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LESIONI ESOFAGEE DA CAUSTICI E DA FARMACI 2: USTIONI DA LISCIVIA appunti
del dott. Claudio Italiano
oppure cfr Link in tema: Le patologie del tratto alto
Il
tasso di mortalità ha subito una drastica riduzione negli ultimi 30
anni (dal 20 all'1-3%). La diminuita mortalità è probabilmente dovuta
alla migliore terapia di sostegno (antibiotici e apporto nutrizionale),
al progresso della chirurgia, dell'anestesia e della terapia intensiva,
insieme alla sostituzione con alcali e acidi di minore potenza dei
prodotti a elevata concentrazione disponibili negli anni '40 e '50.Le complicanze comprendevano lesioni all'apparato respiratorio,
perforazioni esofagee e gastriche, setticemia e decesso. I pazienti
sopravvissuti sviluppavano stenosi esofagea quale complicanza tardiva
dell'ingestione. Negli Stati Uniti, a metà degli anni '70, i prodotti
liquidi ad alta concentrazione sono stati sostituiti da sturalavandini
liquidi a moderata concentrazione (< 10%). Se ingeriti in sufficiente
quantità, tali prodotti possono causare severe lesioni gastriche ed
esofagee, inclusa la perforazione viscerale. Solitamente si verifica
l'ingestione di esigue quantità con conseguente remissione della
lesione acuta anche se può svilupparsi in un secondo momento una
stenosi. I caustici attualmente impiegati per uso industriale presentano
concentrazioni più elevate rispetto ai prodotti per uso domestico. I
bambini possono talvolta venire a contatto con detergenti ad alta
concentrazione di liscivia o acidi, soprattutto in prossimità di
fattorie, cantieri edili e piscine. Se
il tessuto viene esposto all'azione di alcali forti, si ha
immediatamente necrosi colliquativa con distruzione completa delle
cellule e delle relative membrane. Le membrane cellulari vengono
distrutte per saponificazione dei lipidi e denaturazione delle proteine
cellulari. La trombosi dei vasi sanguigni contribuisce inoltre al danno
tissutale. La distruzione dei tessuti e la penetrazione nell'organo
progrediscono rapidamente fino a che gli alcali non vengono dissolti e
neutralizzati grazie alla diluizione dei liquidi tissutali. Si osserva
una rapida necrosi transmurale degli organi colpiti dagli alcali forti.
L'esposizione sperimentale di esofago di gatto a 5 mi di una soluzione
di idrossido di sodio al 30.2% per soli 3 secondi ha provocato
perforazione e morte immediata. Si
può classificare la gravita delle lesioni erosive esofagee in gradi,
primo, secondo e terzo, utilizzando un sistema analogo alla
classificazione delle ustioni. La tabella seguente pone in correlazione
il grado di ustione con i reperti anatomopatologici ed endoscopici.
L'esame endoscopico effettuato entro le prime 24 ore può sottovalutare
la severità della lesione esofagea. Grado
di lesione esofagea e rilevamento associati GRADO
e REPERTI
ENDOSCOPICI
Lesione
e remissione associate alla liscivia Le
lesioni provocate dalla liscivia, ottenute sperimentalmente, possono
dividersi in 3 fasi: fase acuta o di liquefazione (circa 1-4 giorni),
fase subacuta o di remissione (5-14 giorni) e fase di cicatrizzazione o
regressione cicatriziale. La fase acuta è contraddistinta dalla
comparsa di necrosi colliquativa, trombosi vascolare e progressiva
infiammazione. L'eritema e l'edema della mucosa sono di rilevante
intensità, ma anche in presenza di tessuti seriamente lesionati non si
rilevano necrosi o ulcerazione durante le prime 24 ore. Il tratto
distintivo della fase di remissione o subacuta è la degenerazione delle
aree necrotiche accompagnata da evidente ulcerazione e sviluppo di
granulazioni tissutali. Compaiono i fibroblasti mentre la deposizione di
collagene raggiunge l'apice durante la seconda settimana (può comunque
continuare per mesi). Comincia il processo di riepitelizzazione; in
questa fase le pareti esofagee risultano estremamente sottili e vulnerabili.
La fase cicatriziale, a partire dalla fine della seconda settimana, è
contraddistinta da proliferazione fibroblastica continua e ulteriore
deposizione di collagene. Il collagene di recente formazione provoca
contrazioni circonferenziali e longitudinali che determinano
accorciamento e stenosi dell'esofago. La riepitelizzazione si completa
solitamente entro 1-3 mesi dall'ingestione di liscivia. La seguente
tabella mostra le fasi relative al danno da liscivia. L'evoluzione e
l'esito di un singolo episodio possono non seguire esattamente quelli
sopra descritti. Fasi
del danno da liscivia
Confrontare
gli effetti dell'ingestione di acido con quelli dell'ingestione di
liscivia. Le
soluzioni acide concentrate provocano a contatto con la mucosa
orofaringea dolore più intenso rispetto agli alcali liquidi, i quali
vengono deglutiti prima dell'attivazione dei meccanismi protettivi. Ciò
ovviamente riduce la quantità di acido accidentalmente ingerita. In
passato si è frequentemente osservata una maggiore incidenza delle
lesioni da acidi a livello dello stomaco, mentre gli alcali agivano
specificamente sull'esofago. Ciò era dovuto soprattutto all'esigua
quantità di liscivia solida o liquida ingerita che arrivava nello
stomaco. Gli alcali liquidi ad alta concentrazione introdotti negli anni
'70 potevano invece causare lesioni penetranti all'esofago e allo
stomaco. Gli alcali e gli acidi liquidi a moderata concentrazione
attualmente disponibili non sono in grado di causare perforazione
acuta anche se provocano frequentemente la formazione di stenosi. L'esame
istologico del tessuto esposto agli acidi mostra necrosi coagulativa con
coagulazione e opacizzazione del citoplasma cellulare. I confini
cellulari sono generalmente riconoscibili al contrario di quanto si
verifica nella necrosi colliqualitiva provocata dagli acidi forti dove
le cellule sono completamente distrutte. Il coagulo formato durante la
necrosi coagulativa consiste parzialmente di tessuto connettivo
consolidato, vasi sanguigni trombizzati e coagulazione delle proteine
«natiche. Nonostante tale coagulo possa limitare la profondità della
penetrazione dell'acido, anche dopo ingestione di acidi si è comunque
osservata la formazione di perforazioni dell'esofago. I sintomi e i segni acuti sono indicativi della severità e
dell'estensione della lesione corrosiva Nel
valutare il paziente con ingestione di caustici, il medico deve tenere
presente che i segni e i sintomi iniziali non sono indici attendibili
della severità della lesione. I caustici (acidi e liscivia cristallina)
provocano frequentemente dolore quando vengono in contatto con la mucosa
orofaringea e quindi sono sputati prima di essere deglutiti. I pazienti
che hanno ingerito queste sostanze possono quindi mostrare segni e
sintomi di danno a livello dell'orofaringe ma non a livello
dell'esofago. Viceversa, può verificarsi la comparsa di letali ustioni
esofagee senza la minima evidenza di lesione orofaringea. I segni e i
sintomi della lesione orofaringea non sono quindi indici attendibili
nella valutazione della severità del danno esofageo o gastrico. La
distribuzione e la severità della lesione con acidi o alcali dipende
dalle caratteristiche fisiche del prodotto (solido o liquido, volatilità,
acido o base titolabile), dal volume deglutito e dalla durata
dell'esposizione.
Il
tipico decorso clinico dell'ingestione di caustici non complicata
prevede tre fasi nettamente coincidenti con le fasi delle lesioni
sperimentali: acuta, latente e di regressione. Durante la fase acuta
l'immediato dolore alla bocca limita solitamente il volume di liquido
ingerito. Le ustioni erosive all'epiglottide e alla laringe possono
provocare sibilo respiratorio, stridore, raucedine, dispnea o afonia
immediate o tardive. La dispnea può essere secondaria ad aspirazione
con conseguente compromissione dell'albero bronchiale e del parenchima
polmonare. Se si ingerisce un consistente volume di caustici, dolore
toracico, disfagia o odinofagia possono comparire entro pochi minuti.
Non è possibile agire sulle secrezioni a causa delle lesioni alla
faringe e del rigonfiamento della stessa; può comparire scialorrea. Il
paziente può presentare conati di vomito ed emesi con tracce di sangue e
tessuti. Il dolore e la disfagia in caso di decorso non complicato
sono dovuti alla dismotilità e all'edema e possono regredire nel giro
di 3-4 giorni. Nei
pazienti che presentano lesioni più gravi possono comparire ulteriori
sintomi e il decorso può essere peggiore. Un persistente dolore
sottosternale o dorsale può essere indicativo di ustione esofagea di
terzo grado accompagnata da mediastinite. La perforazione esofagea o
gastrica può essere responsabile di peritonite con rigidità addominale
e dolorabilità di rimbalzo. La perforazione può svilupparsi nei primi
giorni successivi all'ingestione e si manifesta con sintomi quali dolore
ingravescente, febbre e shock. L'iniziale
dolore e la disfagia possono regredire nei giorni immediatamente
successivi, entrando così nella fase latente. Il medico e il paziente
possono farsi trarre in inganno da questo periodo di relativo
miglioramento. La terza fase, di regressione cicatriziale, può iniziare
dalla seconda settimana e protrarsi per diversi mesi. Le stenosi
esofagee clinica-mente evidenti si sviluppano nel 10-30% dei soggetti
con documentata lesione esofagea e si manifestano nel giro di 2-8
settimane nell'80% dei casi (il paziente può diventare sintomatico
diversi mesi dopo l'episodio di ingestione). La maggior parte delle
stenosi precoci progredisce rapidamente, passando da una lieve disfagia
all'incapacità di deglutire entro pochi giorni. La rapida progressione
della stenosi richiede una pronta valutazione e un'immediata terapia per
evitare la formazione di lesioni costrittive, chiuse e compatte. La
terapia prevede il ricorso a un attento cateterismo per mantenere la
pervietà esofagea. Rischi
di tumore in un paziente che presenta stenosi causata da ingestione di
liscivia Esiste
una forte correlazione fra carcinoma esofageo e ingestione di caustici.
L'incidenza di carcinoma esofageo risulta più elevata nei soggetti che
hanno ingerito caustici rispetto alla popolazione generale. Circa 1'
1-7% dei pazienti affetti da carcinoma esofageo presenta un'anamnesi
di ingestione di caustici. Il periodo di latenza è lungo e in uno
studio ha presentato una media di 41 anni. Attualmente si sconsiglia
l'esecuzione di screening dopo un'ingestione di liscivia. Trattamento
d'urgenza di un paziente che ha ingerito caustici. In
caso di sospetta lesione da caustici si applica lo stesso trattamento
d'urgenza di qualsiasi ingestione di tossici. Per prima cosa si procede
al controllo delle vie respiratorie, della respirazione e della
circolazione. I pazienti che hanno ingerito caustici possono presentare
compromissione respiratoria e richiedere l'intubazione endotracheale per
proteggere le vie respiratorie e fornire adeguata ossigenazione.
L'intubazione deve essere eseguita solo sotto controllo visivo diretto,
altrimenti non deve essere neppure tentata. Poi si deve correggere l'ipotensione
mediante adeguata somministrazione di liquidi e rianimazione,
se necessario. Qualora la presenza di evidenti segni di mediastinite o
peritonite indichino perforazione dei visceri, si deve preparare il
paziente all'intervento chirurgico. Quando
le condizioni respiratorie ed emodinamiche si sono stabilizzate, si
devono determinare la quantità e il tipo di caustico, il momento
dell'ingestione ed eventuali sostanze ingerite contemporaneamente (cosa
che avviene più di frequente nei casi di suicidio piuttosto che in
quelli di ingestione accidentale). È utile poter disporre del
contenitore del caustico, dove sono elencate le sostanze attive e le
relative concentrazioni. Qualora il medico non sia esperto di ingestione
di tossici o la composizione della sostanza ingerita sia dubbia, è
opportuno contattare un centro antiveleno. Si sconsiglia l'induzione di
emesi poiché comporta una riesposizione dell'esofago, e più raramente
della laringe, alla sostanza corrosiva. Se il paziente ha ingerito un
caustico solido è sufficiente l'assunzione di qualche sorso d'acqua
per asportare le particelle solide dalla mucosa esofagea e scioglierlo
in un maggiore volume d'acqua nello stomaco che possiede pareti più
consistenti. Tale procedura non va eseguita, naturalmente, in soggetti
a rischio di aspirazione o che presentano evidenze cliniche di
perforazione. Quando
la vittima di un'ingestione di caustici si presenta al medico non
esistono più le condizioni cliniche per eseguire un efficace intervento
volto a ridurre le ustioni interne. I tentativi di neutralizzare i
caustici possono non essere efficaci per limitare la lesione oltre a
rivelarsi talvolta pericolosi a causa della rapida azione degli alcali.
La neutralizzazione può liberare considerevoli quantità di calore
aggiungendo lesioni termiche alle lesioni chi-miche. La somministrazione
per via orale di qualsiasi sostanza comporta ulteriori rischi di vomito
e aspirazione. In caso di lesione da acido l'assunzione di elevate
quantità di acqua o latte entro pochi minuti dalla deglutizione può
diluire o neutralizzare l'acido. La
lavanda gastrica nei pazienti che hanno ingerito caustici La
risposta è argomento di discussione. I pazienti che possono
maggiormente beneficiare di una lavanda gastrica sono quelli che si
presentano immediatamente dopo l'ingestione quando una consistente
quantità di caustico è ancora presente nello stomaco. Inoltre, può
essere utile nei pazienti con sospetta coingestione di farmaci perché
ne riduce l'assorbimento. È opportuno valutare i vantaggi e i rischi.
L'intubazione nasogastrica può indurre la comparsa di conati di vomito
causando ricorrente esposizione dell'esofago e dell'orofaringe alle
sostanze caustiche. Poiché il sondino nasogastrico può perforare
l'esofago o lo stomaco, è necessario posizionare correttamente il
sondino sotto controllo radioscopico e aspirare il contenuto gastrico
prima di effettuare la lavanda gastrica. È opportuno irrigare lo
stomaco con acqua fredda per eliminare ogni possibile fonte di calore. Qual
è l'importanza della valutazione endoscopica
nei pazienti che hanno ingerito caustici? L'endoscopia
flessibile delle vie digerenti superiori svolge un ruolo importante sia
nel trattamento iniziale, precoce, sia in quello più tardivo, della
fase subacuta, dell'ingestione di caustici. I pazienti con perforazione
operabile (diagnosticata radiograficamente o clinicamente) devono
sottoporsi all'endoscopia per identificare l'estensione della lesione.
Nei pazienti, per esempio, con esofago normale ma con lesioni allo
stomaco l'intervento chirurgico si deve limitare all'addome. Il
rischio connesso all'endoscopia delle vie digerenti superiori è
accettabile in previsione di un intervento chirurgico. Se
non si procede all'intervento chirurgico, è comunque possibile
effettuare un esame endoscopico per identificare i pazienti che non
richiedono osservazione ospedaliera prolungata e per valutare la gravita
delle ustioni. Il momento in cui effettuare un esame endoscopico si basa
sul sospetto clinico di una lesione grave. Se non si è certi della
presenza di un grave danno esofageo, è opportuno eseguire
immediatamente un'esofagogastroduodenografia per fornire rapida
rassicurazione ed evitare l'ospedalizzazione. Più del 50% dei pazienti
con anamnesi di danno da caustici non presenta lesioni all'esame
endoscopico. Se si sospetta la presenza di una lesione interna in
assenza di segni di perforazione, un rinvio di 48-72 ore consente lo
sviluppo di una reazione infiammatoria (può presentarsi una ridotta
infiammazione nelle prime 24 ore) e una valutazione più agevole
dell'esatta portata della lesione. L'esame endoscopico identifica il
punto della lesione mucosa, ma non è altrettanto attendibile nella
valutazione della profondità del danno. Trattamento
corticosteroidi o degli antibiotici nel trattamento dei danni da
ingestione di caustici I
pazienti che all'esame endoscopico hanno rivelato la presenza di ustioni
esofagee circonferenziali e semicirconferenziali sono a rischio di
stenosi. A partire dagli anni '50 i corticosteroidi hanno rappresentato
il trattamento di base nella profilassi delle stenosi. La ragione
principale del loro impiego si basava su studi animali che dimostravano
che una terapia iniziata nelle 24 ore successive all'ingestione di
liscivia e proseguita per 6-8 settimane riduceva l'incidenza di
stenosi inibendo la formazione del tessuto di granulazione. Il follow-up
era tuttavia di breve durata e mostrava una maggiore incidenza di morte
precoce per setticemia negli animali trattati con steroidi. Uno studio
clinico controllato, prospettico e randomizzato effettuato su bambini
che avevano ingerito caustici, eseguito da Anderson nel 1990, ha
dimostrato che i corticosteroidi non riducevano la formazione di
stenosi. Le opinioni sono controverse. Se si devono usare i
corticosteroidi, essi devono essere riservati ai soggetti con ustioni
esofagee che interessano l'intera circonferenza, maggiormente a rischio
di formazione di stenosi. Il dosaggio e la durata della terapia con
corticosteroidi non sono stati ancora definiti. Si raccomanda la
somministrazione di prednisone 1.5-2.0 mg/kg/die, con un periodo di
graduale riduzione delle dosi di due mesi. Nei
pazienti che hanno ingerito ingenti quantità di caustici e con evidenza
clinica di imminente compromissione delle vie respiratorie, i
corticosteroidi possono ridurre l'infiammazione dell'albero
broncopolmonare. Il desametasone (dosaggio pediatrico, 0.5-1.0 mg/kg;
dosaggio per gli adulti, 2.0-3.0 mg/kg) viene somministrato per via
endovenosa a soggetti che presentano una potenziale compromissione
imminente delle vie respiratorie e richiedono intubazione,
cricotirotomia o tracheostomia per il trattamento dell'ostruzione
delle vie respiratorie. La
terapia antibiotica empirica, ancora più indefinita, era stata
inizialmente sostenuta sulla base della riduzione della mortalità
precoce negli animali sottoposti a terapia con steroidi per le ustioni
esofagee e trattati con antibiotici. I pazienti che possono beneficiare di
una terapia con antibiotici sono quelli trattati con corticosteroidi e
che sembrano avere un maggior rischio di infezioni sistemiche. I
microrganismi più comunemente chiamati in causa sono i Gram-positivi,
ma si consiglia generalmente la somministrazione di antibiotici a largo
spettro. Discutere
la funzione profilattica del cateterismo e degli stent esofagei. Finché
la fase acuta della lesione non si risolve, la potenziale complicanza
nei soggetti con ustioni che interessano l'intera circonferenza è
rappresentata dalla stenosi esofagea. Se tali pazienti non vengono
trattati, si può formare un restringimento lungo e sottile. Questo tipo
di stenosi non si può sottoporre a dilatazione e richiede un intervento
chirurgico. Per evitare la formazione di stenosi, i pazienti possono
essere sottoposti a dilatazione profilattica mediante un dilatatore
Maloney o stenting esofageo. È opportuno evitare la procedura di
dilatazione nella fase acuta della lesione a causa dell'aumentato
rischio di perforazione. La dilatazione deve essere eseguita su pazienti
che presentano ustioni di tipo circonferenziale, preferibilmente verso
la terza settimana, prima che la stenosi diventi sintomatica. La
dilatazione si esegue con singolo passaggio di un dilatatore
moderatamente largo (42 Fr) più volte la settimana. Se il dilatatore
incontra resistenza, è opportuno non forzarne il passaggio. Se non ne
incontra, è possibile iniziare la terapia con dilatazioni progressive
cominciando col più largo dilatatore che passa senza difficoltà.
Tale metodo consente di conservare la pervietà del lume esofageo.
Nonostante la dilatazione comporti qualche rischio, tale tecnica
consente di prevenire la formazione delle stenosi lunghe e serrate
tipiche dell'ingestione di caustici. Una tecnica alternativa consiste
nell'accurata osservazione del paziente in modo da intervenire non
appena la disfagia diventa sintomatica. Purtroppo tale metodo di attesa
non è sempre applicabile, poiché molti pazienti sono molto giovani o
inattendibili. L'impiego di stent esofagei profilattici per mantenere la
pervietà luminale durante il processo di regressione è piuttosto
controverso e dovrebbe essere riservato ai centri specializzati
nell'uso di stent o che svolgono ricerche in merito. Gli stent vengono
inseriti endoscopicamente o chirurgicamente e lasciati in loco per circa
3 settimane. Teoricamente, il posizionamento di stent favorisce la
guarigione dell'esofago evitando la comparsa di cicatrici o stenosi. Gli
stent provocano comunque una sensazione di disagio e il loro inserimento
e la loro sostituzione sono accompagnati da considerevoli rischi. Non
sono disponibili dati randomizati sull'efficacia degli stent, ma dati
aneddotici sembrano mostrare che la maggior parte dei pazienti deve
essere poi sottoposta anche a dilatazione. Passare
in rassegna le controversie sui trattamenti alternativi delle lesioni da
ingestione di caustici. Il
trattamento delle lesioni da caustici si serve, attualmente, di terapie
invasive o non invasive. Fortunatamente il numero dei casi di gravi
ingestioni di caustici sembra essere in calo. A causa della diminuita
esperienza e dei problemi etici correlati alle terapie sperimentali
effettuate su esseri umani, il medico dispone oggi di scarsi dati
attendibili. Inoltre, anche la terapia di attesa pone ulteriori
problemi etici. L'intubazione
nasogastrica e il mantenimento di un sondino nasogastrico hanno prodotto
risultati soddisfacenti. Il sondino nasogastrico consente di fornire un
adeguato apporto nutritivo insieme ai farmaci necessari. Mantiene a
riposo l'esofago e consente di prevenire i traumi da ingestione del bolo
alimentare. Il sondino nasogastrico permette infine di mantenere il lume
in condizioni idonee per l'esecuzione della dilatazione. Gli aspetti
negativi sono rappresentati dalla possibilità che il sondino
nasogastrico provochi una continua irritazione e infiammazione
dell'esofago in via di guarigione, favorendo la formazione di fibrosi e
stenosi. In generale, l'inserimento di un sondino nasogastrico
flessibile, sotto controllo radiografico, risulta utile nelle prime due
settimane nei soggetti gravemente compromessi e nei quali non è
possibile mantenere un adeguato apporto nutrizionale. La
nutrizione parenterale totale è stata proposta per consentire un riposo
completo dell'esofago e per mantenere un apporto nutrizionale ottimale
per la guarigione. La nutrizione parenterale totale non può essere
effettuata in tutti i pazienti. Si consiglia nei pazienti a rischio di
aspirazione e nei soggetti nei quali, a causa della gravita delle
lesioni esofagee, l'inserimento di un sondino nasogastrico è
controindicato. Inizialmente l'impiego di antibiotici è stato proposto
per ridurre la formazione di stenosi a lungo termine, ma quest'effetto
non è stato dimostrato in studi animali o sull'uomo. Gli antibiotici
svolgono un importante ruolo nel ridurre la setticemia nei soggetti
trattati con steroidi che presentano un elevato rischio di infezione. La
terapia empirica non si è rivelata più efficace del monitoraggio dei
segni clinici dell'infezione con somministrazione di antibiotici a largo
spettro alla prima comparsa di tali segni. Qualora si propenda per la
terapia empirica, si può concludere il ciclo di antibiotici dopo 5-1
giorni dalla scomparsa dell'infezione. La
terapia empirica a base di corticosteroidi, sebbene sia oggetto di
dibattito, è supportata da dati sperimentali. Studi su animali hanno
ripetutamente dimostrato la riduzione della formazione precoce di
stenosi se i corticosteroidi vengono somministrati entro le prime 48
ore; tale effetto è osservabile quando i corticosteroidi vengono
somministrati per 4-7 giorni dopo l'ingestione dei caustici. Basandosi
su dati di studi su animali e di studi non controllati su umani, si
raccomanda la somministrazione di corticosteroidi ai pazienti con
ustioni esofagee lungo l'intera circonferenza ad elevato rischio di
stenosi. È opportuno considerare gli aspetti negativi della terapia a
base di corticosteroidi, quali un aumentato rischio di infezione ed
effetti collaterali sistemici. Dati controllati dimostrano, inoltre, che
i corticosteroidi non riducono la formazione di stenosi secondaria
all'ingestione di caustici nei bambini. Tale indagine si basa, tuttavia,
su un ridotto numero di pazienti e, sebbene la formazione di stenosi
esofagea non sembra essere influenzata dalla somministrazione di
corticosteroidi, la necessità di eseguire un'esofagectomia totale
risultava minore nei gruppi trattati con steroidi (4 rispetto a 7
pazienti non trattati). L'ultimo
elemento di controversia è l'impiego della dilatazione profilattica e
il momento in cui eseguirla. La dilatazione esofagea per via orale
viene considerata dalla maggior parte degli studiosi fondamentale per
la profilassi delle stenosi. Altri sostengono che i ripetuti traumi alla
mucosa esofagea sono responsabili di un aumento della fibrosi e
favoriscono la formazione di stenosi. La dilatazione profilattica di
tutti i pazienti con lesioni da ingestione di caustici sottopone
ovviamente alcuni soggetti a procedure potenzialmente rischiose e non
necessarie. Non sono disponibili dati risolutivi in merito. Dato che le
stenosi si manifestano raramente prima della seconda settimana
successiva all'ingestione, è opportuno attendere 10-14 giorni prima di
iniziare il cateterismo.
oppure
cfr |
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