--> Meduse

 

dott. Claudio Italiano, cell. 338 327 52 51

appunti del dott. Claudio Italiano

Meduse, che fare?

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Noctiluca pelagiaA Milazzo, costa Nord orientale della sicilia,  ne vediamo poche nella battigia, ma altrove, nel mare d'estate, un bagno  può significare  un improvviso dolore lancinante, come un colpo di frusta, che viene percepito come una scossa elettrica o una fiammata. Subito si esce dal mare ustionati per aver incappato in questi animali marini planctonici. Ma non tutte sono specie urticanti. La specie più fastidiosa è la Pelagia noctiluca, appena dieci centimetri di gelatina punteggiata di porpora, che sembra, vista in acqua, una cipolla, ma invece di far piangere gli occhi per l'acre odore, ci fa piangere per il forte bruciore che provocano i suoi tentacoli, sottili come capelli. Questi, come fili invisibili, si impigliano e si invischiano con l’ignaro bagnino e attirano a sé il corpo della stessa.  I loro tentacoli ospitano delle particolari cellule, dette cnidociti, che funzionano una volta sola, per cui devono essere rigenerate spesso ed hanno funzioni difensive,  ma secernono un veleno che paralizza la preda. Infatti le cellule hanno dei sensori, come dei filamenti, il  cnidociglio, ed estroflettono dei filamenti urticanti detti cnidae, collegati agli organuli cnidoblasti che contengono un liquido urticante

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Fisiopatologia.

 Le cnidae, in genere, inoculano una sostanza che uccide la preda per shock anafilattico. Il liquido urticante ha azione neurotossica o emolliente, la cui natura può variare a seconda della specie, ma di solito è costituita da una miscela di tre proteine a effetto sinergico: ipnossina, talassina e congestina. Queste sostanze sono responsabili rispettivamente dell’anestesia della presa, del comportamento allergenico e della paralisi dell’apparato circolatorio. Esistono le cubomeduse, che sono particolarmente pericolose per l'uomo: in taluni casi possono causare anche la morte per shock anafilattico. Il veleno presente nella più pericolosa,la Chironex Fleckeri, non presente nel mediterraneo, prevede un antisiero specifico.
 Altre specie, invece, sono innocue, come la Cotylorhiza tubercolata, molto più visibile della Pelagia, di  colore marroncino, la quale si può anche toccare senza conseguenze.

Le lesioni cutanee possono essere delle semplici lesioni eritematose, che col tempo diventano di colore vinaceo-bruno, e si accompagnano da prurito e fine desquamazione della cute, oppure si possono avere lesioni eritemato-edemato-vescicolose, lineari, variamente orientate,che riproducono la forma dell ‘ombrella e dei tentacoli, più o meno estese a seconda della lunghezza dei tentacoli stessi,spesso non numerose, che possono persistere per diverse settimane in rapporto alI’estensione, alla durata del contatto e al diverso grado di suscettibilità individuale.

SINTOMI GENERALI.
Oltre alla sintomatologia cutanea, l’ustione da medusa può indurre:  

Che fare in caso di contatto?

Il trattamento delle ustioni da medusa è ancora oggi fondamentalmente sintomatico e aspecifico. Il soggetto ustionato deve:

  • limitare i movimenti della parte colpita al fine di ridurre al minimo la quota di tossine immesse in circolo attraverso la pompa muscolare, anche  applicando un laccio emostatico, per bloccare momentaneamente il circolo, sempre se l’ustione è estesa.

  • rimuovere subito i microtentacoli ancora adesi alla cute con oggetti smussi, per evitare che si rompano le nematocisti.

  • lavare con acqua di mare (acqua salata) e non con acqua dolce per evitare che con effetto osmotico le nematocisti integre scarichino il loro contenuto.

  • usare il ghiaccio:il freddo infatti da una parte porta ad una riduzione della risposta infiammatoria e dell’edema locale, dall’altra deprime l’eccitabilità delle terminazioni nervose libere e delle fibre nervose periferiche.
    Il trattamento farmacologico è generalmente sintomatico, topico e si avvale di corticosteroidi in creme o lozioni oppure antistaminici.

  • l'ammoniaca non serve, meglio l'aceto di vino.

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