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I Linfomi.
appunti del dott. Claudio Italiano oppure altri argomenti all'indice di ematologia
C Epidemiologia. Colpiti da linfoma sono maggiormente i maschi, con 100 casi/1000.000 di abitanti/anno negli USA; la causa eziopatogenetica è sconosciuta ma, probabilmente, alla base della natura del linfoma vi è un difetto del sistema immunitario, di immunoregolazione ed immunosorveglianza, tant'è che soggetti affetti da s. da immunodeficienza ereditaria ne sono più colpiti. A questo gruppo di individui appartengono anche soggetti affetti da malattie del collagene, es. S. di Sjogren che si può associare a comparsa di LnH. Altri lavori epidemiologici hanno dimostrato associazione tra casi di linfoma di Burkitt nelle aree geografiche, per es. Africa tropicale e Nuova Guinea, e virus di Epstein Barr, virus della famiglia degli herpesviridae.
Anatomia patologica. Il linfonodo colpito dalla malattia presenta un'architettura totalmente sovvertita, spesso senza invasione della capsula. Vi si repertano una popolazione cellulare cosiddetta " reattiva" e le cellule di Reed-Stenberg (R-S) e cellule mononucleate di Hodgkin che però si riscontrano anche in corso di linfoadeniti come per significare una origine infettiva del linfoma. Le cellule di R-S o "cellule ad occhiali" hanno un diametro di 15-45 micron e mostrano nuclei centrali multipli o plurilobati con nucleoli voluminosi; la cromatina è compressa alla periferia, configurando un ispessimento della membrana nucleare; esistono tuttavia delle varianti della cellula R-S, il tipo L&H con nucleo plurilobato e nucleoli piccoli, il tipo lavunare, in cui la cellula presenta uno spazio lacunare chiaro, la variante pleiomorfica. I linfonodi presentano ancora una variabilità nella componente fibrotica con i quadri che vanno dalla sclerosi nodulare alla predominanza dei linfociti ed alla varietà reticolare. L'origine delle cellule R-S è tutt'ora sconosciuta ma si pensa che esse derivino da linfociti B e sono CD30+; altri AA ritengono che nella varietà a sclerosi nodulare l'origine possa essere T-linfoide.
Il morbo di Hodgkin inizialmente è confinato ad un solo sito linfonodale ma è passibile di una diffusione totale per via ematica, con conseguente diffusione al fegato, alla milza delle sue cellule. Classicamente il simposio di Ann Arbor del 1977 ne ammette una stadiazione dell'affezione limitata ad una singola regione linfonodale o a più organi, da un lato e l'altro del diaframma a seconda della stadiazione :
Sintomatologia. Il sintomo iniziale è una tumefazione linfonodale del tutto indolente, con accrescimento lento, quasi impercettibile, talora con variazione del volume dei linfonodi, che appaiono mobili, duri, lapidei, spostabili, indolenti; colpiti soprattutto i laterocervicali, ascellari, inguinali, sopraclaveari; talora l'esordio può essere rappresentato da una stasi linfatica per compressione del sistema linfatico ad opera delle stazioni linfonodali lomboaortiche e/o iliache, con edema degli arti inferiori; l'invasione della milza si evidenzia con ingrandimento dell'organo ed avviene nel 45% dei casi. Altri siti extralinfonodali sono il parenchima polmonare, la pleura, il fegato, il pericardio, il tessuto osseo, il Sistema Nervoso Centrale. Il paziente è affetto sin dall'inizio da febricola con sudorazione notturna, dimagrimento e prurito, la febbre è remittente ed ondulante. Il torace va indagato all'indagine RX e potrà dimostrare dei linfonodi mediastinici e/o ilari ingrossati; in tal caso l'indagine andrà completata con la TC e la RMN; uno studio delle stazioni linfonodali addominali potrà essere attuato tramite linfoangiografia bipedale e TAC, per studiare i linfonodi pelvici, paraaortici e del dotto toracico. L'invasione del midollo osseo sarà accompagnata da incremento della Fosfatasi alcalina e da una sindrome mieloftisica; laboratorio* evidenzia un'anemia normocromica, normocitica con iposideremia e ipotransferrinemia present ein 1/3 dei casi. Talora sono presenti anemie emolitiche con test di Coombs negativo, leucocitosi con 12.000 GB/mm3. Complicanze infettive: sono sostenute da infezioni batteriche da stafilococco aureo, Klebsiella, enterobacter, pseudomonas aeruginosa, miceti, toxoplasma, virus come l'herpes zoster. Esiste infine il rischio di una seconda neoplasia in corso di Hodgkin come per es. di leucemia acuta non linfoide.
Trattamento. E' difficile, lungo ed altamente specialistico e presuppone lo stagging della neoplasia; negli stadi iniziale si avvale di radioterapia ad alte dosi, 4000 rads a campo esteso, per es. "a mantello" o ad "y invertito " impiegato nelle forme a localizzazione paraaortica, iliacha e inguino-femorale. Negli stadi avanzati è necessario l'impiego della chemioterapia.
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