metadone

METADONE E LA BUPRENORFINA

a cura del dott. Claudio Italiano

Il metadone

Il metadone è un farmaco che trova indicazione nella disassuefazione del tossicodipendente da oppiacei. Esso deve essere somministriamo solo se è opportuno farlo, perchè tale terapia conferma al ragazzo la propria condizione di tossicodipendente e lo vincola al servizio tossicodipendenze; si procede, di fatto, sulla base dei seguenti criteri:
 

 

-se ha fallito una prima cura disintossicante con farmaci che coprono i sintomi dell’astinenza che sono rappresentati dalle coliche addominali, il vomito, l’orripilazione, i dolori atroci lombari ed i crampi alle gambe (tranquillanti, antidolorifici, antispastici, clonidina ecc.);
-se il ragazzo continua a drogarsi, nonostante tutto e presenta ripetute positività all’eroina nelle urine che ci lascia ;
-se per muovere i primi passi ha bisogno effettivamente dell’ "ingessatura" del metadone;
Il rationale di questo trattamento metadonico trova conforto nella letteratura scientifica americana che ne sottolinea i benefici, specie nel malato di AIDS, nell’epatitico C cronico. Chi vi scrive parla attraverso l'esperienza di 1000 schede di terapia che ha redatto in 10 anni.

I luoghi comuni della cura disintossicante con metadone


Ciò premesso e considerato,sfatiamo i luoghi comuni della terapia col metadone che una volta iniziato:
- non si sa bene quando si possa completare la cura;
- non è vero che si può fare una scaletta di 10 giorni e si è fuori dal tunnel della droga: l’esperienza ci insegna che le ricadute in questa via Crucis sono tante e che i ragazzi spesso passano da 5 a 20 anni nel metadone; le mamme e i papà lo sanno bene!
- Non è vero che si sostituisce una droga (l’eroina) con un’altra droga (il metadone); questo è infatti un farmaco che ha una durata di azione di 24 ore e non dà "sballo" ma toglie solo i segni negativi, il dolore; essendo un potente agonista, pian piano allontana il ragazzo dallo "sbattimento" di procurarsi l’eroina;
- adesso esiste anche la cura con buprenorfina che può sostituirsi al metadone con migliori risultati, essendo un agonista parziale ed avendo al tempo stesso azione di agonista (cioè dando effetti positivi di gratificazione) ed azione di antagonista nei confronti dell’eroina (impedendone cioè l’azione sul SNC, cosa importante per la disasseufazione completa e definitiva).

- Non è vero che è efficace il metodo rapido di disintossicazione dalle droghe, in anestesia totale, UROD; questo può essere rischioso, perchè toglie solo la dipendenza fisica (cioè il dolore, le coliche) ma non quella psicologica, cioè il pallino di volersi "fare" a tutti i costi ! Vi faccio degli esempi pratici: 1) un ragazzo al risveglio, per i dolori dell’astinenza, si voleva suicidare per il craving, la voglia sfrenata di drogarsi, trovandosi in una condizione di depressione psicologica grave 2) un altro giovane era abituato a drogarsi in una piazza per cui il solo passare da quei luoghi, evocava in lui il desiderio di drogarsi.

-Non è vero che i drogati sono irrecuperabili: se io vi scrivo dal web è perchè un ragazzo che avevo in cura mi ha insegnato a muovere i primi passi in internet ed a creare un sito web. Questo ragazzo era intelligentissimo: purtroppo l'epatite C, le prime e pesanti cure per l'epatite, una fragilità psicologica severa e la gratificazione nelle droghe lo hanno tolto da quaggiù.

Le comunità serie e quelle facete

La Comunità terapeutica è considerata la panacea di tutti i mali. Me ne ricordo una in cui il responsabile dei trattamenti in comunità pretendeva dei rituali assurdi: per es. chi faceva le pulizie in comunità, se nel bagno restava anche un solo pelo di capello, veniva punivo aspramente ed altre simili corbellerie! Altre Comunità erano delle campane di vetro isolanti che teneva il ragazzo al riparo dalle intermperie della vita. Il ragazzo, poi, usciva, e ricadeva. E’ vero, d’altronde, che la Comunità Terapeutica, in genere, non vuole il ragazzo senza che questo prima abbia fatto un percorso terapeutico presso il Servizio Tossicodipendenze, e che sia definitivamente uscito dalla schiavitù delle droghe (sic!) e perfino dall’impiego di psicofarmaci (ma i psicotici tossicodipendenti non possono fare a meno di psicofarmaci!) . La Comunità terapeutica è comunque necessaria ed i ragazzi, una volta completata la disintossicazione, se l’ambiente familiare o sociale in cui si muovono è deviante, per es. famiglie assenti o smembrate, cattive amicizie ecc., vanno mandati senz’altro a svolgere un percorso comunitario. Esistono, ora, finalmente diverse Comunità a "Bassa Soglia", dove, cioè, il ragazzo può accedere anche se ancora in trattamento metadonico, ed è questa la strada che stiamo seguendo negli ultimi tempi;esistono anche delle Comunità più serie ancora, che inseriscono i ragazzi in una realtà di lavoro inteso come motore di socialità, più vicine alla condizioni reali. Diffidate dalle Comunità che mettono il ragazzo dentro provette di vetro sterili! Durante questo periodo il ragazzo infatti sarà al sicuro, ma i problemi insorgono dopo la dimissione. Ricordate che il tossico è come un animale neurovegetativo nel momento della dipendenza dalle droghe; anche il solo passare nella piazza dove si è drogato evoca in lui sensazioni strane di craving. cioè il desiderio di tornare a drogarsi, come per associazione di ricordi e riflessi incondizionati. Pensate al cane di Paulov che sbava al pensiero del cibo. Diffidate dalle Comunità che passano volantini e curano con le sole vitamine!

Lavoro, motore di socialità, ozio il padre dei vizi

Mi ricordo il mio vecchio buon insegnante, Maestro Ciccio Iannello che capiva subito il ragazzo deviante ,il monello col fiocco storto ed il camice sdrucito, con la cartella di plastica ed i libri sporchi, che andava a rubare manderini in giro. Ci diceva sempre che "l'ozio è il padre de vizi" e si innervosiva quando vedeva un ragazzo fannullone e e maleducato: prendeva una bacchetta di sedia e la tirava giù nelle palme delle mani e poi giù ancora scappellotti sulla nuca, da fare rabbrividire questi genitori moderni. Ma, con le sue maniere, inquadrava i giovani e tirava fuori i valori e noi lo volevano bene veramente, perchè capivamo che lo faceva per noi e che le "bastonate sono meglio del pane", spesso. Oggi non saprei....

Il lavoro, inoltre, è importante per la "crescita sociale" dei giovani, lavoro inteso come motore di socialità (non come punizione!) ; diciamo che la "crescita" del ragazzo passa per l’acquisizione degli oggetti adulti : una affettività matura (cioè crearsi una famiglia, avere una compagna a cui legarsi stabilmente) ed il lavoro come espressione tangibile della "Indipendenza" del giovane, che si inserisce finalmente nel contesto sociale e non si anestetizza nella vegetazione dell’eroina. Vediamo se qualcosa poi si muoverà! La realtà dei ragazzi di oggi è una realtà di eroinomani e di cannabinoidomani, cioè spinellati: ciò a comprova che il ragazzo non vuole crescere ma "dormire" nei problemi della nostra società. Non ricerca la performance nell’ecstasy (per fortuna!!). A tal proposito l’ecstasy è più pericolosa dell’eroina per i danni permanenti che procura sulla psiche: depressioni, psicosi, attacchi di panico.
Ribadiamo alle famiglie che, dopo il primo buco, se non si esce subito dalla droga, cioè prima della cosidetta fase della "Luna di Miele" in cui il ragazzo si innamora della droga, per così dire, si parte per "un viaggio" da cui si sa quando si entra ma non quando si esce (1anche dopo 5-10-20 anni, oppure mai!)
Infine, raccogliendo l’appello Ministeriale, anche noi ribadiamo di stare attenti alle iniezioni di eroina: esistono partite di eroina contaminate da CLOSTRIDIUM NOVY (resistenze agli antibiotici comuni), perchè tenute sotterrate e poi spacciate. Le reazioni dopo iniezioni sono intense con rischio di morte per setticemia.
Prestate dunque attenzione alle porcherie che vi fate ed alla loro provenienza!!! Meglio sempre un cannolo siciliano di ricotta fresca...che una canna (vedere il link cannabinoidi ed oppiacei).

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