Leucociti o globuli bianchi

/div> appunti del dott Claudio Italiano
 

I leucociti o globuli bianchi rappresentano una piccola quota degli elementi corpuscolati del sangue periferico ed hanno la caratteristica di costituire la parte nucleata dello stesso; il nome sta ad indicare la mancanza nel citoplasma di una sostanza capace di dar loro, a fresco, una particolare colorazione.
Gli elementi che li rappresentano vengono distinti in:
— granulociti o leucociti polinucleati, che originano dal midollo osseo e che devono il loro nome alla presenza di granuli nel citoplasma ed alla struttura polilobata del loro nucleo;
— linfociti o leucociti mononucleati, originati dal tessuto linfatico;
— monociti o cellule anch'esse mononucleate, sulla cui origine non vi è ancora uniformità di vedute (midollare ?, linfoide?).
A questi bisogna aggiungere degli elementi che spesso si riscontrano nel sangue periferico ed il cui significato non è ancora del tutto chiaro, quali le cellule di Tùrk che rappresentano una variante morfologica delle cellule reticolari (cellule mononucleate con nucleo immaturo e con citoplasma baso filo molto simile a quello delle plasmacellule) e le cellule di Rieder (cellule a citoplasma basofilo con granulazioni azzurrofile, nucleo lobato, a trifoglio, a quadrifoglio, talvolta contorto su se stesso). Nella leucemia mieloide acuta si possono notare delle forme bizzarre di mieloblasti, che vengono dette anch'esse di Rieder.[leukocytes-normal.gif]

Una volta immessi nel torrente circolatorio gli elementi della serie bianca vi permangono per un tempo notevolmente più breve di quello degli eritrociti.
II tasso dei leucociti circolanti rimane, in condizioni nor­mali, discretamente costante e piccole oscillazioni sono in rapporto a numerosi fattori, tra i quali bisogna ricordare l'attività riproduttiva del midollo osseo e del tessuto linfoi­de, il valore limite di espulsione midollare e l'interferenza di numerosi fattori di natura neuroumorale che ne condiziona­no sia il ritmo di produzione che quello di immissione in circolo.
Questi fattori oltre a modulare il numero di leucociti (5.000-9.000 per l'uomo e 4.000-7.500 per la donna), ne determinano la formula leucocitaria o emogramma, che rap­presenta la determinazione percentuale dei diversi tipi cellulari presenti nel sangue periferico e che normalmente risulta così costituita:
— granulociti neutrofili: 55-70%;Globuli bianchi
— granulociti eosinofili: 1-4%;
— granulociti basofili: 0,1-1%;
— linfociti: 20-30%;
— monociti: 2-8%.
Bisogna tener presente che, nello stesso soggetto, si hanno normalmente variazioni della formula leucocitaria in rap­porto all'età e alle diverse ore della giornata. Nei bambini e fino all'età di 14-15 anni si osserva normalmente un valore più basso (percentualmente) dei granulociti e conseguente­mente dei valori più alti delle cellule mononucleate.

Le varie cellule leucocitarie si distinguono tra loro per delle peculiari caratteristiche e precisamente:
- granulociti neutrofili, che rappresentano in con­dizioni normali la quota più numerosa delle cellule granulocitarie del sangue periferico, presentano un diametro variabile tra 9 e 15 μ. Sono caratterizzati da un nucleo plurisegmentato con un numero di lobi variabile da 2 a 5, a seconda dell'età della cellula; gli elementi con nuclei maggiormente segmentati rappresentano le cellule più vecchie.
È bene tenere conto del rapporto percentuale dei granulociti neutrofili rispetto alla segmentazione nucleare (formu­la di Arneth, la deviazione verso destra indicando un au­mento degli elementi con nucleo multisegmentato, cioè me­no giovani).
In una percentuale molto bassa (circa il 3%) dei granulociti, negli strisci di donne si nota un'appendice cromatinica nucleare che corrisponde alla cromatina sessuale o cromati­na di Barr; essa è presente in tutte le cellule, ma date le pic­cole dimensioni è visibile soltanto in una bassa percentuale. Le granulazioni normalmente presenti si distinguono (alla microscopia elettronica) in granulazioni di tipo A, che corrispondono alle granulazioni azzurrofile della microsco­pia ottica e granulazioni di tipo B o secondarie, che si identi­ficano con i granuli "specifici" della microscopia ottica, contenenti normalmente fosfatasi alcalina, lisozima e fago­citala. I granulociti svolgono prevalentemente un'azione di difesa tramite la fagocitosi (inglobamento di batteri e di altre piccole particelle estranee) e successiva digestione da parte di enzimi lisosomiali. Inoltre, per la loro mobilità e per i loro movimenti ameboidi e per la capacità di migrare durante i processi flogistici attraverso la parete dei piccoli vasi, hanno la possibilità di accorrere nell'ambito dei tessuti interessati dalla flogosi, favoriti in questo dall'attivazione da parte di un complesso di frazioni del complemento (C5-C6-C7);
— i granulociti eosinofili: si presentano alla microsco­pia ottica come elementi rotondeggianti, più grandi dei neu­trofili (diametro compreso tra 12 e 17 /i), con nucleo solita­mente bilobato (68% degli elementi), spesso mal distinguibile per la presenza di grossolane granulazioni specifiche (solitamente più grosse di quelle presenti nei neutrofili e che si colorano intensamente con l'eosina). Sono deputati alla fagocitosi dei complessi antigene-anticorpo, possono risultare aumentate nelle allergie e nelle infestazioni da elminti (cfr parassiti);
— i granulociti basofili: sono caratterizzati da granuli grossi ed irregolari che talvolta ricoprono il nucleo; questo si presenta bilobato o a "trifoglio", con incisure profonde, ma senza una reale segmentazione. Hanno la funzione di im­mettere in circolo e nel tessuto connettivo alcune sostanze, quali l'eparina e l'istamina;
— i monociti rappresentano gli elementi nucleati più voluminosi del sangue periferico (con diametro variabile tra 13 e 18 n) presentano un nucleo unico, grande, solitamente rotondeggiante o a "ferro di cavallo" o ancora reniforme ed un citoplasma abbondante, debolmente basofilo, con minu­te granulazioni azzurrofile. È ancora dibattuta la questione circa l'origine di questi elementi: esistono, a questo proposi­to, attualmente due tendenze, la prima sostiene che i mono­citi, per la positività alla reazione perossidasica e per le affinità della struttura del loro nucleo con i nuclei dei mieloblasti, derivino dalle cellule della serie mieloide; la seconda sostiene che i monociti abbiano una genesi autonoma da quella delle altre cellule del sangue (genesi reticoloendoteliale). Va anche ricordata una terza ipotesi, secondo cui i mo­nociti derivano da una cellula simile alla cellula progenitrice dei linfociti e dei granuloblasti (emocitoblasto);
— i linfociti rappresentano le cellule nucleate più pic­cole del sangue periferico. Sono mononucleate, con nucleo centrale, rotondeggiante, raramente reniforme, con cromatina densa e citoplasma basofilo.
La principale funzione dei linfociti è l'immunopoiesi.
Nell'ambito del sistema linfoide si trovano diverse popolazioni cellulari, con diversi cicli vitali e diversa durata di vita.
1 linfociti T (timodipendenti) ed i linfociti B (midolloderivati) migrando negli organi linfoidi secondari (linfoghian-dole, follicoli linfatici della milza e di altri parenchimi) acquistano particolari e rispettivamente differenti qualità di superficie e competenza immunologica.
I linfociti T sono deputati all'immunità cellulare ed i B a quella umorale, trasformandosi in plasmacellule.
I linfociti del midollo e del timo hanno quasi tutti vita media breve (10-15 giorni), che è invece maggiore per quelli della milza, dei linfonodi periferici, del sangue e del dotto linfatico (che può arrivare ad oltre 4 anni).
— le plasmacellule sono degli elementi la cui origine è ancora controversa.
Per alcune Scuole deriverebbero dall'emocitoblasto, per altre dalle cellule blastiche di origine linfocitaria e per altre ancora dalle cellule reticolari attivate. Presentano delle di­mensioni medie, una forma rotondeggiante od ovalare. Hanno un nucleo eccentrico, relativamente piccolo, a forma sferica od ovalare ed a struttura cromatinica densa. Hanno una sopravvivenza piuttosto breve. Dalla linea plasmacellulare vengono prodotte le globuline a frazione anticorpale.
In condizioni patologiche variano, a volte significativamente, i rapporti tra le varie categorie leucocitarie rappre­sentate nella formula. Si parlerà, pertanto, di: neutrofilia, eo­sinofilia, monocitosi, basofilia, linfocitosi, a seconda dell'elemento cellulare abnormemente aumentato. Detto au­mento potrà essere espressione di un aumento reale di questi elementi (neutrofilia assoluta, ecc.) o potrà, per contempo­ranea diminuzione delle altre categorie, essere soltanto rela­tiva (neutrofilia relativa, ecc.).
Diversi quadri patologici possono portare, oltre che ad una modificazione percentuale della formula leucocitaria, anche ad alterazioni del numero circolante dei leucociti e si avranno, pertanto, dei quadri di leucocitosi (aumento dei globuli bianchi circolanti) o di leucopenia (diminuzione dei globuli bianchi circolanti).

Leucopenia si può avere:

— in alcune malattie infettive o parassitarie (tifo, paratifo, melitense, Kala-Azar, malaria (cfr febbri), tubercolosi miliare, morbillo, rosolia, influenza); —nel lupus eritematoso disseminato;
- nella sindrome di Felty e nel morbo di Gaucher;
- nelle sindromi diipersplenismo;
- nell'aplasia midollare;
- nell'esposizione a radiazioni ionizzanti;
- nello shock anafilattoide;
- in alcune endocrinopatie (ipotiroidismo,ipopituitarismo, iposurrenalismo);
- in alcune epatopatie (epatite virale acuta,epatiti croniche, cirrosi epatica);
insufficienza renale cronica
- nelle lesioni tossiche del sistema midollare;
-nelle metaplasie midollari.
Di contro si può avere leucocitosi
-in numerose malattie infettive da gram-positivi;
-in processi suppurativi;
-in un'alta percentuale di affezioni neoplastiche;
-nella necrosi tissutale dovuta a qualsiasi causa (infarto del miocardio,ustioni estese, gangrena, ecc.);
-in alcune affezioni renali (glomerulonefrite focale, nefrosi lipoidea grave, ecc.):
-in alcune epatopatie (epatite colliquativa, infezioni delle vie biliari);
in alcune malattie dell'apparato respiratorio (fibrosi polmonare,infarto polmonare, polmone policistico, atelectasia polmonare);

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