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Passione in estinzione: un appassionato in botanica, autodidatta: il sig. Giovanni La Spada (un personaggio da Web! ) La passione ed il sacrificio al servizio della natura.... |
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lsgio@tiscali.it
CHI E' GIOVANNI LA SPADA? .
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Con la scusa di chiedergli di cosa si occupi, avendo visto insieme all'amico Pippo Ruggeri, gli chiediamo di collaborare al nostro sitoweb e rimaniamo incuriositi nell'ammmirare il suo impegno, o meglio, il suo amore per le creature vegetali. Insomma una mosca bianca in un paese dove ci illudiamo che nel petrolio e nell'energia risieda il nostro futuro, dimenticando che l aterra generosa della Piana e del Capo ha nutrito nel tempo generazioni di uomini. Seguono appresso i suoi articoli comparsi su un giornale a tiratura locale. . |
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ALOE VERA (BARBADENSIS) E ALOE ARBORESCENS.
. ************************************************************************************************************** AGLIO (Allium sativum) L’aglio appartiene alla famiglia delle liliacee ,conosciuto per il suo odore e sapore pungente è un’erba medicinale ideale, completamente sicura per l’uso domestico e ideale per una cura energica dei problemi di salute. Si oppone a molte infezioni, in particolare quelle bronchiali(del naso ,della gola, e del torace), e quelle del tratto digerente ( anche i parassiti intestinali). Si può prendere contemporaneamente agli antibiotici convenzionali per coadiuvarli e aumentarne lo spettro d’azione. Inoltre previene i problemi circolatori e tiene basso il livello dei grassi nel sangue. Riduce il livello del colesterolo e la pressione sanguigna. Inserito nella dieta previene l’insorgenza del diabete diminuendo il livello degli zuccheri nel sangue. Recenti studi hanno evidenziato che alcune popolazioni della Cina che fanno abbondante uso di aglio sono notevolmente protette da malattie, come il cancro allo stomaco, l’ulcera, l’aterosclerosi, l’ictus e l’infarto che sono fra le prime cause di morte in Europa. Si è dimostrato allora che l’azione protettiva dell’aglio è dovuta principalmente alla sua azione antibiotica contro l’Helicobacter pylori. Questo è un bacillo che colpisce il 90% degli abitanti dei paesi sottosviluppati e il 30-40% di quelli dei paesi occidentali, ma è proprio nei paesi ricchi dove la dieta è più ricca di grassi che determina maggiormente le malattie sopraindicate. Il batterio, una volta penetrato nello stomaco attacca lo strato mucoso che lo riveste e si ha quindi l’esposizione delle cellule gastriche all’azione corrosiva dell’acido cloridrico prodotto per le normali funzioni digestive, determinando le ulcere gastriche. Invece l’helicobacter si protegge dalla forte acidità grazie a un enzima, l’ureasi, con cui trasforma l’urea(che arriva nello stomaco con la saliva e i succhi gastrici) in bicarbonato e ammoniaca. Questi essendo basici, reagiscono creandogli attorno una sorta di schermo protettivo che neutralizza l’acido. Ovviamente altri fattori concorrono alla formazione delle ulcere: l’aumento dell’acidità gastrica, la diminuzione delle difese immunitarie, il fumo, la dieta, lo stress, l’alcol, l’ipersecrezione della gastrina, l’uso di farmaci antinfiammatori e antidolorifici. Così pure, le malattie cardiovascolari determinate da una dieta ricca di grassi e dal cosiddetto colesterolo cattivo in eccesso, sono favorite dal batterio, la cui presenza stimola le difese del sistema immunitario che si mette a produrre un tipo di globuli bianchi, i monociti, facendo sì che le placche aterosclerotiche presenti nel sistema circolatorio aumentino le loro dimensioni e quindi la loro capacità di ostruire le arterie. Recenti studi hanno dimostrato che l’aglio da solo contrasta efficacemente l’helicobacter e può essere usato soprattutto nei casi di assuefazione del batterio agli antibiotici in uso. Si è anche dimostrata una buona sinergia d’azione fra l’aglio e l’omeprazolo, una medicina che blocca il meccanismo che pompa l’acido gastrico dalle cellule della parete verso l’interno dello stomaco. Dunque prendere uno o due spicchi d’aglio al giorno può allungarci di molto la vita(e renderla migliore).
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Il convegno del rotary sul florovivaismo . Ho appena finito di preparare il mio pezzo su Psidium, che ho deciso di riprendere a scrivere sia pur brevemente,per esprimere le mie opinioni di florovivaista, non appena sono stato di ritorno al convegno organizzato dal rotary sul florovivaismo. Un convegno molto interessante, pieno di proposte costruttive a cominciare da quella di istituire un corso di laurea breve sul florovivaismo e quella di promuovere la ricerca scientifica nell’ambito del progetto dei Giardini di Federico. A dire la verità forse il discorso si è troppo incentrato sulle infrastrutture che dovrebbero ospitare i laboratori. Non che non siano importanti, anzi… Tuttavia ritengo si debba fare uno sforzo affinché si diventi operativi da subito con le strutture , i mezzi e le capacità professionali di cui già si dispone e che hanno la loro sede naturale nelle scuole. E non mi sto riferendo solo alle scuole agrarie, perché il discorso delle applicazioni della scienza al mondo delle piante coinvolge tutte le scuole. Posso fare l’esempio della ricerca sui metaboliti secondari(utilizzati anche come farmaci) che abbisognano delle tecniche di cromatografia che, sembra, l’industriale di Milazzo possieda. Certo, occorre coinvolgere le volontà e le capacità esistenti, ma forse questo è più difficile (senza colpa per nessuno) che costruire una infrastruttura nuova, che comunque dovrà funzionare con la capacità e soprattutto la passione degli uomini. Non ci illudiamo che con il denaro si possa comprare tutto. Né dobbiamo credere che i grandi laboratori di ricerca nazionali od esteri siano nati sulla spinta del solo denaro. In India, nazione fra i più poveri del mondo (non per molto) la ricerca biotecnologica è una delle più avanzate al mondo, grazie all’attenzione che si è dato alla creazione per la formazione di un certo numero di scienziati. Altre questioni sono state sollevate, come quella di rendere utilizzabile in qualche modo il centro mercantile di ciantro per dei fini il più possibile vicini a quelli per i quali era stato costruito, e cioè per l’agricoltura. Ma un argomento importante è emerso proprio dalle parole del sindaco di Milazzo, il quale ha voluto rassicurare i florovivaisti che la nuova variante al piano regolatore non penalizzerà il settore sottraendo territorio per destinarlo all’edilizia. E’ quello che dovremmo augurarci tutti se è vero che come è emerso il florovivaismo Milazzese è diventato vitale per l’intera economia del comprensorio, tanto che una sua riduzione potrebbe essere deleteria anche per le altre attività economiche(anche l’edilizia), se è vero che tutti i comparti produttivi si tengono insieme. A meno che non vogliamo un futuro invivibile con un aumento della concentrazione della popolazione su un territorio senza risorse produttive(e quindi aumento dei problemi sociali a cominciare della criminalità). Ma se c’è una qualità che personalmente apprezzo del nostro sindaco, è la sua capacità di saper conciliare non solo le diverse parti politiche ma anche economiche della nostra città, una qualità assolutamente necessaria in questo momento. Certo è, però, anche che al di là di quello che può fare una singola persona, tutta la nostra città deve adottare il più possibile il criterio della concertazione economica, l’unica in grado di garantirci un futuro vivibile in tutti i sensi, non solo economici. Non si dimentichi inoltre che là dove si cementifica il territorio è irreversibilmente perduto all’attività agricola. Una bella responsabilità nei confronti delle generazioni future, al di là delle diversità di opinioni. Per quanto mi riguarda, al di là di come andranno le cose, continuerò a fare la mia ,sia pur piccola parte ,come florovivaista e per promuovere la cultura scientifica, disponibile a “concertarmi” con gli altri cittadini di questo paese.
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Psidium Guajava. La Guava o psidium guajava è un albero di tipo arbustivo basso e molto ramificato, appartenente alla famiglia delle mirtacee. I fiori sono solitari o riuniti in gruppi di 2-3. I frutti variano molto in forma dimensioni e peso. Il frutto presenta un forte aroma molto tipico, il suo gusto varia da acido , agrodolce, dolce. Il colore della polpa varia dal bianco, giallino, rosato, rosso, a seconda della cultivar. I semi sono numerosi, piccoli e bianchi. E’ una specie che si adatta a molti tipi di terreni e potrebbe essere coltivata nel meridione. Anche a Milazzo la Guava cresce senza alcun problema. Si può propagare per seme, pollone radicale(come il nocciolo), talea e innesto. I frutti, che si ottengono dopo il terzo anno e a tre sei mesi dalla fioritura ,maturano dalle nostre parti a cavallo fra l’estate e l’autunno, si raccolgono quando il verde dell’epicarpo comincia a virare verso il giallo. Dalla trasformazione del frutto si ottengono succhi, nettari, marmellate e paste. Ogni 100g di polpa contengono 70 calorie,81g di acqua, 1g proteine,0.6g grassi, 17.1 carboidrati, 5,5 fibra, 0,7g cenere, fosforo 29mg, calcio 30mg,,rame 0,2mg ,ferro 0,7 ,carotene 0,15mg , niacina 1,2 mg , riboflavina 0,04mg , tiamina 0,07 mg ed infine il dato più rilevante 302 mg di vitamina C. La Guava era nota alle popolazioni precolombiane che ne apprezzavano molto il frutto. Il nome azteco era Xalxocotl. Essa è molto diffusa nel tropico americano, ma anche in Africa (soprattutto Mozambico) e in Asia(soprattutto India) dove furono introdotti da portoghesi e spagnoli. Nella medicina indigena, gli estratti di radici, corteccia e foglie sono usate per trattare le gastroenteriti, vomito ,diarrea ,,dissenteria, ,ferite, ulcere, mal di denti , tosse , mal di gola, ecc. Si spiega scientificamente la possibilità di cura di tutte queste patologie grazie a delle sperimentazioni che hanno dimostrato l’attività inibitoria nei confronti di 8 specie batteriche e delle amebe, e anche un’attività antispasmodica. Ma come se ciò non bastasse le foglie di Guava in decozione(una tazza tre volte al giorno) sono ampiamente usate per ridurre il tasso dello zucchero nel sangue dei diabetici. Anche il succo del frutto è raccomandato contro il diabete. Anche tutto questo è stato dimostrato scientificamente in vitro, sui ratti e su volontari umani. Si è anche dimostrato che il succo del frutto può combattere, in uso agricolo, la ruggine del mais, il virus del mosaico del tabacco, ed anche agisce contro i molluschi . Nel prossimo numero parleremo dell’Aloe la pianta medicinale più studiata al mondo e sulla quale si è incentrata negli ultimi tempi l’attenzione degli studiosi, degli scienziati ma anche della gente. ********************************************************************************************************* Il Limone e Psidium guajava. Nel precedente articolo di questa rubrica avevamo fatto cenno sul frutto del limone. Esso è un tipico esempio di come il confine fra un alimento e una medicina naturale non è netto. E’, infatti, un cibo che aiuta a mantenere un buono stato di salute generale. Il succo di limone, grazie al suo contenuto di citrina, svolge un’azione depurativa del sangue e in conseguenza previene o cura alcuni dolori delle articolazioni che sono dovute oltre all’usura del tempo anche a una cattiva alimentazione, causa dell’accumulo nel sangue di inquinanti metabolici. Nonostante il suo elevato contenuto in acidi, una volta ingerito,il frutto svolge effetto alcalino nell’organismo, divenendo utile nelle patologie di carattere reumatico dove l’acidità è un fattore che contribuisce a peggiorare la malattia. La polpa e la corteccia contengono i bioflavonoidi, che oltre a potenziare l’azione della vitamina C(presente in quantità doppia rispetto alle arance), rafforzano il rivestimento interno dei vasi sanguigni,specialmente delle vene e dei capillari, aiutando a prevenire i disordini circolatori. Il limone ha quindi un’azione antireumatica, antiossidante, depurativa e antisettica. Grazie a queste ultime due funzioni è un prezioso rimedio per i sofferenti di arteriosclerosi, di infezioni e di febbri(specialmente di stomaco,fegato e intestino). Il succo ,oltre a essere utile per il mal di gola e le gengiviti, si può applicare esternamente per curare l’acne,il piede d’atleta, i geloni,le punture di insetti, la tricofizie, le scottature solari e le verruche. Dopo tutto quello che abbiamo detto,ci pare che questo frutto,pur essendo molto coltivato nella nostra zona,non è sufficientemente valorizzato per la nostra alimentazione. Soprattutto tra i giovani forse hanno più successo le merendine confezionate(tralasciamo di esprimerci sul loro contenuto) o le patatine fritte(idem).E’ anche per questa insufficiente valorizzazione(non solo del limone) dei nostri prodotti agricoli tradizionali che l’attività agricola tradizionale è poco remunerativa(alla produzione il limone si è venduto anche a 200 delle vecchie lire al chilo). E’ veramente amaro constatare che nella nostra società cosidetta borghese e perbenista il ruolo degli agricoltori(dei quali sono orgoglioso di farne parte) tenda ad essere marginalizzato. Per la nostra agricoltura bisognerebbe puntare oltre che alla valorizzazione dei prodotti tradizionali,anche sulle colture di recente introduzione,come in primo luogo quelle florovivaistiche., o quelle di origine tropicale. Nelle piante tropicali, in genere,i metaboliti secondari, dei quali abbiamo già parlato nel precedente articolo(ad esempio i bioflavonoidi lo sono),sono maggiormente presenti, quantitivamente e qualititivamente,rispetto che nelle altre specie. Così nel prossimo articolo parleremo di una di esse,il cui nome scientifico è Psidium Guajava. Per ora anticipiamo solo che è utile contro il diabete.
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Convegno I Giardini di Federico-13 novembre 2004- Nel progetto di realizzazione dei Giardini di Federico sono previsti anche laboratori di ricerca che possono avvalersi delle tecniche di coltura in vitro dei tessuti vegetali. Per mezzo di esse è possibile isolare e coltivare in vitro delle porzioni ( germogli, radici, foglie o anche singole cellule) di piante. Queste porzioni o espianti sono posti dentro contenitori di vetro (provette, bocce) messi in contatto con una soluzione nutritiva, liquida o gelatinosa, contenente tutti i nutrienti e gli ormoni che consentono la vita degli espianti stessi La gelificazione del substrato nutritivo si ottiene mediante una sostanza ottenuta dalle alghe del mare del Giappone, l’Agar. Gli espianti, posti per la prima volta in coltura devono essere sterilizzati con sostanze chimiche, così come i contenitori con la soluzione nutritiva devono essere sterilizzati mediante il calore umido in autoclave, per evitare contaminazioni fungine o batteriche. La crescita degli espianti in vitro viene stimolata con l’uso degli ormoni vegetali immessi nella soluzione nutritiva, che in base alla loro natura e concentrazione, determinano lo sviluppo di organi come i germogli, le radici o la massa di cellule indifferenziate; masse che vengono chiamate calli. Lo sviluppo dei calli consente vari esperimenti, fra i quali alcuni di natura genetica o fisiologica, mentre lo sviluppo di organi vegetali consente di ottenere e propagare in vitro giovani piantine. Si ottiene, così, la “micropropagazione” che può essere considerata una particolare applicazione della cultura in vitro- La MICROPROPAGAZIONE è un processo di propagazione delle specie vegetali che si articola in quattro fasi successive. La prima fase è la messa in coltura iniziale dell’espianto preso da una pianta che vive all’aperto o in serra. L’espianto può essere: una gemma , un piccolo apice di germoglio di qualche cm, oppure un meristema apicale di qualche mm. prelevati con l’aiuto di uno stereo- microscopio. Quest’ultimo tipo di espianto si effettua quando si vogliono clonare delle piantine che inizialmente sono esenti da virus. Infatti il meristema apicale, di 0,2-0,5 mm. è talmente piccolo e quindi talmente giovane, da non essere stato ancora infettato dai virus. La seconda fase è quella della moltiplicazione dei germogli che si ottiene nelle bocce a partire dagli espianti cresciuti durante la prima fase in provetta per circa un mese, grazie alla presenza degli ormoni nella soluzione nutritiva (citochinine), i quali espianti promuovono la proliferazione dei germogli stessi con un tasso di moltiplicazione che dipende anche dalla specie vegetativa. Ad Esempio, il Callistemon produce circa cinque germogli che si sviluppano da ogni singolo germoglio dopo un mese di coltura. Si ottiene ,così, una moltiplicazione esponenziale dei germogli che possono diventare molte migliaia dopo un anno di lavoro, con delle subculture mensili Una volta ottenuto il numero di germogli desiderato, questi vengono posti su un substrato di crescita contenenti particolari ormoni, le auxine, che stimolano i germogli stessi ad emettere alla loro base, le radici. La terza fase è, quindi, quella successiva della radicazione. La quarta fase consiste nel trasferire le piantine, dalle bocce in appositi vasetti o alveoli contenenti un substrato fatto di torba e perlite. Quindi vengono poste in condizioni particolari di umidità elevata , ad esempio sotto un telo di plastica, che viene ridotto gradualmente nell’arco di 15 giorni per consentire alle piante di acclimatarsi nell’ambiente esterno che è più asciutto. Infatti durante questa fase di acclimatazione le foglie delle piantine provvedono a costruirsi una cuticola cerosa superficiale che le protegge dalle perdite di acqua interne e quindi dalla disidratazione. Durante le prime tre fasi le bocce sono tenute in camera di coltura in condizioni di temperatura e luminosità controllate mediante lampade particolari che le illuminano per 16 ore al giorno in modo da simulare le condizioni di foto- periodo estivo, quando le piante sono stimolate dalla durata giornaliera della luce a produrre al loro interno ormoni della crescita. ----------------- La MICROPROPAGAZIONE, anche se più costosa rispetto ai normali processi di moltiplicazione per talea o per seme, presenta alcuni importanti vantaggi:
La micropropagazione è solo una delle tante applicazioni della cultura in vitro. Ho già accennato alla possibilità di ottenere dagli espianti vegetati, i calli, masse di cellule indifferenziate, cioè cellule non specializzate, come quelle, invece delle foglie, dei germogli e delle radici.; quindi prive di alcuna funzione come: la fotosintesi, l’assorbimento e la traslocazione dei nutrienti. In compenso, però, queste cellule possono potenzialmente svilupparsi e specializzarsi per qualunque funzione. Inoltre, la cosa più importante è che rispetto a quelle specializzate sono molto più suscettibili di cambiare il loro corredo genetico e di andare incontro a delle mutazioni. Così, dal callo , mediante l’impiego di particolari sostanze chimiche o mediante radiazioni mutagene, si possono ottenere delle cellule mutate che possono specializzarsi o dare vita a nuove cultivar Se, ad esempio, coltiviamo il callo su substrato nutritivo contenete il sale, le cellule che sopravvivono sono quelle mutate resistenti alla salinità, che possono dare origine, pertanto a piante resistenti alla salinità. In maniera analoga si possono ottenere piante resistenti alla siccità, o a malattie indotte dai patogeni come: funghi, batteri, virus- Questo tecniche di ottenere delle mutazioni, che prendono il nome di variazioni sovraclonali, non sono le uniche- Avvalendosi delle culture in vitro, si possono realizzare degli incroci interspecifici mediante impollinazione di una specie con il polline di un’altra. Naturalmente se ciò dovesse verificarsi in natura , l’embrione che si ottiene abortirebbe subito, perché in natura non è possibile l’incrocio fra specie diverse e ciò, infatti, è alla base della definizione di “specie”. Una specie è tale perché non si può incrociare con un’altra Gli incroci naturali avvengono all’interno della stessa specie Tuttavia la coltura in vitro permette di superare questa barriera genetica, perché possiamo impedire l’aborto dell’embrione interspecifico. .Ad esempio, possiamo incrociare piante di patate con piante di pomodoro La coltura in vitro è necessaria anche per ottenere i cosiddetti OGM dei quali tanto si parla. Gli OGM sono organismi nei quali,il corredo genetico viene modificato mediante l’introduzione di un gene appartenente ad una specie diversa La coltura in vitro consente anche di coltivare singole cellule che possono fondersi fra di loro, mettendo insieme il loro corredo genetico ed ottenendo degli ibridi somatici, mentre in natura ciò può avvenire solo fra cellule gametiche maschili e femminili, che danno luogo ad un embrione zigotico. Un’altra grande applicazione della cultura in vitro è quella che consente di ottenere i cosiddetti metaboliti secondari dalle specie vegetali. Ogni pianta, oltre a produrre zuccheri, grassi, proteine, cioè metabolici primari, produce anche delle sostanze che per la loro bassissima quantità vengono definiti metabolici secondari La pianta li produce per difendersi dalle condizioni ostili dell’ambiente o per difendersi dai patogeni, ma possono tornare utili all’uomo che li può utilizzare come aromi, coloranti naturali, prodotti in grado di contrastare alcuni patogeni delle piante e dell’uomo e anche come farmaci.- Un esempio tipico è quello del TAXOLO, un metabolica estratto dal tasso del Pacifico che funziona come un potente anti- tumorale.. Esso non può essere estratto dagli alberi altrimenti si provocherebbe una eccessiva e dannosa deforestazione. Ed allora si coltivano le cellule del tasso in vitro con una soluzione nutritiva liquida, all’interno di uno speciale dispositivo chiamato bioreattore che consente la produzione del taxolo, che, a sua volta, viene isolato mediante cromatografia. I metaboliti secondari prodotti dalle piante allevate in vitro, non possono ottenersi artificialmente, perché le loro molecole sono troppo complesse e nessun laboratorio chimico può fare meglio del laboratorio biotecnologico che c’è all’ interno di ogni singola pianta. La coltura in vitro consente di cogliere i frutti. In conclusione vorrei fare riflettere sull’importanza anche economica che i laboratori di ricerca scientifica possono avere nell’ambito del progetto “I GIARDINI DI FEDERICO”- Il futuro della nostra città può essere immaginato migliore se oltre a puntare l’attenzione sulle nostre naturali risorse e sulle nostre vocazioni territoriali, puntiamo anche sulle possibilità che la scienza e la cultura scientifica ci offrono.
Sommario · La coltura in vitro può essere utilizzata molto nei “Giardini di Federico” · Gli espianti che producono organi vegetali permettono la micropropagazione · La micropropagazione si articola in quattro fasi: 1)Riduce i tempi per nuove cultivar- -.2) Materiale vegetale più sano -3) Può permettere la propagazione di specie difficili-4) crescita più rapida e vigorosa-5) Portamento più compatto-6) Maggiore sopravvivenza e uniformità di crescita- · La crescita del callo permette mutazioni genetiche-incroci interspecifici-OGM- ibridazione somatica · Produzione in bireattore di metabolici secondari come il TAXOLO · Importanza dei laboratori di ricerca, della scienza e della cultura scientifica
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