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da appunti del dott. Claudio Italiano,
Il trattamento con farmaci che agiscono sul glucosio plasmatico post-prandiale riduce gli eventi vascolari (livello 1-)
E’ necessario prendere in considerazione strategie terapeutiche sia non farmacologiche che farmacologiche per agire sul glucosio plasmatico post-prandiale.
Il glucosio plasmatico a due ore dopo i pasti non dovrebbe superare 140 mg/dl evitando comunque il rischio di ipoglicemia . L’auto-monitoraggio della glicemia (SMBG) va tenuto in considerazione in quanto attualmente è il metodo più pratico per monitorare la glicemia post-prandiale. L’efficacia dei regimi terapeutici andrebbe monitorata con la frequenza necessaria a guidare verso la terapia che raggiunga il target del glucosio post-prandiale adeguato.
Glucosio plasmatico post-prandiale in persone con normale tolleranza al glucosio. Nelle persone con normale tolleranza al glucosio, generalmente la glicemia non aumenta oltre i 140 mg/dl in risposta al pasto e torna ai livelli preprandiali in due o tre ore. L’OMS definisce come normale tolleranza al glucosio valori glicemici < 140 mg/dl due ore dopo carico orale di 75 g di glucosio nel contesto di un test da carico. L’iperglicemia post-prandiale è definita da livelli > 140 mg/dl due ore dopo l’ingestione di cibo.
L’iperglicemia post-prandiale inizia prima del diabete di tipo 2. Lo sviluppo del diabete di tipo 2 è dovuto ad un progressivo declino nell’azione biologica dell’insulina e dell’inesorabile deterioramento della beta cellula. Ciò è causa di anomalie metaboliche che compaiono prima della manifestazione clinica del diabete. Evidenza cliniche dimostrano che i livelli post-prandiali di glucosio aumentano se sono deficitarie le seguenti sostanze:
L’iperglicemia è comune nel diabete: HBA1c L’iperglicemia post-prandiale è un fenomeno molto comune nel diabete di tipo 1 e 2; essa è valutabile attraverso il controllo della HBA1C, cioè della glicosilazione dell’emoglobina. Infatti quando il valore della emoglobina glicosilata sale oltre 6,5%, significa che il soggetto avrà glicemia anomale post-prandiale. Le Monnier e coll hanno dimostrato che se esso è < 7,30% vuol dire che il contributo del glucosio plasmatico post-prandiale è del 70%, mentre sarà del 40% se la glicemia è > 9,3%. Così la glicemia post-prandiale contribuisce per l’80% se la HBA1c è per livelli < 6,2% e per circa il 40% se è > 9% Che cosa ne deriva?
La terapia del diabete deve pertanto: Ridurre il più possibile il glucosio post-prandiale. A tal proposito va citato lo studio STOP_NIDDM, che dimostra come l’acarbosio risduca la scomposizione dei disaccaridi della dieta e rallenti l’assimilazione degli zuccheri. L’acarbosio, ricordiamolo, è un farmaco; il diabetico che non può permettersi il suo uso per ragioni economiche, grazie all’euro, può impiegare utilizzare una dieta ferrea, modello antico, cioè evitare l’assunzione di zuccheri raffinati e fare piccoli pasti e frequenti, vedi dietoterapia a 5 punti.
Terapie per abbassare la glicemia post-prandiale.
Analoghi dell’insulina ad azione rapida, con esordio e picco d’azione più rapido. Insuline bifasiche. Sono costituite da una miscela di insulina ad azione rapida ed una ad azione intermedia. Insulina inalatoria umana in polvere. |
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