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Che cos’è la manometria? appunti
e riflessioni del dott.
Claudio Italiano, internista Prima
di leggere questa pagi Dicesi manometria la misurazione delle forza e del ritmo, cioè del numero e della validità delle contrazioni dell’esofago, poiché l’esofago, cioè il primo tratto del tubo digerente che porta il cibo deglutito nello stomaco, è un organo dotato di movimento, che si dice in gergo tecnico “ peristalsi” e, precisamente, di onde motorie propulsive e con attività di clearing, cioè di pulizia dell’esofago dagli ingesti in transito e/o rigurgitati e dall’acido stesso che refluisce dallo stomaco. In sostanza l’esofago ha due compiti fondamentali:
Infatti se refluisce (cfr reflusso esofageo) è perché è venuta meno la capacità di clearance dell’esofago. Questo esame serve per evidenziare gli spasmi diffusi dell’esofago. . La manometria utilizza un catetere collegato con un tubo flessibile, collegato ai trasduttori. Il catetere ha dei buchi lungo la sua parete attraverso i quali fuoriesce delle soluzione fisiologica. In caso di contrazione dell’esofago, un segnale “di ritorno” è captato dai vari trasduttori, amplificato, e condotto ad un pennino o ad un computer che elabora una grafica. In generale non si deve bere e mangiare per 8-12 ore prima, non si deve fumare. Il rischio è che se il paziente non è a digiuno, potrebbe essere evocato il vomito con rischio di polmonite ab ingestis se del materiale passa nel tratto respiratorio. L’esame dura 20 minuti ed il paziente è sveglio e deve restare sul lettino sdraiato. Il catetere passa attraverso una narice e raggiunge lo stomaco, mentre il paziente da dei grossi respiri per vincere i conati di vomito. La pressione viene misurata a diversi livelli e si studio il movimento peristaltico. Vengono saggiati così i difetti nei movimenti, fra cui l’acalasia e lo spasmo esofageo diffuso ecc. (cfr disfagia dolore Occhio al cancro dell’esofago! ) Le onde sono di due tipi: volontarie con la deglutizione ed involontarie con la peristalsi. Queste ultime ancora si dividono in primarie, cioè onde che insorgono prossimalmente e percorrono tutto l’esofago, anticipate da onde negative di rilasciamento dello sfintere inferiore o LES, Low esophageal sfincter, una struttura che impedisce la risalita di acido in esofago e si rilascia, appunto, con la deglutizione di cibo e secondarie, che insorgono a livello dell’arco aortico e terminano a livello del tratto toracico., indipendenti dalla deglutizione.
Disfagia da cause organiche. 1) Il paziente con disfagia può presentare malattie esofagee regressivo- carenziali,, per esempio la Sindorme di Plummer Vinson, cioè una complicanze che si manifesta nell’anemia sideropenica. La carenza di ferro altera il normale trofismo dei tessuti epiteliali provocando una infiammazione a carico della porzione distale della faringe: questa infiammazione provoca la formazione di strutture simili a creste che aggettano nel lume dell’esofago, e si possono creare gli anelli di schatzi. . 2) disfagia da sclerosi progressiva sistemica (cfr malattie autoimmuni) : è una patologia del collageno che interessa la cute ed i visceri con la deposizione di tessuto connettivo. L’esofago si trasforma in un tubo inerte in cui i cibi progrediscono solo per gravità. 3) disfagia da dermatomiosite: altra una patologia del collageno che interessa cute e muscoli. 4) disfagia da diverticoli o da tumori dell’esofago: queste patologie provocano la formazione di un ostacolo meccanico con la formazione di un stenosi esofagea. . 5) disfagia da compressioni estrinseche dell’esofago: una patologia tiroidea o mediastinica può portare a compressione sull’esofago e quindi a restringimento del lume con conseguente disfagia. Disfagie da cause funzionali. Le disfagie funzionali sono dovute ad alterazioni motorie per patologie neuromuscolari. Le più comuni sono:
La diagnosi. La diagnosi può essere fatta con esame radiologico con pasto baritato; in questo caso l'esofago assume un aspetto a clessidra, a rosario o a cavatappi, poichè si assiste alla degenrazione delle cellule nervose del plesso gangliare mioenterico., con scomparsa delle contrazioni efficaci, cioè le primarie e le secondarie, fino alla comparsa del megaesofago.
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