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La malattia tromboembolica
(TE) comprende:
-
l’embolia polmonare
-
la trombosi venosa profonda
-
Essa è
causa di mortalità e morbilità elevata; è fatale nel suo decorso.
Colpisce ogni anno più di 100.000 pazienti negli USA ospedalizzati;
necessita di profilassi che è la sola chiave per ridurre l’evoluzione
fatale della TE. Di fondamentale importanza è conoscerne i fattori di
rischio.
Patogenesi.
Nel 1856 il Virchow delinea
i fattori che predispongono allo sviluppo della TE:
Stasi: significa una
riduzione della velocità lineare del flusso del sangue espresso in cm/min ed una riduzione
del ritorno venoso in vol/min, talora dovuta alla dilatazione delle
vene
varicose
(ectasie venose) ed alla riduzione della perfusione arteriosa (ad
esempio di un arto, per stenosi). Situazioni del genere si determinano
per esempio nelle pratiche chirurgiche, o a seguito di fattori che
aumentano la viscosità ematica (per es. policitemia, neoplasie maligne).
Ipercoagulabilità:
si tratta di condizioni che
giocano un ruolo chiave nella formazione del trombo o
stati trombofilici; prova ne sia
l’elevata mortalità dei pazienti negli interventi chirurgici demolitivi, la chirurgia
dell’anca, gli interventi all’addome ed alla pelvi per neoplasie, le
infezioni da gram-negativi con rischio di CID: ne deriva
che in queste
condizioni si riscontra la presenza in circolo di fattori tromboplastinici e
procoagulanti, specie nelle neoplasie.
Alterazioni di parete
vasale: significa che le cellule endoteliali, se integre, sono
metabolicamente attive sul sistema emostatico e liberano sostanze
cellulo-repellenti; in caso contrario l’epitelio perde la sua
tromboresistenza, in quanto l’epitelio gioca un ruolo chiave con i suoi
fattori inibitori o attivatori del sistema coagulativo. Anche l’ipossia
gioca il suo ruolo o l’uso di laccio in corso di interventi sul
ginocchio.
Fattori di rischio associati
alla TE
-
età avanzata
-
sesso femminile
-
gruppi sanguigni
-
obesità
-
immobilizzazione
-
gravidanza e
puerperio
-
contraccettivi
-
neoplasie
-
traumi
-
ustioni
-
difetti genetici:
carenza di antitrombina III, difetto di proteina C, difetto di
proteina S, disfibrinogenemie;
-
difetti acquisiti
:anticorpi anti-fisfolipidi
-
Età: la TE è rara
sotto i 40 anni, mentre l’incidenza è elevata nell’anziano sopra
i 75 anni con 1 caso su 10.000/anno;
-
Sesso: femminile,
forse connesso anche all’uso di contraccettivi, gravidanze,
perperio, alterazioni del sistema venoso profono e vene
varicose, per costellazione ormonale
-
Gruppo sanguigno: i
soggetti con gruppo 0 hanno rischio inferiore per TE perchè i
soggetti 0 non hanno livello elevato fattore di fattore di Von
Willebrand e di fattore VIII.
-
obesità: perchè le
cellule adipose secernono inibitore tessutale del plasminogeno.
-
immobilizzazione:
perchè il flusso si riduce, specie negli emiplegici, dopo
stazione eretta prolungata, negli allettati.
-
Gravide: perchè in
gravidanza si incrementano i fattori II, VII, X ed il
fibrinogeno, con riduzione di proteina S e fibrinolisi.
-
Uso di contraccettici
orali: per aumento di fattori della coagulazione II, VII, X e
riduzione di antitrombina III e proteine S e C
-
Neoplasie maligne:
perchè liberano sostanze coagulanti e fattore tissutale, per
aumento di fattori della coagulazione;
-
Paziente chirurgico:
si divide in paziente A) ad alto rischio B) a medio rischio C) a
basso rischio.
Alto rischio
-
Interventi di
chirurgia generale maggiore di 60 anni;
-
Interventi di
chirurgia generale maggiore eta tra i 40-60 anni, con storia di
eventi tromboembolici
-
Interventi chirurgici
ortopedici maggiori della pelvi, anca ed arti inferiori
-
Interventi chirurgici
maggiori in pazienti con trombofilia
-
Fratture di pelvi e
anca.
Rischio moderato.
-
Interventi di
chirurgia generale maggiore età di 40-60 anni senza fattori di
rischio aggiuntivi
-
Interventi di
chirurgia generale maggiore età < 40, in trattamento con
estrogeni o storia di eventi TE
-
Interventi di
chirrugia minore, di età >60 anni
-
Interventi di
chirurgia minore in età 40-60 in trattamento con estrogeni o con
estrogeni
Rischio basso
-
Interventi di
chirrugia maggiore età < 40 anni, senz afattori aggiuntivi
-
interventi di
chirurgia minore, età 40-60 anni senz afattori di rischio
aggiuntivi.
Condizioni associate a
rischio TE
Negli intereventi di
chirrugia generale con età maggiore di 40, il rischio TE e di embolia
polmonare (EP), il rischio si attesta intorno al 20%, mentre una buona
profilassi evita completamente questo rischio.
Negli intereventi di
chirrugia ortopedica il rischio TE è particolarmente elevato negli
intereventi di ricostruzione dell’anca e del ginocchio, dove la
frequenza di TVP oscilla tra il 45 ed il 70%. I risultati per la
profilassi in questi tipi di intervento si basano esclusivamente
sull’impiego di eparine a basso peso molecolare.
Chirugia urologica. La
chirurgia della prostata è associata ad elevato rischio TE che si
approssima al 40% per gli intereventi tranvescicali ed al 10% per quelli
transuretrali, specie se coesistono neoplasie maligne.
Chirurgia ginecologica. In
genere il rischio si aggira sul 7% -12% per le isterectomie a seconda il
caso se sono attuate per via transvaginale o perlaparotomica. Il problema
è eclatante se vi sono neoplasie maligne, poichè in questo caso il
rischio sale al 20%.
Chirurgia toracica. Nel
caso di carcinoma polmonare e dell’esofago il rischio è del 45%; Nel
bypass aortocoronarico il rischio si attesta sul 30%.
Chirurgia neoplastica. Le
cellule neoplastiche sono in grado di liberare sostanze coagulanti ed il
rischio a seguito di intereventi sale di 2-3 volte rispetto algli
intereventi di chirugia non neoplastica, nonostante la profilassi.
Chirurgia nei traumi. Nei
traumi maggiori della pelvi, dell’anca o degli arti inferiori, hanno un
rischio che va dal 30 al 50% per TVP, specie le fratture
pertrocanteriche.
Patologie internistiche.
Le patologie internistiche
soggette a rischio TE sono:
L’incidenza e la gravità di
TE è stata documentata in questi pazienti sia mediante studi autoptici,
in cui la TE si attestava intorno al 33% (23% di TVP e 24% di EP), sia
con studi epidemiologici, in cui l’EP fatale era l’8% dei casi.
Anomalie congenite connesse
a rischio TE
Esse sono la deficienza di
AT III, di proteina C, di proteina S, di cofattore eparinico II. I
pazienti con trombofilia congenita dovrebbero essere considerati ad alto
rischio di TE venosa e dovrebbero ricevere una profilassi appropriata
secondo il quadro clinico.
Trattamento.
In tutti questi casi
clinici contemplati è imperativo un trattamento con eparina a basso peso
molecolare (profilassi del tromboembolismo).
La Trombosi Portale
(T.P.)
Essa può essere:
·
Completa
·
Parziale
·
Parietale (cioè interessare la parete del
vaso portale, con deposizione di materiale trombotico.
Prevalenza
Secondo vari studi: 0,6 % Okuda -1985; 6%
Gaiani – 1991; 26,4% Attili – 2003, studio condotto su 407 pt cirrotici
e con epatocarcinoma, nella forma infiltrante diffuso, multifocale
(HCC).
Cause di T.P..
·
Spontanee
·
Neoplastiche
·
Chimiche, per es. come complicanza dell’alcolizzazione
di noduli.
Sedi di T.P.
·
Centrale nel 31%
·
Tronco portale 24%
·
Centrale+Tronco 24%
·
Periferica 5%
·
Completa 25% dei casi, con risposta del
circolo arterioso e dilatazione dell’arteria epatica nell’intento di
compensare il circolo (nel paz.cirrotico).
Fattori associati alla T.P.
·
Ascite
·
Ipertensione Portale Grave
·
Terapia con betabloccanti
·
Fattori non associati
·
Sesso, eziologia cirrosi, gastropatia
ipertensiva
·
Alterazioni dell’emostasi
dell’epatopaziente: ridotta sintesi di fattori I, II, V, VII, IX, XI e
XII
Ridotta sintesi di fattori fibrinolitici, es.
AT III, Proteina C, Proteina S, plasminogeno., deficit di folati,
alterazioni del microcircolo
Pertanto possiamo concludere che nel
paziente
cirrotico vi è una tendenza
alla T.P. per:
a) carenze biosintetiche di anticoagulanti naturali e di fattori fibrinolitici,
cioè che promuovono la lisi del trombo;
b) per resistenza alla proteina
C attivata;
c) ipertrombinemia legata alla mutazione G20210A del fattore
II;
d) iperomocistinemia.
Queste alterazioni, inoltre, concorrono
alla determinazione di
TVP arti inferiori, embolia polmonare, trombosi e
s. di Budd Chiari.
Clinica.
Spesso la T.P. decorrere asintomatica,
specie se l’esordio è lento e graduale; può accompagnarsi in altri casi
a dolori addominali, febbre, con modesto movimento delle transaminasi,
ascite, emorragia digestiva ed Encefalopatia portosistemica.
Diagnosi.
Sicuramente complessa, specie se non si pone attenzione alle condizione
cliniche del paziente, ma certamente da tenere in conto come ipotesi di
lavoro nel paziente dove si è manifestata ascite in maniera repentina ;
le indagini strumentali, partendo da quelle più accessibili,
comprendono:
·
Ecografia specie con studio
ecocolordoppler del lume portale che deve evidenziare ectasia del s.
portale, la cinetica respiratoria, il volume bipolare della milza,
l’evidenza di ascite;
·
TC spirale con contrasto
·
RMN con studio vascolare
·
Angiografia solo dopo l’esecuzione delle
indagini summenzionate.
Guarda anche
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di Claudio Italiano
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