati) al tubulo distale ed una continua secrezione di
idrogenioni e di potassio malgrado la somministrazione di potassio. In
queste circostanze la correzione del deficit di potassio richiede la
concomitante somministrazione di ioni cloro. In presenza di un'alcalosi,
il potassio deve essere somministrato come cloruro piuttosto che come
acetato, bicarbonato o citrato.
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