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appunti del
dott.
Claudio Italiano
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· Risonanza magnetica (RM)
La CPRE e, in misura nettamente minore la colangiografia percutanea trans-epatica (PTC), trovavano fino alla fine del secolo scorso larghe indicazioni nella diagnosi di stenosi biliari. La CPRE utilizzata solo a finalità diagnostica è stata quasi del tutto abbandonata in quanto nel 3-7% dei casi può essere responsabile di complicanze: pancreatiti, emorragie, perforazioni e colangiti. L'evoluzione e la diffusione delle metodiche diagnostiche per immagine hanno notevolmente ridotto l'impiego sia della CPRE che della PTC
Limiti della metodica • è invasiva rispetto alle altre utilizzabili; in alcuni pazienti è necessario ricorrere alla sedazione profonda qualora il tempo di esecuzione dell'indagine si prolunghi; • tende a sovrastadiare le lesioni; • la sua realizzazione è limitata dalla presenza di stenosi duodenali; • è un'indagine operatore-dipendente; richiede una ragguardevole esperienza per la complessa interpretazione dell'anatomia ecoen-doscopica bilio-pancreatica; • non riconosce le micrometastasi epatiche e peritoneali; • la strumentazione ha costi elevati.
1. stenosi del terzo superiore (o ilari) che possono interessare in vario modo i dotti epatici, di destra e di sinistra, o l'epatico comune fino a 2 cm dalla confluenza. 2. Stenosi del tratto medio localizzate da 2 cm sotto la confluenza degli epatici fino al bordo superiore della prima porzione del duodeno. 3. Stenosi del tratto inferiore che coinvolgono la VBP nel tratto del coledoco retroduodenale ed intrapancreatico.
Il drenaggio biliare viene assicurato dal posizionamento perendoscopico di protesi di plastica (polietilene, poliuretano o teflon) o metalliche. Le protesi di plastica maggiormente utilizzate hanno un calibro di 10 Fr., vengono posizionate, sotto guida fluoroscopica, dopo una sfinterotomia minima e tramite un sistema di rilascio che ne agevolano l'inserimento. La tecnica, semplice ed efficace in mani esperte, può essere realizzata in regime di day-hospital o al massimo con un ricovero di 24-48 ore. Le protesi metalliche, disponibili di vario tipo, hanno un calibro che può raggiungere i 30 Fr., vengono posizionate con la stessa tecnica utilizzata per le protesi in plastica ma con sistemi di rilascio diversi. Entrambe le protesi, di plastica o metalliche, vengono inserite con successo nel 90% dei pazienti; l'insuccesso è legato alla presenza di una stenosi duodenale, che non permette di raggiungere con l'endoscopio l'area vateriana, o di una stenosi serrata della VBP, che non consente di superare la stenosi con il filo guida.
Anche se la palliazione endoscopica degli itteri neoplastici può considerarsi un metodo sicuro ed efficace, è gravata da complicanze precoci e tardive. Le complicanze precoci, che si presentano dal 3 al 10% dei casi, sono legate alla sfinterotomia o allo stesso posizionamento della protesi e sono rappresentate da: pancreatiti, colangiti, perforazioni ed emorragie. La più frequente complicanza è la colangite che dipende sia dalla contaminazione batterica della VBP durante le manovre endoscopiche, sia da un inadeguato drenaggio biliare post-procedura. Per evitare l'instaurarsi di una complicanza così grave, viene sempre realizzata una profilassi antibiotica o, nei casi di permanenza del mezzo di contrasto nella VBP, un drenaggio percutaneo mediante PTC. L'esecuzione della sfinterotomia, prima del posizionamento della protesi, può determinare perforazioni o emorragie che solo raramente necessitano di una terapia chirurgica. Le perforazioni vengono trattate con terapia conservativa e monitorizzate per evidenziare l'eventuale formazione di un ascesso retroperitoneale o un aggravamento delle condizioni cliniche del paziente che possono porre indicazione ad un intervento chirurgico. La comparsa di una emorragia, nel corso e dopo il trattamento endoscopico, di norma si risolve spontaneamente o con una emostasi endoscopica (iniezione con ago da sclerosi di adrenalina 1/10 o elettrocoagulazione), solo raramente si deve fare ricorso ad un intervento chirurgico. Le complicanze tardive, rappresentate dalla occlusione, dalla migrazione e quasi eccezionalmente dalla rottura della protesi si verificano dall'ottavo giorno del posizionamento dell'endoprotesi. L'occlusione della protesi è determinata dal deposito di un biofilm batterico che agevola il deposito di sludge biliare. Sono stati condotti vari studi per prevenire l'ostruzione delle protesi, tramite l'impiego di antibiotici o coleretici, ma i risultati sono stati contrastanti e non è stato dimostrato che questi trattamenti ne prolungano la pervietà. I pazienti che vanno incontro a questa complicanza presentano la ricomparsa dei sintomi da ittero ostruttivo o più frequentemente da colangite suppurativa che vengono risolti con la sostituzione endoscopica della protesi occlusa. Le frequenti sostituzioni richiedono altrettante riospedalizzazioni con un incremento dei costi. Per tale motivo, nei pazienti in cui l'aspettativa di vita è prevedibilmente superiore ai quattro mesi, viene consigliato l'impiego di protesi metalliche che, sebbene più costose rispetto a quelle di plastica, si ostruiscono più difficilmente. Se la protesi è posizionata in modo corretto difficilmente va incontro a migrazione, sia all'interno della via biliare, sia verso il duodeno. Entrambe le evenienze vengono risolte endoscopicamente con la rimozione della protesi dislocata e la sua sostituzione. Particolare attenzione deve essere rivolta alle migrazioni distali che se riconosciute tardivamente, possono essere responsabili di perforazioni duodenali. vedi
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