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appunti del
dott.
Claudio Italiano
cfr
• Reazioni infiammatorie. La linfoadenopatia può essere una manifestazione di connettiviti, come l'artrite reumatoide e il lupus eritematoso sistemico. A tal fine è importante raccogliere dati anamnestici sulla presenza di dolore articolare, febbre, eruzioni cutanee e segni di ischemia periferica. Il riscontro all'esame obiettivo di anomalie articolari, della cute del volto, dei capelli e dei polpastrelli e la presenza di un aumento della velocità di eritrosedimentazione (VES) e di una positività del fattore reumatoide o degli anticorpi antinucleari possono confermare la diagnosi di vasculite. Reazioni linfonodali generalizzate sono osservate in corso di eczemi, eruzioni cutanee e micosi fungoide, un tipico linfoma cutaneo a cellule T. Infine, nei pazienti con uveite, tumefazione delle ghiandole salivari, eritema nodoso, alterazioni polmonari e un'adenopatia ilare bilaterale, con o senza infiltrati parenchimali, deve essere sospettata la diagnosi di sarcoidosi. Mentre un'adenopatia ilare bilaterale è suggestiva di una sarcoidosi, una tumefazione dei linfonodi mediastinici, in assenza di alterazioni ilari, suggerisce la diagnosi di linfoma. • Ipersensibilità. Talvolta l'esposizione a farmaci può provocare un ingrossamento generalizzato dei linfonodi, sia nel quadro di una malattia da siero sia di una reazione allergica associata. Per esempio, la difenilidantoina può provocare un «pseudolinfoma» che, per caratteristiche cliniche e istologiche, può essere difficilmente distinto dal linfoma maligno. In questa situazione la sospensione del farmaco, se possibile, o la sua sostituzione con un altro farmaco anticomiziale può risolvere il dilemma diagnostico, favorendo il ritorno alla normalità dei linfonodi ingrossati. • Malattie metaboliche. In pazienti affetti da tireotossicosi può comparire una linfoadenopatia generalizzata. Se si riscontrano dati obiettivi a sostegno di questa diagnosi può essere necessario eseguire studi di funzionalità tiroidea. La malattia di Gaucher, la sfingomielinosi di Niemann-Pick e altre patologie da tesaurismosi lipidica sono talvolta associate a una linfoadenopatia generalizzata e possono essere diagnosticate in base ai reperti bioptici caratteristici dei tessuti interessati. • Neoplasie maligne. Se nessuna delle cause sopra elencate riesce a spiegare la linfoadenopatia generalizzata, è importante escludere la possibilità di patologie mielo o linfoproliferative. Talvolta le leucemie mieloidi croniche sono accompagnate da un ingrossamento linfonodale generalizzato e possono in genere essere escluse se l'esame emocromocitometrico e lo striscio ematico periferico sono normali. Viceversa le leucemie linfatiche acute e croniche sono più spesso accompagnate da una linfoadenopatia. Anche in questo caso di solito l'esame emocromocitometrico e lo striscio ematico normale escludono queste patologie; non è tuttavia possibile escludere altre patologie linfoproliferative, quali linfomi di Hodgkin o linfomi non Hodgkin. In questi casi la biopsia del midollo osseo può evidenziare la presenza di un'infiltrazione linfomatosa, anche se per formulare una diagnosi istologica occorre procedere alla biopsia di un linfonodo periferico sospetto. La prognosi e le considerazioni per un'eventuale chemioterapia dovrebbero, almeno in parte, basarsi su un'interpretazione accurata dell'istologia del linfonodo. Per esempio, nel caso del linfoma non Hodgkin, il tipo istologico nodulare ha una prognosi più favorevole rispetto al tipo diffuso. Se possibile, per la biopsia si dovrebbe scegliere una sede linfonodale diversa dalle regioni inguinali, perché spesso i linfonodi inguinali sono alterati per infezioni croniche distali e possono rendere più difficile l'interpretazione istologica dei processi morbosi sopravvenuti. Dal momento che talvolta la biopsia dei linfonodi ascellari è complicata da difficoltà di cicatrizzazione, si dovrebbe, se possibile, evitare anche questa sede.
Spesso l'adenopatia regionale porta il medico a scoprire una lesione primaria o una sindrome linfonodale facilmente identificabile. Un campione di sangue periferico può evidenziare una leucocitosi con un aumento dei polimorfonucleati o dei linfociti reattivi, facilitando in tal modo la conferma della presenza di un'infezione di origine batterica o virale. In genere i germi responsabili di patologie acute e autolimitantesi possono essere prontamente identificati, coltivati e adeguatamente trattati senza eseguire inutili biopsie. Analogamente, nell'adenopatia generalizzata, anamnesi, esame obiettivo e risultati dell'esame dello striscio ematico guidano l'esecuzione delle prime indagini e spesso forniscono una diagnosi di presunzione, come avviene nella mononucleosi infettiva. In genere, nell'adenopatia regionale o generalizzata, quando l'adenopatia persista e non sia possibile formulare alcuna diagnosi, è necessario eseguire una biopsia del linfonodo. Quando esistano dubbi riguardo al significato dell'ingrossamento del linfonodo, una stretta osservazione per un periodo di quattro-sei settimane può contribuire ad appurare se il linfonodo si stia ingrossando o riducendo. Qualora in questo periodo di tempo l'ingrossamento non si risolva, occorre procedere immediatamente a una biopsia. Nei casi in cui non sia possibile evidenziare un'eziologia infettiva specifica, la pratica di prescrivere antibiotici a pazienti con una lin-foadenopatia non diagnosticata dovrebbe essere scoraggiata. |
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